L'articolo È stato pubblicato per la prima volta nel 2005 su die datenschleuder. #89, la rivista trimestrale del Chaos Communication Club. Traduzione di Maria Monno e Tommaso Canepa. Testo e traduzione sono pubblicati sotto licenza Creative Commons Attribution-NoDerivs 2.5.Perdere una guerra non è mai una bella situazione. Non ci stupisce quindi che gran parte delle persone non vogliono accettare che abbiamo perso. Avevamo una buona opportunità di domare la bestia feroce della tecnologia di sorveglianza globale approssimativamente fino al 10 settembre 2001. Un giorno più tardi avevamo perso. Tutte le speranze che avevamo per tenere a bada le grandi imprese e le "forze di sicurezza" e sviluppare interessanti concetti alternativi nel mondo virtuale sono evaporati insieme al fumo delle Twin Towers.
Appena prima di allora, tutto sembrava andare non troppo male. Eravamo sopravvissuti al Millennium bug con poco più che qualche graffio. Le prospettive del mondo intero erano moderatamente ottimistiche, dopo tutto. La bolla della "Nuova Economia" aveva dato a molti di noi cose divertenti da fare e la fugace speranza di un mucchio di quattrini appena dietro l'angolo. Avevamo vinto la battaglia dei clipper-chip e le leggi sulla crittografia, così come eravamo abituati a conoscerle, erano una cosa del passato. Le tendenze dello sviluppo tecnologico sembravano andare gran parte delle volte nella direzione della libertà. Il futuro appariva come una strada spianata verso il Nirvana dell'eterna banda larga, verso il dominio delle idee sui fatti e la dissoluzione degli stati nazionali. Le grandi imprese erano alla nostra mercé perché noi eravamo quelli che sapevano come sarebbe stato il futuro e che avevano le tecnologie per crearlo. Questi erano i bei tempi. Teneteli in serbo come favola della buonanotte da raccontare ai vostri nipotini, perché questi tempi non torneranno mai più.
Siamo ormai addentro ad un altro tipo di futuro, quello che fantasticavamo potesse essere lo scenario più pessimistico. Questa è la versione "brutta", il futuro che non avremmo mai voluto, quello che lottavamo per prevenire. Abbiamo fallito. Probabilmente non è stata neanche colpa nostra. Ma ora siamo obbligati a viverci.
La democrazia è già finitaPer la loro stessa natura le democrazie occidentali sono diventate un terreno fertile per lobbisti, interessi industriali e cospirazioni che non hanno alcun interesse a mantenere una vera democrazia. Tuttavia, "the show must go on", la finzione della democrazia va portata avanti. È una finzione conveniente, che tiene occupati quei soggetti che potrebbero altrimenti diventare pericolosi per lo status quo. Lo show della democrazia fornisce responsabili da additare quando le cose vanno male e tiene viva l'illusione della partecipazione. Il sistema produce anche conflitti regolamentati e strutturati per deliberare quali gruppi di interesse e cospirazioni debbano avere la meglio sugli altri per un po'. Nella maggior parte dei casi questo sistema previene l'insorgere di lotte di potere manifeste e violente che potrebbero destabilizzare tutto. Dunque è nell'interesse di gran parte degli attori mantenere in vita almeno alcuni elementi dell'attuale "show della democrazia". Il sistema così come è ora torna utile anche alla più malvagia delle cospirazioni. Di sicuro quelle caratteristiche della democrazia che potrebbero riservare spiacevoli sorprese, come le elezioni dirette su problematiche chiave, sono quelle che meno probabilmente sopravvivranno ragionando lungo termine.
Ovviamente, coloro che sono al potere desiderano ardentemente minimizzare il più possibile il potere d'influsso della caotica e imprevedibile volontà popolare. Le vere decisioni governative non vengono prese dai ministri o dal parlamento. Il vero potere risiede nelle mani dei sottosegretari, o altri inservienti civili di alto grado e non eletti, ovvero coloro che restano sulle loro sedie mentre i politici vanno e vengono. Specialmente nell'apparato burocratico delle agenzie di intelligence, del ministero degli interni, delle forze armate e in altri punti di accentramento del potere, i piani a lungo termine e il potere decisionale non sono nelle mani degli incompetenti e mediocri attori politici, che vengono eletti più o meno a casaccio dal popolo. La stabilità a lungo termine è cosa di enorme valore all'interno dei rapporti di potere. Così succede che anche quando i politici degli stati iniziano all'improvviso a farsi la guerra, le loro agenzie di intelligence continuano invece a cooperare tra loro e a mercanteggiare risultati di intercettazioni come se nulla fosse accaduto.
Cerchiamo per un attimo di guardare il mondo dalla prospettiva di un qualunque burocrate sessantenne che ha accesso a dati preziosi, il privilegio di essere pagato per guardare al futuro e il compito di preparare le politiche per i prossimi decenni. Quello che vedremmo sarebbe più o meno questo:
Primo,il lavoro manuale pagato sarà spazzato via dalla tecnologia, ancora più rapidamente di oggi. La robotica si evolverà abbastanza da sostituire una fetta consistente dei restanti lavori di fascia bassa svolti dagli umani. Certo, ci saranno nuovi lavori, come assistere i robot, lavorare nel campo della biotecnologia, progettare roba, creare nanotecnologie e così via. Ma saranno pochi rispetto a oggi, e richiederanno un alto livello di istruzione. La globalizzazione continuerà il suo corso senza pietà e causerà anche l'esportazione di molti lavori di tipo intellettuale in India e Cina, non appena i livelli di istruzione lo permetteranno.
Così va a finire che una grossa percentuale di popolazione delle società occidentali, almeno un terzo, ma potrebbe addirittura essere la metà di coloro che sono in età da lavoro, si ritroverà senza una vera occupazione retribuita. Da un lato ci sono coloro i cui talenti e capacità possono essere trovati altrove a minor prezzo, dall'altro quelli più inclini al lavoro manuale: non solo i meno istruiti, ma semplicemente tutti quelli che non riescono più a trovare lavoro decente. Questa fetta di popolazione necessita d'essere placata in qualche modo, con Disney o con la Dittatura, molto probabilmente con entrambe. Il problema della disoccupazione affligge pesantemente la capacità dello stato di pagare per ottenere benefici sociali. Perché si arriva ad un punto in cui diventa più economico investire nelle forze armate di repressione e istituire un governo del terrore, piuttosto che pagare i sussidi ai disoccupati per acquistare la pace sociale. Le attività criminali appaiono improvvisamente più interessanti quando non si può più avere un lavoro decente. La violenza è una conseguenza inevitabile del degrado degli standard sociali. La sorveglianza universale potrebbe addolcirne le conseguenze a vantaggio di coloro che rimangono in possesso di qualche ricchezza da difendere.
Secondo,i cambiamenti climatici aumentano la frequenza e il grado di pericolosità delle calamità naturali, creando una condizione di emergenza su scala globale. A seconda delle caratteristiche geografiche, ampie zone della Terra potrebbero diventare inabitabili per siccità, inondazioni, incendi o altri disastri. Questo genera una moltitudine di effetti indesiderati: un gran numero di persone ha bisogno di spostarsi, la produzione agricola crolla, i centri industriali e le città potrebbero essere danneggiate al punto che l'evacuazione rimane l'unica scelta sensata da compiere. La perdita in termini di immobili non utilizzabili o non assicurabili sarà sconvolgente. La conseguente ondata migratoria interna verso le "aree sicure" diventerà un problema significativo. Per rispondere alle emergenze naturali è necessario avere perennemente a disposizione risorse, personale qualificato e equipaggiamenti specifici che prosciugherebbero i fondi già scarseggianti del governo. Le parti coscritte delle forze armate nazionali potrebbero essere trasformate in unità di salvataggio anticalamità, visto che dopotutto passano il tempo a bighellonare senza alcun vero lavoro da fare eccetto assicurarsi risorse di energia fossile all'estero e aiutare la polizia di frontiera.
Terzo,la pressione migratoria dalle aree confinanti aumenterà in tutti i paesi occidentali. Pare che i disastri climatici si abbatteranno più ferocemente, almeno all'inizio, sulle regioni dell'Africa e dell'America Latina, ed è alquanto improbabile che le economie locali reagiscano meglio di quelle dei paesi occidentali, con la globalizzazione e gli altri problemi che si prospettano. Così il numero di persone che vorrà a tutti i costi migrare verso un altrove altrettanto inabitabile aumenterà consistentemente. I paesi occidentali hanno di sicuro bisogno di una certa quantità di immigrazione per riempire i loro vuoti demografici, ma il numero di persone che vorrà entrare sarà molto più alto del desiderato. Gestire un processo di immigrazione calibrato in base alle esigenze demografiche è un lavoro ingrato col quale le cose possono solo peggiorare. La quasi inevitabile reazione sarà una vera e propria Fortress Europe: severi controlli alla frontiera e fortificazioni, frequenti e onnipresenti controlli di identità, deportazioni veloci e spietate dei clandestini, controlli biometrici ad ogni angolo. L'utilizzo delle tecnologie per il controllo delle frontiere può diventare piuttosto efficace una volta caduti gli ultimi baluardi dell'etica.
Quarto,ci sarà un punto nei prossimi decenni in cui la crisi energetica assesterà il colpo più forte. Il petrolio costerà una fortuna, dal momento che la capacità produttiva non potrà più soddisfare la domanda crescente. Il gas naturale e il carbone dureranno poco più a lungo. Un Rinascimento Nucleare potrebbe alleviare la peggiore delle sofferenze. Ma la questione chiave è che sarà indispensabile una rivoluzione totale delle infrastrutture energetiche. Se il passaggio sarà violento, doloroso e distruttivo per la società, o solo fastidioso e costoso, dipenderà soprattutto da quanto tempo prima dell'oil-peak si deciderà di investire in nuovi sistemi energetici su scala globale. La procrastinazione è la ricetta più sicura per il disastro. La corsa militare e geostrategica per le grosse riserve di petrolio rimanenti è già iniziata e costerà molto in termini di risorse.
Quinto,siamo sull'orlo di una fase dello sviluppo tecnologico che potrebbe richiedere delle restrizioni draconiane e controlli per prevenire il disordine sociale. L'ingegneria genetica e altre biotecnologie come la nanotecnologia (e potenzialmente tecnologie energetiche gratuite se esistono) metteranno immenso potere nelle mani di persone capaci e ben informate. Dato l'aumento di fenomeni isteria collettiva, gran parte delle persone (e di sicuro quelli che sono al potere) non continueranno certo a credere che il buonsenso potrà evitare il peggio. Ci sarà una tendenza a controllare, con lo scopo di mantenere questo tipo di tecnologie nelle mani di imprese o enti "fidati". Tali controlli, ovviamente, necessiteranno d'essere rinforzati; la sorveglianza di soggetti sospetti deve essere messa in atto per ottenere una conoscenza approfondita dei potenziali pericoli. La scienza potrebbe non essere più "innocua" e autoregolamentata, ma qualcosa che necessita d'essere controllata attentamente e regolata, quantomeno nelle zone critiche. Le misure che occorrono per contenere una potenziale pandemia globale dello Strano Virus dell'Anno sono di fatto solo un sottoinsieme di quelle che occorrono per contenere un disastro bio- o nanotecnologico.