Gabriele Niola

WebTheatre/ La fine della serie (non) fatta dagli utenti

di G. Niola - Gli spunti degli utenti hanno accompagnato questa webserie italiana per tutte le puntate. E la bravura degli autori Ŕ stata quella di sfruttare i commenti per costruire a modo proprio

Roma - Finalmente è finita e, una volta tanto, la chiusa ad una trama per necessità intricata e arrovellata (visto l'obbligo di utilizzare alcuni tra i più disparati suggerimenti degli utenti), non è risultata insoddisfacente. Si tratta di Lost In Google, webserie italiana tra le più note per la quale di certo l'indice di gradimento sorpassa di gran lunga i numeri delle view (comunque alti, una media di 250mila ad episodio).
Ci è voluto un anno intero per produrre e mettere online 5 puntate più un numero zero (datato giugno 2011, se ne parlò già a Novembre), un modello produttivo folle che ha dato vita ad un esperimento a suo modo unico, non tanto per l'idea dei commenti che si inseriscono nella storia, quella già da tempo è stata alla base di webserie, quanto per quella di una serie online dagli intervalli dilatati oltre ogni limite (circa un episodio ogni 2 mesi con durata crescente, dai due minuti del numero 0 fino ai 22 dell'ultima puntata) che si nutrisse più del dibattito e dell'attività tra episodio ed episodio che dei momenti in cui una nuova puntata va online. Insomma, una webserie per la quale l'attesa fosse simile a quella che esiste per le nuove stagioni delle serie televisive americane.

Lost In Google


Con un titolo che fa riferimento diretto a quello che è stato e continua ad essere un modello per la struttura di moltissime webserie (Lost), i TheJackaL hanno operato un racconto realmente metainternettesco, non senza qualche stupideria demenziale, ma sapendo trovare anche momenti di vera astrazione metaforica. Google rappresentato come un'immenso spazio bianco in cui persone e oggetti attendono di essere cercati, Wikipedia a forma di biblioteca (questa era facile), YouTube materializzato come una grande sala cinematografica in cui i mascherini (cioè le etichette in sovrimpressione) sono le maschere che strappano il biglietto e consegnano fogli per commentare o infine l'attacco dei meme alla città (ispirato da un noto video online), hanno dimostrato una capacità che da tempo si attendeva online, ovvero quella di operare un racconto finzionale in grado di riflettere sull'uso che facciamo della Rete.
È banale sottolineare come Lost in Google sia una serie che in realtà parla di internet, di come l'usiamo e di cosa vi accade, meno lo è notare come il cuore della webserie stia nel modo in cui è riuscita a mettere in relazione il rapporto che la vita online stringe con quella reale. E questo è avvenuto sia sul piano della forma (i commenti inseriti nella storia) che su quello del contenuto (l'entrata e uscita dei personaggi della serie da internet).
In tutto questo però il motto di marketing cavalcato dagli stessi TheJackaL, quello di una webserie scritta (o co-scritta) dagli utenti, è grossolanamente fasullo e fuorviante, o quantomeno non più vero dell'idea degli spettatori del cinema come autori dei film che vedono. In entrambi i casi (Lost In Google o un qualsiasi film) chi scrive e gira il prodotto si appoggia a del materiale ideato da sé (il canovaccio di trama) selezionando indizi o seguendo i gusti del proprio pubblico che online vengono nella forma dei commenti, mentre al cinema in quella dei feedback delle proiezioni di prova o le reazioni a film simili precedenti. Quel che conta però è che alla fine è l'autore (o gli autori) a scegliere cosa escludere e cose includere nel racconto.
Selezionare 10 o anche 20 commenti da un mare vasto non è molto diverso dall'inventare un film di genere, si tratta comunque di selezionare svolte, idee ed elementi a partire da un elenco già esistente, utilizzando la propria creatività e la propria sensibilità per mettere in immagini questi stimoli e unirli in un racconto che generi senso. Non c'è quindi vera azione da parte degli utenti, solo una valanga di suggerimenti vaghi e slegati, mentre il modo in cui questi sono scartati, selezionati, trasportati in immagini, armonizzati, montati, messi in relazione o anche solo presentati sta comunque agli autori. E questa è l'essenza del dare vita ad una storia.
Lost in Google non è assolutamente fatta dagli utenti, è fatta (e molto bene!) da TheJackaL, e l'accortezza di mettere in evidenza i commenti è una forma di commento e narrazione molto intelligente e molto più raffinata della semplice esposizione dello spunto.

In Lost In Goolge infatti i commenti solitamente spiegano cosa succeda, illustrano i passaggi narrativi più complessi o i salti logici meno immediatamente comprensibili. Dove si trovi un personaggio, perché sia accaduto qualcosa o a cosa sia dovuto un certo evento, sono tutti tipi di informazioni che nella webserie vengono veicolati attraverso il pop up di un commento realmente postato. In questo modo TheJackaL evitano ogni "spiegone" di sorta, non fanno mai fare lunghi discorsi o lunghe conversazioni ai propri personaggi per illustrare gli eventi, lasciano che sia questa forma di narrazione parallela a darne conto per concentrarsi sul reparto immaginifico, che, non a caso, è il punto di forza di una webserie che si può permettere il lusso di procedere di situazione in situazione, di immagine in immagine, senza curarsi troppo di sviluppare il racconto in fase di sceneggiatura, perché l'esposizione dei commenti svolge quella funzione.

E proprio considerando l'ottima base di postproduzione (sono loro anche i responsabili degli effetti speciali di Freaks) è evidente che il successo di Lost In Google non è dovuto alla sua presupposta interattività (che anche se fosse stata tale comunque avrebbe riguardato una minuscola fetta di pubblico), quanto alla ben più interessante e complessa capacità di dare sostanza digitale ad un mondo che immagini non ha, di raccontare ciò che non è stato ancora raccontato. Che poi è il vero margine di novità che ogni webserie che si voglia definire tale dovrebbe prefiggersi di raggiungere.

LOST IN GOOGLE EP. 0


LOST IN GOOGLE EP. 5 - LOST IN LOST IN GOOGLE


Gabriele Niola
Il blog di G.N.

I precedenti scenari di G.N. sono disponibili a questo indirizzo
Notizie collegate
3 Commenti alla Notizia WebTheatre/ La fine della serie (non) fatta dagli utenti
Ordina
  • A parte l'inizio che sa di poco "originale", i più smaliziati sanno che cosa suggere se si cerca google su google, ma la serie di per se prende piege repentine, molto spesso senza avere uno stile coerente con l'inizio.

    Se prima sembrava una cosa divertente/spensierata, via via si andava su robe psicologiche, fino ad arrivare su robe poco plausibili per la storia, da var sembrare il tutto, una fanfic da 12 enne.

    Si poteva partire su alcuni suggerimenti dagli utenti, per far sviluppare meglio la storia, sopratutto se perliamo di un personaggio in particolare.

    Il finale poi, sinceramente mi ha lasciato perplesso, cioè sa molto di "facciamo qualcosa di misterioso perchè ci siamo rotti le palle per mandare avanti sta roba" e visti i tempi bibbilici con cui usciva una puntata era pure comprensibile, visto pure la presenza di certe Guest star, di cui, preferenze personali a parte, si poteva fare a meno.
    Sgabbio
    26178
  • - Scritto da: Sgabbio
    > A parte l'inizio che sa di poco "originale", i
    > più smaliziati sanno che cosa suggere se si cerca
    > google su google, ma la serie di per se prende
    > piege repentine, molto spesso senza avere uno
    > stile coerente con
    > l'inizio.
    >
    > Se prima sembrava una cosa
    > divertente/spensierata, via via si andava su robe
    > psicologiche, fino ad arrivare su robe poco
    > plausibili per la storia, da var sembrare il
    > tutto, una fanfic da 12
    > enne.
    >
    > Si poteva partire su alcuni suggerimenti dagli
    > utenti, per far sviluppare meglio la storia,
    > sopratutto se perliamo di un personaggio in
    > particolare.
    >
    > Il finale poi, sinceramente mi ha lasciato
    > perplesso, cioè sa molto di "facciamo qualcosa di
    > misterioso perchè ci siamo rotti le palle per
    > mandare avanti sta roba" e visti i tempi
    > bibbilici con cui usciva una puntata era pure
    > comprensibile, visto pure la presenza di certe
    > Guest star, di cui, preferenze personali a parte,
    > si poteva fare a
    > meno.
    Esperimento comunque interessante. Il finale è un tipico Deus ex machina.
    non+autenticato
  • Per rispondere ad entrambi:
    si il finale è indubbiamente un espediente da deus ex machina
    e si, lo stile cambia diverse volte oscillando tra il faceto e il serioso o pretenzioso

    tuttavia mi sembra che queste due caratteristiche alla fine siano una ricchezza per Lost in google. Nel primo caso perchè se pure deus ex machina c'è (che in sè non è male) è ben orchestrato e sorprendentemente coerente con quanto accaduto. Visto il punto di partenza, cioè di seguire gli stimoli degli utenti, era normale accatastare elementi e idee eterogenee ma mi sembra che la chiusa abbia le caratteristiche della miglior sci-fi, cioè aprire porte d'immaginazione su universi inesplorati e misteriosi, sebbene puramente fantastici.

    Nel secondo perchè l'oscillazione di stile (per dire, la terza puntata pare quasi un caso a sè) nel tempo ha fatto bene alla serie. MAgari a rivederla tutta insieme in un colpo è un po' fastidioso, però non è così che è concepita quanto a salti di mesi. E così ha funzionato.