Roma - I fenomeni che impensieriscono l'industria della musica, le strategie messe in atto fino ad ora, le prospettive per il futuro: non emergono elementi di novità dal documento
scovato da
Torrentfreak su una
pagina della intranet della divisione latinoamericana di IFPI.
Quello che appare come un report presentato nel corso di una
conferenza internazionale che ha richiamato a Panama gli addetti ai lavori non offre rivelazioni, ma conferme.
Il file, ora non più visibile online, viene presentato da
Torrentfreak come un'analisi "riservata" del quadro globale del mercato della condivisione illecita e della sua soppressione. Sono due gli ambiti indagati: quello del P2P e quello dei servizi di file hosting. Nel primo scenario IFPI rileva come azioni significative siano state messe in atto nei confronti di Demonoid, nei confronti di Limewire, un
apparente volano per gli acquisti di musica
spremuto da RIAA per 105 milioni di dollari, nei confronti di The Pirate Bay, riguardo a cui le
cronache parlano chiaro, ma i
dati sul comportamento degli utenti non sembrano confermare l'efficacia delle tattiche dell'industria.
Per quanto attiene invece il sempre più tumultuoso panorama dei cyberlocker, IFPI
auspica il filtraggio a priori da parte delle piattaforme: da ultimo,
si è discusso il caso RapidShare presso la corte federale tedesca, la quale non ha saputo fornire un orientamento pratico alla soluzione della controversia, rimandando a una corte di grado inferiore la decisione riguardo alla necessità o meno di implementare un sistema di filtri che agisca al momento del caricamento di materiale in violazione del diritto d'autore. Se la messa in atto di un tale sistema non dovesse rivelarsi possibile, riassume
Torrentfreak, l'industria si accontenterebbe di un sistema efficiente di
notice and takedown. Nel caso in cui nemmeno questo meccanismo non si dimostrasse soddisfacente, dietro l'angolo resta la possibilità della
serrata: una severa
realtà che intimorisce
molti attori.
Ma non sono solo il P2P e il file hosting a impensierire l'industria: accanto ai
sempreverdi servizi di vendita illegale di musica digitale, cominciano a comparire
applicazioni che spacciano musica agli utenti mobile, già attivamente
contrastate da un'antipirateria ancora
insoddisfatta delle reazioni degli intermediari che ospitano questi servizi.
Le strategie individuate per sgominare il ribollente mercato dell'illegalità? IFPI, nel documento rivenuto da
Torrentfreak, cita
trattative in corso con inserzionisti e intermediari dei pagamenti,
già sperimentate tattiche di soffocamento dei flussi di denaro che alimentano le piattaforme ritenute illegali. Ma la
collaborazione dei fornitori di connettività, legittimata a fasi
alterne, resterebbe una strada sicura da battere: l'industria discografica continua a collezionare ordinanze di inibizione all'accesso di siti che la giustizia di numerosi paesi del mondo ha ritenuto illegali.
Certo, accanto alle tattiche sul campo di battaglia, per compiere la propria missione antipirateria IFPI non rinuncia alla
diplomazia, agendo nel quadro politico: lo mostrano con chiarezza le esplicite
recenti dichiarazioni rispetto al fermo europeo del trattato anticontraffazione ACTA.
Niente di nuovo sul fronte dell'antipirateria, tutto ciò che è riassunto nel documento ad uso e consumo di IFPI finito fra le mani di
Torrentfreak e
rilanciato con clamore in Rete è testimoniato dalle cronache: storie di ordinaria antipirateria, storie di ordinarie rivelazioni.
Gaia Bottàfonte immagine