Roma - "Internet non dovrebbe restare nelle mani di una o due nazioni specifiche".
Parola del ministro iraniano alle Comunicazioni Reza Taqipour, recentemente intervenuto nel corso di un incontro tra universitari ed esponenti dell'industria nella capitale Tehran. Un'occasione per ribadire la volontà di
sviluppare una rete interna in lingua farsi, lontana anni luce dall'immoralità della cultura di stampo occidentale.
Nei
nuovi piani delle autorità iraniane,
la disconnessione delle principali agenzie governative dalla Rete globale. A partire dal mese prossimo, il ministro Taqipour darà il via alle operazioni di smantellamento dei presidi digitali, salvo ripristinarli all'interno di una rete chiusa e ovviamente controllata a livello nazionale.
Una
situazione esacerbata dalla recente ondata di cyberattacchi guidata dal worm
Stuxnet, in particolare contro il sistema iraniano per lo sviluppo di energia nucleare. I vertici della Difesa vorrebbero così implementare dei
centri votati alla sicurezza cibernetica, per il continuo monitoraggio degli avamposti digitali.
Dal mal tollerato dominio statunitense alla paura di restare ancora vittima di cracker e worm, il governo di Tehran vuole
accelerare il suo personale esodo dalla Rete occidentale. Nella visione di Taqipour, l'ecosistema digitale nazionale permetterà ai netizen locali di
spendere meno, con un livello maggiore di sicurezza e banda larga più efficiente. E ovviamente con contenuti purificati.
Mauro Vecchio