Contrappunti.it/E Beppe impugnò il martello

di M. Mantellini. New Economy? Ce ne è a sufficienza perché anche gli entusiasti, quelli che come Grillo ci hanno creduto, alla fine gettino la spugna e impugnino la mazza

Web - In tempi come questi in cui non c'è giornale, convegno, intellettuale arrugginito che non viaggi vento in poppa verso le nuove tecnologie, la nuova economia, internet, è strano accorgersi come sempre più ampio diventi il fronte dei dubbiosi. Di quelli che cominciano a credere che tecnologia e benessere non vadano sempre e comunque nella medesima direzione.

Mi dicono che Beppe Grillo nel suo ultimo spettacolo teatrale concluda in bellezza invitando uno spettatore sul palco per aiutarlo a distruggere un PC con una grossa mazza. Sento dire che il rito si consuma nel tripudio generale e con grande soddisfazione dei martellatori.

Grillo non è certo un intellettuale, eppure la sua critica ("il PC invece che aiutarmi mi ruba il tempo") è tutt'altro che insensata. Sembra anzi rimandare a uno dei principi ispiratori dell'ultimo libro di Donald Norman "Il computer invisibile" (Apogeo 39mila lire, appena tradotto in italiano da Bernardo Parrella), che prende origine dalla constatazione dell'inefficacia del computer come elettrodomestico multifunzionale, per indicare possibili soluzioni che allontanino la tecnologia e la sua gestione per lo meno dalla nostra vista.
Già, gli elettrodomestici al nostro servizio e non il contrario come l'informatica e tutto il suo corredo di "cultura" ci impone. La conoscenza dei sistemi operativi (addirittura di versioni successive radicalmente diverse dello stesso S.O.) e degli applicativi, una manualistica tecnica da centinaia di pagine (costosa e clamorosamente inutile nel giro di un paio di anni), una terminologia complicata e perfino uno slang da setta segreta da imparare, sono ormai il terreno sul quale tutti dobbiamo confrontarci nostro malgrado. Ciò, si badi bene, nella sostanziale mantenuta ignoranza sul funzionamento e sulla logica ultima della macchina. Ce ne è a sufficienza perché anche gli entusiasti, quelli che come Grillo ci hanno creduto, alla fine gettino la spugna e impugnino la mazza.

E perfino fra i padroni del vapore, fra la microscopica élite di chi scrive i codici (prima che vengano impacchettati e nascosti alla nostra comprensione) che ha goduto in questi anni di vantaggi intellettuali inimmaginabili, cominciano ad alzarsi le prime voci fuori dal coro. Come quella di Bill Joy, numero due di Sun Microsystems che proprio in questi giorni su Wired lancia il suo personale grido di allarme sui rischi del progresso tecnologico o meglio sui rischi derivanti da un abuso (ampiamente prevedibile del resto) delle potenti armi che lo sviluppo tecnologico ha reso disponibili a tutti noi.

Non ci vuole molto ad immaginarli: computer che decidono per noi, manipolazioni genetiche, colture batteriche impazzite e via di questo passo. Un discorso che in un attimo è già fantascienza.

Eppure lo spettro della perdita di controllo e dell'eccesso di complicazione non sembra venire considerato quasi mai. E ' come se la luce abbagliante delle nuove features di Internet, dei nuovi PC, della tecnologia in generale, rendesse sopportabile qualunque vessazione nei nostri confronti. L'irresistibile ascesa del trading online ne è un esempio perfetto.

Per vedere e comprare azioni via Internet, dobbiamo stipulare un contratto, conoscere il software di interfaccia, dotarci di linee veloci, sapere quale titolo acquistare in tempi brevissimi, frequentare chat finanziarie, seguire gli andamenti dei mercati (almeno tre o quattro ovviamente), leggere una decina di newsletter al giorno. Se poi lo vogliamo fare dal telefonino sarebbe il caso anche di dotarsi di falangi non troppo ingombranti.

Per una persona normale questo è troppo, e si può anche capire che qualcuno si precipiti a cercare un martello.

Massimo Mantellini
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