
Ma chi ha ragione è Masi, perché su Clarence sostiene di non poter essere contraddetto: "Una cosa che posso sicuramente dire, essendo considerato da molti non solo quello che ha redatto la legge, ma anche uno dei maggiori tecnici italiani in questo settore: si fidi". Fiducia, dunque. Ma Abruzzo insisteva, sempre via radio: "Sarà compito dei magistrati chiarire i confini di questa legge".
In molti sperano, ad ogni modo, che almeno il regolamento attuativo della legge dia una risposta alle ambiguità della normativa. Ma anche su questo regna la confusione. Chiti parla infatti su Repubblica.it di un regolamento di attuazione che "sarà pronto a giorni", Masi invece avverte: "Ci siamo impegnati a finirlo entro l'estate". Come a dire che oggi quel regolamento è più complicato di ieri, segno forse dei primi effetti positivi della protesta decollata sulla Rete.
Anche da parte dei politici si inizia a intravvedere una qualche forma di interesse per la questione. Dopo le affermazioni dei radicali riportate in questi giorni da Punto Informatico, ieri il leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti, ha aspramente criticato la legge. Dopo essersi dichiarato personalmente favorevole all'abolizione dell'Ordine dei giornalisti, Bertinotti ha sostenuto che la portata della legge è "inaudita" e "pone a rischio le libertà" consentite da Internet. A quanto pare, dunque, Rifondazione avrebbe voluto, in realtà, che quella legge non passasse, come ha invece fatto e pure molto rapidamente, al Senato.
Sono già note le posizioni del senatore di Forza Italia
Antonio Martino mentre arrivano le prese di posizione di gruppi politici di varia natura.
Ieri, in una lettera inviata a tutti i candidati del Girasole, i giovani socialisti federati allo SDI di Boselli, hanno affermato il proprio appoggio alla
petizione firmata ormai da più di 27mila utenti Internet. Ma hanno aderito anche
i verdi di Cesano Boscone e numerosi altri gruppi locali di diversi colori politici.