Claudio Tamburrino

Authors Guild presenta il conto a Google Books

Chiesti 2 miliardi di dollari per le digitalizzazioni effettuate da Mountain View senza permesso

Roma - Lo scontro legale tra Google e Authors Guild è arrivato alla resa dei conti, anzi del conto: l'associazione degli autori statunitensi ha infatti presentato a Mountain View la sua richiesta di risarcimento danni, pari a 2 miliardi di dollari, somma calcolata sulla base di un minimo di 750 dollari per ogni opera il cui copyright sarebbe stato violato.

La cifra dovrebbe coprire le violazioni perpetrate da Google nell'ambito del progetto Google Books con la digitalizzazione di 2,7 milioni di libri presenti nelle librerie universitarie statunitensi, senza permesso da parte degli autori, ma con solo quello delle Università custodi.

Tale operazione per Google rientrerebbe nel principio del fair use: utile agli utenti che possono cercare online quello di cui hanno bisogno, così come agli autori che dispongono di un ulteriore mezzo di sponsorizzazione e diffusione delle proprie opere, riproposte online solo con piccole anteprime. (C.T.)
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20 Commenti alla Notizia Authors Guild presenta il conto a Google Books
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  • Faccio un paragone: supponiamo che io abbia faticato due anni per costruirmi una bella casetta. Alla fine lo scopo sarà quello di occuparla oppure, in alternativa, di guadagnarci qualcosa affittandola.
    Se non ci fosse il diritto ad aiutarmi, ognuno potrebbe occupare la mia casetta in modo abusivo e ne sarei molto arrabbiato. E questo, suppongo, sarebbe lo stato d'animo del 100% di noi.

    Il copyright sancisce questo: non solo non posso appropriarmi di una proprietà altrui, ma neanche la posso utilizzare abusivamente (a meno che il titolare del diritto non conceda tale possibilità).

    Tutto qua. Non mi sembra ci siano scappatoie.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Paride Z
    > Faccio un paragone: supponiamo che io abbia
    > faticato due anni per costruirmi una bella
    > casetta. Alla fine lo scopo sarà quello di
    > occuparla oppure, in alternativa, di guadagnarci
    > qualcosa
    > affittandola.
    > Se non ci fosse il diritto ad aiutarmi, ognuno
    > potrebbe occupare la mia casetta in modo abusivo
    > e ne sarei molto arrabbiato. E questo, suppongo,
    > sarebbe lo stato d'animo del 100% di
    > noi.


    Il tuo esempio non quadra: se io occupassi la casa che hai costruito, la toglierei a te: in altre parole, tu non potresti abitarci dentro .

    Ma, se io facessi comparire, per magia, accanto a casa tua una casa assolutamente identica, e ci andassi ad abitare (mentre tu andresti ad abitare nella casa originale, che hai costruito tu), tu non perderesti nulla.

    E con la pirateria si verifica il secondo caso: l'opera originale resta a te, nessuno te la tocca. Gli altri prendono solo una copia di tale opera.


    > Il copyright sancisce questo: non solo non posso
    > appropriarmi di una proprietà altrui, ma neanche
    > la posso utilizzare abusivamente (a meno che il
    > titolare del diritto non conceda tale
    > possibilità).

    Nessuno si appropria di una proprietà altrui: ci si appropria solo di una copia di tale proprietà. Se io duplico un tuo disco, tu per caso ti ritrovi senza disco? No!

    Oltre tutto, le copie non sono nemmeno proprietà altrui, perchè l'autore le ha vendute: come dire, se tu vendi la casa che hai costruito, non è più tua, non puoi dire a chi l'ha comprata cosa farne; perchè ti aspetti, allora, che se vendi un film o un brano di musica chi lo compra debba accettare le tue condizioni?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Paride Z
    > Faccio un paragone: supponiamo che io abbia
    > faticato due anni per costruirmi una bella
    > casetta. Alla fine lo scopo sarà quello di
    > occuparla oppure, in alternativa, di guadagnarci
    > qualcosa affittandola.

    UNA casa costruita = UNA casa da abitare OPPURE UNA casa da affittare
    Scrivi UN libro = vuoi guadagnare? guadagni UNA volta, poi chi ti ha pagato ne fa quello che vuole e tu non hai più diritto di farci altri soldi: se vuoi altri soldi, scrivi un altro libro.

    > Il copyright sancisce questo: non solo non posso
    > appropriarmi di una proprietà altrui, ma neanche
    > la posso utilizzare abusivamente (a meno che il
    > titolare del diritto non conceda tale
    > possibilità).

    Il copyright è una stortura perché ti permette di prendere soldi senza vendere a chi te li sta dando. Eppure dei miei soldi tu ne fai quello che vuoi, perché io non posso fare quello che voglio di ciò che mi hai venduto? Il fruttivendolo che mi vende un chilo di mele può forse decidere cosa devo farne? Può impedirmi di piantarne i semi nel mio giardino, farci crescere tanti meli e non comprargli più le mele? Questo è il copyright: l'assurda e patetica pretesa del contadino che vuole impedirmi di piantare dei meli con i semi contenuti nelle mele che ho regolarmente pagato.

    Quando mi hai venduto la casa sono libero di utilizzarla come cavolo mi pare, e tu non hai più nessuna voce in capitolo perché hai rinunciato ad averla in cambio di soldi. Se non ti sta bene, la casa me la affitti, ma finché non la distruggo o la modifico in modo sostanziale continuo a poterci fare quello che voglio. E posso anche usarla per farci delle feste con 150 invitati e non devo dartene conto né pagarti nulla in più. E soprattutto, non puoi costringermi a continuarti a pagare se la casa non la voglio, non la abito e non la uso più.

    Quindi, tu sei disposto a restituirmi i soldi dopo che il libro l'ho letto, dopo che il disco l'ho ascoltato e dopo che il film l'ho visto?

    > Tutto qua. Non mi sembra ci siano scappatoie.

    Non c'è nessuna scappatoia, il copyright è un cancro e va eliminato perché ha fatto morire la cultura. Oggi non ci sono quasi più artisti, abbiamo solo dei mercenari che fanno spazzatura al fine di vendere tanto in poco tempo. Un po' come avviene nel mondo della moda: abiti ridicoli con costi spropositati (anche 1000 volte il costo dei materiali), che devono durare una stagione e poi diventano obsoleti.
    In pratica il consumismo più becero che ci ha trascinati nella crisi economica.
  • ho detto tutto
    Funz
    13017
  • Alla faccia...

    A parte questo: perchè non posso leggere un libro pubblicato nel 1907, senza dover leggere: "Molti dei titoli presenti su Google Libri appartengono agli autori ed editori che partecipano al Programma Partner. Di conseguenza, sono i partner a decidere quale percentuale dei propri libri rendere disponibile, da poche pagine di esempio al testo completo."
    L'autore è morto nel 1901, ormai dovrebbe essere da un bel pezzo nel pubblico dominio, e quindi integralmente disponibile in qualche maniera, giusto? Evidentemente qualcuno pensa il contrario...
    Ho provato a cercare questo libro, ce n'è una copia nella biblioteca dell'Università di Chicago (ovviamente nessuna versione stampata di recente, perchè si tratta di un pamphlet di scarso interesse generale!)
    Non ci siamo: se Authors Guild chiede a Google di pagare un multone epocale per aver scannerizzato qualche milione di opere senza il loro compenso, qualcuno dovrebbe far pagare la stessa sanzione alle case editrici per non rendere disponibili alla lettura opere che ormai dovrebbero essere disponibili a tutti!!
  • facciamo 200. O 2000. Tanto che importa. Sparare cazzate tascabili o giganti all'avvocato costa uguale.
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > facciamo 200. O 2000. Tanto che importa. Sparare
    > cazzate tascabili o giganti all'avvocato costa
    > uguale.

    In tribunale l'avvocato propone, ma decide il tribunale: quasi sempre, per una cifra più bassa. A bocca stortaPer questo c'è la tendenza a sparare alto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > facciamo 200. O 2000. Tanto che importa. Sparare
    > cazzate tascabili o giganti all'avvocato costa
    > uguale.

    vabbè, una cosa è fare una figura di cacca e ben diverso è fare una figura di m***aA bocca aperta
    non+autenticato
  • Affermare che il copyright é il cancro della cultura é azzardato , prova a parlarne con chi deve vivere di quello che scrive ...il copyright ci deve essere , nella editoria così come nella musica . Io di secondo mestiere faccio lo scrittore e ti posso assicurare che, anche se le mie crea
    Azioni non mi garantiranno mai uno stipendio , preferirei non scrivere niente piuttosto che rischiare di vedere una mia opera d' ingegno con il nome di qualcun'altro ciao
    non+autenticato
  • - Scritto da: mirco caminelli
    > Affermare che il copyright é il cancro della
    > cultura é azzardato , prova a parlarne con chi
    > deve vivere di quello che scrive ...il copyright
    > ci deve essere , nella editoria così come nella
    > musica . Io di secondo mestiere faccio lo
    > scrittore e ti posso assicurare che, anche se le
    > mie
    > crea
    > Azioni non mi garantiranno mai uno stipendio ,
    > preferirei non scrivere niente piuttosto che
    > rischiare di vedere una mia opera d' ingegno con
    > il nome di qualcun'altro
    > ciao
    che PIGNOLO. E' CHIARO che QUI quando si intende il copyright, si intende l'ATTUALE legislazione ed enforcement del copyright/diritti d'autore. Che e' _assolutamente_ fuori controllo.
    Quando l'esercizio di questo diritto _temporaneo_ sara' riportato nell'alveo del buon senso, si potra' essere meno sprezzanti.
    non+autenticato
  • >il copyright
    > ci deve essere , nella editoria così come nella
    > musica . Io di secondo mestiere faccio lo
    > scrittore e ti posso assicurare che, anche se le
    > mie
    > crea
    > Azioni non mi garantiranno mai uno stipendio ,
    > preferirei non scrivere niente piuttosto che
    > rischiare di vedere una mia opera d' ingegno con
    > il nome di qualcun'altro

    Ah, certo, e solo il copyright ti protegge da quello... o forse non hai idea di cosa stai parlando?

    Richiedere l'attribuzione è completamente diverso da richiedere il diritto di copia (copy right), impedire cioè a altri di copiare l'opera, per motivi commerciali o meno. Nessuno critica il concetto di attribuzione, o l'esistenza di una qualche norma sul diritto d'autore. Il cancro è Il copyright, così come è ora, non Un copyright, come potrebbe essere.

    Lo sai che ci sono molte licenze alternative? Personalmente pubblico CC, No commerciali, No derivate*. Nessuno si attribuisce opere mie, ma possono copiarle e diffonderle liberamente. E non credo di aver guadagnato un euro di meno di quanto avrei fatto con altre forme di licenza.

    Tra gli scrittori italiani più famosi e venduti nel mondo ci sono i Wu Ming, che hanno tutte le loro opere scaricabili gratuitamente dal sito. E no, non puoi prenderle e rivenderle a nome tuo. Anche se non hai idea di cosa sia il copyright. La legge (anche la legge ignorante e medievale) non scusa l'ignoranza.

    * Non perché sia contrario ai derivati, o voglia lucrare su opere derivate, ma perché è il modo più facile per fare in modo che chi vuole derivare ne parli prima con me.
    non+autenticato
  • Intanto confondi l'Attribuzione (CC-BY), che è un Diritto Morale e esiste anche senza il Copyright, con il Diritto di impedire di fare una copia.

    Sui libri che Google ha digitalizzato per conto delle biblioteche universitarie, il nome dell'Autore è sempre rimstato li in bella vista.

    Nessuno ha mai messo in discussione l'Attribuzione della Paternità di un'opera. Neanche ai tempi di Omero e Virgilio. Che invece erano costantemente copiate, imparate a memoria e rinarrate (in alcuni casi anche con un minimo di Derivative Work...)

    Comunque, se preferisci "non scrivere niente piuttosto che rischiare di vedere una mia opera d'ingegno con il nome di qualcun'altro" fai pure. Io sono per la difesa dell'opera degli Artisti. E un Artista scrive perché ama scrivere, non perché spera di ricavare gloria dal proprio nome sul dorso delle copertine dei libri venduti. Poi si incazza se vede qualcuno attribuirsene la paternità, ma non se lo taglia per far dispetto alla moglie: è un Artista, lui ama scrivere.

    Se tu scrivi solo se ti pagano, altrimenti non scriveresti, buon per te, Ma sei un Impiegato, non un Artista. Ed io sono per il sostegno degli Artisti. Per gli Impiegati c'è già lo Statuto dei Lavoratori.
    non+autenticato
  • > preferirei non scrivere niente piuttosto che
    > rischiare di vedere una mia opera d' ingegno con
    > il nome di qualcun'altro

    Il diritto al riconoscimento della paternità e il copyright sono due cose totalmente distinte.

    Il primo difende l'identità dell'autore, il secondo serve solo a vietare le copie al fine di censurare indirettamente o di lucrarci sopra.

    ABOLIRE IL COPYRIGHT

    Pirata
    non+autenticato
  • - Scritto da: mirco caminelli
    > Affermare che il copyright é il cancro della
    > cultura é azzardato , prova a parlarne con chi
    > deve vivere di quello che scrive

    Si faccia pagare da chi gli commissiona quello che scrive.
    Come fanno tutti quelli che hanno un lavoro, del resto.

    Oppure si esibisca, come fa Saviano per esempio, e faccia pagare il biglietto.

    > ...il copyright
    > ci deve essere , nella editoria così come nella
    > musica .

    Ci deve essere per chi? Per difendere una misera casta di parassiti che si nutrono per 70 anni di qualcosa che e' stato fatto una volta?

    > Io di secondo mestiere faccio lo
    > scrittore e ti posso assicurare che, anche se le
    > mie
    > crea
    > Azioni non mi garantiranno mai uno stipendio ,
    > preferirei non scrivere niente piuttosto che
    > rischiare di vedere una mia opera d' ingegno con
    > il nome di qualcun'altro

    Dici di fare lo scrittore e non sai neppure le cose come stanno.
    Mettere il proprio nome all'opera di un altro si chiama PLAGIO, e questo lo condanniamo tutti.
    Non ha nulla a che vedere col diritto di copia (copyright significa questo).
  • - Scritto da: panda rossa

    > Dici di fare lo scrittore e non sai neppure le
    > cose come
    > stanno.
    > Mettere il proprio nome all'opera di un altro si
    > chiama PLAGIO, e questo lo condanniamo
    > tutti.

    Anche tu non è che sei proprio ferrato in materia. Attribuire a sé l'opera d'ingegno di un altro, se proprio vogliamo dargli un nome, è "abusiva attribuzione di paternità dell'opera". L'ho già detto, la parola "plagio" è uscita dai codici italiani nel 1980, usarla in contesti seri provoca solo ambiguità. Si può usare giusto nel parlato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: panda rossa
    >
    > > Dici di fare lo scrittore e non sai neppure
    > le
    > > cose come
    > > stanno.
    > > Mettere il proprio nome all'opera di un
    > altro
    > si
    > > chiama PLAGIO, e questo lo condanniamo
    > > tutti.
    >
    > Anche tu non è che sei proprio ferrato in
    > materia. Attribuire a sé l'opera d'ingegno di un
    > altro, se proprio vogliamo dargli un nome, è
    > "abusiva attribuzione di paternità dell'opera".
    > L'ho già detto, la parola "plagio" è uscita dai
    > codici italiani nel 1980, usarla in contesti seri
    > provoca solo ambiguità. Si può usare giusto nel
    > parlato.

    Beh, su Wikipedia (fonte autorevolissima!) dicono così:
    "Anche in materia di diritto d'autore italiano, si usa correntemente[5] il termine plagio per designare l'appropriazione, totale o parziale, di un'opera dell'ingegno altrui nel campo della letteratura, dell'arte, della scienza, o comunque coperta dal diritto d'autore, che si voglia far passare per propria."

    <[5] Tale termine, tuttavia, non è riscontrabile in nessuna disposizione legislativa in materia.>

    Dunque direi che se usi il termine "plagio" non sbagli più di tanto, anche se la legislazione in materia non lo utilizza più quel termine (chissà perchè, troppo poco aulico?)
  • - Scritto da: Mela avvelenata

    > Dunque direi che se usi il termine "plagio" non
    > sbagli più di tanto, anche se la legislazione in
    > materia non lo utilizza più quel termine (chissà
    > perchè, troppo poco
    > aulico?)

    Perché era un termine ambiguo già in latino ( plagium ). Vedi la sezione etimologica qui:

    http://www.treccani.it/vocabolario/plagio/

    La lingua giuridica ha bisogno di termini univoci.
    non+autenticato
  • Guarda, tu confondi copyright (cioè possibilità di proibire agli altri di fare le copie della tua opera) con paternità dell'opera (diritto di dare il tuo nome alla tua opera, e di proibire agli altri di cancellarlo).

    Ad esempio, se prendiamo "I promessi sposi", il copyright è scaduto (quindi chiunque può farne una copia), ma la paternità dell'opera no (non posso dire che l'ho scritto io, e non potrò mai)

    Quando ti sarai informato meglio, potremo discuterne.
    non+autenticato
  • - Scritto da: mirco caminelli
    > Io di secondo mestiere faccio lo
    > scrittore e ti posso assicurare che, anche se le
    > mie crea
    > Azioni non mi garantiranno mai uno stipendio ,
    > preferirei non scrivere niente piuttosto che
    > rischiare di vedere una mia opera d' ingegno con
    > il nome di qualcun'altro
    > ciao

    Il copyright (=vendita di copie) è una cosa completamente diversa dal diritto d'autore (=diritto di dire "questo l'ho fatto io")
    Vedi cosa dice Massi. E' nella prima pagina del documento.
    http://massicadenti.altervista.org/rispostesiae.pd...
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