Claudio Tamburrino

Twitter, cambiamenti per forza

Cambiano le API e le regole per aver accesso al flusso di cinguettii. Con molte limitazioni per chi tenta di sviluppare clienti alternativi. L'esperienza completa č solo originale?

Twitter, cambiamenti per forzaRoma - Twitter ha annunciato l'introduzione nelle prossime settimane di nuove linee guida per quanto riguarda l'utilizzo delle sue API da parte degli sviluppatori terzi: regole più strette che sembrano voler recintare un po' di più l'ecosistema del tecnofringuello.

La versione 1.1 delle API di Twitter, infatti, prevede degli obblighi ben precisi da parte degli sviluppatori terzi e limiti nell'accesso ai dati: in particolare rende necessario l'ottenimento di autenticazioni nel corso dello sviluppo e dell'accesso ai dati pubblici via API. Inoltre, ci saranno limiti piuttosto precisi sulla quantità dei dati che potranno essere scambiati attraverso i client non ufficiali: solo in precise circostanze Twitter potrebbe decidere di "allargare i cordoni" per far passare più dati, ma in linea di massima ci saranno delle limitazioni per chi decidesse di affidarsi ad app e software di terze parti.

Per vigilare, dunque, sull'impiego delle sue risorse, sul tipo di servizi offerti e sull'eventuale sfruttamento malevolo, con le nuove linee guida Twitter richiede specifiche autorizzazioni: in particolare nel momento in cui un'applicazione intendeva avere accesso alle informazioni pubbliche contenute sulla piattaforma di microblogging passando attraverso le sue API deve adesso autenticarsi. In precedenza, invece, poteva farlo liberamente.
Per quanto riguarda le offerte degli sviluppatori terzi accettati dalle nuove linee guida, Twitter ha predisposto uno schema (figura sottostante) nel quale ha suddiviso le possibili varianti tra servizi per azienda, per consumatori e tra strumenti di analisi e per la fruizione dei suoi servizi: a non piacere al tecnofringuello sono, come già affermato in passato, quei servizi che limitano o riproducono il suo flusso di tweet e in particolare quei client che riproducono l'intera esperienza e dunque tutti quelli che rientrano nel quadrante in alto a destra dello schema.

usb

Quello che cerca di fare Twitter, d'altronde, è tenere per sé i suoi dati e la sua piattaforma, in modo tale da controllare pienamente l'esperienza offerta agli utenti e cercare di remunerare il successo di pubblico, in particolare aumentando le occasioni per veicolare l'advertising. Preferibilmente all'interno del proprio sito o dei propri client.

Claudio Tamburrino
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10 Commenti alla Notizia Twitter, cambiamenti per forza
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  • Tutto sommato, dopo aver passato anni a scervellarmi su come Twitter potesse fare dei soldi lasciando aperte le API a chiunque, son contento perché alla fine si dimostra che i soldi non crescono nel campo dei miracoli.
    Finché te li regalano puoi fare il fenomeno, quando chiudono il rubinetto, devi cominciare a raschiare il fondo del barile per arrivare a fine mese...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Oracle Guru
    > Tutto sommato, dopo aver passato anni a
    > scervellarmi su come Twitter potesse fare dei
    > soldi lasciando aperte le API a chiunque, son
    > contento perché alla fine si dimostra che i soldi
    > non crescono nel campo dei
    > miracoli.
    > Finché te li regalano puoi fare il fenomeno,
    > quando chiudono il rubinetto, devi cominciare a
    > raschiare il fondo del barile per arrivare a fine
    > mese...

    Secondo me il discorso e' un po' diverso:
    prima si usa il free per fare massa, poi si usa la massa per fare soldi.

    La soluzione? il web 1.0 - Protocolli discussi e implementati da una miriade di client piu' o meno belli o sicuri. Pero' ogni problema di sicurezza va solo a impattare su un client o addirittura una release del client. Altro che yahoo e un quarto di milione di account alla volta.
    non+autenticato
  • Poi quando ti accorgi che la massa porta più spese che introiti inizia la terza fase: il panico.
    non+autenticato
  • - Scritto da: elett rico

    > Secondo me il discorso e' un po' diverso:
    > prima si usa il free per fare massa, poi si usa
    > la massa per fare
    > soldi.

    Vero. Ma a quel punto il più delle volte si perde la massa.
    non+autenticato
  • A Twitter non piace che si usino applicazioni per consultarlo fuori dal browser, perchè non ci guadagna in ad.
    In questo ci va a perdere tutta l'esperienza utente di chi usa twitter soprattutto da smartphone.
  • - Scritto da: Francesco_Holy87
    > A Twitter non piace che si usino applicazioni per
    > consultarlo fuori dal browser, perchè non ci
    > guadagna in
    > ad.
    > In questo ci va a perdere tutta l'esperienza
    > utente di chi usa twitter soprattutto da
    > smartphone.

    Mi ricorda tanto uno sclero simile di tumblr, che nelle sue condizioni d'uso nuove, rischiava di tagliar fuori missing-e e Xkit.

    Comunque, hai ragione, le app note come echofone e tweetbot, rischiano grosso.
    per non parlare delle appe per i vari OS.
    Sgabbio
    26177
  • - Scritto da: Francesco_Holy87
    > A Twitter non piace che si usino applicazioni per
    > consultarlo fuori dal browser, perchè non ci
    > guadagna in ad.

    Avevo letto che anche FB ha un problema simile con le mobile apps, un minore ritorno economico. Non banale come problema.
  • - Scritto da: bradipao
    > - Scritto da: Francesco_Holy87
    > > A Twitter non piace che si usino applicazioni
    > per
    > > consultarlo fuori dal browser, perchè non ci
    > > guadagna in ad.
    >
    > Avevo letto che anche FB ha un problema simile
    > con le mobile apps, un minore ritorno economico.
    > Non banale come
    > problema.

    mettere la puibblicità anche sulle apps è difficile? non credo..
    non+autenticato
  • E' tutta pubblicità. Le API le hanno fatte loro, le mantengono loro, le documentano loro... insomma, ci spendono un sacco di soldi.
    Chi usa le API pubblicizza Twitter e fidelizza i suoi clienti, Twitter lo sa e investe nelle API ottenendo un ritorno enorme che non potrebbe ottenere in nessun altro modo.
    Risultato? Questi PARASSITI di Twitter a un certo punto decidono di cambiare strategia e si comportano come se non dovessero niente ai siti che offrono servizi legati a loro. Il peggio è che è una cosa abbastanza normale sul web.
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno nessuno
    > Risultato? Questi PARASSITI di Twitter

    Beh, tecnicamente i parassiti sono i client alternativi senza pubblicità...

    Poi puoi aver ragione sul fatto che la pubblicità può essere tollerata facilmente su un pc, mentre è molto fastidiosa su uno smartphone con display piccolo, alimentato a batteria e con una risibilmente bassa soglia di dati trasferibili, puoi aver ragione sul fatto che questo modo di fare sia molto comune e che viviamo tracciati da molti siti terzi che visitiamo, ma il parassiti messo lì davvero non si può a vedere ecco!
    non+autenticato