Alfonso Maruccia

Il drone cinese si controlla col pensiero

Un sistema di controllo remoto via interfaccia neurale per un drone volante. Che è capace di compiere ogni genere di movimento pensato dall'utente, o anche di scattare foto alla bisogna

Roma - Dall'Università di Zhejiang nella città di Hangzhou arriva "FlyingBuddy 2", un quadricottero volante composto da parti e dispositivi già presenti in commercio e dotato di un sistema di controllo remoto animato dal solo pensiero dell'utilizzatore. E da qualche movimento corporeo accessorio.

I ricercatori cinesi hanno realizzato FlyingBuddy 2 a partire da una versione modificata da AR.Drone, drone volante dotato di fotocamera e radiocomandato via rete wireless già noto da tempo. Al quadricottero è stato poi aggiunto "Emotiv", headset per EEG responsabile della "lettura" del pensiero dell'utilizzatore.


Il risultato del setup è quello osservabile qui sopra: l'headset trasmette i comandi neurali a un portatile via interfaccia Bluetooth, mentre quest'ultimo si incarica di trasformare le onde cerebrali testé lette in comandi per il drone da trasmettere via rete WiFi.
FlyingBuddy può essere spostato in lungo e in largo, di sopra e di sotto ed è in grado di catturare un'istantanea dal flusso video costantemente trasmesso al portatile se l'utente sbatte più volte le palpebre in successione. L'obiettivo del drone neuro-comandato? Principalmente servire da supporto ai disabili e a chi non può contare su un pieno livello di mobilità.

Alfonso Maruccia
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