Mauro Vecchio

Filippine, una legge contro il sesso online

Dal cybersex alle cam girl da video chat, il governo di Manila dichiara guerra all'esibizionismo digitale. Ma anche alla diffamazione, allo spam, al cybersquatting

Roma - Esibizione lasciva di organi o attività sessuali con il supporto di un sistema informatico. È la definizione contenuta nel nuovo disegno di legge per la prevenzione dei crimini cibernetici, adottato dal governo delle Filippine per bandire le gesta erotiche nel vasto ecosistema digitale.

Dalle generiche pratiche del cybersesso alle più specifiche ostentazioni attraverso gli strumenti di video chat - ad esempio, le cosiddette cam girl - il governo asiatico ha introdotto le nuove misure legislative per dichiarare guerra ai crimini dell'oscenità a mezzo computer.

Gli utenti filippini rischieranno una sanzione pari a 250mila pesos (circa 4600 euro) oltre ad un periodo di detenzione fino a sei mesi. I vari dipartimenti di polizia dovranno gestire un centro per il coordinamento delle indagini nella prevenzione dei reati introdotti dalla nuova legge. Una sorta di unità contro il cybercrimine supervisionata dalle autorità locali.
Nelle previsioni di tutela adottate dal governo di Manila, la lotta alla pratica del cybersquatting, oltre che alla proliferazione di spam e alle attività di accesso e intercettazione illecita dei dati. Simili pratiche sono state inserite nella più estesa definizione di diffamazione online.

Immediata la reazione degli attivisti di Electronic Frontier Foundation (EFF), a condividere i dubbi espressi dall'unione nazionale dei giornalisti filippini. Le nuove regole andrebbero a scatenare effetti pericolosi per la libera espressione su Internet, con conseguenze catastrofiche sul naturale sviluppo del dibattito pubblico.

Mauro Vecchio
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89 Commenti alla Notizia Filippine, una legge contro il sesso online
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  • Perche', mi chiedo perche' se si parla di patata tutti intervengono e se invece si parla di altro nessuno si fa sentire?
    Kilometri e chilometri di post perche' le filippine non faranno vedere piu' la patata online per legge, mentre se si parla di USA e copyright non c'e' nemmeno un post...
  • - Scritto da: Ana Trollo
    > Perche', mi chiedo perche' se si parla di patata
    > tutti intervengono e se invece si parla di altro
    > nessuno si fa
    > sentire?
    > Kilometri e chilometri di post perche' le
    > filippine non faranno vedere piu' la patata
    > online per legge, mentre se si parla di USA e
    > copyright non c'e' nemmeno un
    > post...
    Perchè la patata tira?Imbarazzato
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ana Trollo
    > Perche', mi chiedo perche' se si parla di patata
    > tutti intervengono e se invece si parla di altro
    > nessuno si fa
    > sentire?
    > Kilometri e chilometri di post perche' le
    > filippine non faranno vedere piu' la patata
    > online per legge, mentre se si parla di USA e
    > copyright non c'e' nemmeno un
    > post...

    Questo articolo e' di due giorni fa.
    L'articolo del copyright e' di poche ore fa.
    I conti dei commenti falli lunedi mattina.
  • - Scritto da: panda rossa
    > I conti dei commenti falli lunedi mattina.

    Devo lavorare, non ho tempo per le stronzate...
  • - Scritto da: Ana Trollo
    > - Scritto da: panda rossa
    > > I conti dei commenti falli lunedi mattina.
    >
    > Devo lavorare, non ho tempo per le stronzate...

    E allora perche' vieni sul forum di PI?
    Qui scrivono solo i disoccupati come i videotecari, o i sistemisti, che c'e' il computer che lavora al posto loro, o gli applefan, che sono ricchi e non hanno bisogno di lavorare.
  • - Scritto da: panda rossa
    > E allora perche' vieni sul forum di PI?
    > Qui scrivono solo i disoccupati come i
    > videotecari, o i sistemisti, che c'e' il computer
    > che lavora al posto loro, o gli applefan, che
    > sono ricchi e non hanno bisogno di
    > lavorare.

    E tu allora che ci vieni a fare sul forum di PI?
    Non mi risulta tu sia un sistemista Apple che gestisce una videoteca dove ha un computer che fa il tifo per il Mac e un applefan che lavora per lui...
  • contenuto non disponibile
  • io praticamente vivo su cam 4 e sto sempre a vedere le tizie in cam..
    se me le tolgono che faccio?
    non+autenticato
  • Puoi ripiegare sulle cinesi, giapponesi, americane, italiane, nigeriane....
    o anche filippine che però non abitano nel loro paese... Occhiolino Rotola dal ridere
  • - Scritto da: capitan Farlock
    > io praticamente vivo su cam 4 e sto sempre a
    > vedere le tizie in
    > cam..
    > se me le tolgono che faccio?

    Pippe!
  • spostati su chaturbate...
  • Ecco Franky con il manifesto delle prostitute. Rotola dal ridere

    A quando il manifesto di pedofili, trans, bisex trisex quadrisex, zoofili, incestuosi ecc.?

    A Milano hanno fatto il registro delle copie di fatto. Tra poco arriverà il matrimonio tra gay e lesbiche.
    A quando il matrimonio tra un uomo ed un cane? Sicuramente si arriverà anche a questo prima o poi.

    Oramai siamo arrivati a grattare il fondo del barile!
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: unaDuraLezione
    > - Scritto da: Tony
    >
    > > A Milano hanno fatto il registro delle copie
    > di
    > > fatto.
    >
    > si chiamano furti, non copie.

    10/10 per la bellissima battuta
    1/10 per la trollata
    non+autenticato
  • Qualsiasi cosa faccia andare la bile di traverso agli integralisti, a me va benissimo.

    Che ognuno sia felice a modo suo, senza che lugubri personaggi vestiti di nero osino imporre uno stile di vita solo perchè hanno letto in qualche libro obsoleto che è l'unico giusto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Tony
    > Ecco Franky con il manifesto delle prostitute.
    > Rotola dal ridere
    >
    > A quando il manifesto di pedofili, trans, bisex
    > trisex quadrisex, zoofili, incestuosi
    > ecc.?
    >
    > A Milano hanno fatto il registro delle copie di
    > fatto. Tra poco arriverà il matrimonio tra gay e
    > lesbiche.

    e che ci sarebbe di male?

    > A quando il matrimonio tra un uomo ed un cane?
    > Sicuramente si arriverà anche a questo prima o
    > poi.

    "... e nazisti emergeranno dalla terra e domineranno il mondo a cavallo di T-Rex."
    Mi pare sia scritto da qualche parte, nella bibbia.
  • - Scritto da: il solito bene informato

    >
    > "... e nazisti emergeranno dalla terra e
    > domineranno il mondo a cavallo di
    > T-Rex."
    > Mi pare sia scritto da qualche parte, nella
    > bibbia.

    Sei blasfemo. Fai così con i musulmani e vedi cosa ti succede!
    non+autenticato
  • Allora anche i baciatonache dovrebbero cominciare a lanciare delle fatwa.
  • - Scritto da: Tony
    > Oramai siamo arrivati a grattare il fondo del
    > barile!
    SEI arrivato tu a grattare il fondoA bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Tony
    > Ecco Franky con il manifesto delle prostitute.
    > Rotola dal ridere
    >
    > A quando il manifesto di pedofili, trans, bisex
    > trisex quadrisex, zoofili, incestuosi
    > ecc.?
    >
    > A Milano hanno fatto il registro delle copie di
    > fatto. Tra poco arriverà il matrimonio tra gay e
    > lesbiche.
    > A quando il matrimonio tra un uomo ed un cane?
    > Sicuramente si arriverà anche a questo prima o
    > poi.
    >
    >
    > Oramai siamo arrivati a grattare il fondo del
    > barile!

    non so se è uno scherzo o se è vero, ma pare che in Iran ci sia stato un matrimonio tra un uomo e la sua capra. Questo è stato un matrimonio imposto poichè il tizio aveva già rapporti con la capretta.
    Al matrimonio la sposa è stata intervistata.
    Ecco un estratto della sua dichiarazione:
    "Bee, Bè, Beee,e Bè Bè Beeeeeee!" Con la lingua fuori
  • - Scritto da: Tony
    > Ecco Franky con il manifesto delle prostitute.
    > Rotola dal ridere
    >
    > A quando il manifesto di pedofili, trans, bisex
    > trisex quadrisex, zoofili, incestuosi
    > ecc.?

    straw man, non sequitur. La tua argomentazione è fallace.

    > A Milano hanno fatto il registro delle copie di
    > fatto. Tra poco arriverà il matrimonio tra gay e
    > lesbiche.

    e perché no?
    perchè una persona dovrebbe avere meno diritti di un'altra, solo per il suo diverso orientamento sessuale?
    E se qualcuno decidesse che gli etero non si possono più sposare, non sarebbe inaccettabile per te?

    > A quando il matrimonio tra un uomo ed un cane?
    > Sicuramente si arriverà anche a questo prima o
    > poi.

    idem come sopra.

    > Oramai siamo arrivati a grattare il fondo del
    > barile!

    si, voi con le vostre argomentazioni fallaci e il vostro moralismo discriminatorio. Siete sorpassati.
    Funz
    12980
  • Dato che si sempre sempre di piu' parlare della tutela delle persone dal sesso... visto come un male...come qualcosa di innaturale, di denigrazione..... spesso causa della schiavitu' di intere flotte di donne secondo quanto dicono religiosi,bigotti e i tg... ora andremo in questo post a vedere cosa ne pensano quelle che secondo i bigotti sono le "schiave del sesso"...ora le cosiddette "schiave del sesso" non amano definirsi cosi' bensi' semplicemente "sex workers"....
    ----------------------------------------------------
    Il presente Manifesto e’ stato elaborato e approvato
    da 120 sex workers di 26 paesi alla
    Conferenza Europea su Sex Work, Diritti Umani, Lavoro e Migrazione
    15-17 ottobre 2005,
    Bruxelles, Belgio
    For more information go to www.sexworkeurope.org or email info@sexworkeurope.org
    ------------------------------------------------------------

    "OLTRE LA TOLLERANZA E LA COMPASSIONE
    PER IL RICONOSCIMENTO DEI DIRITTI

    Viviamo in una società in cui i servizi si comprano e si vendono. Il sex work è uno di questi servizi.
    La fornitura dei servizi sessuali non dovrebbe essere criminalizzata.
    Discriminare i/le sex workers per la moralità religiosa o sessuale è inaccettabile. Tutti hanno il
    diritto di avere la propria moralità religiosa e sessuale, ed essa non deve venire imposta ad alcun
    individuo né determinare alcuna decisione politica.
    Vorremmo vedere una società nella quale ai/alle sex workers non vengano negati i diritti sociali.
    Condanniamo l’ipocrisia delle nostre società nelle quali i nostri servizi vengono utilizzati ma la
    nostra professione e i nostri affari sono costretti all’illegalità. Questa legislazione ha come
    conseguenza l’abuso e la mancanza di autodeterminazione.
    Ci opponiamo alla criminalizzazione dei/delle sex workers, dei/delle loro compagni/e, dei clienti, dei
    gestori e di chiunque altro lavori nel sex work. Una simile criminalizzazione priva i/le sex workers di
    un’equa tutela legale.
    La migrazione riveste un ruolo importante nel soddisfare le richieste del mercato del lavoro.
    Chiediamo ai nostri governi di riconoscere ed applicare i fondamentali diritti umani, civili e del
    lavoro per i/le migranti.
    [...]
    "Il diritto di associarsi e di radunarsi
    Sosteniamo il nostro diritto di costituire e di iscriverci ad associazioni professionali e a sindacati.
    Rivendichiamo il nostro diritto di manifestare pubblicamente.
    Chiediamo il diritto di creare società commerciali, sia formali che informali, e di partecipare a
    progetti sociali."
    [...]
    "Il lavoro forzato e le pratiche assimilabili alla schiavitù possono verificarsi in molti mestieri; ma
    laddove le attività sono legali e il lavoro riconosciuto, le possibilità di denunciare e fermare le
    violazioni dei diritti e impedire gli abusi sono notevolmente maggiori."
    [...]
    "Gli abusi nel sex work
    L’abuso esiste nel sex work ma non definisce il sex work.
    Qualunque definizione del sex work come violenza rivela un’impostazione semplicistica che nega la
    nostra diversità ed esperienza e ci riduce a vittime indifese. Ciò mina la nostra autonomia e il
    diritto all’autodeterminazione.
    La legislazione restrittiva contribuisce alla discriminazione, alla stigmatizzazione e all’abuso
    dei/delle sex workers.
    Chiediamo ai nostri governi di depenalizzare il sex work e di porre fine alla legislazione che ci
    discrimina e ci stigmatizza. Asseriamo il diritto di denunciare gli abusi contro di noi senza rischiare
    un procedimento penale.
    Il riconoscimento dei diritti per i/le sex workers consentirebbe loro di denunciare le violazioni dei
    loro diritti umani"
    [..]
    "Abuso dei/delle minori nel sex work
    E’ fondamentale che l’istruzione fornisca ai/alle ragazzi/e strumenti tali da garantire loro
    un’autonomia sessuale. Chiediamo che ai/alle ragazzi/e siano forniti aiuti, servizi e quant’altro per
    dare loro una vera possibilità di scelta.
    I/le minori dovrebbero avere voce in capitolo nella legislazione e nelle politiche che li/le
    concernono."
    [...]
    Essere un/una sex worker
    La società impone una ”identità” e un “ruolo sociale” ai/alle sex workers che va oltre il
    riconoscimento che utilizziamo i nostri corpi e le nostre intelligenze come una risorsa economica
    individuale per guadagnare dei soldi.
    L”identità” e il “ruolo sociale” che ci vengono imposti ci definiscono come intrinsecamente
    indegni/e e come minaccia all’ordine morale, pubblico e sociale; etichettandoci come peccatrici e
    peccatori, criminali o vittime; questo marchio di infamia ci separa dai/dalle “buoni/e” e “decorosi/e”
    cittadini/e e dal resto della società.
    Questo marchio di infamia porta la gente a considerarci unicamente come “puttani/e” in modo
    negativo e stereotipato – il resto delle nostre vite e le diversità fra di noi diventano invisibili."
    [...]
    Questo ci nega un posto nella società. Per proteggersi ed assicurarsi un posto nella società la
    maggior parte dei/delle sex workers tengono nascosto il loro coinvolgimento nel sex work; molti/e
    interiorizzano la stigmatizzazione sociale di vergogna e di indegnità e vivono nella paura di essere
    scoperti/e e di conseguenza accettano gli abusi che vengono loro inflitti. L’esclusione sociale
    causata dalla stigmatizzazione dei/delle sex workers porta all’impossibilità di accesso alla sanità
    pubblica, agli alloggi, alle possibilità di un lavoro alternativo, all’isolamento e alla separazione dai
    figli.
    La coscienza sociale impone una gerarchia morale all’interno dell’industria del sesso – basata sullo
    status di migrante, sulla razza, sull’origine etnica, sul genere, sull’età, sulla sessualità, sull’uso di
    droghe, sul settore lavorativo e sui servizi forniti – aumentando la stigmatizzazione e l’esclusione
    sociale di certi gruppi di sex workers. Tra gli/le stessi/e sex workers ci sono quelli/e che
    concordano con queste concezioni.
    Affermiamo che tutti/e i/le sex workers e tutte le forme di sex work sono ugualmente degni e
    preziosi e condanniamo questo tipo di classificazioni morali preconcette.
    Riconosciamo in questo marchio d’infamia il tratto comune che lega tutti/e noi in quanto sex
    workers e ci costituisce in una comunità di interessi – malgrado l’immensa diversità nelle nostre
    realtà lavorative e nelle nostre vite. Ci siamo riuniti/e per affrontare e sfidare questa
    stigmatizzazione e le ingiustizie cui essa conduce.
    Affermiamo che il sex work è un’attività sesso-economica e non ha nulla a che fare con le nostre
    identità, il nostro valore e la nostra interazione sociale."
    [...]
    "Cittadinanza attiva
    I/le sex workers non devono essere percepiti/e unicamente come vittime da assistere, criminali da
    arrestare o bersagli degli interventi sanitari. Facciamo parte della società, abbiamo bisogni,
    aspirazioni e le potenzialità per apportare un valido e reale contributo alle nostre comunità.
    Chiediamo che gli attuali meccanismi di rappresentanza e di consultazione si aprano ai/alle sex
    workers."
    [..]

    (*** continua...****)
    non+autenticato
  • - Scritto da: Franky

    > sex
    > workers."
    > [..]
    >
    > (*** continua...****)

    "Vita privata e famiglia
    Rivendichiamo il diritto a non subire interferenze arbitrarie nella nostra vita privata e nella famiglia
    e di sposarci e/o fondare una famiglia.
    Siamo esseri umani capaci, che sanno amare e prendersi cura degli altri - come fa qualunque altro
    essere umano. Il nostro lavoro ci dà, a volte, più sicurezza finanziaria e tempo per un figlio o un/a
    compagno/a di altri lavori che richiedono più tempo e sono meno remunerati.
    Etichettare i nostri compagni come magnaccia e sfruttatori/violenti, solamente perché sono i nostri
    compagni, presuppone che non abbiamo alcuna autonomia ed implica che non siamo degni/e di
    amore o di rapporti, negandoci la possibilità di una vita privata.
    Affermiamo il nostro diritto ad instaurare rapporti personali e, nell’ambito di questi rapporti, di
    godere di autodeterminazione senza essere giudicati/e.
    Chiediamo la fine della legislazione discriminatoria che ci proibisce di vivere insieme e/o sposare
    il/la compagno/a che scegliamo e che criminalizza i/le nostri/e compagni/e ed i nostri figli perché ci
    frequentano e vivono dei nostri guadagni.
    Il fatto che i servizi sociali e i tribunali ci qualifichino come genitori/genitrici inadatti/e e ci portino
    via i figli unicamente perché forniamo servizi sessuali è ingiustificabile e inaccettabile. Quanto alla
    nostra genitorialità o in caso di rapporti violenti, una tale stigmatizzazione ci toglie la capacità di
    cercare aiuto e assistenza, per paura di perdere i nostri figli.
    Chiediamo la fine di tali discriminazioni."

    I media e l’istruzione
    Le nostre voci e le nostre esperienze vengono spesso manipolate dai mezzi di comunicazione,
    raramente ci viene dato il diritto di replicare e le nostre proteste vengono ignorate.
    Il ritratto dei/delle sex workers in tutti i mezzi di comunicazione perpetua troppo spesso l’immagine
    stereotipata dei/delle sex workers come persone indegne, vittime e/o minaccia all’ordine morale,
    pubblico e sociale. In particolare, il ritratto xenofobo dei/delle sex workers migranti, accresce
    notevolmente la loro vulnerabilità. Queste immagini dei/delle sex workers giustificano le persone
    che cercano di farci del male e di violare i nostri diritti.
    Accanto alle immagini ingannevoli dei/delle sex workers, anche i/le nostri/e clienti vengono
    descritti/e nei media come persone violente, perverse e psicologicamente disturbate. Pagare per
    delle prestazioni sessuali non è un comportamento intrinsecamente violento o problematico.
    Questo stereotipo soffoca il dibattito sulla realtà dell’industria del sesso – perpetua il nostro
    isolamento e mette in secondo piano i veri comportamenti violenti e problematici di un piccolo, ma
    significante, numero di clienti.
    Il pregiudizio e la discriminazione contro i/le sex workers pervade tutta la nostra società. Esigiamo
    che i nostri governi riconoscano sia il danno che ci viene arrecato che il valore del nostro lavoro, e
    che aiutino noi ed i/le nostri/e clienti ad istruire ed informare non solo le autorità pubbliche ma
    anche la società in genere per consentirci una piena partecipazione alla vita sociale.
    [..]
    Chiediamo che i nostri governi riconoscano che la violenza contro i/le sex workers è un crimine, sia
    che venga perpetrata dai nostri clienti, gestori, compagni, vicini di casa che dai membri delle
    autorità pubbliche.
    Esigiamo che i nostri governi condannino pubblicamente le persone che perpetrano violenze contro
    di noi.
    Chiediamo che i nostri governi si adoperino per combattere la reale violenza che subiamo piuttosto
    che la violenza immaginaria sulla prostituzione che gli abolizionisti mettono in primo piano per
    sradicare ogni forma di sex work.
    Il tempo e le risorse attualmente impiegati per arrestare e perseguire i/le sex workers ed i clienti
    non violenti dovrebbero essere reinvestiti per contrastare gli stupri e gli altri crimini violenti contro
    di noi.
    [..]

    Autorizzazione a viaggiare, a migrare e all’asilo
    Chiediamo il diritto di asilo per i/le sex workers che sono sottoposti/e alla violenza di uno stato o di
    una comunità solo perché vendono servizi sessuali.

    [...]

    IL NOSTRO LAVORO
    I nostri corpi e le nostre intelligenze sono una risorsa economica individuale per molte persone e in
    forme diverse. Tutte le forme di sex work hanno lo stesso valore, compresi la danza, lo
    spogliarello, la prostituzione in strada o in luoghi chiusi, il servizio escort, il sesso telefonico o la
    recitazione nella pornografia.
    Per alcuni/e il sesso remunerato fa parte della loro sfera privata, come tale questi/e operano al di
    fuori del mercato del lavoro.
    Per molti/e altri/e il sesso diventa un lavoro: mentre alcuni/e lavorano in maniera indipendente,
    altri/e lavorano collettivamente e molti/e vengono “impiegati/e” da terze persone. Per questi/e è
    un’attività remunerata e deve essere riconosciuto come lavoro.
    L’alienazione, lo sfruttamento, l’abuso e la coercizione effettivamente esistono nell’industria del
    sesso, come in qualunque altro settore industriale; essi non definiscono noi o la nostra industria.
    Tuttavia solo nel momento in cui il lavoro viene formalmente riconosciuto, accettato dalla società e
    sostenuto dai sindacati, si possono stabilire dei limiti, solo quando i diritti del lavoro vengono
    riconosciuti e applicati i lavoratori e le lavoratrici saranno nelle condizioni di denunciare gli abusi e
    organizzarsi contro condizioni di lavoro inaccettabili e uno sfruttamento eccessivo.
    La mancanza di riconoscimento del sex work come lavoro e la criminalizzazione delle attività che
    gravitano attorno all’industria del sesso hanno portano a trattare i/le sex workers come criminali,
    anche se non violano alcuna legge. Trattamenti di questo tipo allontanano i/le sex workers dal
    resto della società e riducono la loro capacità di avere pieno controllo sul proprio lavoro e sulla
    propria vita. Questo diventa un terreno fertile su cui crescono sfruttamento incontrollato, abuso e
    costrizione - orari di lavoro inaccettabili, condizioni di lavoro insalubri, ripartizione ingiusta dei
    guadagni e irragionevoli restrizioni della libertà di movimento – in particolare alcuni gruppi di sex
    workers, come i/le migranti sono soggetti a condizioni di lavoro inaccettabili.
    Chiediamo il riconoscimento del nostro diritto alla tutela legislativa e contestualmente che la legge
    assicuri giuste e favorevoli condizioni di lavoro, remunerazione e misure contro la disoccupazione.
    Chiediamo che il sex work sia riconosciuto come lavoro, e che ai/alle migranti venga data la
    possibilità di chiedere permessi di lavoro e di soggiorno, e che essi, sia con documenti che senza,
    abbiano titolo di accedere a tutti i diritti del lavoro.
    Chiediamo la creazione di un Ombudsman (difensore civico) all’interno della Commissione Europea
    che supervisioni le legislazioni nazionali sull’industria del sesso.
    (continua)
    non+autenticato
  • - Scritto da: Franky

    >[.. ]

    Depenalizzazione del sex work
    Vendere servizi sessuali ed essere un/una sex worker viene spesso definito nelle nostre società
    come un crimine, anche se non sono atti delittuosi. L’ipocrisia dell’attuale legislazione sta nel fatto
    che essa criminalizza molte delle attività che, nell’ambito dell’industria del sesso, consentono di
    lavorare collettivamente e in maniera sicura. Questa legislazione - che i governi ci raccontano
    essere a nostra protezione contro lo sfruttamento - in realtà aumenta la nostra emarginazione ed
    offre maggiori possibilità di sfruttamento, di abuso e di costrizione nell’ambito della nostra
    industria. Ci tratta come “minori” a livello giuridico come se fossimo incapaci di prendere decisioni
    consapevoli.
    Chiediamo la fine della legislazione che criminalizza noi, quelli/e con cui e per cui lavoriamo, gli
    imprenditori e i dirigenti che osservano pratiche corrette, i/le nostri/e clienti e le nostre famiglie.
    Chiediamo la fine della legislazione che nega la libertà di associazione e limita la nostra possibilità
    di autorganizzarci.
    Chiediamo la fine della legislazione che nega il nostro diritto alla libertà di circolazione e soggiorno
    dentro e tra gli stati.
    Chiediamo il diritto di potere lavorare individualmente o in gruppo; sia come lavoratori/lavoratrici
    indipendenti sia come subordinati/e con la piena protezione dei diritti del lavoro.
    Chiediamo il diritto di potere prendere in affitto dei locali per lavorarci, di fare pubblicità ai nostri
    servizi e di pagare quelli che ci forniscono servizi.
    Chiediamo il diritto di usare i nostri guadagni in qualunque modo preferiamo. Chiediamo il diritto di
    potere usare i nostri guadagni per sostentare la nostra famiglia e i nostri cari.
    Chiediamo che le attività imprenditoriali del sex work siano regolate come le altre attività
    imprenditoriali standard e che siano esse e non i/le sex workers a venire registrate.
    Chiediamo il diritto di sostare nei luoghi pubblici e aperti al pubblico e chiediamo che vengano
    individuati luoghi pubblici appositi per il sex work in strada, consultando e concordandosi con i/le
    sex workers e che non venga compromesso il diritto individuale di lavorare dove si vuole.
    Difendiamo il diritto dei clienti non violenti e non oltraggiosi di comprare servizi sessuali.
    [..]
    Chiediamo il diritto a giuste condizioni di lavoro - come il diritto al salario minimo, alle pause, ai
    periodi minimi di permesso e alle ferie annuali. Queste condizioni devono essere applicabili anche a
    quelli/e che sono nominalmente “autonomi/e” in un posto di lavoro collettivo.
    [..]
    Salute e sicurezza sul lavoro
    I nostri corpi sono la nostra azienda. Al fine di preservare la nostra salute chiediamo che gli articoli
    per il sesso sicuro e l’accesso ai servizi sanitari siano gratuiti o abbiano prezzi modici.
    Chiediamo che i nostri governi proibiscano il sequestro dei preservativi e degli altri articoli per il
    sesso sicuro ai/alle sex workers e nei luoghi di sex work.
    Chiediamo che i nostri governi forniscano l’accesso gratuito o sostenibile alle cure per le malattie a
    trasmissione sessuale per tutti/e i/le sex workers, comprese le vaccinazioni.
    [...]
    Imposte e protezione sociale
    Riconosciamo l’obbligo di tutti i cittadini a sostenere finanziariamente la società nella quale vive.
    Tuttavia, alcuni/e sex workers non sentono quest’ obbligo dato che essi non godono dei medesimi
    benefici degli altri cittadini e che viene loro negato il diritto ad un’ equa tutela della legge.
    Chiediamo di avere accesso alla previdenza sociale che dà diritto all’indennità di disoccupazione e
    alla malattia, alla pensione e all’assistenza sanitaria.
    I/le sex workers dovrebbero pagare imposte regolari sulla medesima base degli altri lavoratori e
    dei liberi professionisti, e dovrebbero ricevere i medesimi benefici. Le dichiarazioni dei redditi non
    dovranno essere utilizzate come mezzo per registrare i/le sex workers e le problematiche legate
    alla stigmatizzazione e alla riservatezza devono avere priorità.
    ------------------------------------------------------------------------

    Il manifesto europeo delle sex worker completo si trova qui:
    http://www.sexworkeurope.org/images/phocadownload/...


    L'ho voluto postare per far vedere quanto queste donne considerino il loro lavoro appunto un normale lavoro e vorrebbero che fosse legale, vorrebbero pagare addirittura le tasse ma godere dei servizi di cui godono tutti i cittadini senza discriminazione... ci fanno capire come l'attuale legislazione crea solo problemi e discriminazioni e non le tutela affatto,anzi...l'esatto contrario...si preoccupano dei loro compagni cui sono legati affettivamente...che vengono ingiustamente etichettati come sfruttatori...dei loro figli che gli vengono spesso portati via...dei loro clienti altrettanto ingiustamente criminalizzati...
    denunciano forme di violenza diversa da quella "immaginaria" dei proibizionisti bigotti....
    insomma sono certo che sentire la fonte potra' contribuire ad una visione oggettiva delle scelte personali e del lavoro di queste donne....
    Ricordo a chi volesse approfondire le tematiche relative alla criminalizzazione del sesso il blog della Magnanti ed il suo libro...che trattano moltissimi argomenti...dal pedopornosatanismo fino alla prostituzione passando per la demonizzazione di culture diverse come quella giapponese da parte dei bigotti...

    http://sexonomics-uk.blogspot.it/

    per esempio a proposito della criminalizzazione della pornografia in rete ci viene segnalato questo interessante articolo:

    http://www.freedominapuritanage.co.uk/extreme-porn.../

    il libro:
    http://www.amazon.co.uk/The-Sex-Myth-Everything-Wr...
    non+autenticato
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