Digilandia, il Governo Monti nel Paese delle Meraviglie Digitali

di A. Lisi (www.studiolegalelisi.it) - Una giostra di proposte, una girandola di norme, un rimandare a tempo indeterminato. Il decreto Digitalia e il gioco della digitalizzazione dello Stivale

Digilandia, il Governo Monti nel Paese delle Meraviglie Digitali Giro-Girotondo
Eccola la rivoluzione digitale italiana. Un susseguirsi di innovazioni, a partire proprio dai suoi organismi rappresentativi: AIPA, CNIPA, DigitPA e oggi Agenzia per l'Italia Digitale. Un inno al Nominalismo ha contraddistinto la nostre importanti riforme in materia durante tutti questi anni!
E poi tante, tantissime leggi: siamo partiti prima di tutto con il "Nuovo" Codice dell'amministrazione digitale. Così è stata chiamata con una certa supponenza quella riforma piccola piccola e un po' confusa voluta dall'ex ministro Brunetta e contenuta nel Decreto 235/2010. E poi c'è stato un succedersi di mirabolanti normative, tutte a rincorrersi in un impeto schizofrenico di innovazione legislativa!

Ne dimenticherò qualcuna perché vado a memoria, ma ricordo:
- la fantastica decertificazione: art. 15 L. 183/2011 + Direttiva Pres. Consiglio Ministri 14/2011
- le favolose semplificazioni: DL 9 febbraio 2012 n. 5 convertito in Legge 4 aprile 2012 n. 35 (Agenda Digitale)
- le mirabolanti misure urgenti per la crescita del Paese: DL 22 giugno 2012 n. 83 convertito in Legge 7 agosto 2012 n. 134 (Agenzia per l'Italia Digitale).

Come ho già avuto modo di riferire, in realtà c'è veramente poco di nuovo in tutta questa recente normativa così impetuosa e galoppante e che si interessa in modo ostinato del miracolo digitale. Si continua a ruotare sempre intorno ai soliti princìpi generali, imponendo in qualche timoroso articolo qualche termine (non) perentorio e si rinvia ai soliti decreti attuativi (che nella maggior parte dei casi non arrivano). Sembra quasi che si tratti di un catartico girotondo normativo, quello a cui è sottoposto il nostro povero ordinamento in questi anni.
Davvero il nostro Governo pensa che i processi di digitalizzazione porteranno non solo efficienza, ma anche e soprattutto risparmi immediati e concreti a tutte le PA italiane? Chi sta raccontando queste frottole in giro per l'Italia?
In realtà, digitalizzarsi costa ed è bene ricordarlo. Costa in termini di risorse (dipendenti da formare e cittadini da informare), in termini di strumenti (hardware e software) e soprattutto in termini di modelli e processi organizzativi da sviluppare. È un cammino inesorabile e necessario, ma non si può pensare di percorrerlo inzuppando le norme qua e là di bellissimi principi generali, tutti da concretizzare (prima o poi...).

E arriviamo adesso agli ultimi giorni. Perché è alle porte l'ultimo decretone "Digitalia" contenente le "Disposizioni urgenti per l'Agenda digitale italiana e le start up innovative e ulteriori disposizioni per la crescita e lo sviluppo del Paese". Il testo del decreto è stato diffuso nella sua forma pressoché definitiva, ma non certo per una democratica "pubblica consultazione", in modo da ricevere critiche e apportare necessarie correzioni, ma si presume solo per ricevere in modo presuntuoso i primi applausi ancora prima della sua pubblicazione. Gli applausi, infatti, quasi all'unanimità sono arrivati, ma in verità la montagna ha partorito un topolino.

Un, due, tre stella!
Leggendo questo fiume in piena contenuto nel Decreto Digitalia, pieno zeppo di princìpi e impegni entusiasmanti, in un fantasioso e spumeggiante brindisi al miracoloso bit, non ho potuto fare a meno di pensare al gioco "un, due e tre stella". Lo ricordate?
Ho immaginato il serioso prof. Monti (insieme ai suoi ministri) intento a contare, mentre dietro di lui tutte le PA italiane, in una controversa sarabanda, fanno qualche saltino qua e là per arrivare non si sa bene a quale traguardo. Anche perché le normative e gli strumenti (come i nomi degli organismi istituzionali) cambiano ogni volta. Qualche PA arriva anche vicina a toccare il muro, ma poi la regola cambia e si ritorna indietro!
Questo sta succedendo in Italia. E non si può che essere sconcertati, se si ha davvero a cuore la normativa su queste delicate materie, osservando lo scempio che si sta compiendo in questi anni.

Le amministrazioni sono in una paralisi deprimente. Basta guardare l'indagine sviluppata dall'associazione ANORC sul reale stato della digitalizzazione in Italia per rendersi conto di quanto siamo lontani dal raggiungimento di risultati concreti e di quale rischio corrono i nostri archivi quando si impongono processi delicati (si pensi, per fare qualche esempio, alla pubblicità legale online o ai certificati medici digitali) senza organizzare con pazienza certosina l'innovazione informatica.

Giochiamo a nascondino?
Ho sfogliato oggi le 115 pagine dell'ultima bozza del Decreto Digitalia. C'è di tutto, altro che Codice dell'amministrazione digitale! E mi viene spontaneo chiedermi: ma qualcuno nelle PA italiane ha mai avuto l'incredibile coraggio di sfogliarlo davvero quel Codice? Si ricorda che esiste ancora? E adesso il legislatore italiano ha l'ardire di propinare alle PA e ai cittadini italiani un nuovo testo ancora più lungo e farraginoso?

A proposito, ricordo che il CAD contiene una norma di chiusura (art. 89) che recita espressamente: "la Presidenza del Consiglio dei Ministri adotta gli opportuni atti di indirizzo e di coordinamento per assicurare che i successivi interventi normativi, incidenti sulle materie oggetto di riordino siano attuati esclusivamente mediante la modifica o l'integrazione delle disposizioni contenute nel presente codice". Invece, nonostante questo importante articolo, ancora una volta il CAD viene in parte rattoppato, in parte dribblato e in parte superato da questa nuova, caotica normativa. E poi, mi chiedo ancora: ma l'Agenda Digitale Italiana non avrebbe dovuto essere inserita nel CAD? Non ha meritato l'Agenda Digitale di essere inserita lì o è stato il Codice ad essere ritenuto troppo modesto per cotanta innovazione? Oppure, peggio, il legislatore italiano non si è proprio posto il problema? Eppure sempre di digitale si parla, no?
E continuiamo allora a procedere in parallelo, con normative che tra loro giocano a nascondino in un vorticoso avvicendarsi di leggi piene zeppe di princìpi, magari anche lungimiranti, ma inevitabilmente non concretizzabili.

Il gioco del dottore
C'è di tutto in questo Decretone-Minestrone. Dal documento digitale unificato, al domicilio legale del cittadino; dalla trasmissione dei documenti in via telematica tra PA e tra privati sino alla conservazione degli atti notarili; dall'istruzione digitale alla sanità digitale; dalla moneta elettronica al commercio elettronico; dalle start up innovative alla giustizia digitale; sino ad arrivare all'eliminazione del registro dell'alcool etilico e all'ampliamento delle attività delle imprese ittiche!
Il disorientamento è inevitabile quando si ha la sventura di leggere il testo. Ma poi si guarda un po' in giro, qua e là in questa maionese impazzita, e si ha modo di osservare le grandi novità: cartella clinica digitale (entro il 1° gennaio 2013), fascicolo sanitario elettronico, per passare poi alle nuove regole dell'amministrazione digitale, all'istruzione completamente digitalizzata (fascicoli elettronici per gli studenti, centri scolastici digitali, e-book e così via), giustizia digitale a suon di PEC.

Un caos disarmante di tanti - e nella maggior parte dei casi vecchi - princìpi generali.
Ma ci ricordiamo tutti che il CAD aspetta ancora da anni oltre 40 decreti attuativi per essere concretizzato? Vogliamo ancora riempirci la bocca di proclami senza speranza di realizzazione? Non ne abbiamo abbastanza?
Come si può parlare senza arrossire di documenti digitali se si attendono le regole tecniche sulla gestione e conservazione informatica dei documenti? Dove si sono arenate le regole tecniche sulla firma elettronica avanzata? Quanto si deve aspettare ancora per la pubblicazione in GU delle Linee guida per la dematerializzazione della documentazione clinica in diagnostica per immagini (documento su cui si sta lavorando da più di sei anni!)?

Forse il legislatore gioca a fare il timido con questi documenti così delicati e riservati che magari, invece, sono già pronti. Forse sono lì, proprio lì, ma occorre giocare un po' per arrivare a leggerli e farli finalmente approvare a chi di competenza.

Di certo con la privacy degli italiani il legislatore gioca meno, e incredibilmente nel decretone-panettone che avrebbe dovuto interessarsi di tutt'altro ha ritenuto utile infilare anche una norma (l'art. 62 del testo) che intende incidere ancora una volta sulle definizioni del Codice per la protezione dei dati personali, senza pensare che una riforma del genere (che vorrebbe avvicinare concettualmente l'interessato al trattamento alla figura del consumatore) andrebbe a violare importanti princìpi comunitari in materia.

Il "fai da te"
Alla fine, con queste leggi così disordinate e contraddittorie e con questo modo di procedere a tentoni, con l'avvicendarsi di normative generali che non vengono mai completate dalle ormai necessarie e indispensabili normative tecniche, continueranno a farsi strada solo e soltanto quelle poche, sopravvissute pubbliche amministrazioni che ancora sono capaci oggi di fare innovazione e sviluppare best practice, pur in assenza di certezze. Perché in un quadro normativo del genere la certezza del diritto si è persa da tempo.

E, come sempre, noi italiani ci arrangeremo come abbiamo sempre fatto (e con rischi altissimi per i cittadini digitali, perché - ricordiamocelo - il web e il digitale sono strumenti importantissimi e innovativi, ma sono delicati e vanno utilizzati con cura). Ma poi, insomma, alla fin fine... che ci importa delle norme? Evviva il "fai da te"! Del resto, "la masturbazione è gratuita, pulita, comoda, e non presenta il pericolo di fare torti ad altri... e poi non devi tornare a casa al freddo. Ma è solitaria" (Robert A. Heinlein). E l'Italia, con o senza Agenda Digitale, procedendo in questo modo, si isolerà dall'Europa e dal resto del mondo.
Ed Ennio Flaiano, in proposito, ci ha ricordato che "chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà"... quanto aveva ragione, e come lo sanno bene ormai tutte le PA italiane!

Avv. Andrea Lisi
Digital&Law Department - Studio Legale Lisi
ANORC (Associazione Nazionale Operatori e Responsabili della Conservazione digitale)
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24 Commenti alla Notizia Digilandia, il Governo Monti nel Paese delle Meraviglie Digitali
Ordina
  • Caro Andrea, spero che avrai modo di leggere questo commento perchè aggiungo benzina al fuoco. Il ministro Fazio aveva creato una commissione che ha cooptato esperti (veri) ed esponenti delle varie specialità mediche per definire le linee di indirizzo nazionali per la telemedicina. Quasi un anno di lavori, un documento semplice, snello, (ovvio che il mio parere sia di parte, ero nel gruppo ed ogni scarrafone e' bello a mamma sua) approvanto con i complimenti dal consigli sanitario nazionale, con il placet anche delle direzioni coinvolte del ministero della salute....
    Giace in un cassetto, non se ne fa menzione ne' se ne riprendono i principi nel documento che citi ... non aggiungo altro per evitare che "La redazione con i controlli a campione si riserva di cancellare qualsiasi contenuto ingiurioso, volgare, illegale o contrario alla policy" Sorride
  • ho finito adesso di leggere il decretone di Monti & C.
    quanto ha ragione l'avv. Lisi...
    ma non si rendono proprio conto questi qui dei danni che fanno?
    mah, 'sti soloni, professori tanto bravi e rispettati, sono almeno con il digitale davvero poco concreti e poco aggiornati
    (credo sinceramente che dietro tutta questa accozzaglia di principi ci sia un'accozzaglia di fornitori di servizi informatici che consiglia...male, molto male, purtroppo)
    ciao a tutti e amaramente dico bell'articolo che fa riflettere tanto
  • tra smart city, open gov e tutte queste "novità" all'ultima moda, non ci si rende conto di quanto siano indietro le amministrazioni italiane e ci si dimentica (denotando davvero incredibile ignoranza in materia da parte di chi oggi ci governa e si permette di legiferare senza sapere) che il presupposto di qualsiasi politica e-gov per l'Italia deve necessariamente partire dal documento (amministrativo) e dall'archivio digitale, altrimenti si continua a parlare di aria fritta!
    complimenti vivissimi all'avvocato Lisi
    non+autenticato
  • A me sembra che questo articolo non dica assolutamente niente, se non che all'autore non piace il decreto. Per un articolo di diecimila battute, mi sembra un bel risultato. Io sono arrivato a questo articolo cercando il testo del decreto, perché mi interessava leggerlo... mi chiedo quanti dei plaudenti che hanno apprezzato questo articolo lo abbiano fatto, prima di dire che Lisi ha ragione. Io non l'ho ancora letto tutto, ma cito semplicemente l'art. 4:
    "Anagrafe nazionale della popolazione residente
    1. Per accelerare il processo di automazione amministrativa e migliorare i servizi per i cittadini, le imprese e le pubbliche amministrazioni, riducendone i costi connessi, è istituita l’Anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR).
    2. L’ANPR subentra, per tutte le finalità previste dalla normativa vigente, alle anagrafi della popolazione residente tenute dai comuni..."

    Ora, magari si potrà dubitare che il governo riesca ad attuare questo articolo, ma dire che "Si continua a ruotare sempre intorno ai soliti princìpi generali" mi sembra davvero fuori luogo. In realtà l'anagrafe unica è suggerita da tempo da molti, proprio perché ottomila comuni sprecano risorse per fare tutti la stessa cosa, ma ognuno con il suo programma, costoso e compatibile solo con sé stesso, e con il problema del riuso del software che, quello sì, è una peculiarità italiana. Quindi sì, in questo caso la digitalizzazione può fare risparmiare parecchio ai comuni e sì, ci sono novità importanti contenute nel decreto. Anche perché molte delle difficoltà nell'informatizzare la PA partono proprio dalle incompatibilità generate da questa replica inutile di sforzi su migliaia di amministrazioni... e dalle resistenze dei rispettivi amministratori.
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    Modificato dall' autore il 27 settembre 2012 01.46
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  • - Scritto da: unaltro
    > A me sembra che questo articolo non dica
    > assolutamente niente, se non che all'autore non
    > piace il decreto.

    ***eccolo qui il critico sapientone!Sorride***

    >Per un articolo di diecimila
    > battute, mi sembra un bel risultato. Io sono
    > arrivato a questo articolo cercando il testo del
    > decreto, perché mi interessava leggerlo... mi
    > chiedo quanti dei plaudenti che hanno apprezzato
    > questo articolo lo abbiano fatto, prima di dire
    > che Lisi ha ragione. Io non l'ho ancora letto
    > tutto, ma cito semplicemente l'art. 4:
    >
    > "Anagrafe nazionale della popolazione residente
    > 1. Per accelerare il processo di automazione
    > amministrativa e migliorare i servizi per i
    > cittadini, le imprese e le pubbliche
    > amministrazioni, riducendone i costi connessi, è
    > istituita l’Anagrafe nazionale della popolazione
    > residente
    > (ANPR).
    > 2. L’ANPR subentra, per tutte le finalità
    > previste dalla normativa vigente, alle anagrafi
    > della popolazione residente tenute dai
    > comuni..."


    ***Ma almeno il Codice dell'amministrazione digitale l'hai letto "un altro"? l'hai ma letto l'articolo (inattuato) sull'Indice Nazionale delle Anagrafi? Si tratta dell'art. 62 del CAD che avrebbe dovuto attuare una legge del 1954 (attraverso gli strumenti informatici appunto!). Che grande novità questa ANPR! Cambiamo il nome all'INA e siamo tutti più contenti!
    Ma ti rendi conto di ciò che scrivi prima di contestare un articolo finalmente chiaro, critico e autorevole su questa materia???***


    > Ora, magari si potrà dubitare che il governo
    > riesca ad attuare questo articolo, ma dire che
    > "Si continua a ruotare sempre intorno ai soliti
    > princìpi generali" mi sembra davvero fuori luogo.
    > In realtà l'anagrafe unica è suggerita da tempo
    > da molti, proprio perché ottomila comuni sprecano
    > risorse per fare tutti la stessa cosa, ma ognuno
    > con il suo programma, costoso e compatibile solo
    > con sé stesso, e con il problema del riuso del
    > software che, quello sì, è una peculiarità
    > italiana.

    ***L'anagrafe unica era prevista da una legge del 1954 (24 dicembre 1954 n. 1228!!!!)***
    non+autenticato
  • > l'hai ma letto l'articolo (inattuato) sull'Indice Nazionale delle
    > Anagrafi? Si tratta dell'art. 62 del CAD che avrebbe dovuto attuare una
    > legge del 1954 (attraverso gli strumenti informatici appunto!).

    Quello che leggo è che l'INA è, appunto, un indice, ovvero le anagrafi rimangono presso i comuni con i loro costi, e "alimentano" l'indice, mentre un'anagrafe unica è, appunto, unica, e sostituisce quelle dei comuni. Nella descrizione dell'INA non vedo niente che dica che sostituisce le anagrafi dei comuni. La legge è del '54, quando certo non potevano pensare ad un'anagrafe centralizzata, e infatti dice che ogni comune tiene la sua. Il CAD dice solo che questo indice è realizzato con strumenti informatici, non che i comuni smettono di avere la propria. Sbaglio?
  • - Scritto da: unaltro
    > > l'hai ma letto l'articolo (inattuato)
    > sull'Indice Nazionale delle
    >
    > > Anagrafi? Si tratta dell'art. 62 del CAD che
    > avrebbe dovuto attuare una
    >
    > > legge del 1954 (attraverso gli strumenti
    > informatici appunto!).
    >
    >
    > Quello che leggo è che l'INA è, appunto, un
    > indice, ovvero le anagrafi rimangono presso i
    > comuni con i loro costi, e "alimentano" l'indice,
    > mentre un'anagrafe unica è, appunto, unica, e
    > sostituisce quelle dei comuni. Nella descrizione
    > dell'INA non vedo niente che dica che sostituisce
    > le anagrafi dei comuni. La legge è del '54,
    > quando certo non potevano pensare ad un'anagrafe
    > centralizzata, e infatti dice che ogni comune
    > tiene la sua. Il CAD dice solo che questo indice
    > è realizzato con strumenti informatici, non che i
    > comuni smettono di avere la propria.
    > Sbaglio?

    ^^^Sbagli! l'Indice Nazionale delle anagrafi avrebbe dovuto essere alimentato dai singoli comuni, ma avrebbe dovuto essere appunto UNICO.
    oppure grazie all'informatica pensi forse che possa essere sufficiente che un bambino esca dall'utero di sua mamma affinchè il cervellone del Ministero dell'Interno lo inserisca automaticamente su un server innovativo (magari servendosi di SIRI della Apple)?!?Con la lingua fuori
    In ogni caso, quanto hai riportato conferma quanto detto da Lisi e, cioè, che nel decretone ci sono poche, confuse novità, ancora totalmente deregolamentate ed espresse in principi generalissimi che poco aiutano a concretizzare qualcosa!
    ma dove vivi? in Italia o su un isola del Pacifico con un i-pad in mano dove inserire direttamente i dati della tua famiglia, previa autenticazione con impronta digitale?
    e come verrebbe alimentata questa anagrafe centrallizzata se ancora non non siamo riusciti a diffondere un'identità digitale unica (pur presente in tante, troppe leggi)??
    e questa enorme base di dati dell'anagrafe come sarebbe gestita e conervata? se le regole della conservazione dei docuementi informatici non ci sono????

    come vedi quanto affermi conferma solo quanto sostenuto da Lisi nel suo vivace e ottimo pezzo!

    ciao
    non+autenticato
  • Non ci capiamo, credo. La legge del '54 istituisce le anagrafi comunali *e* l'INA. L'INA, unico, viene alimentato dalle anagrafi comunali, ovvero hai una copia (completa) delle informazioni presso il comune (dove la mamma si reca a inserire i dati) e poi, idealmente, almeno una parte di queste informazioni dovrebbero andare all'INA, unico e centralizzato, perché si sappia in quale comune cercare la persona e le sue informazioni complete. Così ho capito il processo pensato nel '54, quando l'anagrafe aveva tante schedine di cartoncino e un'unica anagrafe centralizzata sarebbe stata inaccessibile per chiunque.
    Il CAD non cambia questa organizzazione, ma la informatizza.
    Il nuovo articolo cambia l'organizzazione: "L’ANPR subentra, per tutte le finalità previste dalla normativa vigente, alle anagrafi della popolazione residente tenute dai comuni, all'INA e all'AIRE". Il che vuole dire che quando la mamma va al comune, l'impiegato non inserisce più il neonato nel database locale dell'anagrafe del locale del comune, ma lo inserisce *solo* in quello nazionale, al quale accede tramite rete. Dal punto di vista di mamme e uteri, non cambia niente: dal punto di vista organizzativo e dei costi, sì.

    Ora, magari continuo a sbagliarmi nell'interpretazione, ma se vuoi insistere dimmi chiaramente quale parte dell'una o dell'altra legge sto interpretando male.
  • >
    > Ora, magari continuo a sbagliarmi
    > nell'interpretazione, ma se vuoi insistere dimmi
    > chiaramente quale parte dell'una o dell'altra
    > legge sto interpretando
    > male.

    ***Appunto, interpretiamo in maniera diversa norme molto generiche che continuano a rimanere inattuate! proprio quello che Lisi afferma nel suo pezzo (e che frettolosamente e spocchiosamente hai riferito che non diceva nulla)!
    inoltre, ti ricordo che nel pezzo (che avresti dovuto leggere con maggiore attenzione) Lisi ha affermato che nel decreto ci sono poche cose nuove e comunque molto generiche e quanto da te riportato ne è appunto la conferma, o no?
    ciao
    non+autenticato
  • Non vedo cosa tu trovi di generico nella scomparsa delle anagrafi comunali. Comunque mi pare che la discussione abbia esaurito i suoi contenuti.
  • - Scritto da: unaltro
    > Non vedo cosa tu trovi di generico nella
    > scomparsa delle anagrafi comunali. Comunque mi
    > pare che la discussione abbia esaurito i suoi
    > contenuti.

    eliminiamo le anagrafi comunali
    puff
    magia
    e si fa!
    tutto qui: eccolo il nuovo miracolo digitale italiano!
  • Questo è un problema diverso, ed è esattamente la critica di merito (seppure, permetterai, un po' genericaOcchiolino ) che avrebbe senso in un articolo di PI. Ma porsi questo problema vuole prima di tutto aver capito che nel decreto ci sono novità: apprezzabili o meno, ma ci sono.
  • - Scritto da: unaltro
    > Questo è un problema diverso, ed è esattamente la
    > critica di merito (seppure, permetterai, un po'
    > genericaOcchiolino ) che avrebbe senso in un articolo di
    > PI. Ma porsi questo problema vuole prima di tutto
    > aver capito che nel decreto ci sono novità:
    > apprezzabili o meno, ma ci
    > sono.

    ***in verità, come ti è stato già detto da altri, l'autore del pezzo ha scritto che le novità sono poche rispetto a quanto sbandierato in questi giorni oppure avrebbe dovuto fare, secondo te, un lungo elenco di articoli di legge e specificare cosa c'è di nuovo e cosa di vecchio nel testo normativo? sarebbe uscito un volume di mille pagine non un articolo da pubblicare su PI!
    ma ti rendi conto di ciò che dici?
    e la critica "di merito" che io ho fatto, forse neppure te ne sei reso conto, è esattamente la stessa critica che emerge dalla lettura dell'articolo di Lisi: e cioè che nel decretone c'è un'accozzaglia di principi spesso più vecchi che nuovi che non possono essere concretizzati senza regole tecniche (e avrebbero dovuto essere inseriti per garantire maggiore sistematicità al nostro ordinamento nel CAD piuttosto che in un'altra, ennesima normativa)
    a sembra una critica giusta e pertinente e ovviamente sintetica ed efficace perchè inserita non in un saggio universitario, ma in un articolo da pubblicarsi appunto su PI
    ciao
  • In realtà, chi non ha voglia di fare l'elenco sono ioOcchiolino
  • Secondo me la ricetta giusta è meno chiacchiere e più deregolamentazione, il governo dovrebbe metterci mano il meno possibile sulla rete. L'unico loro cruccio dovrebbe essere quello di informatizzare/automatizzare (digitalizzare o come volete dirlo) gran parte degli apparati dello stato in modo che il cittadino con acccesso ad internet (magari incentivandolo all'aquisto di un terminale e dell'accesso alla rete) non sia obbligato a fare la spola tra mille uffici diversi e fare file chilometriche (anche il nostro tempo perso vale qualcosa). Si rispamierebbero tanti tanti soldini e soprattutto si potrebbero mandare a casa buona parte degli statali che in realtà prendono uno stipendio pagato dai cittadini onesti senza apportare nessun beneficio alla collettività. Alla fine tutti sti decreti, commissioni e agenzie servono solo ad ingrassare i soliti amici degli amici.
    non+autenticato
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