Cristina Sciannamblo

New York Times, la stretta cinese

La Cina rende inaccessibile il sito web del quotidiano statunitense, colpevole di aver pubblicato un articolo che rovistava nel conto in banca del premier Wen Jiabao. Che, da parte sua, ha avallato l'immediata stretta censoria

Roma - Rivelazioni sul patrimonio economico del premier Wen Jiabao: è bastato questo perché la Cina procedesse all'inibizione degli accessi del sito del New York Times e al blocco della maggior parte dei siti più visitati nel paese asiatico.

Nei giorni scorsi il quotidiano statunitense ha pubblicato un articolo nel quale si riportava che la famiglia del premier asiatico può contare su un capitale corrispondente a oltre 2 miliardi di euro. Un successo economico straordinario considerate le origini modeste di cui Wen Jiabao si è sempre vantato. La testata d'Oltreoceano notava, inoltre, come anche le persone più vicine al leader cinese avessero raggiunto un livello di benessere invidiabile nel giro di pochi anni.

I redattori del giornale precisano che le cifre divulgate scaturiscono dalla consultazione di documenti ufficiali. Una sicurezza sulle fonti che, tuttavia, non ha spinto gli autori del report oltre il muro delle mere supposizioni. Un'accusa diretta di corruzione, infatti, non sarebbe stata supportata da prove concrete.
Tuttavia, i metodi giornalistici del NYT non hanno superato l'esame del governo cinese, considerando che proprio quest'ultimo si sta preparando all'inaugurazione del diciottesimo Congresso Nazionale dei Partito Comunista previsto per il mese prossimo. Altri siti come Facebook, Twitter e YouTube hanno subito le stesse sorti del quotidiano statunitense.

Cristina Sciannamblo
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3 Commenti alla Notizia New York Times, la stretta cinese
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  • "un articolo che rovistava nel conto in banca del premier Wen Jiabao."
    peccato che l'articolo dica espressamente che NESSUN documento consultato riportava il nome di Wen Jiabao
    "The review of the corporate and regulatory records, which covers 1992 to 2012, found no holdings in Mr. Wen’s name"
    figuriamoci se hanno visto il suo conto in banca. Il governo cinese ha sbagliato a censurare il NYTimes, mentre farebbe benissimo a censurare titoli del genere.
    non+autenticato
  • 1) domanda:

    davvero è stata "la Cina" a rendere inaccessibile il sito in oggetto ed altri ancora, oppure sono stati gli STATALI cinesi? Davvero è stata fatta la volontà dei cittadini cinesi, oppure quegli STATALI hanno, come loro solito, come ovunque nel mondo, fatto gli interessi delle Elite?


    2) domanda:

    davvero pensate si possa fare un minimo passo in avanti, nel mondo intero, senza indicare a dito coloro i quali hanno smesso di essere semplici cittadini e sono divenuti quegli esseri superiori che sono gli STATALI in qualsiasi Paese del mondo?


    3) domanda:

    davvero pensate di non poter far nulla per cambiare radicalmente il mondo? perché non la finite di lamentarvi dei vari politici, perché non afferrate invece anche voi il toro per le corna ed insieme lo buttiamo finalmente giù?


    Nessuna evoluzione reale vi sarà mai fin tanto che una minoranza si approprierà dei ruoli pubblici, privando i cittadini del sacrosanto diritto di partecipare alla gestione della loro Res Publica.

    Nessuna evoluzione reale vi sarà mai fin tanto che non reclameremo il nostro diritto di equa partecipazione a turno nei pubblici impieghi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Danilo DAntonio
    > 1) domanda:
    > davvero è stata "la Cina"
    >
    > 2) domanda:
    > davvero pensate
    >
    > 3) domanda:
    > davvero pensate

    Quarta domanda: a chi lo stai domandando?