Cristina Sciannamblo

Australia, Google deve risarcire per la diffamazione

BigG dovrà pagare una multa pari a circa 164mila euro per aver pubblicato contenuti diffamatori. Secondo i giudici, il motore di ricerca è responsabile della pubblicazione. Possibile il ricorso in appello

Roma - 200mila dollari australiani (circa 164mila euro): è la pena pecuniaria stabilita dalla giustizia australiana a Google dopo la condanna per diffamazione a danno di un utente del motore di ricerca.

Si chiude dunque una vicenda rilevante per l'interpretazione giuridica relativo alla diffamazione operata attraverso i risultati di ricerca dei motori di ricerca: Google è stato considerato dai giudici non come mero aggregatore, bensì alla stregua di un editore in grado di discernere tra i contenuti trattati. Non a caso, David Beach, magistrato che ha imposto il pagamento della multa, così ha motivato la propria decisione: "Google è come il giornalaio che vende un giornale contenente un articolo diffamatorio".

Dunque, se per la Corte non c'è stata una specifica intenzione di pubblicare materiale diffamatorio ai danni di Milorad Trkulja, ai sensi della legge sulla diffamazione esiste la chiara intenzione da parte dell'aggregatore di pubblicare risultati di ricerca che riportano contenuti contestati.
Dal canto suo, Google insiste nel sostenere di non essere responsabile per il materiale pubblicato da altri, ammettendo la possibilità di ricorrere in appello.

Cristina Sciannamblo
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11 Commenti alla Notizia Australia, Google deve risarcire per la diffamazione
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  • "Google è come il giornalaio che vende un giornale contenente un articolo diffamatorio".

    In pratica secondo questo giudice, ogni edicolante e' tenuto a leggere tutto quello che mette in vendita e decidere autonomamente se un certo contenuto sia o meno diffamatorio, e in tal caso toglierlo dalla vendita.

    Siamo al delirio!
  • Quindi all'edicola prima di vendere i giornali, i giornalai li leggono tutti per vedere se in qualcuno qualcosa non và?
    Voglio sperare sia un errore di traduzione...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Anonimo
    > Quindi all'edicola prima di vendere i giornali, i
    > giornalai li leggono tutti per vedere se in
    > qualcuno qualcosa non
    > và?
    > Voglio sperare sia un errore di traduzione...

    No, è la notizia che è riassunta molto male. È saltato l'introduzione:

    http://punto-informatico.it/3638304/PI/News/austra...

    In breve: il ricorrente aveva chiesto espressamente a Google di togliere alcuni contenuti dalla ricerca che comparivano con il suo nome e cognome (è un nome molto raro in Australia, probabilmente l'unico). Solo al rifiuto di Google è scattata la causa in tribunale.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: Anonimo
    > > Quindi all'edicola prima di vendere i giornali,
    > i
    > > giornalai li leggono tutti per vedere se in
    > > qualcuno qualcosa non
    > > và?
    > > Voglio sperare sia un errore di traduzione...
    >
    > No, è la notizia che è riassunta molto male. È
    > saltato
    > l'introduzione:
    >
    > http://punto-informatico.it/3638304/PI/News/austra
    >
    > In breve: il ricorrente aveva chiesto
    > espressamente a Google di togliere alcuni
    > contenuti dalla ricerca che comparivano con il
    > suo nome e cognome (è un nome molto raro in
    > Australia, probabilmente l'unico). Solo al
    > rifiuto di Google è scattata la causa in
    > tribunale.

    E quindi se all'edicola arriva un tizio qualsiasi e chiede di togliere dalla vendita un dato giornale perché contiene affermazioni che lui considera diffamatorie nei suoi confronti, il giornalaio è tenuto ad eseguire?
    jaro
    321
  • - Scritto da: jaro

    > E quindi se all'edicola arriva un tizio qualsiasi
    > e chiede di togliere dalla vendita un dato
    > giornale perché contiene affermazioni che lui
    > considera diffamatorie nei suoi confronti, il
    > giornalaio è tenuto ad
    > eseguire?

    Assolutamente no, almeno non Italia, e dubito persino in Australia. Ma la frase fra virgolette è comparsa su http://phys.org/ (un sito che ha base in Gran Bretagna, non in Australia), non sul New York times . Bisogna mestamente constatare che oltre ai giornali scandalistici sui peccati di letto di questa e quella celebrità, pullulano siti scandalistici su vicende informatiche (in particolare sull'argomento internet), di pari spessore e di attendibilità paragonabile.

    In soldoni: quel virgolettato è stato inventato di sana pianta. Deluso
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: jaro
    >
    > > E quindi se all'edicola arriva un tizio
    > qualsiasi
    > > e chiede di togliere dalla vendita un dato
    > > giornale perché contiene affermazioni che lui
    > > considera diffamatorie nei suoi confronti, il
    > > giornalaio è tenuto ad
    > > eseguire?
    >
    > Assolutamente no, almeno non Italia, e dubito
    > persino in Australia. Ma la frase fra virgolette
    > è comparsa su http://phys.org/ (un sito che ha
    > base in Gran Bretagna, non in Australia), non sul
    > New York times . Bisogna
    > mestamente constatare che oltre ai giornali
    > scandalistici sui peccati di letto di questa e
    > quella celebrità, pullulano siti scandalistici su
    > vicende informatiche (in particolare
    > sull'argomento internet), di pari spessore e di
    > attendibilità
    > paragonabile.
    >
    > In soldoni: quel virgolettato è stato inventato
    > di sana pianta.
    >Deluso
    pure le motivazioni del "illecito" sono inventate di sana pianta, direi.
    Poi uno si chiede perche' parlamentari avvocati (e giudici), su questi temi, non sono molto amatiCon la lingua fuori
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > - Scritto da: Leguleio
    > > - Scritto da: jaro
    > >
    > > > E quindi se all'edicola arriva un tizio
    > > qualsiasi
    > > > e chiede di togliere dalla vendita un dato
    > > > giornale perché contiene affermazioni che
    > lui
    > > > considera diffamatorie nei suoi confronti,
    > il
    > > > giornalaio è tenuto ad
    > > > eseguire?
    > >
    > > Assolutamente no, almeno non Italia, e dubito
    > > persino in Australia. Ma la frase fra virgolette
    > > è comparsa su http://phys.org/ (un sito che ha
    > > base in Gran Bretagna, non in Australia), non
    > sul
    > > New York times . Bisogna
    > > mestamente constatare che oltre ai giornali
    > > scandalistici sui peccati di letto di questa e
    > > quella celebrità, pullulano siti scandalistici
    > su
    > > vicende informatiche (in particolare
    > > sull'argomento internet), di pari spessore e di
    > > attendibilità
    > > paragonabile.
    > >
    > > In soldoni: quel virgolettato è stato inventato
    > > di sana pianta.
    > >Deluso
    > pure le motivazioni del "illecito" sono inventate
    > di sana pianta,
    > direi.

    Le motivazioni non si inventano: si espongono. Vedremo, quando saranno rese pubbliche, su che cosa si basano, e se passeranno il vaglio del processo d'appello.
    Trarre conclusioni da un processo di primo grado è sempre affrettato.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    >
    > Le motivazioni non si inventano: si espongono.
    > Vedremo, quando saranno rese pubbliche, su che
    > cosa si basano, e se passeranno il vaglio del
    > processo
    > d'appello.
    > Trarre conclusioni da un processo di primo grado
    > è sempre
    > affrettato.
    mah non direi. Gia il processo e' "inventato"... nel senso che sta in piedi grazie a un idea distorta... quindi a maggior ragione le motivazioni che portano a condanna..
    Purtroppo finche sta gente non muore di vecchiaia, non credo che la situazione migliorera' di moltoCon la lingua fuori
    non+autenticato
  • - Scritto da: bubba
    > - Scritto da: Leguleio
    >
    > >
    > > Le motivazioni non si inventano: si espongono.
    > > Vedremo, quando saranno rese pubbliche, su che
    > > cosa si basano, e se passeranno il vaglio del
    > > processo
    > > d'appello.
    > > Trarre conclusioni da un processo di primo grado
    > > è sempre
    > > affrettato.

    > mah non direi. Gia il processo e' "inventato"...

    Ripeto, il legale del ricorrente aveva tentato di convincere Google Inc. "con le buone". Non avendo ottenuto alcun risultato, sono andati per vie legali, e siamo d'accordo che i tribunali non sono il mezzo più adatto per argomenti delicati come questi: sono un'accetta, non un bisturi.
    Forse, se si fossero mostrati più malleabili fin da subito...


    > nel senso che sta in piedi grazie a un idea
    > distorta... quindi a maggior ragione le
    > motivazioni che portano a
    > condanna..
    > Purtroppo finche sta gente non muore di
    > vecchiaia, non credo che la situazione
    > migliorera' di molto
    >Con la lingua fuori

    Ti deluderà sapere che Google Inc. è stato ritenuto responsabile dei danni da una giuria popolare, come è uso nei Paesi della common law . Qui trovi maggiori dettagli sulla vicenda:

    http://defamationwatch.com.au/200000-trkuljas-seco.../

    Una considerazione di tipo psicologico: in astratto, a leggere la notizia riassunta in tre righe dallo schermo di un PC, tu sei ovviamente portato a ritenere la vicenda assurda e priva di fondamento. Ma se fossi stato in quell'aula di tribunale, e avessi ascoltato le lagnanze dell'uomo dalla sua viva voce, se avessi potuto venire a sapere per filo e per segno tutte le volte che qualcuno dei suoi conoscenti gli ha chiesto di un criminale che lui non ha mai conosciuto (e di cui è semmai stato vittima), ecco, avresti votato anche tu per la colpevolezza di Google Inc.

    Il distacco dalle vicende altrui spesso porta a fare considerazioni fuori luogo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    > Le motivazioni non si inventano: si espongono.
    > Vedremo, quando saranno rese pubbliche, su che
    > cosa si basano, e se passeranno il vaglio del
    > processo
    > d'appello.
    > Trarre conclusioni da un processo di primo grado
    > è sempre
    > affrettato.

    A che serve allora il processo di primo grado?
    Non sarebbe piu' semplice fare subito l'appello?
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Leguleio
    >
    > > Le motivazioni non si inventano: si
    > espongono.
    > > Vedremo, quando saranno rese pubbliche, su
    > che
    > > cosa si basano, e se passeranno il vaglio del
    > > processo
    > > d'appello.
    > > Trarre conclusioni da un processo di primo
    > grado
    > > è sempre
    > > affrettato.
    >
    > A che serve allora il processo di primo grado?
    > Non sarebbe piu' semplice fare subito l'appello?

    Nel processo di primo grado si affrontano per la prima volta accusa e difesa. È quindi indispensabile. Ma trarre massime universali da questa fase è sbagliato, è come commentare una partita di calcio limitandosi al primo tempo.
    non+autenticato