Cristina Sciannamblo

Google e i governi sempre più impiccioni

Pubblicato l'ultimo report di BigG sulla trasparenza. Aumentano le richieste di rimozione dei contenuti e di accesso ai dati da parte delle autorità. E l'Italia si posizione sui gradini alti della classifica

Google e i governi sempre più impiccioniRoma - La sorveglianza dei governi nazionali sulle attività svolte in Rete dagli utenti è in crescita: è la prima chiara evidenza che emerge dal Google Transparency Report, giunto alla sua sesta edizione dopo essere stato lanciato nei primi mesi del 2010. I dati contenuti nel resoconto circa le richieste dei governi sui dati veicolati dal Web appartengono al periodo che va da gennaio a giugno 2012.

Comparando le informazioni ottenute dal secondo semestre del 2009 agli ultimi mesi di quest'anno, si può notare come le richieste di accesso ai dati degli utenti da parte di entità governative sia cresciuta progressivamente fino ad arrivare a 20.938 nella prima metà del 2012, relative a circa 34.614 account. Tra gli ultimi profili privati posti sotto osservazione, risulta una casella Gmail illustre, quella appartenete all'ex capo della CIA David Petraeus, costretto alle dimissioni in seguito alla scoperta di una relazione extraconiugale proprio grazie al controllo delle sue email da parte del FBI.

A guidare la classifica dei paesi che chiedono conto dei dati degli utenti in Rete vi sono gli Stati Uniti, con 7.969 richieste inoltrate da Washington, che Mountain View avrebbe esaudito, totalmente o parzialmente, nel 90 per cento dei casi. L'India occupa la seconda posizione, con 2.319 istanze di cui il 64 per cento accolto da BigG. Si tratta di dati che confermano ampiamente i report precedenti.
Per quanto concerne le istanze di rimozione dai servizi di BigG, il picco massimo si registra proprio nell'ultimo semestre analizzato, con 1.791 richieste da parte delle autorità governative di tutto il mondo finalizzate alla cancellazione di 17.746 contenuti presenti online.

Quanto alle richieste di takedown, Google spiega che governi e autorità giudiziarie le inoltrano per diverse motivazioni: accuse di diffamazione, violazione delle leggi locali che proibiscono i discorsi di odio o la pornografia, privacy, sicurezza, norme che variano da stato a stato e che riflettono differenti contesti legislativi e giuridici.

Nonostante anche questo tipo di pratica sia significativamente in crescita, le risposte negative di Mountain View aumentano. Tra i casi più indicativi citati nel report figurano, tra gli altri, la Russia, il cui Ministero dell'Interno ha avanzato la richiesta di rimozione di 160 video presenti su YouTube, veicolanti contenuti ritenuti estremisti; la Turchia, le cui autorità governative hanno inviato nell'arco di sei mesi 148 richieste di eliminazione di 426 clip presenti sul Tubo e di diversi contenuti ospitati su Blogger, fra i risultati del search, su Google Documents, tutti per violazione dell'identità e dei valori nazionali nonché lesivi dell'immagine di Ataturk.

Per quanto riguarda l'Italia, è possibile osservare una sensibile decrescita delle richieste di rimozione dei contenuti, che hanno registrato il picco (69 richieste) durante il primo semestre del 2010. Nell'ultimo semestre, Google ha ricevuto 18 istanze di rimozione per effetto di disposizioni giudiziarie e altre 7 richieste da parte delle forze di polizia, gran parte delle quali per ragioni di diffamazione (56 per cento), di privacy e sicurezza (13 per cento). In merito all'accesso ai dati degli utenti, l'Italia ha avanzato 841 richieste rispetto a 1054 account specificati, con una percentuale di accoglimento totale o parziale pari al 34 per cento. Si tratta di un dato che colloca il Belpaese al settimo posto della classifica composta da 31 nazioni, subito dietro a paesi come Stati Uniti (7.969), India (2.319), Brasile (1.566), Francia (1.546), Germania (1.533) e Regno Unito (1.425).

Non mancano le istanze pervenute dai detentori di copyright, circa la rimozione di risultati di ricerca che rimandano a materiali in presunta violazione del diritto d'autore. Le principali organizzazioni intervenute in questo senso sono l'azienda specializzata nella protezione del copyright Degban, British Recorded Music Industry (BPI), Recording Industry Association of America (RIAA), il servizio Takedown Piracy e il network mediatico Fox. Tra i domini specificati, figurano alcuni tra i principali aggregatori di file torrent. Dati che confermano in gran parte i risultati del copyright report pubblicato da BigG qualche mese fa. Tuttavia, nonostante l'impegno dimostrato da Mountain View per la rimozione dei contenuti illegali, l'industria discografica britannica auspica un intervento ancora più massiccio nei confronti della pirateria.

A commento dei dati emersi, l'analista responsabile della redazione del report di Google, Dorothy Chou, afferma che le informazioni trasmesse non sono che piccole prove che mostrano come i governi intervengano sulla Rete, dal momento che i vertici del colosso californiano non sono a conoscenza delle richieste che sono rivolte alle altre aziende IT e alle società operanti nel settore delle telecomunicazioni.

Cristina Sciannamblo
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