Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Tregenda digitale?

di M. Calamari - Agenda Digitale: una denominazione per un progetto tanto colossale quanto denso di presagi infausti. Vi aleggiano gli spettri dei fallimenti dell'Italia digitale del passato

Cassandra Crossing/ Tregenda digitale?Roma - Cassandra in termini moderni era turca, non italiana. Per questo è curioso che nell'italico paese solo Cassandra, che potrebbe per la sua nazionalità ben fregarsene, sia affetta da una curiosa sindrome. Mentre normalmente l'esposizione alle parole di moda di provenienza politica genera sonno o un'utile sordità selettiva, quella alla locuzione evergreen "Agenda Digitale" (ed i lettori mi perdonino le maiuscole!) genera invece una forma di eritema pruriginoso ai polpastrelli.

Nelle forme più forti come quella di oggi, spinge a grattarli sfregandoli contro i tasti di una tastiera, e siccome ha anche l'effetto di risvegliare qualche brandello di coscienza civica ed acuire una ben presente "vis polemica", sarete esposti a quando segue. Lettore avvertito...

Di cosa stiamo parlando?
Stiamo parlando della famosa "Agenda Digitale" italiana, prima buzzword (ooops... "parola di moda") e poi dal 2012 organizzazione governativa figlia legittima dell'Agenda Digitale Europea, a sua volta iniziativa digital-tuttologa comunitaria partita con una certa serietà a Bruxelles nel 2010.
L'Agenda Digitale è un concerto dove tra l'altro suonano ben 5 ministeri... ma cediamo loro la parola. Recita il sito istituzionale:
"L'Agenda Digitale Italiana (ADI) è stata istituita il primo marzo 2012 con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione; il Ministro per la coesione territoriale; il Ministro dell'istruzione, dell'università e della ricerca e il Ministro dell'economia e delle finanze. Il 4 ottobre 2012 è stato apporovato dal Consiglio dei Ministri il provvedimento Crescita 2.0 in cui sono previste le misure per l'applicazione concreta dell'ADI.
I principali interventi sono previsti nei settori: identità digitale, PA digitale/Open data, istruzione digitale, sanità digitale, divario digitale, pagamenti elettronici e giustizia digitale.
L'Agenda Digitale definisce, infatti, questi principali ostacoli che minano gli sforzi compiuti per sfruttare le ICT e indica la strategia unitaria a livello europeo volta al loro superamento individuando le aree d'azione che sono chiamati ad adottare gli Stati membri: 101 singole azioni suddivise in 7 pillars.
L'Italia però era fanalino di coda nelle classifiche europee, poiché i vincoli di bilancio hanno bloccato gli investimenti necessari per una rapida migrazione alla network society: un ritardo che doveva essere rapidamente colmato per non essere esclusi dalla competizione globale che oggi si gioca in Rete."
Da quello che il sito istituzionale dell'ADI mostra (a parte che l'uso del correttore ortografico è considerato opzionale), i fatti sono per ora limitati a nomine, la creazione di una "Cabina di Regia" e la definizione di "Azioni" suddivise in "Pillars" (che - direbbe il commissario Montalbano - verrebbe a dire "Pilastri").
Le iniziative europee sono talvolta fumose e dispersive, talaltra assai efficaci, ma sempre lente e lunghe, quindi l'Agenda Digitale Europea non merita ancora giudizi.
Al contrario la fiducia che il braccio italiano ispira in Cassandra è infinitesimale "from the beginning", e questo non solo perché la sua nascita non è particolarmente diversa da quella di tanti enti ed iniziative governative spesso inutili.

No, la sfiducia nasce dall'interpretazione, assai semplice ed inequivoca (a rischio di essere definita "qualunquista") di una lunga serie di fatti storici italiani di varie tipologie, nei quali per motivi temporali l'ADI non può entrarci nulla.

Cominciamo dal famigerato famoso "Progetto Socrate che negli anni 1995-1997 si proponeva di portare la fibra ottica nelle case di tutti gli abitanti in 19 grandi città italiane. In quel tempo Telecom era monopolista, il progetto era stimato nell'equivalente di 5,5 miliardi di euro (dicasi miliardi): prima dell'abbandono 2,5 miliardi (dicasi miliardi) sono stati effettivamente spesi. Soldi che, in buona sostanza, attraverso alchimie finanziarie e societarie, venivano dai soldi delle bollette di un monopolio per giunta sovvenzionato dallo Stato, e quindi dalle tasche degli italiani.
Unico risultato, milioni di tubi corrugati blu, neri o arancioni che emergono dal suolo vicino alle porte, talvolta chiusi da un tappo nero, talaltra aperti, ma comunque inconsolabilmente vuoti di fibra (e probabilmente non di topi).
Menomale che sono turca, sennò pensando che le pensioni degli italiani sono state mandate a ramengo per recuperare 3,5 miliardi mi arrabbierei...

Continuiamo. La firma digitale veniva istituita in Italia (primo paese al mondo) il 15/3/1997 con la legge n. 59, ed immediatamente dotata di un ottimo regolamento attuativo e di disciplinari tecnici. Dopo un paio d'anni i dispositivi di firma potevano essere acquistati anche dai privati cittadini. Nei successivi 10 anni la firma digitale è stata riformata, moltiplicata, differita, frammentata. I dispositivi di firma "normali" sono stati affiancati da Carta Nazionale dei Servizi, Carta di Identità Elettronica, Carte Regionali dei Servizi, Tessere Sanitarie ed altre ancora, senza che nessuno cercasse di mettere ordine nella confusione mentale che tutto questo provocava nella testa dei cittadini.
A parte il nutrito drappello degli amministratori delegati di tutte le società italiane, che sono stati obbligati da subito a richiedere oltre un milione di dispositivi di firma altrimenti non avrebbero potuto presentare i bilanci (e se ne sono subito disinteressati riempiendone i cassetti dei commercialisti), praticamente nessun cittadino, avvocati a parte, ha acquistato un dispositivo di firma, e le pubbliche amministrazioni non permettono in pratica di usare la firma digitale, visto che non pubblicano o pubblicano controvoglia le modalità per farlo.
In compenso la maggior parte dei cittadini italiani possiede e tiene nel portafoglio uno o più dispositivi di firma senza saperlo, in primis la tessera sanitaria in formato Smartcard.

E ancora. La C.I.E. Carta di Identità Elettronica è un'altra storia in cui lo Stato Italiano è arrivato quasi per primo, ed il cui regolamento attuativo, in origine ben fatto e rispettoso della privacy di cui Cassandra si è occupata ripetutamente, qui e qui, si è tradotto in una sperimentazione dai costi astronomici, in cui la C.I.E. veniva proposta ai cittadini a costi doppi di quella ordinaria, era rilasciata con contagocce (5, dicasi 5 carte al giorno all'anagrafe centrale di un noto capoluogo di una regione che comincia per "T") poi guasti, liste d'attesa, e rinvii per anni, fino alla notizia che la "sperimentazione" era finita e la C.I.E. ufficialmente defunta in attesa di "quella nuova".
L'unico fatto certo è che tutti i cittadini che hanno ottenuto la C.I.E. sono stati obbligati a depositare l'impronta digitale in barba alla legge stessa, e che queste impronte sono state raccolte in un mai precisato database. Ma tanto dar via anche la propria biometria è ormai sport praticato, visto che la privacy informativa e di relazione è da tempo di proprietà dei gestori di comunità sociali.

E poi la Posta Elettronica Certificata, altro record italiano, svilita dalla la CEC-PAC, un clone di cui nessuno sentiva il bisogno, teoricamente obbligatoria da anni per le pubbliche amministrazioni e gli iscritti agli ordini professionali.
Purtroppo non tanto "obbligatoria", visto che l'Agenzia delle Entrate del solito capoluogo ancora nel 2010 non solo era priva di indirizzo di PEC, ma nemmeno rispondeva alle mail normali pur se mandate all'indirizzo di posta istituzionale pubblicato sul sito. L'altro giorno ho avuto bisogno di porre una quesito via mail all'equivalente dell'Agenzia delle Entrate in francese: mi hanno risposto in 1 ora e 50 minuti.

E che dire della santa pubblicazione delle dichiarazioni dei redditi, passata da obbligo di legge a reato nel giro di 24 ore grazie alla solita pronta e fuori luogo azione del Garante? Pronta quando le proteste arrivano dai canali giusti, fuori luogo perché visto che solo i totali venivano pubblicati, non poteva servire ai criminali ma solo a Cassandra per sapere se il proprietario del palazzo di fronte paga o no le tasse.
L'Italia, se non lo sapete, è il paese in cui i dati pubblici sono negabili dalla pubblica amministrazione che non riconosca un "giustificato motivo" al richiedente... secondo ragione non si chiamano dati pubblici se sono interrati in uno scantinato accessibile solo il martedì ed il giovedì dalle 10 alle 12.

E poi....

...Basta, dopo milleduecento parole, appena sufficienti ad accennare alcuni dei disastri storici della telematica pubblica italiana, ma che spiegano chiaramente perché vivere nella società dell'informazione in Italia somigli alla sopravvivenza in una città telematica piena di relitti e di quartieri abbandonati, Cassandra vorrebbe dire qualcosa a chi opererà con incarichi decisionali e spenderà fondi nell'Agenda Digitale.

Signori, avete di fronte un lavoro difficilissimo, ed obiettivi così grandi da risultare poco credibili. Vi siete appiccicati addosso, o vi hanno appiccicato, temi epocali (e qualche volta massimalisti) come Infrastrutture e Sicurezza, Città Intelligenti, Governo Telematico, Competenze Digitali, Ricerca ed Innovazione, Commercio Elettronico. I vostri predecessori, su obiettivi enormemente più circoscritti, hanno fallito miseramente, talvolta per colpa loro, talaltra per il contrasto (ma forse sarebbe meglio parlare di sabotaggio) di chi inevitabilmente si oppone all'innovazione per i propri interessi. I soldi sono pochissimi, e sono tolti da tasche ormai vuote. Davvero vi proponete di realizzare quanto scrivete in Homepage?

I cittadini vi guardano ed aspettano (molti con poca fiducia) qualche risultato. Cominciate a rispondergli dal vostro sito istituzionale, togliete le fanfare e le dichiarazioni di intenti, e cominciate a pubblicare notizie, progressi, realizzate un canale non separato da quello istituzionale per raccogliere pareri e notizie.
Date un po' di speranza a chi vi ha fornito i soldi che spenderete...

Marco Calamari
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22 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Tregenda digitale?
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  • Mi ritrovo pienamente nelle parole che ho letto.
    Riporto un mio articolo sul mio blog di Febbraio 2009 intitolato 'perché non decollano facilmente normative sensate in informatica'.

    In un dibattito su una lista no1984.org qualcuno sosteneva che chi diventa politico, in seguito al suo ruolo comincia a fare str…ate altrimenti non si capiscono certe leggi che escono legate all’informatica (ma non solo).
    Dato che io sono abituato a presumere la buona fede delle persone la penso così.

    Immaginiamo che un qualsiasi tecnico per fare un esempio, o io per farne un altro, entrasse ‘nelle stanze del potere’ per fare passare delle normative, dovremmo riuscire a farle digerire a chi non capisce nulla, farle passare a chi antepone logiche ideologiche al buon senso oltretutto sullo stesso piano di gruppi di potere che magari hanno interessi contrapposti e che remano contro.
    Per non parlare poi dello sradicamento di logiche consolidate per cui la variazione è già vista male e quando sovvertite fanno di tutto per affossarne l’applicazione.
    Oltretutto occorrerebbe sfuggire alle facili contrapposizioni demagogiche, faccio un esempio è molto più difficile far capire perché per gran parte delle persone un disco criptato è una palla al piede, che far passare il messaggio che sei contrario a logiche di sicurezza.
    Questo per dire che purtroppo l’unica strada è far nascere una ‘coscienza del problema’, e spesso ci vogliono anni perché certe logiche comincino ad emergere, magari sulla spinta di qualche caso eclatante oppure perché la vittima è o rischia di essere qualcuno sotto i riflettori.
    In pratica non penso che tutti quelli al potere si ‘bevano il cervello’ ma che semplicemente devano mediare tra situazioni intricatissime oltretutto spendendoci la propria faccia.
  • Il problema è molto semplice: la malafede. La malafede dei funzionari pubblici che per farsi 'grandi' ai convegni inventano tutto all'infuori di quello che serve. E poi ci sono le aziende 'amiche' che sfruttano queste situazioni per vendere prodotti inefficienti e costosi tanti sanno che prima o poi saranno buttati via.
    Il problema non ne tecnico e neppure politico ma soltanto di mancanza di onestà.
  • Sarei curioso di sapere che mi dice Cassandra della mia Carta di Identità Elettronica, con cui vorrei firmare digitalmente ma non sono ancora stato in grado di capire come, con cui riesco ad accedere a praticamente tutti i siti istituzionali tranne che al mio fascicolo sanitario elettronico, per il quale necessito della Carta Regionale dei Servizi che è anche Tessera Sanitaria... Ho provato a domandare alle istituzioni competenti (per la CIE e per la CRS Toscana) ma senza avere risposte.
  • - Scritto da: cionimba
    > Sarei curioso di sapere che mi dice Cassandra
    > della mia Carta di Identità Elettronica, con cui
    > vorrei firmare digitalmente ma non sono ancora
    > stato in grado di capire come, con cui riesco ad
    > accedere a praticamente tutti i siti
    > istituzionali tranne che al mio fascicolo
    > sanitario elettronico, per il quale necessito
    > della Carta Regionale dei Servizi che è anche
    > Tessera Sanitaria... Ho provato a domandare alle
    > istituzioni competenti (per la CIE e per la CRS
    > Toscana) ma senza avere
    > risposte.

    Scusa, non so come vanno le cose in toscana, io vivo in una regione più arretrata, cioè la Lombardia, ma una volta che hai firmato digitalmente qualcosa e lo hai spedito, cosa ti fa pensare che dall'altra parte ci sia qualcuno che sappia che cosa è una firma elettronica ?
    non+autenticato
  • > Scusa, non so come vanno le cose in toscana, io
    > vivo in una regione più arretrata, cioè la
    > Lombardia, ma una volta che hai firmato
    > digitalmente qualcosa e lo hai spedito, cosa ti
    > fa pensare che dall'altra parte ci sia qualcuno
    > che sappia che cosa è una firma elettronica
    > ?

    se chi lo riceve è una PA deve accettare la firma elettronica, altrimenti sono in torto marcio loro.
  • > se chi lo riceve è una PA deve accettare la firma
    > elettronica, altrimenti sono in torto marcio
    > loro.

    Se chi riceve cosa ?
    Se devo pagare qualcosa lo pago con un F24, RAV o MAV quando va bene, quando va male, come nel caso del mio comune, a causa del federalismo fiscale risulta che devo andare in posta, oppure fare un bonifico da qualche parte.
    Se devo chiedere qualcosa, PEC o non PEC non mi rispondono, l'ultima volta non mi è arrivata la tassa dei rifiuti del mio comune, ho chiesto se c'era stato un aumento e non ha risposto nessuno.
    L'unico modo che ho di farmi rispondere da qualcuno è inviare una MAIL NORMALE non certificata ma non ad un ufficio competente ma ad un assessore che in cambio del voto mi tappa la buca davanti a casa.
    Che vuoi che risolva l'agenda digitale ?
    non+autenticato
  • PS : e a proposito di torto.
    Sono venuto a conoscenza di alcuni reati ambientali dalle mie parti, cioè di gente di malaffare che scarica rifiuti nocivi nei pressi di casa mia (ripeto che abito in Lombardia).
    Ho chiesto alle autorità di stato che mi hanno detto di rivolgermi a quelli locali, quelle locali ai vigili e i vigili che mi hanno detto di cambiare casa.
    Poi ho chiesto ad un avvocato e mi ha risposto che se voglio fare causa allo stato il comune o la polizia e meglio che cambio avvocato.
    Certo con la PEC le cose sarebbero state MOLTO diverse.
    non+autenticato
  • La PEC si manda in tutti i casi in cui sia necessario mandare una raccomandata, altrimenti non serve a niente. Se mando una comunicazione importante, la mando per PEC, se poi non la leggono, affari loro, io l'ho mandata e dal punto di vista legale sono sistemato!
    Comunque firma elettronica e PEC le ho acquistate a parte, solo che avrei preferito avere tutto sulla stessa tessera, cosa che invece non sono riuscito a fare. E poi non capisco come mai il fascicolo sanitario non si possa vedere con la CIE, che per legge deve essere usata da tutte le PA come forma di autenticazione.
    Per le firme digitali normalmente mando un PDF firmato digitalmente, di norma è sufficiente spiegare che se lo aprono con Acrobat Reader e lo aggiornano possono verificare che la firma è valida. Ma questo è valido sia in Toscana che in Lombardia.
  • ...è l'unica rubrica di sto sito che si può ancora leggere e che faccia "Informazione" (con la I maiuscola)! Bravo
  • totalmente in sintonia
    non+autenticato
  • Sono un po' depresso: non facciamo che lamentarci (io per primo) e non combiniamo niente.
    A furia di leggi che tolgono potere ai cittadini (che sono anche persone...), e televisione, e computer, e..., la gente è ridotta quasi all'apatia.
    Nessuno dei politici europei è riuscito a prevedere la terribile crisi che stiamo vivendo, provocata dalle banche e dall'escalation dei prezzi immobiliari.
    Sperperano denaro in elezioni che loro stessi hanno fomentato per far credere che siamo in una democrazia e placare gli animi delle pecore che siamo, sperperano denaro in enti inutili e provvedimenti tampone, trovano il tempo (con tutto ciò che c'è da riformare) di fare leggi di lobby come quella sull'editoria, per dirne solo una.
    E ciononostante li rivotiamo, perché abilmente si riciclano e con giochi di scaricabarile e baruffe più o meno fasulle, distolgono la nostra attenzione da ciò che conta: i risultati del loro "lavoro".
    A livello personale siamo anche in gamba, ma a livello sociale siamo dei dementi...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Flipper
    > Sono un po' depresso: non facciamo che lamentarci
    > (io per primo) e non combiniamo
    > niente.
    > A furia di leggi che tolgono potere ai cittadini
    > (che sono anche persone...), e televisione, e
    > computer, e..., la gente è ridotta quasi
    > all'apatia.

    quasi? Occhiolino

    > Nessuno dei politici europei è riuscito a
    > prevedere la terribile crisi che stiamo vivendo,
    > provocata dalle banche e dall'escalation dei
    > prezzi
    > immobiliari.

    no no... l'hanno progettata e ne hanno accompagnato la realizzazione (da bravi servi del potere) insieme alle "elite" tecno-finanziarie

    > Sperperano denaro in elezioni che loro stessi
    > hanno fomentato per far credere che siamo in una
    > democrazia e placare gli animi delle pecore che
    > siamo, sperperano denaro in enti inutili e
    > provvedimenti tampone, trovano il tempo (con
    > tutto ciò che c'è da riformare) di fare leggi di
    > lobby come quella sull'editoria, per dirne solo
    > una.

    fa tutto parte del teatrino per tenere le persone "impegnate" in ca##ate più o meno virtuali, il più possibile lontani dalla realtà

    > E ciononostante li rivotiamo, perché abilmente si
    > riciclano e con giochi di scaricabarile e baruffe
    > più o meno fasulle, distolgono la nostra
    > attenzione da ciò che conta: i risultati del loro
    > "lavoro".

    beh... NOT IN MY NAME
    io sono almeno 10 anni che non voto

    > A livello personale siamo anche in gamba, ma a
    > livello sociale siamo dei dementi...

    è proprio questo che vogliono da noi
    è proprio questo che ci condizionano a essere sin dalla nascita
    è proprio questo che TROPPI di noi sono disposti ad accettare in cambio di un tozzo di pane e la partita in tv...
    non+autenticato
  • > Nessuno dei politici europei è riuscito a
    > prevedere la terribile crisi che stiamo vivendo,
    > provocata dalle banche e dall'escalation dei
    > prezzi
    > immobiliari.

    Ma non è vero, basta capire due o tre cose elementari che sono argomenti tabù, per esempio che il denaro non rappresenta una ricchezza ma il debito di qualcun altro, per capire che nel momento in cui si continua a rifinanziare il debito si creano cumuli inutili di carta da bruciare.
    Per fare un esempio ben 6 anni fa un tizio in Italia disse che bisogna pagare le tasse perché le tasse servono al bene comune e fu tacciato di vampirismo, poi disse che bisognava recuperare il debito altrimenti dopo qualche anno ci avrebbero fatto il mazzo e fu tacciato di essere un menagramo, poi disse che le imprese non ce l'avrebbero fatta e bisognava ridurre il cuneo fiscale e gli dissero dove doveva mettersi il cuneo.
    Chi è causa del suo mal pianga se stesso, hanno voluto la Merkel, Sakozi e Berlusconi ? Adesso per lo meno abbiano tutti la compiacenza di tacere e pagare e smetterla di dire che la colpa è della politica e dei vecchi e altre ca**ate simili, mentre il vero potere si ricicla nei volti nuovi e nella finta democrazia della rete, per prendere tutti ancora una volta per il cuneo.
    non+autenticato
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