Cristina Sciannamblo

UK, niente cyber-gogna per il pedofilo

Un giudice nord-irlandese ordina la rimozione di una pagina Facebook creata per identificare predatori sessuali. Una sentenza dopo il ricorso di un condannato che si Ŕ ritrovato schedato online

Roma - 72 ore per rimuovere una pagina creata su Facebook per monitorare i comportamenti degli utenti condannati per pedofilia: è la sentenza emanata da una corte dell'Irlanda del Nord in seguito a un'azione legale intrapresa da un cittadino con precedenti penali legati a vicende di abuso su minori.

"Mantenere i nostri bambini lontano dai predatori sessuali" è la pagina sotto accusa creata sul sito in blu, subito rimossa dopo l'ordinanza del giudice, la cui disposizione sembra non essere stata evasa del tutto vista la comparsa di altre due pagine molto simili a quella eliminata. La decisione del giudice McCloskey si basa sul principio che siano garantiti a tutti i cittadini, anche a coloro che hanno avuto problemi con la legge, i medesimi diritti: "la società si è occupata della parte ricorrente in conformità alle regole stabilite dallo stato di diritto", spiega il giudice chiamato a decidere sulla vicenda.

Secondo McCloskey, l'uomo ha già scontato la propria pena per i reati commessi e sarebbe ingiusto, quindi, sottoporre la sua vita quotidiana a restrizioni e a ulteriori giudizi. Il ricorrente, di cui non si conoscono le generalità, avrebbe scontato una pena pari a sei anni di reclusione per molestie compiute su bambini più di venti anni fa. L'azione legale nei confronti di Facebook sarebbe partita dopo aver scoperto la propria fotografia, corredata da commenti minacciosi, sulla pagina incriminata. Le accuse di molestie, di trattamenti degradanti, di abuso di informazioni private e di violazione del diritto alla privacy sono state dunque accolte dalla giustizia nord-irlandese. Una decisione che, per certi versi, assomiglia alla recente sentenza emanata da un giudice della California, che ha accolto il ricorso mosso nei confronti di una proposta di legge che impone la registrazione online ai sex offender.
Un portavoce di Menlo Park ha contemplato la possibilità di ricorrere in appello, ma di aver comunque ubbidito alle disposizione del giudice procedendo alla rimozione della pagina.

Cristina Sciannamblo
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