Cristina Sciannamblo

Siria, il lento ritorno di Internet

Le connessioni tornano gradualmente attive. E si scopre che alcuni siti istituzionali sono ospitati negli USA: in barba ai diktat di Obama e di Assad

Roma - A pochi giorni di distanza dal blocco totale delle connessioni, la Siria torna online così come segnalato dai report di Renesys e CloudFlare.

Le due società di monitoraggio del traffico segnalano, tuttavia, stati di connessione diversi: ripristino "largamente completato" secondo Renesys, "parziale ripristino" secondo le indicazioni di CloudFlare. Anche la BBC segnala il ritorno di Internet nelle zone intorno a Damasco, mentre CNN informa anche della riattivazione del servizio telefonico.

Le autorità siriane continuano ad attribuire il blackout di Internet e delle connessioni mobile alle attività dei ribelli e a difficoltà di tipo tecnico anche se, sostengono diverse fonti, ci sono pochi dubbi sul fatto che si sia trattato di un'operazione orchestrata dal regime di Assad.
E se Google ha attivato il servizio Speak2Tweet per permettere cinguettare senza bisogno della connessione a Internet, si apprende che fuori dalla Siria è stato possibile accedere a diversi siti locali ospitati da società di hosting statunitensi.

La notizia arriva da un report pubblicato da Citizen Lab, laboratorio di ricerca che monitora i servizi di provider Web nel Nord America. Ad esempio, il sito dell'agenzia siriana di notizie, SANA, si appoggia ai servizi di hosting offerti dall'azienda SoftLayer Technologies di Dallas; stesso discorso per il sito del Ministero per gli Affari Religiosi, registrato sui server di HostDime.com, società con sede a Orlando, Florida.

Si tratta di una pratica commerciale proibita dal presidente Obama in persona, il quale ha stabilito che le aziende di Web hosting a stelle e strisce non possano fornire servizi alla Siria senza autorizzazione da parte del Dipartimento del Tesoro. Una misura che rientra nel pacchetto di sanzioni che gli Stati Uniti hanno predisposto nei confronti di Damasco. Secondo Helmi Noman, ricercatore presso Citizen Lab, nonostante Assad abbia ordinato che tutti i siti ufficiali debbano appoggiarsi a server interni, in caso di emergenza o di un blocco di Internet il regime manterrebbe attivi i siti con base begli Stati Uniti, Canada e Gran Bretagna.

Cristina Sciannamblo
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