Cristina Sciannamblo

UK, atenei uniti online

12 prestigiosi atenei del Regno Unito uniscono le forze per dare vita al primo progetto collettivo di e-learning universitario. La sfida agli Stati Uniti è lanciata su un fronte che sembra essere molto remunerativo

Roma - Il sistema universitario britannico ha deciso di investire sforzi e denaro in un progetto collettivo che miri a offrire corsi accademici online fruibili attraverso computer, smartphone e tablet. Una iniziativa che intende assegnare all'accademia britannica una posizione concorrenziale rispetto all'avanzato sistema di e-learning offerto dai college statunitensi.

Il progetto coinvolge alcuni tra gli atenei più prestigiosi del Regno Unito come Open University, il King's College di Londra, l'Università di Bristol, Exeter, Warwick, East Anglia, Leeds, Lancaster, Southampton, Cardiff, Birmingham e St Andrews, che, dal prossimo anno, saranno pronti ad aprire la propria offerta didattica a Internet. Si tratta, a ben vedere, del primo programma collettivo di corsi universitari online denominato FutureLearn.

Una rivoluzione, a parere del ministro dell'università d'Albione, David Willetts, secondo il quale l'iniziativa produrrà un cambiamento radicale nei modelli convenzionali di istruzione. Un punto di vista condiviso da Martin Bean, vice-rettore dell'Open University, per il quale le università britanniche sono viste dagli studenti stranieri come una combinazione tutto sommato noiosa di una storia eccezionale, di una grande tradizione, di un elevato livello di docenza. "È assolutamente inaccettabile - dice Bean - che il primo o il secondo ateneo ai massimi livelli dell'istruzione mondiale siano in ritardo nell'area dell'innovazione per quanto concerne l'istruzione universitaria. Bisogna fare fronte comune e rinnovare se vogliamo competere con gli Stati Uniti".
Il concorrente principale della nuova piattaforma è Coursera, il portale di istruzione online attivo negli Stati Uniti, al quale, peraltro, aderiscono alcuni atenei britannici tra cui l'Università di Edimburgo e la University of London.

Cristina Sciannamblo
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