Caso Vividown, l'analisi delle requisitorie

di Giovanni Maria Riccio - Perché non convincono le posizioni del Procuratore Generale. La direttiva sul commercio elettronico deve restare lo strumento per valutare la correttezza nella fornitura dei servizi Internet

Roma - Si è tenuta martedì scorso la seconda udienza del processo di appello che vede coinvolti tre dipendenti di Google per violazione della privacy. Il caso è noto: alcuni ragazzini malmenano un loro compagno di classe disabile, riprendono la scena con un telefonino e pubblicano il video su Google Video. La "bravata" costa la condanna sia dei ragazzini che dell'insegnante presente in aula durante gli atti di bullismo.

In un secondo momento, quattro dipendenti di Google vengono citati in giudizio con l'accusa di diffamazione e violazione della privacy. La sentenza di primo grado assolve gli imputati dall'accusa di diffamazione e ne condanna tre per violazione della legge sulla privacy. Nella recente requisitoria del PG nel processo di secondo grado, però, si è detto che Google sarebbe stata "in grado di impedire l'immissione del video", avrebbe avuto "i sistemi di controllo adatti da anni", ma non lo avrebbe fatto. Inoltre, dall'immissione del video la società avrebbe tratto un ritorno economico, grazie alla pubblicità trasmessa sul sito.

Diversa la ricostruzione da parte della società. L'avvocato Bongiorno, membro del collegio difensivo, ha affermato che: "Come è emerso chiaramente dalle indagini della polizia giudiziaria non vi era alcun messaggio pubblicitario connesso a Google Video e pertanto Google non ha tratto alcun profitto da questo o altri video". Il corretto inquadramento della vicenda non può prescindere dalla direttiva sul commercio elettronico e dal relativo decreto di recepimento (il D.Lgs. 70/2003). L'articolo 17 del decreto (che ricalca pedissequamente la formulazione comunitaria) stabilisce che "il prestatore non è assoggettato ad un obbligo generale di sorveglianza sulle informazioni che trasmette o memorizza, né ad un obbligo generale di ricercare attivamente fatti o circostanze che indichino la presenza di attività illecite".
Quindi Google, così come tutti gli altri operatori che si limitano a svolgere un ruolo di mera intermediazione tecnica, non è tenuta a un controllo sulle informazioni trasmesse dai propri utenti. L'obbligo di rimuovere i contenuti illeciti, peraltro, sorgerebbe esclusivamente a seguito di un ordine impartito dall'autorità giudiziaria o da altra autorità competente.

La scelta della direttiva, del resto, era chiara: evitare che gli operatori della Rete, soggetti di diritto privato, fossero chiamati a svolgere un ruolo di censori istituzionali e a stabilire quali contenuti fossero leciti e quali illeciti. Prudentemente, invece, tale valutazione era stata rimessa a un'autorità pubblica. Nell'accusa non sembra essere convincente il richiamo al fine di lucro. È ovvio che gli operatori della Rete non agiscano per finalità filantropiche. Tuttavia, la ricostruzione del PG milanese sarebbe al più ammissibile se il fine di lucro fosse associato direttamente al contenuto del video, mentre invece su Google Video non era presente alcuna forma di pubblicità e pertanto Google non ne traeva alcun profitto.

Si tratta di una questione che, da tempo, la Corte di Giustizia ha risolto, sganciando la presenza di un ritorno economico per gli operatori di internet dagli illeciti commessi dagli utenti dei loro servizi. Del resto, sarebbe come condannare un gestore telefonico per le telefonate di stalking compiute da un suo cliente: anche in questo caso l'operatore ha un ritorno economico dalle telefonate compiute (e per di più Google non ha tratto alcun profitto dal video incriminato). Prospettata così, però, sembrerebbe una soluzione peregrina. Per quale motivo le cose dovrebbero essere diverse per Google?

Prof. Giovanni Maria Riccio
Scorza Riccio & Partners
29 Commenti alla Notizia Caso Vividown, l'analisi delle requisitorie
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  • Leggere commenti che paragonano questo caso alle vicende Marlboro, liquidando tutto con un "tanto chi ha i soldi vince" o commenti come "Internet è incontrollabile, mi fa salire il nervoso. Internet è incontrollabile perché persone come voi parlano senza aver letto nemmeno un atto del processo.
    E' chiaro che chi ha più soldi in Tribunale vince, perché può permettersi tecnici migliori, ma in questo caso la condanna a Google non ha senso, e rischia soltanto di creare dei precedente molto pericoloso.
    Per chi non lo sapesse, Google non è tenuta ad un controllo preventivo, e la rimozione dei contenuti è lecita soltanto in seguito ad ordine dell'autorità giudiziaria. Per voi non va bene? Vorreste ergervi a paladini della rete e avere la possibilità di fare, come con Facebook, segnalazioni per la rimozione? Bene allora di libertà voi non capite assolutamente nulla. La proprietà intellettuale del contenuto postato, non è di Google ma di chi l'ha caricata sul web, quindi entrano in gioco interessi COSTITUZIONALMENTE garantiti, che qui non intendo esplicare perché dovreste conoscerli, che tutelando l'autore permettono la rimozione soltanto con l'intervento dell'autorità giudiziaria.
    Dal momento in cui l'associazione vividown ha adito l'autorità, e questa ha formalmente chiesto la rimozione, Google ha cancellato il video immediatamente. Ed è inutile che vi spieghi che tutti i servizi andati in onda su Italia 1, Canale 5, e tutte le reti merdaset sono servizi fatti quando il video NON ERA PIU' CONSULTABILE.
    Quando si parla di diritto, non si può parlarne come di opinioni personali, e il D.lgs 70/2003 da qualsiasi ottica lo si legga non può non portare ad una assoluzione.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mercury

    > Leggere commenti che paragonano questo caso alle
    > vicende Marlboro, liquidando tutto con un "tanto
    > chi ha i soldi vince" o commenti come "Internet è
    > incontrollabile, mi fa salire il nervoso.
    > Internet è incontrollabile perché persone come
    > voi parlano senza aver letto nemmeno un atto del
    > processo.

    Ehm, Mercury, ti pregherei di non generalizzare. Grazie.


    > E' chiaro che chi ha più soldi in Tribunale
    > vince, perché può permettersi tecnici migliori,
    > ma in questo caso la condanna a Google non ha
    > senso, e rischia soltanto di creare dei
    > precedente molto
    > pericoloso.

    Ti informo che 9 giorni dopo questo articolo Google Italia è stata assolta dalla Corte d'appello.


    > Per chi non lo sapesse, Google non è tenuta ad un
    > controllo preventivo, e la rimozione dei
    > contenuti è lecita soltanto in seguito ad ordine
    > dell'autorità giudiziaria.

    No, è lecita anche dietro segnalazione degli utenti, se violano alcune leggi nazionali oppure la policy di Google video. Quel filmato in particolare violava entrambe.Deluso
    Per la cronaca venne rimosso solo dopo una richiesta formale della polizia postale, gli utenti che lo avevano fatto nei giorni precedenti (non ci sono prove certe sulle date, però) non vennero ascoltati.


    > Per voi non va bene?
    > Vorreste ergervi a paladini della rete e avere la
    > possibilità di fare, come con Facebook,
    > segnalazioni per la rimozione?

    Ripeto, questa possibilità c'era già: si chiamava flag in .
    Probabilmente funzionava male, ma era prevista.


    > Bene allora di
    > libertà voi non capite assolutamente nulla.


    Illuminaci, o dotto.


    > La
    > proprietà intellettuale del contenuto postato,
    > non è di Google ma di chi l'ha caricata sul web,
    > quindi entrano in gioco interessi
    > COSTITUZIONALMENTE garantiti, che qui non intendo
    > esplicare perché dovreste conoscerli, che
    > tutelando l'autore permettono la rimozione
    > soltanto con l'intervento dell'autorità
    > giudiziaria.

    La causa non parlava di proprietà intellettuale. Assolutamente no. Questo per rispondere alla tua uscita "parlano senza aver letto nemmeno un atto del processo". A bocca aperta
    Chi ha caricato il video non è nemmeno entrato nel processo: né come imputata (era una ragazza), né tantomeno come parte lesa.

    > Dal momento in cui l'associazione vividown ha
    > adito l'autorità, e questa ha formalmente chiesto
    > la rimozione, Google ha cancellato il video
    > immediatamente.

    No, non immediatamente. Dopo un giorno, forse due (non ci son prove sulle date, ripeto).
    Lo ha fatto immediatamente solo dopo la richiesta della Postale. Che è un po' diverso.


    > Ed è inutile che vi spieghi che
    > tutti i servizi andati in onda su Italia 1,
    > Canale 5, e tutte le reti merdaset sono servizi
    > fatti quando il video NON ERA PIU' CONSULTABILE.

    Questo che c'entra con la causa nei tribunali, scusa?
    Lo scandalo è scoppiato, ed era inevitabile, ma nel novembre del 2006. Siamo nel 2013. Fai tu.



    > Quando si parla di diritto, non si può parlarne
    > come di opinioni personali, e il D.lgs 70/2003 da
    > qualsiasi ottica lo si legga non può non portare
    > ad una
    > assoluzione.

    Il giudice di primo grado Oscar Magi era evidentemente di avviso opposto, visto che li ha condannati.
    Vedremo la motivazione della sentenza di assoluzione, ora, per capire su quali elementi si basa: insufficienza delle prove, o lettura più attenta della legge sulla privacy?
    non+autenticato
  • Innanzitutto: Nel d.lgs 70/2003 non c'è nessun riferimento alle segnalazioni di utenti privati, tanto che per ben 3 volte l'On. Fava (Lega Nord) ha tentato di far passare una leggina che obbligasse i provider a cancellare contenuti su richiesta di privati cittadini, e per tre volte è stata cassata.
    Per quanto riguarda la policy di Google Italia tu prova a pensare di gestire un sito dove vengono caricate 10 ore di video al minuto (solo in Italia), come fai a controllare tutti i contenuti e verificare le segnalazioni immediatamente? E per quanto riguarda le segnalazioni degli utenti, è chiaro che tali piattaforme siano molto più sensibili alle segnalazioni concernenti violazioni del diritto d'autore piuttosto che violazioni di questo genere, e ciò perché di segnalazioni ne arrivano a migliaia ogni giorno; il fatto che l'obbligo di rimozione debba conseguire ad un provvedimento dell'autorità non mi sembra sbagliato; come in ogni ambito reale, le autorità servono a questo.
    Siamo sempre in un ambito in cui sono presenti relazioni interpersonali, come nella vita reale, quindi reputo giusto che non ci si possa far giustizia da soli; se ti offendono su un giornale domani, cosa puoi fare? chiedere l'inibitoria, ma non chiedere la rimozione tu direttamente al giornale come privato cittadino, se no si creerebbe il caos.
    Tu mi dici che la proprietà intellettuale non c'entra nulla..boh sinceramente penso che in relazione alla causa in sé tu abbia ragione, il mio richiamo era un semplice input per ragionare sul fatto che se ognuno di noi avesse la possibilità di richiedere ed ottenere censure su contenuti altrui si lederebbe la proprietà intellettuale degli autori. tutto qui.

    Riguardo ai servizi, forse non l'hai capito, ma in quel periodo hanno continuato a trasmetterli in tv, il mio riferimento era ai giorni seguenti l'episodio, non mi riferivo assolutamente ad oggi. Quindi il "siamo nel 2013. Fai un po' tu" potevi anche risparmiartelo.
    Per quale motivo chi ha girato il video sarebbe dovuto entrare nel processo? in qualità di che cosa? chi ha eseguito materialmente l'atto (comportamenti vessatori nei confronti del ragazzo) è stato giudicato in altra sede (tribunale minorile) e chi l'ha materialmente postato al massimo si sarebbe potuto prendere una denuncia per diffamazione, ma è la famiglia del presunto diffamato a dover sporgere denuncia, cosa che evidentemente non ha fatto.
    La tua ultima frase sul giudice Magi è ridicola e potrei anche chiamarti Mister Ovvio; praticamente smonti una mia frase per farti grosso e farmi notare che il giudice Magi non la pensa come me quando in realtà poi in appello gli imputati sono stati assolti "perché il fatto non sussiste" dando a pensare che una responsabilità ai sensi del d.lgs 70/2003 non sia configurabile. Come auspicavo io, non trovi?
    Quando dico che SECONDO ME questa responsabilità non esiste, mi rifaccio alle leggi vigenti in Italia oggi, non dico nè che sia giusto, nè che sia sbagliato, ma è una valutazione oggettiva. Poi se vogliamo parlare di quanto siamo carenti in quanto a legislazione sull'argomento potremmo aprire un dibattito pressoché infinito.
    Con affetto
    Mercury
    non+autenticato
  • - Scritto da: Mercury

    > Innanzitutto: Nel d.lgs 70/2003 non c'è nessun
    > riferimento alle segnalazioni di utenti privati,


    E nella sentenza che ti potevi leggere non c'è alcun riferimento al decreto legislativo n° 70 del 2003 (riguardante, tra l'altro, il commercio elettronico). Non male, per uno che entra a gamba tesa con "ma ci siete o ci fate?".
    Il motivo per cui le disposizioni sul commercio elettronico non sono applicabili l'ho spiegato, non ho voglia di ripetermi.



    > tanto che per ben 3 volte l'On. Fava (Lega Nord)
    > ha tentato di far passare una leggina che
    > obbligasse i provider a cancellare contenuti su
    > richiesta di privati cittadini, e per tre volte è
    > stata
    > cassata.

    E questo che dimostra, nella causa in specie? Proprio non vedo il nesso. L'unica cosa che mostra è che il partito di Giovanni Fava (la Lega Nord) non ha la maggioranza in parlamento. Ma si sapeva anche prima. Occhiolino




    > Per quanto riguarda la policy di Google Italia tu
    > prova a pensare di gestire un sito dove vengono
    > caricate 10 ore di video al minuto (solo in
    > Italia),

    Esagerato!
    Nell'arco di tempo in cui Google Video era attivo, fra il 2005 e il 2009, in Italia non c'erano così tanti utenti ansiosi di caricare di tutto e di più. E la concorrenza di Youtube era molto agguerrita.
    Dall'agosto del 2012 Google Video nemmeno esiste più, non so perché ne parli al presente.



    > come fai a controllare tutti i contenuti
    > e verificare le segnalazioni immediatamente?

    Sulla prima parte della domanda: non si può, e infatti la sentenza lo dice esplicitamente, che tale incombenza non è prevista dalla legge.
    Sulla seconda parte: le segnalazioni sono fatte per essere prese in considerazione; possibilmente in tempi umani. A me non serve a nulla un servizio di Vigili del fuoco che arrivano cinque ore dopo che ho dato l'allarme: ormai la casa è bruciata.Deluso


    > E
    > per quanto riguarda le segnalazioni degli utenti,
    > è chiaro che tali piattaforme siano molto più
    > sensibili alle segnalazioni concernenti
    > violazioni del diritto d'autore piuttosto che
    > violazioni di questo genere, e ciò perché di
    > segnalazioni ne arrivano a migliaia ogni giorno;

    Si prendono migliaia di addetti, che discorsi. Se le ferrovie aumentano il numero di treni, il numero di controllori dovrebbe rimanere lo stesso di prima? Così la gente viaggia gratis?



    > il fatto che l'obbligo di rimozione debba
    > conseguire ad un provvedimento dell'autorità non
    > mi sembra sbagliato; come in ogni ambito reale,
    > le autorità servono a questo.

    Ripeto, non hai letto la sentenza e ti stai focalizzando su un punto che non era essenziale. In effetti non viene approfondito più di tanto il numero di segnalazioni ricevute, e quando, e come; anche perché la procura non ha potuto ottenere quei dati.
    La condanna era basata su altro.


    > Tu mi dici che la proprietà intellettuale non
    > c'entra nulla..boh sinceramente penso che in
    > relazione alla causa in sé tu abbia ragione, il
    > mio richiamo era un semplice input per ragionare
    > sul fatto che se ognuno di noi avesse la
    > possibilità di richiedere ed ottenere censure su
    > contenuti altrui si lederebbe la proprietà
    > intellettuale degli autori. tutto
    > qui.

    Sulla piattaforma che è erede di Google video, Youtube, tali violazioni avvengono ogni giorno, più volte. Per evitare grane e/o perdite di tempo cancellano i video anche dietro segnalazioni infondate. Il ragionamento, aberrante quanto vuoi ma che alla fine sul web è norma, cfr. Facebook, dice: "Ti diamo una platea e tutto lo spazio che vuoi, gratis; te lo togliamo gratis".
    Sta all'utente fare una controsegnalazione per spiegare le proprie ragioni, e , nel caso, vedersi ripristinato il video.



    > Riguardo ai servizi, forse non l'hai capito, ma
    > in quel periodo hanno continuato a trasmetterli
    > in tv, il mio riferimento era ai giorni seguenti
    > l'episodio, non mi riferivo assolutamente ad
    > oggi. Quindi il "siamo nel 2013. Fai un po' tu"
    > potevi anche
    > risparmiartelo.

    Nel prossimo intervento parlerai delle strumentalizzazioni politiche fatte da alcuni giornali e dalla radio sul caso Montesi. Era il 1953. Una questione di stretta attualità.



    > Per quale motivo chi ha girato il video sarebbe
    > dovuto entrare nel processo? in qualità di che
    > cosa?

    Non mi pongo il problema di quale reato potrebbe aver commesso. Tu hai scritto: "La proprietà intellettuale del contenuto postato, non è di Google ma di chi l'ha caricata sul web"; ebbene, a caricarlo è stata una ragazza estranea al processo.


    > chi ha eseguito materialmente l'atto
    > (comportamenti vessatori nei confronti del
    > ragazzo) è stato giudicato in altra sede
    > (tribunale minorile) e chi l'ha materialmente
    > postato al massimo si sarebbe potuto prendere una
    > denuncia per diffamazione, ma è la famiglia del
    > presunto diffamato a dover sporgere denuncia,
    > cosa che evidentemente non ha
    > fatto.

    Anche su questo punto sei disinformato: il padre della vittima inizialmente querelò Google Italy srl per diffamazione. In seguito ritirò la denuncia.


    > La tua ultima frase sul giudice Magi è ridicola e
    > potrei anche chiamarti Mister Ovvio; praticamente
    > smonti una mia frase per farti grosso e farmi
    > notare che il giudice Magi non la pensa come me
    > quando in realtà poi in appello gli imputati sono
    > stati assolti "perché il fatto non sussiste"

    Insomma, si può accusare tutti i commentatori di PI "di libertà voi non capite assolutamente nulla" (parole tue), e chiedere fin nel titolo "ma ci siete o ci fate?". Però se sottolineo una tua castroneria "mi faccio grosso". Non ho altre domande, vostro onore.

    Quando si pronuncia una sentenza di assoluzione bisogna obbligatoriamente indicare il motivo: per non aver commesso il fatto, perché il fatto non sussiste, eccetera eccetera. Solo nelle motivazioni potremo leggere se questa conclusione è dovuta a una rilettura più approfondita del reato di cui all'art. 167 del Decreto legislativo 30 giugno 2003, n° 196, "Codice in materia di protezione dei dati personali", oppure, banalmente, per insufficienza o contraddittorietà delle prove.



    > dando a pensare che una responsabilità ai sensi
    > del d.lgs 70/2003 non sia configurabile. Come
    > auspicavo io, non
    > trovi?

    Auspicare un'assoluzione dopo che la corte d'appello si è già pronunciata, e basandosi su una legge che non c'entra con questo processo, è proprio da te, sì sì. A bocca aperta
    non+autenticato
  • http://www.repubblica.it/tecnologia/2012/12/21/new...

    Il fatto non sussiste!

    Altro spumante da stappare!

    Questo 2012 finisce in un crescendo trionfale!
  • Come con i processi alla Marlboro. Come per quelli contro a Michael Jackson per abusi su minori. Quando uno è pieno di soldi, si possono fare dei bei soldoni vincendo una causa. Il paragone con lo stalking e la compagnia telefonica calza a pennello. I responsabili di questa bravata sono i suoi compagni di classe, ma più di tanto con loro cosa vuoi spremergli?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Vrobby
    > Come con i processi alla Marlboro. Come per
    > quelli contro a Michael Jackson per abusi su
    > minori. Quando uno è pieno di soldi, si possono
    > fare dei bei soldoni vincendo una causa.

    Mi tocca ripetermi: in questo caso no! I genitori del ragazzo avevano inizialmente sporto querela, ma poi l'hanno ritirata. L'associazione Vivi Down ci ha tentato, ma non è stata riconosciuta la diffamazione nei loro confronti da parte del giudice di primo grado, e non hanno fatto appello. Google non dovrà pagare nulla, se non le spese processuali e la pubblicazione della sentenza su tre quotidiani.


    > Il
    > paragone con lo stalking e la compagnia
    > telefonica calza a pennello. I responsabili di
    > questa bravata sono i suoi compagni di classe, ma
    > più di tanto con loro cosa vuoi
    > spremergli?

    Il processo si è svolto presso il tribunale dei minori di Torino, impossibile avere dettagli sulla causa; si sa solo che sono stati condannato a 10 mesi di lavori socialmente utili, a contatto con persone con sindrome di Down.
    Però perché partire con l'idea che i genitori dei quattro ragazzi fossero tutti poveri in canna? Io non ne sarei così sicuro.
    non+autenticato
  • È ora di guardare in faccia la realtà: internet è fuori controllo. Non è ammissibile in una società civile che esista un mezzo di comunicazione di massa al di fuori di tutte le normative legali e del buon senso. Dobbiamo ritenerci fortunati che in questo caso si sia riusciti a risalire ai colpevoli e a punirli, e una severa punizione anche per Google che si arricchisce su episodi vergognosi non è solo auspicabile ma doverosa. Bisogna lanciare un chiaro segnale.

    Ma questo non basta: è tempo che i governi di tutto il mondo si siedano davanti ad un tavolo e legiferino con chiarezza. Bisogna mettere dei paletti, e porre limiti chiari. È necessario eliminare l'anonimato su internet, bandire l'uso di protocolli di offuscamento, crittografia non autorizzata, sistemi per eludere il monitoraggio.

    A cosa serve ad un cittadino comune una crittografia che le Autorità non possano decifrare? A nulla: in quasi tutto il mondo civile le transazioni bancarie sono monitorate. A cosa serve dover nascondere la propria identità? A nulla, non viviamo sotto una dittatura.

    Chi non capisce questo francamente non dovrebbe parlare.

    Leggi chiare su internet, subito.
    non+autenticato
  • Non viviamo in dittatura? LOL
    Mi sà proprio di si, anche se comanda più di una persona...
    non+autenticato
  • No, non viviamo in una dittatura. Ci sono elezioni, puoi criticare il governo quanto vuoi, nessuno ti arresta per questo. Puoi raccogliere firme, puoi scegliere i tuoi rappresentanti.

    Nonostante le tue fantasie autocelebrative, non siamo in una dittatura e tu non sei un "combattente per la libertà". Sei un cittadino tra tanti, che vive in stato di interdipendenza con gli altri membri della società civile.

    Io non ho bisogno di strumenti per "difendermi" dalle libere istituzioni. E neanche tu.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Voice of Reason

    > Io non ho bisogno di strumenti per "difendermi"
    > dalle libere istituzioni. E neanche
    > tu.
    Se non ne hai bisogno vuole dire che le costituzioni (che pongono tutte dei limiti a garanzia dei cittadini all'operato delle istituzioni) sono inutili.
    Purtroppo per te (e per nostra fortuna) non è così!
    non+autenticato
  • - Scritto da: tucumcari

    > Se non ne hai bisogno vuole dire che le
    > costituzioni (che pongono tutte dei limiti a
    > garanzia dei cittadini all'operato delle
    > istituzioni) sono
    > inutili.

    Sbagli. Non ho bisogno di difendermi proprio perchè esistono le costituzioni. Quindi NON devo temere le libere istituzioni.

    Chi le teme vuol dire che ha qualcosa da nascondere.

    Quindi, a cosa ti serve l'anonimato? A cosa ti serve la crittografia?

    Trasparenza == civiltà. È semplice.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Voice of Reason
    > - Scritto da: tucumcari
    >
    > > Se non ne hai bisogno vuole dire che le
    > > costituzioni (che pongono tutte dei limiti a
    > > garanzia dei cittadini all'operato delle
    > > istituzioni) sono
    > > inutili.
    >
    > Sbagli. Non ho bisogno di difendermi proprio
    > perchè esistono le costituzioni. Quindi NON devo
    > temere le libere
    > istituzioni.
    >
    > Chi le teme vuol dire che ha qualcosa da
    > nascondere.
    Questo è certo !
    Il problema è che ci sono ottimi motivi per "nascondere" come potrebbe spiegarti un dissidente cinese o birmano o iraniano!
    O anche un italiano può vere legittimi interessi a farlo e (caro mio) non sta a te giudicarlo!
    Ti inviterei a leggerla la costituzione e a chiederti cosa ci stiano a fare articoli come il 15!

    >
    > Quindi, a cosa ti serve l'anonimato? A cosa ti
    > serve la
    > crittografia?
    Non è complicato leggi (ripeto per la ennesima volta)
    L'ignoranza è un male curabile a differenza della malafede!

    >
    > Trasparenza == civiltà. È semplice.
    Purtroppo è più complicato di così ridurre il mondo a equivalenze semplici è un tratto comune a tutte le dittature!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Voice of Reason
    > A cosa serve ad un cittadino comune una
    > crittografia che le Autorità non possano
    > decifrare?

    E perché non vietiamo anche di parlare in dialetto stretto, o di scrivere in arabo o in cinese? E perché non vai a raccontare i fatti tuoi direttamente in piazza? E perché non aboliamo la privacy? Ma poi ci vai tu a fidare di persone che sono umane come noi e che però hanno accesso a tutti i nostri dati.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Vrobby

    > E perché non vietiamo anche di parlare in
    > dialetto stretto, o di scrivere in arabo o in
    > cinese?

    Esistono gli interpreti, nessuno ti vieta di parlare in Cinese. Invece i dati crittografati non possono essere letti senza chiavi.

    > E perché non vai a raccontare i fatti
    > tuoi direttamente in piazza?

    Mele e pere. Io non ho bisogno di raccontare i fatti miei, ma non ho diritti di nasconderli agli inquirenti se sono interrogato. Posso decidere di non rispondere, certo, ma non posso occultare o distruggere prove.

    Anonimato e crittografia == occultare prove == malaffare.

    Chi pensa altrimenti è in malafede.

    > E perché non
    > aboliamo la privacy?

    Dentro casa tua puoi fare quello che vuoi, ovviamente con i dovuti limiti legali. Internet è un luogo pubblico.

    > Ma poi ci vai tu a fidare di
    > persone che sono umane come noi e che però hanno
    > accesso a tutti i nostri
    > dati.

    Già lo devi fare comunque. Vivi in una comunità, come tutti. Adeguati.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Voice of Reason
    > - Scritto da: Vrobby
    >
    > > E perché non vietiamo anche di parlare in
    > > dialetto stretto, o di scrivere in arabo o in
    > > cinese?
    >
    > Esistono gli interpreti, nessuno ti vieta di
    > parlare in Cinese. Invece i dati crittografati
    > non possono essere letti senza
    > chiavi.

    Ed è proprio per quello che li si usa.

    >
    > > E perché non vai a raccontare i fatti
    > > tuoi direttamente in piazza?
    >
    > Mele e pere. Io non ho bisogno di raccontare i
    > fatti miei,

    E ma magari ne ho bisogno io.
    "Vivi in una comunità, adeguati".

    > ma non ho diritti di nasconderli agli
    > inquirenti se sono interrogato.

    Falso.

    > Posso decidere di
    > non rispondere, certo, ma non posso occultare o
    > distruggere prove.
    >

    Legge numero?

    >
    > Anonimato e crittografia == occultare prove ==
    > malaffare.
    >
    > Chi pensa altrimenti è in malafede.
    >

    Chi taccia gli altri di malafede è in malafede.

    > > E perché non
    > > aboliamo la privacy?
    >
    > Dentro casa tua puoi fare quello che vuoi,
    > ovviamente con i dovuti limiti legali. Internet è
    > un luogo
    > pubblico.

    Non necessariamente.

    >
    > > Ma poi ci vai tu a fidare di
    > > persone che sono umane come noi e che però hanno
    > > accesso a tutti i nostri
    > > dati.
    >
    > Già lo devi fare comunque.

    No, non devo.
  • - Scritto da: Voice of Reason

    > A cosa serve ad un cittadino comune una
    > crittografia che le Autorità non possano
    > decifrare? A nulla: in quasi tutto il mondo
    > civile le transazioni bancarie sono monitorate. A
    > cosa serve dover nascondere la propria identità?
    > A nulla, non viviamo sotto una
    > dittatura.

    Se non c'e' una dittatura, come tu affermi, allora non c'e' nessun bisogno di preoccuparsi se qualcuno cripta i dati o nasconde la propria identita'.

    Se invece tu vuoi impedire che la gente cripti i dati o manifesti la propria identita', allora gia' questo e' sufficiente per giustificare dati criptati e anonimizzatori.

    Proprio perche' essendo una democrazia, vale la presunzione di innocenza, vale la privacy, valgono un sacco di altri diritti individuali.
  • Se la difesa composta dall'Avvocato Bongiorno e Vaciago (e credo anche altri, di cui non è stato fatto il nome) è riuscita a convincere la Corte d'appello che per Google Italy srl non c'è stato alcun guadagno su quel video, come invece emerge dalle indagini e dalla sentenza di primo grado, gli imputati sono a cavallo. Infatti il reato di violazione dell'art. 167 del Codice in materia di protezione dei dati personali prevede de come condizione di punibilità che vi sia stato il fine di lucro.
    Senza il fine di lucro, si incorre al massimo in sanzioni amministrative (cioè multe; salate, ma sempre multe).

    Invocare il Codice del commercio e invece una strada senza sbocco: contiene esplicitamente riserve sull'applicabilità, in caso di accuse da parte della Procura.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    >
    > Invocare il Codice del commercio e invece una
    > strada senza sbocco: contiene esplicitamente
    > riserve sull'applicabilità, in caso di accuse da
    > parte della
    > Procura.

    Mmm... sinceramente non capisco a quali riserve ti riferisci.
    Al contrario, io sono della stessa opione del prof. che ha scritto l'articolo (nonostante lavori con Scorza).

    Ps.

    Avv. GS se legge, che è successo al caso "SIAE" (ref. trailer)? Tutto affossato, ho sentito...?!?
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    Modificato dall' autore il 14 dicembre 2012 21.16
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  • - Scritto da: ThEnOra

    > > Invocare il Codice del commercio e invece una
    > > strada senza sbocco: contiene esplicitamente
    > > riserve sull'applicabilità, in caso di
    > accuse
    > da
    > > parte della
    > > Procura.
    >
    > Mmm... sinceramente non capisco a quali riserve
    > ti
    > riferisci.

    Te le scrivo:

    Art. 1 comma 2:
    2. Non rientrano nel campo di applicazione del presente decreto:
    [...]
    le questioni relative al diritto alla riservatezza, con riguardo al trattamento dei dati personali nel settore delle telecomunicazioni di cui alla legge 31 dicembre 1996, n. 675 e al decreto legislativo 13 maggio 1998, n. 171 e successive modifiche e integrazioni; (grassetto mio).

    Va inoltre richiamato per analogia, anche se non riguarda il caso in specie, l'art. 21:

    1. Salvo che il fatto non costituisca reato le violazioni di cui agli articoli 7, 8, 9,10 e 12 del presente decreto sono punite con il pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da 103 euro a 10.000 euro (grassetto mio).

    Il legislatore con il Decreto legislativo 9 aprile 2003, n° 70, non ha voluto escludere o depenalizzare una serie di reati per il solo fatto che avvengono con il contributo involontario di un fornitore di servizi web; ha voluto disciplinare e rendere omogenea una materia.
    non+autenticato
  • "Devi leggere tutto!"... mi ripetevano sempre... e avevano ragione!

    Come non detto: articolo in stil-ScorzaA bocca aperta
  • - Scritto da: ThEnOra
    > "Devi leggere tutto!"... mi ripetevano sempre...
    > e avevano
    > ragione!
    >
    > Come non detto: articolo in stil-ScorzaA bocca aperta

    Esiste uno stile Scorza? Newbie, inesperto
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: ThEnOra
    > > "Devi leggere tutto!"... mi ripetevano
    > sempre...
    > > e avevano
    > > ragione!
    > >
    > > Come non detto: articolo in stil-ScorzaA bocca aperta
    >
    > Esiste uno stile Scorza? Newbie, inesperto

    Ora, al di là dell'ovvio astio di qualcuno nei confronti di Sforza che si sforza (!) di far comprendere che il diritto alla riservatezza su internet esiste, che travalica gli interessi economici di alcuni privati e che contemporaneamente non si può trasformare in una caccia alle streghe (nè nei confronti degli itnermediari tecnologici, nè soprattutto nei confronti della cirminalizzazione degli utenti internet), mi sembra del tutto ovvio che il codice del Commercio non possa travalicare le leggi che prevedono risvolti penali, nè il codice penale stesso.
    Il fatto che il codice del commercio rimandi, parlando di dati personali, alla relativa normativa è "atto dovuto", non significa che Google Italia è "colpevole per forza" come qualcuno vuol contrabbandare.

    D'altronde il fatto che gli avvocati della difesa abbiano introdotto l'eccezione per la quale Google non abbia tratto profitto dalla specifica violazione della privacy della vittima, non sottindende affatto, come sempre gli stessi vogliono far credere, che sia Google la responsabile di tale violazione. Semmai è una osservazione aggiuntiva, la tesi della difesa è: noi non abbiamo violato la privacy di nessuno, e se anche riteneste che fosse così (benché non lo sia) non avremmo cmq guadanato nulla e pertanto non siamo penalmente punibili in ogni caso.

    Ma il guadagno resta, secondo me, inessenziale e cmq subordinato all'accertamento della responsabilità.
    Chi viola la privacy dello sfortunato ragazzo restano gli autori del video e chi lo ha pubblicato, non i repsonsabili dello strumento attraverso il quale è stato pubblicato. E' questo il cuore della causa ed è questo che deve stabilire la sentenza.
    Voler a tutti i costi far passare che Google sia assolutamente respnsabile ad ogni costo è fare torto tanto alla verità quanto alla Giustizia. Voler dare per scontato la responsabilità e disquisire sulla punibilità è voler parlare del dito quando si indica la luna.
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    Modificato dall' autore il 17 dicembre 2012 10.58
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  • dont feed the troll - Back Again, ti rispondo solo ed esclusivamente perché l'argomento può interessare anche ad altri. Senza avere la sfera di cristallo so già ora che fra tre o quattro commenti questa discussione si fermerà, bloccata dai tuoi attacchi personali, e, temo verrà cancellata da PI.




    > Ma il guadagno resta, secondo me, inessenziale e
    > cmq subordinato all'accertamento della
    > responsabilità.

    Non secondo la legge. Per quale motivo quell'articolo della legge sulla privacy prevede necessariamente il fine di lucro, per costituire reato, io non lo so. Ma la legge questo dice esplicitamente, inutile girarci attorno.

    Vedremo il 21 se la difesa ha dimostrato in modo convincente che il guadagno per quel video non è avvenuto.


    > Chi viola la privacy dello sfortunato ragazzo
    > restano gli autori del video e chi lo ha
    > pubblicato, non i repsonsabili dello strumento
    > attraverso il quale è stato pubblicato.

    Allora, gli autori del video non direi proprio. Secondo i giornali, si scambiavano il filmato sui telefonini, e niente più: e siccome erano tutti compagni di scuola del ragazzo vittima, i dati sensibili su di lui erano già noti e non oltrepassavano la cerchia di persone che viene necessariamente a conoscenza di certe notizie.

    La persona che l'ha caricato su Google video, a logica, dovrebbe essere invece responsabile. Invece, curiosamente di lei sappiamo solo il nome, ma non è mai stata indagata nel procedimento. Proprio non capisco il perché (forse era sotto l'età minima di imputazione, che è 14 anni?).
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > dont feed the troll - Back Again, ti rispondo
    > solo ed esclusivamente perché l'argomento può
    > interessare anche ad altri. Senza avere la sfera
    > di cristallo so già ora che fra tre o quattro
    > commenti questa discussione si fermerà, bloccata
    > dai tuoi attacchi personali, e, temo verrà
    > cancellata da
    > PI.
    >

    La discussione l'hai bloccata tu poichè, essendo totalmente incapace di replicare nel merito, segnali a raffica i miei interventi.


    >
    >
    >
    > > Ma il guadagno resta, secondo me,
    > inessenziale
    > e
    > > cmq subordinato all'accertamento della
    > > responsabilità.
    >
    > Non secondo la legge.

    Sciocchezze.
    Nessuna legge può comminare pene a prescindere dalla responsabilità.
    E questa va provata PRIMA del fine di lucro.
    Ti sfido a dimostrare il contrario.


    > > Chi viola la privacy dello sfortunato ragazzo
    > > restano gli autori del video e chi lo ha
    > > pubblicato, non i repsonsabili dello
    > strumento
    > > attraverso il quale è stato pubblicato.
    >
    > Allora, gli autori del video non direi proprio.

    questo è ciurlare nel manico.
    Se non è responsabile l'autore del video, come potrebbe esserlo colui che lo ha meramente veicolato?

    >
    >
    > La persona che l'ha caricato su Google video, a
    > logica, dovrebbe essere invece responsabile.
    > Invece, curiosamente di lei sappiamo solo il
    > nome, ma non è mai stata indagata nel
    > procedimento. Proprio non capisco il perché
    > (forse era sotto l'età minima di imputazione, che
    > è 14
    > anni?).


    Chi lo ha pubblicato è il responsabile e il fatto che fosse minore agli anni 14 non è sostanziale, in tal caso sarebbero genitori (o la scuola) ad essere responsabili "in vigilano" per lui.



    Ps.
    Adesso trova un'altra scusa per non rispondere.
  • Non capisco perché ti ostini a cercare la rissa. Io la risposta l'ho data, credo chiara, e tu e chiunque altro siete liberi di non credere alle mie parole.
    Avendo ricevuto in precedenza attacchi personali da te, non ritengo utile andare avanti a rispondere, perché, sempre da esperienza personale, c'è il rischio che PI cancelli tutta la discussione , e non solo il singolo insulto. Mi pare così chiaro.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > Non capisco perché ti ostini a cercare la rissa.

    Gli insulti sono solo i tuoi.
    Pur di non replicare nel merito hai segnalato i miei interventi per sciocchezze e hai implorato la redazione di lasciarti avere l'ultima parola.

    Se non sei in grado di replicare, e non lo sei, semplicemente non lo fare.

    > Io la risposta l'ho data, credo chiara, e tu e
    > chiunque altro siete liberi di non credere alle
    > mie parole.

    Il punto non è di credere o non credere il punto è che fai affermazioni priva di qualsiasi base giuridica e logica.

    E dire "la legge dice così" non ti mette al riparo da questo.

    >
    > Avendo ricevuto in precedenza attacchi personali
    > da te

    Falso, ho solo messo in dubbio le tue supposte competenze e mi pare che sia + che legittimo, a meno che tu non ti ritenga infallibile come il Papa.

    Smettila di insultare e di segnalare ogni intervento e nessuno cancellerà niente.
  • - Scritto da: dont feed the troll - Back Again

    > Gli insulti sono solo i tuoi.


    A beneficio di chi legge, eccone un paio che non sono partiti dalla mia tastiera:

    http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3666664&m=366...

    e

    http://punto-informatico.it/b.aspx?i=3666664&m=366...

    (ultimo capoverso)


    Quella conversazione è stata bloccata da PI, chissà perché. Deluso
    non+autenticato