Mauro Vecchio

Germania, la privacy per gli pseudonimi in blu

Due settimane di tempo per rivedere le policy che vietano l'utilizzo di nickname per aprire un profilo social. Facebook Ŕ nel mirino dei tutori tedeschi dei dati personali

Roma - L'ennesimo ultimatum in materia di privacy al colosso Facebook, diramato da una delle più influenti organizzazioni tedesche per la tutela dei dati personali. I vertici di ULD, nello stato federato di Schleswig-Holstein, hanno chiesto al social network di abbandonare le sue policy sull'utilizzo coatto di nomi reali per l'apertura dei profili in blu.

Nell'ecosistema legislativo tedesco, gli utenti della Rete sono autorizzati a sfruttare un nickname per proteggere la propria identità. Una regola che avrebbe valore anche sulla piattaforma di Mark Zuckerberg, in evidente contrasto con le sue policy interne che vietano l'utilizzo di pseudonimi.

ULD ha dunque inviato una minacciosa missiva alle sedi di Menlo Park e Dublino, offrendo due settimane di tempo per rivedere le normative sul sito e dunque permettere agli utenti tedeschi di utilizzare un nome fittizio. Le due divisioni di Facebook rischiano una multa di 20mila euro ciascuna.
In tutta risposta, i responsabili di Facebook hanno contestato le violazioni delle leggi tedesche, annunciando una spinosa battaglia legale. "Le accuse sono prive di fondamento - si legge in un breve comunicato del social network californiano - Uno spreco di denaro per tutti i contribuenti tedeschi".

Mauro Vecchio
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