massimo mantellini

Contrappunti/ Le ragioni degli Zuckerberg

di M. Mantellini - La fuga su Twitter della foto della cucina di Randi Zuckerberg alimenta il dibattito sulla privacy. L'esposizione del privato è responsabilità individuale o modello di business?

Roma - Randi Zuckerberg, sorella del fondatore di Facebook, ha ragione. Postare su Twitter una foto da lei pubblicata su Facebook solo per una ristretta cerchia di amici e familiari è stato un gesto leggermente deprecabile. Si tratta però di un gesto usuale, ampiamente favorito e benedetto da Facebook che da anni, in ogni maniera, tenta di ampliare il pubblico potenziale di qualsiasi frase, immagine o altro contributo che i suoi iscritti mettono online. Randi Zuckerberg ricorderà bene le affermazioni del fratello impegnato a spiegarci come il desiderio di condivisione sia un tratto distintivo delle ultime generazioni e non possa essere in alcuna misura compresso da preoccupazioni quali quelle sulla privacy che ormai, diceva il tenero Mark, è un cimelio del secolo scorso e non interessa più a nessuno.

Facebook benedice da anni, più o meno silenziosamente, il seppellimento progressivo della nostra privacy, lo fa talvolta a parole ma molto più di frequente scrivendo codice per la propria piattaforma: la messa in mostra di ogni nostro segnale di presenza in rete, dalla lettura di un giornale al like su una pagina web, da una foto di nostra zia, alla firma di una petizione contro l'odore pungente del cavolfiore, tutto deve essere per quanto possibile tracciato sulla piattaforma. Il grafo sociale è cool, l'esposizione dei nostri dati è il segno dei tempi e nessuno si dovrà opporre al nuovo che avanza.

Così il moralismo di Randi Zuckerberg è sacrosanto e fuori dal mondo. Sacrosanto perché è vero, la riservatezza è un valore che, se non vale per noi, dovrebbe valere per lo meno nei riguardi di chi ci sta attorno, fuori dal mondo perché se c'è una famiglia al mondo che dovrebbe fare buon viso a cattivo gioco in situazioni del genere questa è quella del fondatore di Facebook.
Facebook è oggi, in relazione alla vastità mondiale dei suoi sottoscrittori, il serbatoio quotidiano di migliaia di lesioni delle riservatezza analoghe a quella subita da Randi Zuckerberg. Ne è per sua stessa natura una delle cause. In molti casi non stiamo parlando di situazioni innocue come quella della esposizione mondiale avvenuta per errore della cucina di casa Zuckerberg, ma della messa a nudo, ampia e incontrollata, di frammenti piccoli o grandi di vite intere, spesso improvvisamente sconvolte da tragedie familiari o eventi criminali.

Mentre Randi si preoccupa del disvelamento dei propri pensili pastello, foto di assassini quando erano minorenni, dirigenti d'azienda ubriachi, fidanzate tradite escono da Facebook per approdare sui giornali, nelle aule dei tribunali o semplicemente su Internet, esposte allo sguardo attento di una umanità ormai allenata al monitoraggio e alla condivisione dei fatti altrui.

Segno dei tempi, direbbero gli Zuckerberg, ma anche modello di business, elegantemente mimetizzato in territorio di relazioni sociali. La richiesta di personale responsabilità che Randi Zuckerberg seccamente invoca su Twitter è certamente indirizzata verso i tanti nostri patrimoni individuali ed è la benvenuta. Ma c'è chi una simile attenzione ce l'ha e chi no, c'è chi magari se ne dimentica per un istante, e soprattutto esiste una vasta platea di persone che utilizzano le reti sociali senza nemmeno porsi il problema del confine fra pubblico e privato. E nel giorno in cui se lo dovessero chiedere si troverebbero di fronte il firewall gentile di Facebook che ha reso non esattamente semplicissimo segmentare i vari gradi di privacy del proprio profilo, tanto che moltissimi utenti ignorano perfino che lo si possa fare.

Randi Zuckerberg è nella condizione invidiabile di poter influenzare concretamente una nostra relazione adulta con il concetto di riservatezza e dicendo questo non mi riferisco alla morale piccata su Twitter verso chi ha esposto al mondo la sua foto. Se questo non avverrà, se Facebook continuerà a voler essere la formidabile macchina della nostra esposizione in rete costi quel che costi, allora forse la cosa migliore sarebbe che, semplicemente, in simili innocue situazioni, Randi se ne rimanesse in silenzio.

Massimo Mantellini
Manteblog

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30 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Le ragioni degli Zuckerberg
Ordina
  • la ragazza, utonta o no, avendo detto "Etichetta digitale: chiedi sempre il permesso prima di postare pubblicamente una foto di un amico. Non riguarda i setting della privacy, riguarda il decoro tra esseri umani" non ha poi tutti i torti, anzi, qui ha quasi ragione: diciamo che lei è stata poco accorta a mettere i fatti sui in rete ma ciò non vuol dire che altri possano appropriarsi delle foto altrui (contravvenendo al regolamento) per ripostarle altrove. Mhà
    non+autenticato
  • - Scritto da: agostoino
    > la ragazza, utonta o no, avendo detto "Etichetta
    > digitale: chiedi sempre il permesso prima di
    > postare pubblicamente una foto di un amico. Non
    > riguarda i setting della privacy, riguarda il
    > decoro tra esseri umani" non ha poi tutti i
    > torti, anzi, qui ha quasi ragione: diciamo che
    > lei è stata poco accorta a mettere i fatti sui in
    > rete ma ciò non vuol dire che altri possano
    > appropriarsi delle foto altrui (contravvenendo al
    > regolamento) per ripostarle altrove.

    Sul principio siamo tutti d'accordo, credo. Su PI ben pochi sostengono che il diritto alla riservatezza non esiste e non deve esistere.

    La vicenda però è un tantino più complicata: la persona che ha ripubblicato la foto su Twitter, Callie Schweitzer, era in buona fede: essendo amica di un'amica (anzi, dell'altra sorella di Mark Zukcerberg), pensava in tutta onestà che la foto fosse visibile a tutti, visto che era visibile a lei, che amica di Randi Zuckerberg non lo era mai stata. Vedi qui, per un riassunto secondo me chiaro:

    http://retetre.rtsi.ch/index.php?option=com_conten...
    non+autenticato
  • contenuto non disponibile
  • Il tuo nick in questo caso è quantomai appropriato Sorride
    non+autenticato
  • Già, io comunque preferisco l'avatar hihihi! Rotola dal ridere
    non+autenticato
  • Poco accorta??? È la sorella di Marco Montagna di zucchero, ex direttrice marketing di FB mica la siura Pina dell'interno 12! Poco accorta mi sembra un eufemismo dell'eufemismo... sapeva benissimo come funzionano le cose visto che è il business di famiglia. I casi sono 2: o è "diversamente sveglia" o in realtà è tutta una manovra affinché se ne parli.

    Poi, ma di cosa stiamo parlando? Ha ragione Una dura lezione, nel momento in cui PUBBLICHI (ah l'etimologia questa sconosciuta!) qualcosa, ne perdi il controllo, punto. Anche i post che scriviamo qui non sono più nostri, figurati FB che del "non più tuo" ne fa il suo core business. Poi manco fossero state le foto delle sue mutandine, ma per favore!
    non+autenticato
  • Nel mondo di oggi l'esposizione del privato è senza dubbio motivo di business, questo vale per la tv, per internet ma anche per i pettegolezzi al bar, quanti caffè vengono presi ogni giorno con l'obbiettivo principare di conoscere i pettegolezzi della zona?


    Un saluto dalla Toscana
  • - Scritto da: centopino2
    > Nel mondo di oggi l'esposizione del privato è
    > senza dubbio motivo di business, questo vale per
    > la tv, per internet ma anche per i pettegolezzi
    > al bar, quanti caffè vengono presi ogni giorno
    > con l'obbiettivo principare di conoscere i
    > pettegolezzi della
    > zona?

    Caffe' non so, ma da sempre i parrucchieri per signora sono solo una copertura, in quanto il loro core business e' il gossip.
  • "Randi Zuckerberg è nella condizione invidiabile di poter influenzare concretamente una nostra relazione adulta con il concetto di riservatezza". Ho già scritto nella prima notizia data da PI che Randi Zuckerberg non fa più parte di Facebook dall'agosto 2011. A parte i timidi pareri che potrebbe dare al fratello, se è ancora in buoni rapporti con lui, non ha più voce in capitolo (ammesso ne avesse prima: era direttrice del marketing).

    La notizia è interessante comunque, perché mostra quanto sia facile sostenere pubblicamente una posizione in astratto, finché non ci si trova invischiati personalmente. E vale per moltissime persone, non solo per la Zuckerberg.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > "Randi Zuckerberg è nella condizione invidiabile
    > di poter influenzare concretamente una nostra
    > relazione adulta con il concetto di
    > riservatezza". Ho già scritto nella prima notizia
    > data da PI che Randi Zuckerberg non fa più parte
    > di Facebook dall'agosto 2011. A parte i timidi
    > pareri che potrebbe dare al fratello, se è ancora
    > in buoni rapporti con lui, non ha più voce in
    > capitolo (ammesso ne avesse prima: era direttrice
    > del marketing).
    >
    >
    > La notizia è interessante comunque, perché mostra
    > quanto sia facile sostenere pubblicamente una
    > posizione in astratto, finché non ci si trova
    > invischiati personalmente. E vale per moltissime
    > persone, non solo per la
    > Zuckerberg.

    La notizia invece e' interessante per un altro motivo molto piu' bieco.
    Il medioevo non e' mai finito e con esso non e' mai finito il nepotismo.

    Questa tizia senza arte ne' parte, in un mondo democratico dovrebbe contare come me e te, e quindi ricevere sui media internazionali lo spazio che chiunque merita: zero.

    Invece questa tizia, il cui unico merito e' quello di essere sorella di quell'altro, nonostante sia utonta come la media della popolazione mondiale (o forse anche peggio), trova spazio sui media di tutto il mondo.

    E questo, caro mio, e' uno schifo, al di la' della materia dibattuta.
  • - Scritto da: panda rossa



    > > La notizia è interessante comunque, perché
    > mostra
    > > quanto sia facile sostenere pubblicamente una
    > > posizione in astratto, finché non ci si trova
    > > invischiati personalmente. E vale per
    > moltissime
    > > persone, non solo per la
    > > Zuckerberg.


    > La notizia invece e' interessante per un altro
    > motivo molto piu'
    > bieco.
    > Il medioevo non e' mai finito e con esso non e'
    > mai finito il
    > nepotismo.
    >
    > Questa tizia senza arte ne' parte, in un mondo
    > democratico dovrebbe contare come me e te, e
    > quindi ricevere sui media internazionali lo
    > spazio che chiunque merita:
    > zero.
    >
    > Invece questa tizia, il cui unico merito e'
    > quello di essere sorella di quell'altro,
    > nonostante sia utonta come la media della
    > popolazione mondiale (o forse anche peggio),
    > trova spazio sui media di tutto il
    > mondo.
    >
    > E questo, caro mio, e' uno schifo, al di la'
    > della materia
    > dibattuta.

    Ullallà, Panda Rossa, oggi hai il dente avvelenato con i parenti di persone famose; sei per caso stato scavalcato da "un nipote di"? Occhiolino

    Non so, io non credo che nella patria del sogno americano e dell'"uomo che si è fatto da sé" (più un mito che una realtà, ma sottolineo che il mito è nato lì, e molti ci credono) una donna diventi direttrice del marketing, e lo rimanga per sei anni, solo perché è sorella di Mark Zuckerberg. Se fosse stata un'incapace l'avrebbe messa alla porta gentilmente dopo tre mesi, non credi?
    Quindi scinderei la questione: che sia un'utonta è assolutamente fuor di dubbio; e più per l'accaduto in sé (foto innocenti di una festa pubblicate senza il suo consenso), lo è perché se ne è lamentata su twitter. A bocca aperta
    E però, un'utonta può anche essere una valida esperta di marketing, io non vedo corrispondenza fra le due cose.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: panda rossa
    >
    >
    >
    > > > La notizia è interessante comunque,
    > perché
    > > mostra
    > > > quanto sia facile sostenere
    > pubblicamente
    > una
    > > > posizione in astratto, finché non ci si
    > trova
    > > > invischiati personalmente. E vale per
    > > moltissime
    > > > persone, non solo per la
    > > > Zuckerberg.
    >
    >
    > > La notizia invece e' interessante per un
    > altro
    > > motivo molto piu'
    > > bieco.
    > > Il medioevo non e' mai finito e con esso non
    > e'
    > > mai finito il
    > > nepotismo.
    > >
    > > Questa tizia senza arte ne' parte, in un
    > mondo
    > > democratico dovrebbe contare come me e te, e
    > > quindi ricevere sui media internazionali lo
    > > spazio che chiunque merita:
    > > zero.
    > >
    > > Invece questa tizia, il cui unico merito e'
    > > quello di essere sorella di quell'altro,
    > > nonostante sia utonta come la media della
    > > popolazione mondiale (o forse anche peggio),
    > > trova spazio sui media di tutto il
    > > mondo.
    > >
    > > E questo, caro mio, e' uno schifo, al di la'
    > > della materia
    > > dibattuta.
    >
    > Ullallà, Panda Rossa, oggi hai il dente
    > avvelenato con i parenti di persone famose; sei
    > per caso stato scavalcato da "un nipote di"?
    > Occhiolino

    No. Nessuno mi scavalca.
    C'e' questo fatto, parliamone.

    > Non so, io non credo che nella patria del sogno
    > americano e dell'"uomo che si è fatto da sé" (più
    > un mito che una realtà, ma sottolineo che il mito
    > è nato lì, e molti ci credono) una donna diventi
    > direttrice del marketing, e lo rimanga per sei
    > anni, solo perché è sorella di Mark Zuckerberg.
    > Se fosse stata un'incapace l'avrebbe messa alla
    > porta gentilmente dopo tre mesi, non
    > credi?

    Oppure, molto piu' realisticamente, il direttore del marketing e' una figura che puo' essere ricoperta da qualunque cialtrone incompetente.

    > Quindi scinderei la questione: che sia un'utonta
    > è assolutamente fuor di dubbio;

    E questo conferma l'assunto esposto due righe sopra: "qualunque cialtrone incompetente puo' essere direttore di marketing."

    > e più per
    > l'accaduto in sé (foto innocenti di una festa
    > pubblicate senza il suo consenso), lo è perché se
    > ne è lamentata su twitter.
    > A bocca aperta

    Se fossero cosi' innocenti, non ci sarebbe tutto questo clamore.
    Adesso, grazie a questo clamore, tutte quelle foto sono state accuratamente cercate, salvate in locale, passate al photoshop, modificate, etc...
    Se fosse stata zitta non se le sarebbe filate nessuno.
    (Cfr. effetto Streisand)

    > E però, un'utonta può anche essere una valida
    > esperta di marketing, io non vedo corrispondenza
    > fra le due cose.

    Una utonta non puo' essere una sistemista/programmatrice che e' l'unica figura professionale che conta in rete.
    Marketing e' solo una parola anglosassone per definire il ciarlatano ( http://it.wikipedia.org/wiki/Ciarlatano )
  • > Marketing e' solo una parola anglosassone per
    > definire il ciarlatano (
    > http://it.wikipedia.org/wiki/Ciarlatano
    > )

    Ma si può dire la stessa cosa per ogni disciplina che non sia al 100% scientifica. Anche tutti gli psicologi sono ciarlatani, ne prendi 10 e separatamente sullo stesso soggetto ti diranno dieci cose diverse (infatti sono il terrore di ogni giudice dove in tribunale ogni psicologo - almeno di accusa e difesa - dice una cosa diversa e vogliono avere tutti ragione contemporaneamente!). Questo non significa che però non abbiano studiato la loro (ridicola) disciplina e che non si siano fatti un c**o così per lavorare. Quindi lo stesso vale per chi fa Marketing. Anche se sono tutti venditori di fumo, non significa che siano deficenti. Chi studia marketing (economia) all'università può essere uno che ha ripiegato su quella disciplina perché non aveva voglia di studiare qualcosa di più difficile, ma può essere anche un vero creativo. Così come uno psicologo può essere qualcuno che davvero vorrebbe/vuole aiutare gli altri.
    L'importante è il risulato finale, non l'essere ciarlatani o altro.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Pino
    > > Marketing e' solo una parola anglosassone per
    > > definire il ciarlatano (
    > > http://it.wikipedia.org/wiki/Ciarlatano
    > > )
    >
    > Ma si può dire la stessa cosa per ogni disciplina
    > che non sia al 100% scientifica. Anche tutti gli
    > psicologi sono ciarlatani, ne prendi 10 e
    > separatamente sullo stesso soggetto ti diranno
    > dieci cose diverse (infatti sono il terrore di
    > ogni giudice dove in tribunale ogni psicologo -
    > almeno di accusa e difesa - dice una cosa diversa
    > e vogliono avere tutti ragione
    > contemporaneamente!). Questo non significa che
    > però non abbiano studiato la loro (ridicola)
    > disciplina e che non si siano fatti un c**o così
    > per lavorare. Quindi lo stesso vale per chi fa
    > Marketing. Anche se sono tutti venditori di fumo,
    > non significa che siano deficenti. Chi studia
    > marketing (economia) all'università può essere
    > uno che ha ripiegato su quella disciplina perché
    > non aveva voglia di studiare qualcosa di più
    > difficile, ma può essere anche un vero creativo.
    > Così come uno psicologo può essere qualcuno che
    > davvero vorrebbe/vuole aiutare gli
    > altri.
    > L'importante è il risulato finale, non l'essere
    > ciarlatani o
    > altro.

    io nella categoria ci aggiungerei pure gli avvocati. il fatto che si siano fatti il culo per studiare no nsignificano che on vendano fumo, anzi piu studiano piu sono abili a venderti l'aria fritta.
    una bella doppietta caricata a sale grosso e' sempre bene tenerla in casa, hai visto mai chi bussa...
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa

    > > Non so, io non credo che nella patria del
    > sogno
    > > americano e dell'"uomo che si è fatto da sé"
    > (più
    > > un mito che una realtà, ma sottolineo che il
    > mito
    > > è nato lì, e molti ci credono) una donna
    > diventi
    > > direttrice del marketing, e lo rimanga per
    > sei
    > > anni, solo perché è sorella di Mark
    > Zuckerberg.
    > > Se fosse stata un'incapace l'avrebbe messa
    > alla
    > > porta gentilmente dopo tre mesi, non
    > > credi?
    >
    > Oppure, molto piu' realisticamente, il direttore
    > del marketing e' una figura che puo' essere
    > ricoperta da qualunque cialtrone
    > incompetente.


    E qui ti contraddici. Tu parli di nepotismo, accusando senza tanti giri di parole Randi Zuckerberg di aver lavorato ben sei anni a Facebook solo per ragioni dinastiche, e poi annulli il livello sensazionalistico provocato nei lettori di PI aggiungendo che quel lavoro poteva farlo chiunque. Magari è pure vero: ma allora, perché mai dovrei scandalizzarmi? È immorale o illegale pagare una sorella per far finta di lavorare? I soldi sono di Mark Zuckerberg, potrà farne quel che crede.



    > > e più per
    > > l'accaduto in sé (foto innocenti di una festa
    > > pubblicate senza il suo consenso), lo è
    > perché
    > se
    > > ne è lamentata su twitter.
    > > A bocca aperta
    >
    > Se fossero cosi' innocenti, non ci sarebbe tutto
    > questo
    > clamore.

    Non so come le consideri la signora Randi. Lo stesso Massimo Mantellini le descrive come foto di interni di una normalissima festa borghese. Non ci sono gare di burlesque, non ci sono scene pruriginose o compromettenti. Probabilmente sarebbero state riprese comunque da weblog e stampa, ma in tono molto, molto minore (vedi oltre)


    > Adesso, grazie a questo clamore, tutte quelle
    > foto sono state accuratamente cercate, salvate in
    > locale, passate al photoshop, modificate,
    > etc...
    > Se fosse stata zitta non se le sarebbe filate
    > nessuno.
    > (Cfr. effetto Streisand)

    Forse sì, forse no. Randi Zuckerberg era abbastanza famosa, e quella foto sarebbe comunque stata ripresa da altri mezzi di comunicazione (tra l'altro in un angolo c'è pure Mark). Protestando su Twitter ha peggiorato, e di molto, la situazione. Ma ormai la frittata era fatta. Perplesso
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    >
    >
    > E qui ti contraddici.

    ???

    > Tu parli di nepotismo,
    > accusando senza tanti giri di parole Randi
    > Zuckerberg di aver lavorato ben sei anni a
    > Facebook solo per ragioni dinastiche, e poi
    > annulli il livello sensazionalistico provocato
    > nei lettori di PI aggiungendo che quel lavoro
    > poteva farlo chiunque.

    E la contraddizione dove sarebbe?
    Proprio perche' quel lavoro puo' farlo anche il mio cane, il fatto che invece sia stato affidato alla sorella e' una vergognosa evidenza di nepotismo.

    > Magari è pure vero: ma
    > allora, perché mai dovrei scandalizzarmi? È
    > immorale o illegale pagare una sorella per far
    > finta di lavorare?

    No. Affari loro.
    La cosa vergognosa e' parlare di privacy solo perche' e' stata coinvolta una insignificante persona utonta come pochi, solo perche' sorella di...

    > I soldi sono di Mark
    > Zuckerberg, potrà farne quel che crede.

    Ma le notizie sono di tutti, e nel 2012 siamo ancora ancorati ad una certa forma retrograda di paleogiornalismo, dove non sono i fatti che contano, ma le persone.

    > Non so come le consideri la signora Randi. Lo
    > stesso Massimo Mantellini le descrive come foto
    > di interni di una normalissima festa borghese.
    > Non ci sono gare di burlesque, non ci sono scene
    > pruriginose o compromettenti. Probabilmente
    > sarebbero state riprese comunque da weblog e
    > stampa, ma in tono molto, molto minore (vedi
    > oltre)

    E quindi che gli frega se queste foto circolano?
    Poteva fare a meno di scattarle, o fare a meno di mostrarle agli amici, se ci teneva cosi' tanto alla riservatezza.

    Tu hai mai visto mie foto in rete, per caso?

    > > Adesso, grazie a questo clamore, tutte quelle
    > > foto sono state accuratamente cercate,
    > salvate
    > in
    > > locale, passate al photoshop, modificate,
    > > etc...
    > > Se fosse stata zitta non se le sarebbe filate
    > > nessuno.
    > > (Cfr. effetto Streisand)
    >
    > Forse sì, forse no.

    Si, si.
    Io l'ho fatto e tanto basta per avere la certezza.

    > Randi Zuckerberg era abbastanza famosa,

    Per meriti non suoi.

    > e quella foto sarebbe comunque
    > stata ripresa da altri mezzi di comunicazione
    > (tra l'altro in un angolo c'è pure Mark).

    E nessuno se la sarebbe mai filata...

    > Protestando su Twitter ha peggiorato, e di molto,
    > la situazione. Ma ormai la frittata era fatta.
    >Perplesso

    Questo sottolinea, se mai ce ne fosse ulteriore bisogno, l'ignoranza del soggetto sul funzionamento della rete, e conferma quanto detto in precedenza: qualunque idiota puo' fare il direttore di marketing. La conoscenza del prodotto da commerciare non e' assolutamente un requisito necessario.
  • - Scritto da: panda rossa

    > > E qui ti contraddici.
    >
    > ???

    Leggi sotto.

    > > Tu parli di nepotismo,
    > > accusando senza tanti giri di parole Randi
    > > Zuckerberg di aver lavorato ben sei anni a
    > > Facebook solo per ragioni dinastiche, e poi
    > > annulli il livello sensazionalistico
    > provocato
    > > nei lettori di PI aggiungendo che quel lavoro
    > > poteva farlo chiunque.
    >
    > E la contraddizione dove sarebbe?

    In quello che stai per dire.

    > Proprio perche' quel lavoro puo' farlo anche il
    > mio cane, il fatto che invece sia stato affidato
    > alla sorella e' una vergognosa evidenza di
    > nepotismo.

    Nel privato non esiste una graduatoria dei cani che hanno merito di anzianità, in quanto aspettano un impiego da più tempo. Il mondo funziona così, Panda Rossa.

    Se davvero vuoi scandalizzare qualcuno, addita al pubblico un caso di vero nepotismo: un posto di grande responsabilità è stato affidato a un incompetente. con la conseguenza che le persone che competenti lo sono, e che avrebbero anche altro da fare, impiegano il loro tempo a mettere una pezza ogni volta che l'incompetente combina disastri: nelle grandi aziende funziona così. Triste
    Fai questo, altrimenti non scandalizzi nessuno.


    > > Magari è pure vero: ma
    > > allora, perché mai dovrei scandalizzarmi?
    > È
    > > immorale o illegale pagare una sorella per
    > far
    > > finta di lavorare?
    >
    > No. Affari loro.
    > La cosa vergognosa e' parlare di privacy solo
    > perche' e' stata coinvolta una insignificante
    > persona utonta come pochi, solo perche' sorella
    > di...

    Non capisco se in te prevale l'invidia per una persona che vive di luce riflessa, come ne esistono molte, anche in Italia, oppure se ti è semplicemente antipatica Randi Zuckerberg. Tutto il tuo commento è una filippica contro di lei.


    > Questo sottolinea, se mai ce ne fosse ulteriore
    > bisogno, l'ignoranza del soggetto sul
    > funzionamento della rete, e conferma quanto detto
    > in precedenza: qualunque idiota puo' fare il
    > direttore di marketing. La conoscenza del
    > prodotto da commerciare non e' assolutamente un
    > requisito
    > necessario.

    Le regole di condivisione delle foto e dei messaggi su Facebook cambiano con la stessa frequenza con cui il suo fondatore si cambia le mutande. Randi Zuckerberg era in Facebook fino all'agosto 2011; poi non più. Non era tenuta a sapere che una foto visibile solo alle amiche sarebbe stata visibile anche alle amiche delle amiche, nello specifico a Callie Schweitzer; la quale Schweitzer, fino a prova contraria, era in buona fede: ha pubblicato la foto ritenendo, ingenuamente, che fosse pubblica.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    > Non capisco se in te prevale l'invidia per una
    > persona che vive di luce riflessa, come ne
    > esistono molte, anche in Italia, oppure se ti è
    > semplicemente antipatica Randi Zuckerberg. Tutto
    > il tuo commento è una filippica contro di lei.

    Evidentemente non mi sono spiegato.
    A me di questa tizia non puo' fregar di meno.
    Il mio disappunto sta nell'abnorme spazio che i media e gli opinionisti stanno dando a questa utonta di prima categoria, solo perche' e' una sorella di...

    Si perde di vista il concetto di privacy per dare spazio ad una utonta patentata che non saprebbe distinguere un computer spento da uno in stand by, (e incidentalmente si e' pure occupata di marketing di uno dei maggiori servizi in rete, nonostante questa conclamata ignoranza in materia).

    > > Questo sottolinea, se mai ce ne fosse
    > ulteriore
    > > bisogno, l'ignoranza del soggetto sul
    > > funzionamento della rete, e conferma quanto
    > detto
    > > in precedenza: qualunque idiota puo' fare il
    > > direttore di marketing. La conoscenza del
    > > prodotto da commerciare non e' assolutamente
    > un
    > > requisito
    > > necessario.
    >
    > Le regole di condivisione delle foto e dei
    > messaggi su Facebook cambiano con la stessa
    > frequenza con cui il suo fondatore si cambia le
    > mutande.

    No.
    La regola e' una sola: se metti qualcosa in rete ne hai perso il controllo per sempre.

    > Randi Zuckerberg era in Facebook fino
    > all'agosto 2011; poi non più. Non era tenuta a
    > sapere che una foto visibile solo alle amiche
    > sarebbe stata visibile anche alle amiche delle
    > amiche, nello specifico a Callie Schweitzer; la
    > quale Schweitzer, fino a prova contraria, era in
    > buona fede: ha pubblicato la foto ritenendo,
    > ingenuamente, che fosse
    > pubblica.

    Una non era tenuta a sapere... l'altra era in buona fede...
    C'e' solo evidente ignoranza da parte di persone.
    E l'informatica non ammette ignoranza.
  • cresci panda rossa
    non+autenticato