Mauro Vecchio

UE, il guardiano del cybercrimine

Operativo dall'11 gennaio, il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica (EC3) si occuperà di frodi elettroniche, sicurezza delle infrastrutture e abusi sui minori

Roma - Per una maggiore protezione di cittadini e imprese tra gli stati membri dell'Unione Europea, il neonato Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica (EC3) sarà il nuovo guardiano del cyberspazio, nella lotta ai crimini elettronici per difendere una "rete internet libera, aperta e sicura".

"I criminali informatici sono intelligenti e veloci nell'utilizzare le nuove tecnologie per scopi criminali - ha spiegato alla stampa Cecilia Malmström, attuale commissario europeo agli Affari interni - il centro EC3 ci aiuterà a diventare ancora più intelligenti e veloci al fine di contribuire a prevenire e combattere i reati informatici".

Operativo dall'11 gennaio, il nuovo centro europeo sarà situato presso l'Ufficio dell'Europol all'Aia, nei Paesi Bassi. Tra le sue principali aree d'azione: la lotta ai grandi gruppi organizzati per le frodi elettroniche, caccia alle pratiche d'abuso sui minori attraverso la Rete, tutela delle infrastrutture da eventuali attacchi.
"Nella lotta alla criminalità informatica, priva di confini per natura e caratterizzata da una grande abilità dei criminali a nascondersi, è necessaria una risposta flessibile e adeguata - ha continuato Troels Oerting, primo capo di EC3 - Il Centro europeo per la lotta alla criminalità informatica è stato istituito per fornire queste competenze in qualità di centro di fusione e di centro di sostegno operativo, investigativo e forense".

Stando ad un recente sondaggio dell'Eurobarometro, le tematiche legate alla sicurezza informatica destano ancora grande preoccupazione tra i cittadini del Vecchio Continente. Quasi il 90 per cento dei netizen non rivela informazioni personali online e il 12 per cento è stato vittima di frode a mezzo elettronico. Come riportato da Norton nel 2011, le vittime dei cybercrimini in tutto il mondo perdono circa 290 miliardi di euro ogni anno.

Mauro Vecchio
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