Gabriele Niola

WebTheatre/ Joe fuori dal Tubo

di G. Niola - La storia di una serie che sceglie la nicchia di Funny Or Die, quando YouTube č dominato da grandi produzioni e affollato di indipendenti. Una scelta che potrebbe pagare

Roma - La storia di come Average Joe, la webserie di Joe Flanders, si sia fatta strada nell'affollato scenario delle serie per la rete americane, è una delle meno convenzionali tra quelle sentite ma anche una delle più significative nello spiegare cosa stia succedendo nel mondo delle webserie. Arrivati ad un punto critico in cui YouTube insegue la televisione e in cui il pubblico è tanto e anche l'offerta cresce senza limiti (solo i canali finanziati da YouTube stesso sfornano show a rotta di collo, poi c'è il resto del pubblico che tenta la fortuna in rete) la strada per farsi notare comincia a passare da canali alternativi.

Average Joe


Invece che optare per la strada indipendente sul Tubo, invece che farsi coprodurre da un canale di aggregazione grosso come Spike o Crackle, invece che scegliere l'opzione hipster di Blip o, infine, invece che andare a bussare alle porte dei grandi produttori, la serie è andata su Funny Or Die, aggregatore particolare, con un pubblico difficile e tutto centrato sul voto che viene dato ad ogni video. Più un video è votato come Funny più sale in graduatoria, più è votato come Die più scende.
Average Joe è una webserie abbastanza convenzionale nel suo svolgimento, racconta di uno sfigato che viene mollato dalla ragazza e cerca di rifarsi una vita con la consueta inettitudine. È anche girata (e soprattutto montata) maluccio, perché Joe Flanders fa tutto in casa (recita, scrive, gira e soprattutto monta), eppure la serie è piaciuta molto e ha conquistato un buon successo e gradimento (almeno più del 90 per cento per video).
Il motivo è che Average Joe ha un umorismo particolarmente tenace, insiste con forza sulle gag fino a renderle divertenti, tira i dialoghi a lungo portando le situazioni nel paradosso e nell'imbarazzo fino ad una risoluzione talmente incredibile da essere divertente (questo è particolarmente evidente alla fine dell'episodio 3).

Ad ogni modo, con 6 episodi girati tutti insieme, la serie di Joe Flanders è andata su un network di nicchia ma popolato da leader d'opinione e ha potuto contare su un'unica grande sponsorizzazione, ovvero un unico grande lancio, l'account Twitter di del cugino di Joe, Andy Biersack, cantante dei Black Veil Brides e dunque microcelebrità, che compare anche in veste di attore in diversi episodi. Da lì è partito un buon passaparola Twitter.
Ma ovviamente è stato soprattutto il gradimento della serie, quello che l'ha fatta salire nel ranking di Funny or Die, a determinarne il successo di nicchia. E in un mare grande come internet un successo di nicchia può fare la differenza, nel senso che una media di 15.000 visualizzazioni ad episodio su YouTube per un account americano sono molto poche, ma su un network più ristretto e tematico possono essere incisive e farti notare.

Le avventure tristi di Joe, medie già nei presupposti, mediocri negli esiti e divertenti nella loro inettitudine sono un assaggio della probabile differenziazione dei contenuti che vedremo sempre di più nel futuro. Se l'arena di YouTube, la finestra più popolare, è talmente affollata da richiedere molto talento e fortuna per emergere, altri campi più piccoli ma determinati nel soddisfare il gusto di nicchia potrebbero diventare centrali nella lotta per l'attenzione da parte di un pubblico.

AVERAGE JOE EP.1 - DUMPED


AVERAGE JOE EP. 2 - WAS THAT TOO ROUGH?


AVERAGE JOE EP.3 - ÌM PRETTY SORE


Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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