Cristina Sciannamblo

Giappone, occhiali contro il riconoscimento facciale

Presentato a Tokyo un apparecchio in grado di impedire l'azione dei software per la raccolta di dati biometrici a mezzo LED infrarossi. Un paio di occhiali che presto potrebbero debuttare sul mercato

Roma - Un'invenzione per tentare di proteggersi dall'invasione della privacy: è la proposta del professor Isao Echizen, docente presso l'Istituto Nazionale di Informatica di Tokyo, che ha costruito un paio di occhiali in grado di impedire l'azione delle tecnologie per il riconoscimento facciale.

privacy visor


Si chiama Privacy Visor l'apparecchio da indossare sul volto capace di emettere a mezzo LED radiazioni nello spettro dell'infrarosso vicino utile a impedire le funzioni dei software predisposti al riconoscimento facciale, un controllo al quale sempre più cittadini sono sottoposti in diverse circostanze.
Secondo Echizen, gli occhiali sono la risposta a ciò che egli stesso definisce "l'invasione della privacy causata da fotografie scattate di nascosto". Si tratta, dunque, di un ostacolo posto nei confronti di tutte quelle tecnologie che consentono il rastrellamento dei dati biometrici.

Gli occhiali creati nel centro di ricerca di Tokyo non sembrano essere adatti per essere diffusi in commercio ma, se l'idea dovesse convincere, potrebbero essere realizzati nuovi prototipi, più maneggevoli e alla moda. Lo stesso professor Echizen ha confessato di aver ricevuto alcune offerte da parte di aziende interessate a sviluppare il prodotto in vista di un possibile lancio sul mercato. Per questo motivo, il team di ricercatori è al lavoro per costruire un nuovo modello dotato di un sistema di alimentazione più compatto.

Cristina Sciannamblo
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39 Commenti alla Notizia Giappone, occhiali contro il riconoscimento facciale
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  • Sai che novità, di led ad infrarosso ne basta 1 per mandare KO una telecamera
    non+autenticato
  • - Scritto da: daniele_dll _rosica
    > Sai che novità, di led ad infrarosso ne basta 1
    > per mandare KO una telecamera

    Anche quelle degli autovelox secondo te ?
    krane
    22544
  • Dipende: le videocamere hanno di solito un filtro chiamato hotmirror che serve a togliere l'infrarosso (la luce ambiente ne contiene un sacco, se una videocamera lo riprendesse si avrebbero effetti strani: le foglie, ad esempio, riflettono l'infrarosso, ed apparirebbero molto più chiare di quanto non appaiono viste ad occhio); se il filtro hotmirror vale poco, la telecamera vedrà bene l'infrarosso, se il filtro è fatto bene, ne vede molto meno.

    Le telecamere fatte per vedere anche al buio spesso hanno un filtro debole (tale filtro, infatti, toglie un po' di luce).

    Comunque, si può vedere l'effetto semplicemente usando il led di un normale telecomando.

    Una curiosità: si può facilmente realizzare un filtro che lascia passare solo l'infrarosso e non la luce visibile: basta usare un negativo fotografico a colori (quelli in bianco e nero non vanno bene) esposto, o una diapositiva rimasta nera. Mettendolo davanti ad una videocamera (soprattutto se di quelle per la visione notturna) si vedrà solo l'infrarosso.
    non+autenticato
  • Con quegli occhiali si evita il riconoscimento facciale, in compenso le possibilità di venire internati in un ospedale psichiatrico aumentano molto. A bocca aperta
    non+autenticato
  • sono ad infrarossi, non sono visibili dall'occhio umano

    - Scritto da: Leguleio
    > Con quegli occhiali si evita il riconoscimento
    > facciale, in compenso le possibilità di venire
    > internati in un ospedale psichiatrico aumentano
    > molto.
    > A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > Con quegli occhiali si evita il riconoscimento
    > facciale, in compenso le possibilità di venire
    > internati in un ospedale psichiatrico aumentano
    > molto.
    > A bocca aperta

    Ovviamente si tratta di un prototipo da laboratorio. Di solito i prototipi vengono fatti senza pensare all'estentica e per risparmiare e praticità con componentielettronici più "grossi"...E' ovvio che se avrà un mercato dovrà avere compenenti piccoli facilmente itegrabili in una montatura "normale"

    ps: mi piacciono i giapponesi perchè cercano sempre di creare qualcosa di nuovo, inventare..ecc. Ovvio che fanno anche delle cose stupide, ma almeno sperimentano hanno inventiva e immaginazione.
    Una volta era anche così in Italia, ora invece si pensa ad avere l'assegno di ricerca mettere a posto parenti e/o amici e l'italiano si sente soddisfatto perchè si è "sistemato", cosa importa se le risorse impiegate non hanno prodotto nesssun risulato (a parte ingrassare un C/C).
    Ovviamente non voglio generalizzare, ci sono italiani geniali, con inventiva ma sono all'estero.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 24 gennaio 2013 12.04
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  • - Scritto da: thebecker

    > ps: mi piacciono i giapponesi perchè cercano
    > sempre di creare qualcosa di nuovo,
    > inventare..ecc. Ovvio che fanno anche delle cose
    > stupide,


    Ti riferisci alla legge che prevede il carcere fino a due anni per chi scarica?

    http://punto-informatico.it/3548246/PI/News/giappo...



    ma almeno sperimentano hanno inventiva e
    > immaginazione.
    > Una volta era anche così in Italia, ora invece si
    > pensa ad avere l'assegno di ricerca mettere a
    > posto parenti e/o amici e l'italiano si sente
    > soddisfatto perchè si è "sistemato", cosa importa
    > se le risorse impiegate non hanno prodotto
    > nesssun risulato (a parte ingrassare un
    > C/C).
    > Ovviamente non voglio generalizzare, ci sono
    > italiani geniali, con inventiva ma sono
    > all'estero.

    Mi hai fatto venire in mente che nessun italiano, dico nessuno, ha mai creato un linguaggio di programmazione. Per dire: il C++ è stato inventato da un danese. Il Prolog, l'Eiffel e l'Ada da francesi. L'Amiga E e il FALSE da un olandese. Un finlandese ha creato Linux, e il programma di telefonia Skype è stato un lavoro d'equipe fra svedesi, estoni e danesi.
    Ma le facoltà universitarie di informatica in Italia che cosa sfornano? A bocca storta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: thebecker
    >
    > > ps: mi piacciono i giapponesi perchè cercano
    > > sempre di creare qualcosa di nuovo,
    > > inventare..ecc. Ovvio che fanno anche delle
    > cose
    > > stupide,
    >
    >
    > Ti riferisci alla legge che prevede il carcere
    > fino a due anni per chi
    > scarica?
    >
    > http://punto-informatico.it/3548246/PI/News/giappo
    >
    >
    >
    > ma almeno sperimentano hanno inventiva e
    > > immaginazione.
    > > Una volta era anche così in Italia, ora
    > invece
    > si
    > > pensa ad avere l'assegno di ricerca mettere a
    > > posto parenti e/o amici e l'italiano si sente
    > > soddisfatto perchè si è "sistemato", cosa
    > importa
    > > se le risorse impiegate non hanno prodotto
    > > nesssun risulato (a parte ingrassare un
    > > C/C).
    > > Ovviamente non voglio generalizzare, ci sono
    > > italiani geniali, con inventiva ma sono
    > > all'estero.
    >
    > Mi hai fatto venire in mente che nessun italiano,
    > dico nessuno, ha mai creato un linguaggio di
    > programmazione. Per dire: il C++ è stato
    > inventato da un danese. Il Prolog, l'Eiffel e
    > l'Ada da francesi. L'Amiga E e il FALSE da un
    > olandese. Un finlandese ha creato Linux, e il
    > programma di telefonia Skype è stato un lavoro
    > d'equipe fra svedesi, estoni e danesi.
    >
    > Ma le facoltà universitarie di informatica in
    > Italia che cosa sfornano?
    >A bocca storta

    gente che finisce nei call center dato che per trovare un posto o hai "culo" o "amici". Altrimenti di offrono paghe che la tipa che pulisce le scale prende di piu'.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > Ma le facoltà universitarie di informatica in
    > Italia che cosa sfornano?
    >A bocca storta
    giavaioli?A bocca aperta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    > Mi hai fatto venire in mente che nessun italiano,
    > dico nessuno, ha mai creato un linguaggio di
    > programmazione.

    Non significa niente.
    Molti italiani hanno contribuito a far evolvere la scienza informatica, non necessariamente creando un nuovo linguaggio di programmazione (che tutto sommato servono a poco oggi come oggi).

    > Ma le facoltà universitarie di informatica in
    > Italia che cosa sfornano?
    >A bocca storta

    Sfornano ottimi informatici, in parecchi casi.
  • - Scritto da: panda rossa

    > > Mi hai fatto venire in mente che nessun
    > italiano,
    > > dico nessuno, ha mai creato un linguaggio di
    > > programmazione.
    >
    > Non significa niente.
    > Molti italiani hanno contribuito a far evolvere
    > la scienza informatica, non necessariamente
    > creando un nuovo linguaggio di programmazione
    > (che tutto sommato servono a poco oggi come
    > oggi).

    Non significa niente la solo circostanza, siamo d'accordo. Ma non ricordo nemmeno italiani che hanno creato sistemi operativi, come Thorvalds. O che hanno creato una rivoluzione nella telefonia internet, come Friis, Zennström, Heinla, Kasesalu, Tallinn. O che hanno trovato un modo per aggirare la protezione di DVD, come il norvegese Johansen.

    Come si può far evolvere la scienza informatica senza creare mai concetti e prodotti di questo tipo? Oggi, intendo, non certo 40 anni fa.



    > > Ma le facoltà universitarie di informatica in
    > > Italia che cosa sfornano?
    > >A bocca storta
    >
    > Sfornano ottimi informatici, in parecchi casi.

    Sempre modesto, eh, Panda Rossa? Occhiolino
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    > Non significa niente la solo circostanza, siamo
    > d'accordo. Ma non ricordo nemmeno italiani che
    > hanno creato sistemi operativi, come Thorvalds.

    Quanti sono stati i sistemi operativi nella storia?

    Perche' non prendi un settore un po' piu' significativo invece di cercare peli nelle uova.

    Perche' altrimenti potremmo parlare di microprocessori.
    Quanti italiani hanno costruito un microprocessore che ha avuto una significativa diffusione a livello globale?
    Uno c'e' stato!

    > O
    > che hanno creato una rivoluzione nella telefonia
    > internet, come Friis, Zennström, Heinla,
    > Kasesalu, Tallinn. O che hanno trovato un modo
    > per aggirare la protezione di DVD, come il
    > norvegese
    > Johansen.

    Sempre peli nelle uova.
    Non si fa statistica in questo modo.

    > Come si può far evolvere la scienza informatica
    > senza creare mai concetti e prodotti di questo
    > tipo? Oggi, intendo, non certo 40 anni
    > fa.

    La scienza evolve un poco alla volta.
    Nessuno pretende balzi da gigante.
    E la scienza informatica e' in continua evoluzione.
    Ma non puoi pretendere di fare delle statistiche su base nazionale, in un campo che piu' globalizzato non si puo'.

    > > > Ma le facoltà universitarie di
    > informatica
    > in
    > > > Italia che cosa sfornano?
    > > >A bocca storta
    > >
    > > Sfornano ottimi informatici, in parecchi
    > casi.
    >
    > Sempre modesto, eh, Panda Rossa? Occhiolino

    Io faccio le mie valutazioni.
    Tu sei libero di approvarle o di rigettarle, o di collocarti in qualunque posizione intermedia a piacer tuo.
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Leguleio
    >
    > > Non significa niente la solo circostanza,
    > siamo
    > > d'accordo. Ma non ricordo nemmeno italiani
    > che
    > > hanno creato sistemi operativi, come
    > Thorvalds.
    >
    > Quanti sono stati i sistemi operativi nella
    > storia?
    >
    > Perche' non prendi un settore un po' piu'
    > significativo invece di cercare peli nelle
    > uova.
    >
    > Perche' altrimenti potremmo parlare di
    > microprocessori.
    > Quanti italiani hanno costruito un
    > microprocessore che ha avuto una significativa
    > diffusione a livello
    > globale?
    > Uno c'e' stato!
    Appunto: UNO e quarant'anni faTriste
    non+autenticato
  • - Scritto da: armstrong
    > - Scritto da: panda rossa
    > > - Scritto da: Leguleio
    > >
    > > > Non significa niente la solo
    > circostanza,
    > > siamo
    > > > d'accordo. Ma non ricordo nemmeno
    > italiani
    > > che
    > > > hanno creato sistemi operativi, come
    > > Thorvalds.
    > >
    > > Quanti sono stati i sistemi operativi nella
    > > storia?
    > >
    > > Perche' non prendi un settore un po' piu'
    > > significativo invece di cercare peli nelle
    > > uova.
    > >
    > > Perche' altrimenti potremmo parlare di
    > > microprocessori.
    > > Quanti italiani hanno costruito un
    > > microprocessore che ha avuto una
    > significativa
    > > diffusione a livello
    > > globale?
    > > Uno c'e' stato!
    > Appunto: UNO e quarant'anni faTriste

    http://it.wikipedia.org/wiki/Olivetti_P101

    Se poi l'industria italiana è guidata da incapaci, mica è colpa mia...