Mauro Vecchio

Twitter, trasparenza cinguettata

Aumenta la pressione dei governi planetari sulla piattaforma di microblogging. Negli Stati Uniti, le varie agenzie governative chiedono le informazioni degli utenti senza un mandato. Google vota per la revisione di ECPA

Twitter, trasparenza cinguettataRoma - Nella giornata internazionale della privacy, attivisti e senatori hanno avviato la grande celebrazione di quel 28 gennaio 1981, quando i membri del Consiglio Europeo preparavano le carte per la cruciale adozione della Convenzione 108, sulla protezione dei cittadini planetari nelle attività di trattamento automatizzato dei dati personali. Dall'hashtag #DataPrivacyDay, i responsabili di Twitter hanno offerto il proprio omaggio, la seconda edizione del cosiddetto Transparency Report.

Sulla scia di quello pubblicato da Google nei giorni scorsi, il rapporto di trasparenza cinguettato dal tecnofringuello è diviso in tre parti. Nella prima si spiega come Twitter ha ricevuto un totale di oltre 1.800 richieste per la consegna di informazioni personali. Nomi completi o indirizzi IP, account di posta elettronica o indirizzi fisici, i governi del pianeta hanno aumentato la pressione sul social network di San Francisco dagli inizi dello scorso anno. Nel periodo tra luglio e dicembre 2012, il totale delle richieste ha superato quota mille.

Decisamente minore il volume delle richieste inoltrate dalle autorità mondiali per la rimozione di contenuti ritenuti illegali. Negli ultimi sei mesi dello scorso anno, Twitter ha ricevuto 26 ordinanze firmate da un giudice - 48 se viene considerato l'intero anno - contro la diffusione di determinati contenuti a mezzo social. In Francia, il tribunal de grande instance ha recentemente ordinato la consegna dei dati relativi alle utenze coinvolte nella pubblicazione di cinguettii a sfondo antisemita, già rimossi da Twitter sotto vari hashtag.
Nell'ultima parte del report, Twitter ha denunciato la ricezione di oltre 3.200 notifiche di violazione del copyright, soddisfatte dalla piattaforma di microblogging nel 53 per cento dei casi. Modellato sul documento rilasciato da Google, il rapporto di trasparenza del sito in 140 caratteri ha svelato per la prima volta la specifica tipologia legale delle richieste inviate dalle autorità planetarie, in particolare quelle statunitensi con 815 notifiche su 1.009 tra agenzie governative e non.

Nello specifico, il 60 per cento delle richieste inviate ai responsabili di Twitter ricade nella categoria delle subpoena, che non richiedono l'intervento firmato di un giudice per il rilascio di informazioni basilari come IP e indirizzi di posta elettronica. Nell'11 per cento dei casi, le autorità a stelle e strisce hanno effettivamente ottenuto un'ordinanza firmata per la consegna dei dati. Mentre solo il 19 per cento del totale è stato accompagnato da un mandato di perquisizione.

╚ proprio per questo motivo che Google ha richiesto una sostanziale revisione della legge Electronic Communications Privacy Act (ECPA), in modo da garantire ai cittadini statunitensi lo stesso livello di tutela riscontrato nei documenti personali fisici. In caso di indagini per casi a sfondo criminoso, le agenzie governative statunitensi dovrebbero ottenere sempre un mandato per accedere a quelle informazioni digitali archiviate negli account di BigG. Per il rispetto del Quarto Emendamento nella Costituzione a stelle e strisce.

Mauro Vecchio
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