Alfonso Maruccia

Se il super WiFi non è come sembra

Una notizia circola per il mondo e presuppone la volontà politica di realizzare reti WiFi gratuite in tutti gli Stati Uniti. Ma la notizia è mal posta: si tratta solo di mettere all'asta i white space televisivi

Roma - Uno spettro si aggira per la rete telematica mondiale, una mezza "bufala" che vorrebbe la Federal Communications Commission (FCC) statunitense impegnata a promuovere l'installazione di reti "super WiFi" gratuite in tutte le città. Ma è tutto falso, o quasi: le reti super WiFi ci saranno ma avranno un costo. Per tutti.

La bufala è originata da un articolo pubblicato online dal Washington Post, un pezzo pieno di semplificazioni che si apre con la presunta creazione di "network super WiFi in giro per la nazione, così potenti ed estesi che i consumatori li potranno usare per fare chiamate o navigare su Internet senza pagare una bolletta telefonica ogni mese".

La verità, come spesso accade, risiede altrove: il super WiFi a cui si riferisce il Washington Post è quello che dovrà nascere dalla regolamentazione dell'uso dei cosiddetti white space, porzioni di spettro elettromagnetico assegnato alle trasmissioni televisive al momento inutilizzate.
La FCC ha da tempo stabilito che i white space dovranno essere assegnati alle comunicazioni telematiche, ma nulla di quanto emerso pubblicamente parla di reti "gratuite" per tutti: in realtà, diversamente da quanto sostiene il reporter del quotidiano statunitense, al momento l'agenzia governativa è impegnata a stabilire il modo migliore per liberalizzare le porzioni di spettro inutilizzate, e in tal senso carrier mobile e aziende con una forte presenza online stanno fornendo alla FCC ciascuno la propria visione di come andrebbe gestita la deregolamentazione dei white space.

Ognuno prende posizione sull'asta in cui dovrebbero essere concesse le porzioni di spettro per il WiFi ad alte prestazioni, con la prospettiva che le grandi aziende di telecomunicazioni spenderanno un bel po' di danari per accaparrarsi le frequenze per la propria offerta di connettività. Dall'altro lato del mercato, Google e le altre corporation della "net economy" premono affinché il numero di frequenze dichiarate "libere" da possesso e regolamentazioni sia il più alto possibile.

Alfonso Maruccia
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17 Commenti alla Notizia Se il super WiFi non è come sembra
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  • Google ovv aimente che ha un altro introito è l'uncio che vorrebbe wi fi gratis in ogni dove, ma è del tutto evindete che se ci fosse, gli altri soggetti che hanno nelle telecomunicazioni un incasso da vendita del servizio, porterebbero i libri in tribunale (come si dice) e dato che non valgono meno di Google (come capitale) ed hanno lobbisti anche ben più agguerriti, era da sospettare la bufala.
    Ormai il "mercato" è da un pezzo che frena il progresso
    non+autenticato
  • lo "space" è "white", non "free" .. non sono né visionari né deficienti ..
    non+autenticato
  • ma le voci iniziali lo davano per gratis, nonostante fosse piuttosto assurda come ipotesi (assurda per come va il mondo, non in se)
    non+autenticato
  • Anche se qualcuno mettesse a disposizione gli access point gratis, poi chi paga la corrente per tenerli accesi?
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi

    > Anche se qualcuno mettesse a disposizione gli
    > access point gratis, poi chi paga la corrente per
    > tenerli
    > accesi?

    L'accesso a internet gratis non è una cosa così rivoluzionaria. Nel 1997 il comune di Bologna lo offriva, vedi qui:

    http://archiviostorico.corriere.it/1997/ottobre/02...

    Era connessione lenta, e non so quanto a lungo è durato l'esperimento, non essendo io mai stato residente a Bologna. Certo, tenere postazioni Wi-Fi accese in tutta la città 24 ore su 24 ha costi, superiori, e richiede investimenti maggiori che non la rete Iperbole del 1997. E non so se i contribuenti di ogni Comune accetterebbero questa spesa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > Era connessione lenta, e non so quanto a lungo è
    > durato l'esperimento, non essendo io mai stato
    > residente a Bologna. Certo, tenere postazioni
    > Wi-Fi accese in tutta la città 24 ore su 24 ha
    > costi, superiori, e richiede investimenti
    > maggiori che non la rete Iperbole del 1997. E non
    > so se i contribuenti di ogni Comune
    > accetterebbero questa
    > spesa.

    Ma quelle sono reti civiche, ben altra cosa e ben altro costo rispetto al wifi che a quei tempi manco c'era l'ADSL figurati il wifi.
    Le varie reti civiche citate erano delle BBS che poi hanno iniziato a dare una mail gratuita per Internet. A Milano c'era e forse c'è ancora la Rete Civica Milanese che comunque non era un progetto del comune. Avevano degli sportelli con cui dialogare con diversi uffici e realtà, ma era preossoché inutile. Con quella di Milano per esempio bisognava usare un software chiamato FirstClass che creava dei labirinti di folder con tante sezioni deserte.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dottor Stranamore


    > > Era connessione lenta, e non so quanto a
    > lungo
    > è
    > > durato l'esperimento, non essendo io mai
    > stato
    > > residente a Bologna. Certo, tenere postazioni
    > > Wi-Fi accese in tutta la città 24 ore su 24
    > ha
    > > costi, superiori, e richiede investimenti
    > > maggiori che non la rete Iperbole del 1997.
    > E
    > non
    > > so se i contribuenti di ogni Comune
    > > accetterebbero questa
    > > spesa.
    >
    > Ma quelle sono reti civiche, ben altra cosa e ben
    > altro costo rispetto al wifi che a quei tempi
    > manco c'era l'ADSL figurati il
    > wifi.

    Infatti, e l'ho scritto.
    Sta' tranquillo che fornire la connessione internet a tutta la città non era gratis, nel 1997. Poi, chiaramente, visto lo scarso interesse del pubblico nel 1997, non lo chiesero tutti i bolognesi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > Sta' tranquillo che fornire la connessione
    > internet a tutta la città non era gratis, nel
    > 1997. Poi, chiaramente, visto lo scarso interesse
    > del pubblico nel 1997, non lo chiesero tutti i
    > bolognesi.

    A tutta la città Rotola dal ridere Come se ci sia da stendere i cavi per avere qualche linea telefonica. E non navigavi sul web, davano solo una mail e l'accesso a usenet. Leggevi che avevano migliaia di iscritti, ma solo perché la gente leggeva qualche articolo sul giornale, si collegava una volta e poi basta. Stesso discorso per la rete civica milanese che indicava migliaia di utenti ed erano quattro gatti.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Dottor Stranamore


    > > Sta' tranquillo che fornire la connessione
    > > internet a tutta la città non era gratis, nel
    > > 1997. Poi, chiaramente, visto lo scarso
    > interesse
    > > del pubblico nel 1997, non lo chiesero tutti
    > i
    > > bolognesi.
    >
    > A tutta la città Rotola dal ridere Come se ci sia da
    > stendere i cavi per avere qualche linea
    > telefonica.

    No, essendo a linea analogica i cavi c'erano già, quelli telefonici. Ma mica erano del Comune di Bologna. Per il passaggio dei dati dovevano pagare una società esterna (Telecom Italia, suppongo).


    > E non navigavi sul web, davano solo
    > una mail e l'accesso a usenet.

    Io avevo un amico che abitava a Bologna, e che mi diceva che era un abbonamento internet come tutti gli altri, solo, magari, un po' più lento. Queste limitazioni che mi dici tu non me le ricordo proprio.



    > Leggevi che
    > avevano migliaia di iscritti, ma solo perché la
    > gente leggeva qualche articolo sul giornale, si
    > collegava una volta e poi basta.

    Statistiche sull'uso di quel servizio a Bologna non ne ho. Di certo, se era garantito ai cittadini, dovevano fornire una connettività 24 ore su 24 a tutti coloro che ne facevano richiesta, al di là di quanto fosse effettivamente usato. E la connettività un costo lo aveva.



    > Stesso discorso
    > per la rete civica milanese che indicava migliaia
    > di utenti ed erano quattro
    > gatti.

    Magari è anche vero. I costi per mantenerla c'erano comunque.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > No, essendo a linea analogica i cavi c'erano già,
    > quelli telefonici. Ma mica erano del Comune di
    > Bologna. Per il passaggio dei dati dovevano
    > pagare una società esterna (Telecom Italia,
    > suppongo).

    Era come per la rete civica milanese i costi erano relativamente bassi e comunque per Bologna coperti dai fondi europei

    > Io avevo un amico che abitava a Bologna, e che mi
    > diceva che era un abbonamento internet come tutti
    > gli altri, solo, magari, un po' più lento. Queste
    > limitazioni che mi dici tu non me le ricordo
    > proprio.

    Sino al 1998 c'era solo mail e usenet. Poi era lento perché i modem di allora erano molto lenti, ma anche con i provider normali non cambiava niente, anzi con IOL e VOL ce n'è voluto prima di avere dei collegamenti decenti senza disconnessioni continue.

    > Statistiche sull'uso di quel servizio a Bologna
    > non ne ho. Di certo, se era garantito ai
    > cittadini, dovevano fornire una connettività 24
    > ore su 24 a tutti coloro che ne facevano
    > richiesta, al di là di quanto fosse
    > effettivamente usato. E la connettività un costo
    > lo
    > aveva.

    Ma sì ha un costo come tutte le cose. Ma non era come un ISP. Era un servizio molto leggero. Erano alcune linee telefoniche. Quella di Milano aveva un numero di utenti(iscritti) che era la metà di quella di Bologna e aveva circa 6 linee telefoniche. Per girare le mail del loro servizio su Internet si affidavano semplicemente alla connessione Internet disponibile presso il DSI.
    A Milano poi avevano fatto un accordo con alcuni centri di formazione della Regione. In pratica gli esercizi andavano mandati solo tramite la rete civica. Così ogni iscritto ai corsi era un iscritto alla rete civica. Peccato che poi la usava solo per collegarsi, caricare gli esercizi e niente altro. Però diventavano centinaia di utenti nuovi da mostrare ogni anno.
    non+autenticato
  • - Scritto da: uno qualsiasi
    > Anche se qualcuno mettesse a disposizione gli
    > access point gratis, poi chi paga la corrente per
    > tenerli
    > accesi?

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