massimo mantellini

Contrappunti/ L'errore di Cardani

di M. Mantellini - L'uomo giusto al posto giusto. In un Paese ideale, chi viene designato a guidare un authority è un esperto della materia. Ovviamente l'Italia fa eccezione

Contrappunti/ L'errore di CardaniRoma - La metafora adatta è semplice e alla portata di tutti ed è strano che il Presidente di Agcom Angelo Marcello Cardani non la capisca. Ed è la metafora della piazza come luogo e dei cittadini che la frequentano come soggetti delle relazioni sociali. È un peccato perché l'idea stessa di piazza virtuale è vecchia ormai di oltre un decennio e se nel frattempo l'aggettivo virtuale è stato meritatamente dimenticato, la parola piazza resiste e resta a nostra disposizione ancor oggi, utile a descrivere, per analogie, il misterioso mondo della Rete a quanti non lo conoscono e non lo frequentano.

Se Internet è da sempre un luogo molto prima di essere un medium, molte delle idee che ci hanno fatto comodo fino a ieri per rappresentare e difendere diritti e democrazia nella comunicazione di massa diventano improvvisamente non solo inutilizzabili ma anche, in qualche misura, prevaricatrici e reazionarie.

Possiamo permetterci di controllare ed indirizzare la libera espressione di cittadini che si incontrano in piazza e confrontano punti di vista e impressioni - per esempio sulla campagna elettorale in corso? Possiamo immaginare, anche solo lontanamente, che un simile luogo possa essere vigilato e transennato in nome di una esigenza superiore di equilibrio e medietà fra i candidati al Parlamento?
Ovviamente no, chiunque lo può comprendere: il Presidente Cardani pensa invece che, senza troppe complicazioni, Internet sia semplicemente uno dei tanti strumenti di comunicazione di massa che orientano, educano ed eventualmente distorcono l'ideazione democratica dei fragili cittadini della Penisola e che come tale, almeno in periodi sensibili, vada in qualche misura controllata. E pensandolo immagina, per un futuro al passo coi tempi che cambiano, una sorta di par condicio in qualche misura (in quale misura ovviamente non lo dice) estesa anche al Web.

L'idea è folle e come tale, per amore del paradosso, meriterebbe di essere ulteriormente approfondita (lo ha fatto per esempio Fabio Chiusi sul suo blog) se non fosse che nel momento in cui ci accingiamo a farlo, più che nuove frontiere di equilibrata comunicazione preelettorale adeguata ai tempi correnti (la legge sulla par condicio è del 2000), vengono immediatamente alla mente, per analogie involontarie ma inevitabili, altre passate esperienze storiche in cui il controllo dei cittadini riguardava non solo le manifestazioni del pensiero liberamente esposto ma anche i luoghi privati o presunti tali. Il grande orecchio del despota desideroso di risalire la corrente su fino al pensiero appena concepito nella testa del dissidente.

Non è colpa del Presidente di Agcom, al quale certo non vogliamo attribuire aspirazioni degne della Stasi, il quale evidentemente esprime idee personali tanto in buona fede quanto curiose, ma è semmai colpa del sistema Italia che continua a scegliere, per le posizione in cima alla piramide gerarchica del proprio apparato decisionale, persone spesso inconsapevoli dei temi che affrontano. Il Governo dei tecnici non ha avuto alcun peso nella composizione del nuovo Consiglio Agcom (tranne per la figura stessa di Cardani indicata direttamente da Mario Monti) e tutto si è risolto all'interno della usuale logica spartitoria fra i partiti, un sistema che ha mantenuti nell'ultimo decennio Authority nelle quali sovente la fedeltà dei Commissari ai propri referenti politici superava le competenze minime richieste.

Ma se il Presidente Cardani sostiene pubblicamente e con svagata leggerezza che applicare la par condicio ai social network sarebbe utile e possibile, il punto non è tanto quello di incuriosirsi su quali possano essere i percorsi per applicare queste nuove garanzie democratiche ai cittadini italiani su Facebook, ma su quali siano invece i percorsi, ben più accidentati e impervi, per mettere a capo di uno dei principali organi di garanzia del Paese persone che quando parlano apertis verbis abbiano una idea anche solo vaga della complessità dei temi che stanno trattando.

Massimo Mantellini
Manteblog

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56 Commenti alla Notizia Contrappunti/ L'errore di Cardani
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  • dal sito di Agcom "L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni è un’autorità indipendente, istituita dalla legge 249 del 31 luglio 1997.
    Indipendenza e autonomia sono elementi costitutivi che ne caratterizzano l’attività e le deliberazioni.

    Al pari delle altre autorità previste dall’ordinamento italiano, l’Agcom risponde del proprio operato al Parlamento, che ne ha stabilito i poteri, definito lo statuto ed eletto i componenti.

    Sono organi dell’Autorità: il Presidente, la Commissione per le infrastrutture e le reti, la Commissione per i servizi e i prodotti, il Consiglio.

    Ciascuna Commissione è organo collegiale, costituito dal Presidente e da due Commissari.
    Il Consiglio è costituito dal Presidente e da tutti i Commissari.

    L’Agcom è innanzitutto un’autorità di garanzia: la legge istitutiva affida all’Autorità il duplice compito di assicurare la corretta competizione degli operatori sul mercato e di tutelare i consumi di libertà fondamentali dei cittadini."

    Per cui i paragoni con il privato non regge. Detto questo, meglio un competente(anche se politicamente scelto) che un incapace politicamente scelto.
    Sia nel pubblico che nel privato un manager non gestisce soltanto ma fa un sacco di altre cose. Un esempio. L'Apple con il manger proveniente dalla Coca Cola, dove aveva ottenuto ottimo risultati, falliva con Steve Jobs è rifiorita.

    Cardani poi non gestisce ma cerca di porre freni alle critiche al potere.
    Saluti Piero
    non+autenticato
  • - Scritto da: Piero B orelli




    > Sia nel pubblico che nel privato un manager non
    > gestisce soltanto ma fa un sacco di altre cose.
    > Un esempio. L'Apple con il manger proveniente
    > dalla Coca Cola, dove aveva ottenuto ottimo
    > risultati, falliva con Steve Jobs è
    > rifiorita.

    Non ho capito questa frase: chi era il manager? E che cosa ha fatto?


    > Cardani poi non gestisce ma cerca di porre freni
    > alle critiche al
    > potere.

    Boh...Newbie, inesperto
    non+autenticato
  • Buongiorno Leguleio,

    noto con dispiacere che un simpaticissimo post, a cui lei aveva anche dato risposta, é stato rimosso. Questo mi rende alquanto triste. Poteva essere un insegnamento non solo al prestare attenzione nel digitare i messaggi e alla grammatica italiana; ma anche alla tolleranza e interpretazione di messaggi sarcastici (io lo definii satira). Ci si deve ridere sopra. La censura lasciamola agli abusi palesi, non ad un innocente messaggio che faceva sorridere (criticandola) questa board.

    Mi dispiace per la censura del simpatico frequentatore, cui avevo persino risposto. Spero che torni!

    Leguleio, continuo sempre a leggerla per la sua meticolositá nelle fonti e preparazione.

    Saluti,
    il RE


    - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: Piero B orelli
    >
    >
    >
    >
    > > Sia nel pubblico che nel privato un manager
    > non
    > > gestisce soltanto ma fa un sacco di altre
    > cose.
    > > Un esempio. L'Apple con il manger proveniente
    > > dalla Coca Cola, dove aveva ottenuto ottimo
    > > risultati, falliva con Steve Jobs è
    > > rifiorita.
    >
    > Non ho capito questa frase: chi era il manager? E
    > che cosa ha
    > fatto?
    >
    >
    > > Cardani poi non gestisce ma cerca di porre
    > freni
    > > alle critiche al
    > > potere.
    >
    > Boh...Newbie, inesperto
    non+autenticato
  • John Sculley (ved. per un informazione di massima http://en.wikipedia.org/wiki/John_Sculley ).
    Nel caso specifico mi pare un tentativo di censura politica piuttosto che l'applicazione delle norme dello statuto dell'Ente.
    non+autenticato
  • Buongiorno,

    la invito a rileggersi il mio post, che mi pare non abbia compreso.
    Il testo da lei riportato é disponibile al link riportato in un altro mio post (che poi é il sito ufficiale di agcom).

    Il paragone col privato era riferito a questo: "l’Agcom risponde del proprio operato al Parlamento, che ne ha stabilito i poteri, definito lo statuto ed eletto i componenti."

    Che a lei la cosa piaccia o meno, l'unico modo per cambiare l'agcom é... e perdoni l'iperbole, cambiare il parlamento.
    Ovvero, nella credo pacatezza del mio post, un'altra soluzione sarebbe avere alla guida un manager che sappia scendere a compromessi col parlamento ma con il principio dell'utilitá pubblica.

    Credo abbia travisato il mio intervento. Io non ho mai parlato di "incopetenti".

    Abbia pazienza, se é stato messo lí suggerito da Monti, qualche carta piú di lei (e di me) il signore in questione la ha. Vediamo se saprá giocarsela al meglio ed essere un grande manager piuttosto che un quaqquaraquá [cit.].

    Mi premeva solo sottolineare come essere dei supertecnici non qualifica al ruolo di super manager tanto quanto non essere competenti della materia permette invece di gestirla.

    E se proprio vogliamo dirla tutta, per gestire le funzioni dell'agcom ci vuole appunto quella sagacia e quella diplomazia che a volte ai seppur bravi tecnici manca.

    Saluti,
    il RE
    non+autenticato
  • gestire (gli amici hanno sempre bisogno eh...)
    E
    censurare (atr. 21 di che cosa???)
    non+autenticato
  • Buondí,

    interessanti gli articoli di riflessione. Tuttavia Mantellini parte da un preconcetto: un manager deve essere un esperto della disciplina che intende dirigere o che é messo a dirigere.

    Tra le varie scuole di pensiero la mia opinione é "ni".
    Il 100%, cioé un chiaro "no" sarebbe irrealistico! Diciamo che la mia opinione tende al fatto che il presupposto é piú errato che corretto.

    Esistono molti casi di manager che sanno scegliere le persone giuste e creano un team che da' il risultato atteso = una "buona" gestione, senza necessariamente conoscere la materia. Ovvero, hanno un criterio per poter valutare se il progetto presentato dal team sia da rendere esecutivo o sia da mettere nel cassetto (cestinare? mai!) senza veramente conoscere la materia, ma conoscendo le persone che propongono il progetto.

    Mantellini presenta un problema "italiota" e lo chiama anomalia affermando che in Italia si scelgono sempre dei non esperti. Poi arrivano i "tecnici" che peró quelle scelte non le rendono esecutive (senza colpa, mi pare di leggere, ma forse sbaglio a interpretare).

    Ok, in un'azienda la cosa funziona cosí: il padrone - se non la dirige in prima persona - o gli azionisti si scelgono un manager che a quel punto risponde a... chi lo ha messo lí!
    E chi lo ha messo lí é anche quello che decide il criterio per cui una gestione é "buona" o meno (ecco perché l'ho messo tra virgolette anche nella frase piú sopra quel "buona").

    Quindi un candidato manager puotrebbe essere anche un mega esperto nella specifica materia ma magari fare errori madornali nella scelta delle persone per realizzare le sue idee. E quindi dare un risultato non soddisfacente. (l'esempio dei "tecnici" di cui sopra...)

    Ovvero, potrebbe avere un obiettivo che non necessariamente deve essere noto a "noi esterni" e pur non raggiungendo cio' che gli esterni "auspicano" egli realizza in pieno invero il piano aziendale.

    I manager piú capaci sono quelli invero che realizzano le proprie idee facendole accettare dalla proprietá e nota bene, portano a risultati sul lungo termine anche realizzando perdite/sconfitte sul breve.

    Attenzione... risultati = profitti per la proprietá sempre di piú e posibilmente per - appunto - un termine lunghissimo!

    E concludo ora aggiungendo un attributo alla parola manager: qual é e chi definisce l'obiettivo di un manager pubblico?

    Vorrei che Mantellini si facesse gentilmente cura di rispondere a questo interrogativo anche prendendo spunto dal background informatico.

    Saluti,
    il RE
    non+autenticato
  • - Scritto da: Il RE
    > Buondí,
    >
    > interessanti gli articoli di riflessione.
    > Tuttavia Mantellini parte da un preconcetto: un
    > manager deve essere un esperto della disciplina
    > che intende dirigere o che é messo a
    > dirigere.
    >
    > Tra le varie scuole di pensiero la mia opinione é
    > "ni".
    > Il 100%, cioé un chiaro "no" sarebbe
    > irrealistico! Diciamo che la mia opinione tende
    > al fatto che il presupposto é piú errato che
    > corretto.
    >
    > Esistono molti casi di manager che sanno
    > scegliere le persone giuste e creano un team che
    > da' il risultato atteso = una "buona" gestione,
    > senza necessariamente conoscere la materia.
    > Ovvero, hanno un criterio per poter valutare se
    > il progetto presentato dal team sia da rendere
    > esecutivo o sia da mettere nel cassetto
    > (cestinare? mai!) senza veramente conoscere la
    > materia, ma conoscendo le persone che propongono
    > il
    > progetto.
    >
    > Mantellini presenta un problema "italiota" e lo
    > chiama anomalia affermando che in Italia si
    > scelgono sempre dei non esperti. Poi arrivano i
    > "tecnici" che peró quelle scelte non le rendono
    > esecutive (senza colpa, mi pare di leggere, ma
    > forse sbaglio a
    > interpretare).
    >
    > Ok, in un'azienda la cosa funziona cosí: il
    > padrone - se non la dirige in prima persona - o
    > gli azionisti si scelgono un manager che a quel
    > punto risponde a... chi lo ha messo
    > lí!
    > E chi lo ha messo lí é anche quello che decide il
    > criterio per cui una gestione é "buona" o meno
    > (ecco perché l'ho messo tra virgolette anche
    > nella frase piú sopra quel
    > "buona").
    >
    > Quindi un candidato manager puotrebbe essere
    > anche un mega esperto nella specifica materia ma
    > magari fare errori madornali nella scelta delle
    > persone per realizzare le sue idee. E quindi dare
    > un risultato non soddisfacente. (l'esempio dei
    > "tecnici" di cui
    > sopra...)
    >
    > Ovvero, potrebbe avere un obiettivo che non
    > necessariamente deve essere noto a "noi esterni"
    > e pur non raggiungendo cio' che gli esterni
    > "auspicano" egli realizza in pieno invero il
    > piano
    > aziendale.
    >
    > I manager piú capaci sono quelli invero che
    > realizzano le proprie idee facendole accettare
    > dalla proprietá e nota bene, portano a risultati
    > sul lungo termine anche realizzando
    > perdite/sconfitte sul
    > breve.
    >
    > Attenzione... risultati = profitti per la
    > proprietá sempre di piú e posibilmente per -
    > appunto - un termine
    > lunghissimo!
    >
    > E concludo ora aggiungendo un attributo alla
    > parola manager: qual é e chi definisce
    > l'obiettivo di un manager
    > pubblico?
    >
    > Vorrei che Mantellini si facesse gentilmente cura
    > di rispondere a questo interrogativo anche
    > prendendo spunto dal background
    > informatico.
    >
    > Saluti,
    > il RE

    E' vero che un manager può essere non esperto nella materia che gestisce, l'esempio lampante è stato Steve Jobs e il suo, durante un keynote: "gli ingegneri hanno lavorato su... beh, non so cosa hanno fatto, ma ora funziona". L'importante è che un manager abbia una visione d'insieme, sappia ciò che vuole e con questo si proietti nel futuro (sperando di non aver capito male ciò che hai scritto).
    Ma qui non si parla di un'azienda che cerchi produrre, perfezionare e vendere un prodotto, ma di un ente preposto ad un compito ben specifico, i cui manager vengono scelti da accordi trasversali tra i partiti per curare i loro interessi! quindi poco importa se questo manager non sa nemmeno fare una ricerca su Google: l'importante è che faccia ciò che vada bene a chi in quel ruolo ce l'ha messo.
  • - Scritto da: il solito bene informato

    > E' vero che un manager può essere non esperto
    > nella materia che gestisce, l'esempio lampante è
    > stato Steve Jobs e il suo, durante un keynote:
    > "gli ingegneri hanno lavorato su... beh, non so
    > cosa hanno fatto, ma ora funziona".

    Mmm, avrei preso ad esempio invece Tim Cook.

    Ok, facendo ironia, ma anche sottolineando che cosa fa un manager "standard" soprattutto nei confronti degli azionisti (datori di lavoro per lui!)

    > L'importante
    > è che un manager abbia una visione d'insieme,
    > sappia ciò che vuole e con questo si proietti nel
    > futuro (sperando di non aver capito male ciò che
    > hai scritto).

    Diciamo che hai riassunto correttamente, ma tralasciando l'aspetto che il manager é pur sempre un "dipendente"!

    > Ma qui non si parla di un'azienda che cerchi
    > produrre, perfezionare e vendere un prodotto, ma
    > di un ente preposto ad un compito ben specifico,

    Di una Autoritá... http://www.agcom.it/Default.aspx?message=contenuto...

    non voglio essere pignolo, il mio "parallelo" era solo un esempio per dire come qualunque manager risponde del proprio operato di fronte a chi lo ha messo lí. Infatti...

    > i cui manager vengono scelti da accordi
    > trasversali tra i partiti per curare i loro
    > interessi! quindi poco importa se questo manager
    > non sa nemmeno fare una ricerca su Google:
    > l'importante è che faccia ciò che vada bene a chi
    > in quel ruolo ce l'ha
    > messo.

    qui esprimi correttamente e sinteticamente il succo.

    E la mia conclusione é, ahimé, una domanda (la stessa che ho espresso in altro modo nel tema di cui sopra): esiste ancora una persona "onesta" - mi si permetta l'abuso dell'aggettivo che vuole essere solo una generalizzazione e non é riferito ad alcuno in particolare - che non scenda a compromessi nel momento in cui questa si ritrovi ad adempiere ad una funzione pubblica?

    Ovvero che abbia la capacitá di arrivare a compromessi utili al perseguire il bene pubblico e non l'interesse privato?

    Ora, Mantellini conosce sicuramente Cardani meglio di me (anzi, io non lo conosco proprio e mi scuso per l'intromissione nei commenti) e quindi puó esprimere la sua opinione sulla nomina.

    Io da cittadino, mi auguro che magari il tale sia, seppur non un superesperto, magari la persona che voglia e sappia fare la differenza... poco importerá il suo curriculum allora.

    Mi piacerebbe appunto che il messaggio fosse positivo e propositivo e non si riduca ad un concentrarsi sui "calzini celesti"
    non+autenticato
  • questione annosa,
    in una autorità come Agcom contano molte competenze differenti. Alcune di queste però dovrebbero essere comprese nelle figure indicate dai partiti. Nella attuale Agcom solo Decina (membro indicato dal PD) ha un curriculum adeguato ad alcuni dei temi in discussione, gli altri sono paracadutati da marte (Cardani compreso) come in passato. Nella precedente gestione c'era anche un gastroenterologo. Pare evidente che qui siamo alcuni passi prima dalla discussione se sia meglio un buon tecnico o un buon politico. Per il resto la struttura tecnica che sta dietro l'autorità è il vero problema (anch'esso discretamente irrisolvibile)
  • Grazie della risposta.

    - Scritto da: Massimo Mantellini
    > [...]Per il resto la struttura tecnica
    > che sta dietro l'autorità è il vero problema

    Esattamente.

    > (anch'esso discretamente irrisolvibile)

    Compito del "direttore" cambiare la situazione! Ma, appunto, chi decide il compito del "direttore"... ovvero, é questi una persona capace di scendere a compromessi col "datore di lavoro" e riuscire abilmente a realizzare il "bene pubblico"?

    Io mi auguro di si (sono un ottimista di natura). Impietoso sará altrimenti il giudizio (per quello che, ahimé, conta)... cioé solo dopo aver visto l'operato si puó dire se (tecnico o non tecnico) la persona é anche un Grande Manager. Ma partire subito a far intendere che é un quaqquaraquá [cit.] non si fa certo una buona partenza!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Massimo Mantellini
    > questione annosa,
    > in una autorità come Agcom contano molte
    > competenze differenti. Alcune di queste però
    > dovrebbero essere comprese nelle figure indicate
    > dai partiti. Nella attuale Agcom solo Decina
    > (membro indicato dal PD) ha un curriculum
    > adeguato ad alcuni dei temi in discussione, gli
    > altri sono paracadutati da marte (Cardani
    > compreso) come in passato. Nella precedente
    > gestione c'era anche un gastroenterologo. Pare
    > evidente che qui siamo alcuni passi prima dalla
    > discussione se sia meglio un buon tecnico o un
    > buon politico. Per il resto la struttura tecnica
    > che sta dietro l'autorità è il vero problema
    > (anch'esso discretamente
    > irrisolvibile)

    Gent.mo Mantellini, gent.mo IL RE

    C'è un equivoco di fondo che mina alla base i vs. ragionamenti.

    Si tratta dell'assunto (che avete richiamato, chi più chi meno, in modo più implicito che esplicito) che AGCOM è un soggetto che dovrebbe essere stato creato e che dovrebbe agire nel/per l'interesse pubblico, quello dello stato e della collettività.

    Purtroppo, non è assolutamente così. AGCOM si preoccupa essenzialmente, con anche una "connotazione" partitica (nel senso degli amici di...), degli interessi di pochi soggetti/lobby e PRIVATI.

    Provate a rivedere con questa chiave di lettura tutte le analisi sugli obiettivi, sui manager, i tecnici, la struttura operativa ecc. ... sarà tutto subito più chiaro...

    PS: Ovviamente, la stessa cosa vale parimenti per le tante altre "agenzie" e strutture "pubbliche" che dovrebbero operare per l'interesse comune...
    non+autenticato
  • - Scritto da: io so

    > Gent.mo Mantellini, gent.mo IL RE
    >
    > C'è un equivoco di fondo che mina alla base i vs.
    > ragionamenti.
    >
    > Si tratta dell'assunto (che avete richiamato, chi
    > più chi meno, in modo più implicito che
    > esplicito) che AGCOM è un soggetto che dovrebbe
    > essere stato creato e che dovrebbe agire nel/per
    > l'interesse pubblico, quello dello stato e della
    > collettività.

    Anche il Parlamento. Non è forse così?

    >
    > Purtroppo, non è assolutamente così. AGCOM si
    > preoccupa essenzialmente, con anche una
    > "connotazione" partitica (nel senso degli amici
    > di...), degli interessi di pochi soggetti/lobby e
    > PRIVATI.>

    Su quali basi queste considerazioni?
    Fino alla parola "partitica" era interessante, poi diventa pessimista.
    In fondo capisco i suoi sospetti (spero che di tali si tratti), capisco meno i rancori basati su un'idea.

    > Provate a rivedere con questa chiave di lettura
    > tutte le analisi sugli obiettivi, sui manager, i
    > tecnici, la struttura operativa ecc. ... sarà
    > tutto subito più
    > chiaro...
    >
    La differenza la fanno le persone. Quelle che pongono il pubblico di fronte al privato sono Grandi persone. Non devono necessariamente essere dei super esperti in materia. Devono solo metterci la passione.

    > PS: Ovviamente, la stessa cosa vale parimenti per
    > le tante altre "agenzie" e strutture "pubbliche"
    > che dovrebbero operare per l'interesse
    > comune...

    Le posso solo consigliare di andare a votare.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Il RE
    > - Scritto da: io so
    >
    > > Gent.mo Mantellini, gent.mo IL RE
    > >
    > > C'è un equivoco di fondo che mina alla base i
    > vs.
    > > ragionamenti.
    > >
    > > Si tratta dell'assunto (che avete richiamato,
    > chi
    > > più chi meno, in modo più implicito che
    > > esplicito) che AGCOM è un soggetto che dovrebbe
    > > essere stato creato e che dovrebbe agire nel/per
    > > l'interesse pubblico, quello dello stato e della
    > > collettività.
    >
    > Anche il Parlamento. Non è forse così?
    >
    > >
    > > Purtroppo, non è assolutamente così. AGCOM si
    > > preoccupa essenzialmente, con anche una
    > > "connotazione" partitica (nel senso degli amici
    > > di...), degli interessi di pochi soggetti/lobby
    > e
    > > PRIVATI.>
    >
    > Su quali basi queste considerazioni?
    > Fino alla parola "partitica" era interessante,
    > poi diventa
    > pessimista.
    > In fondo capisco i suoi sospetti (spero che di
    > tali si tratti), capisco meno i rancori basati su
    > un'idea.

    sì sì , certo, un'idea...
    come finmeccanica?
    non+autenticato
  • Il manager deve essere colui che ha una visione d'insieme lungimirante ed intelligente.
    Sappia scegliere i giusti obbiettivi da raggiungere e la loro sequenza.
    Sappia scegliere le persone giuste per il compito da svolgere quindi deve avere dei collaboratori diretti che sappiano svolgere questo compito in modo ottimale altrimenti è un fallimento sicuro.
    A loro volta le persone selezionate devono sapersi circondare da tecnici dotati.
    Non necessariamente qualificati (il pezzo di carta conta fino ad un certo punto).
    Dotati e saperli motivare nel giusto modo.
    In questo modo si crea un team non vincente al 100% (perché è pura utopia), ma sicuramente valido e con buone probabilità di portare a casa l'obbiettivo.

    Ora io sono solo un tecnico e non un manager, ma ho vissuto a lungo in realtà di tutti i tipi e penso che quello che ho scritto sia il minimo dei requisiti.
    E' chiaro che fuori da questo discorso deve rimanere la politica, il parassitismo, il clientelismo, in nepotismo, raccomandati e tutta quella pletora di esseri insignificanti che abbondano alle nostre latitudini.

    La ricetta è semplice e se vogliamo le persone valide ci sono (non so ancora per quanto però se andiamo avanti così).
    Basta volerla attuare seriamente una volta per tutte.
    non+autenticato
  • Gent.mo RE il tuo pensiero pur formalmente corretto, non mi convince.

    Un manager per definizione deve essere professionista nel management esattamente quello che dici. se si tratta di business e organizzazione aziendale sono daccordo.
    La nostra agcom non e' una business unit, è un ente legislativo e di controllo sopratutto non ha i fondi per crearsi il team di tecnici necessario per supportare il manager con le necessarie competenze specifiche.
    Per analogia ti fareste operare da un bravo manager sanitario magari anche chirurgo ma senza staff medico ?

    1qualunque
  • No, non mi farei operare dal bravo manager sanitario, mi farei operare nel suo ospedale!

    Forse così diventa più chiaro il concetto. Grazie dell'esempio.
    non+autenticato
  • In Italia, da più di 60 anni, vige la forma più raffinata di dittatura: la partitocrazia.
  • La legge sulla par condicio (un'espressione latina che il 99,9 % degli italiani ignorava, prima che la pronunciasse il presidente Scalfaro il 24 settembre 1994) è nata solo ed esclusivamente perché c'era un soggetto politico proprietario di tre reti televisive e un numero imprecisato di giornali e riviste.
    Vorrei proprio vedere se scriverebbe lo stesso editoriale il giorno in cui Facebook, Twitter, Yahoo! e Libero diventassero di proprietà di un unico azionista, che concorre alle elezioni italiane...

    Onestamente, credo che non piaccia (quasi) a nessuno: ma è un male necessario, come direbbe il catechismo.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > La legge sulla par condicio
    > (un'espressione latina che il 99,9 % degli
    > italiani ignorava, prima che la pronunciasse il
    > presidente Scalfaro il 24 settembre 1994) è nata
    > solo ed esclusivamente perché c'era un soggetto
    > politico proprietario di tre reti televisive e un
    > numero imprecisato di giornali e riviste.
    >
    > Vorrei proprio vedere se scriverebbe lo stesso
    > editoriale il giorno in cui Facebook, Twitter,
    > Yahoo! e Libero diventassero di proprietà di un
    > unico azionista, che concorre alle elezioni
    > italiane...
    >
    >
    > Onestamente, credo che non piaccia (quasi) a
    > nessuno: ma è un male necessario, come direbbe il
    > catechismo.


    Internet pero' non ha padroni, quindi non rientra nelle indicazioni che il legislatore ha voluto dare con la legge sulla par condicio.
    Non esiste un unico soggetto che possa imporre un unico pensiero alla rete, pertanto la pluralita' sulla rete e' garantita.

    La par condicio, in rete, e' insensata.
  • - Scritto da: panda rossa

    > > La legge sulla par condicio
    >

    >
    > > (un'espressione latina che il 99,9 % degli
    > > italiani ignorava, prima che la pronunciasse
    > il
    > > presidente Scalfaro il 24 settembre 1994) è
    > nata
    > > solo ed esclusivamente perché c'era un
    > soggetto
    > > politico proprietario di tre reti televisive
    > e
    > un
    > > numero imprecisato di giornali e riviste.
    > >
    > > Vorrei proprio vedere se scriverebbe lo
    > stesso
    > > editoriale il giorno in cui Facebook,
    > Twitter,
    > > Yahoo! e Libero diventassero di proprietà di
    > un
    > > unico azionista, che concorre alle elezioni
    > > italiane...
    > >
    > >
    > > Onestamente, credo che non piaccia (quasi) a
    > > nessuno: ma è un male necessario, come
    > direbbe
    > il
    > > catechismo.
    >
    >
    > Internet pero' non ha padroni,

    L'internet in generale, no.
    L'internet italiana che si occupa di dibattito e informazione potrebbe presto averne uno solo. I soldi comprano anche server e domini, non solo reti televisive, giornali e riviste.


    > quindi non rientra
    > nelle indicazioni che il legislatore ha voluto
    > dare con la legge sulla par
    > condicio.


    In effetti sì, la legge sulla par condicio non riguarda, per dire, i quotidiani e le riviste cartacee, non riguarda i Comuni e il numero di comizi politici che vi si svolgono. E non si vede come potrebbe.


    > Non esiste un unico soggetto che possa imporre un
    > unico pensiero alla rete, pertanto la pluralita'
    > sulla rete e'
    > garantita.

    Imporre un unico pensiero, no.
    Cancellare tutti i pensieri non allineati con quelli del proprietario del servizio, sì, può farlo. A bocca storta
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    > > Internet pero' non ha padroni,
    >
    > L'internet in generale, no.
    > L'internet italiana che si occupa di dibattito e
    > informazione potrebbe presto averne uno solo. I
    > soldi comprano anche server e domini, non solo
    > reti televisive, giornali e
    > riviste.

    Dimentichi che mentre le tv e i giornali sono in numero finito e quindi quando li hai comprati tutti non c'e' altro, la rete e' infinita.
    Puoi comprare tutti i siti che vuoi, ma ci sara' sempre spazio per tutte le voci e tutte le opinioni.

    > > quindi non rientra
    > > nelle indicazioni che il legislatore ha
    > voluto
    > > dare con la legge sulla par
    > > condicio.
    >
    >
    > In effetti sì, la legge sulla par condicio non
    > riguarda, per dire, i quotidiani e le riviste
    > cartacee, non riguarda i Comuni e il numero di
    > comizi politici che vi si svolgono. E non si vede
    > come potrebbe.

    La legge sulla par condicio serviva per mettere tutti i competitori delle elezioni sullo stesso livello, senza tener conto del loro peso politico e della loro ricchezza.

    Sulla rete questo equilibrio c'e' gia'.
    La rete non compromette l'equilibrio della competizione elettorale.


    > > Non esiste un unico soggetto che possa
    > imporre
    > un
    > > unico pensiero alla rete, pertanto la
    > pluralita'
    > > sulla rete e'
    > > garantita.
    >
    > Imporre un unico pensiero, no.
    > Cancellare tutti i pensieri non allineati con
    > quelli del proprietario del servizio, sì, può
    > farlo.
    >A bocca storta

    Cancellare la rete?
    Ma ti sei inruppolito per caso?
  • - Scritto da: panda rossa


    > > > Internet pero' non ha padroni,
    > >
    > > L'internet in generale, no.
    > > L'internet italiana che si occupa di
    > dibattito
    > e
    > > informazione potrebbe presto averne uno
    > solo.
    > I
    > > soldi comprano anche server e domini, non
    > solo
    > > reti televisive, giornali e
    > > riviste.
    >
    > Dimentichi che mentre le tv e i giornali sono in
    > numero finito e quindi quando li hai comprati
    > tutti non c'e' altro, la rete e'
    > infinita.
    > Puoi comprare tutti i siti che vuoi, ma ci sara'
    > sempre spazio per tutte le voci e tutte le
    > opinioni.

    Già adesso in Italia esistono una serie di emittenti locali e satellitari che in pratica non sono toccate dalla legge sulla par condicio, talmente è basso il loro impatto sulla popolazione italiana.

    Puoi avere un milioni di weblog di ogni orientamento e bravura. E 'sto milione di weblogger messi assieme non fanno la metà del numero di visite giornaliere di Facebook. Basta essere proprietario di Facebook, cambiare qualche regola interna senza darlo a vedere, e si orientano le opinioni della maggioranza degli italiani.
    Di quella minoranza che non va su Facebook, ma solo sui weblog, ci si può infischiare.


    > La legge sulla par condicio serviva per mettere
    > tutti i competitori delle elezioni sullo stesso
    > livello, senza tener conto del loro peso politico
    > e della loro
    > ricchezza.

    ... E soprattutto a impedire che il proprietario di tre reti tv e di un numero imprecisato di riviste e giornali parlasse esclusivamente dei candidati del suo partito e di quelli a lui alleati, al di là di quanto fossero ricchi e del loro peso politico (il peso politico aumenta in fretta, quando si martella con un messaggio per tre mesi di fila). Sorride



    > Sulla rete questo equilibrio c'e' gia'.
    > La rete non compromette l'equilibrio della
    > competizione
    > elettorale.

    Oggi, no.
    In futuro, se gli internauti italiani aumenteranno, potrebbe comprometterlo.



    > > > Non esiste un unico soggetto che possa
    > > imporre
    > > un
    > > > unico pensiero alla rete, pertanto la
    > > pluralita'
    > > > sulla rete e'
    > > > garantita.
    > >
    > > Imporre un unico pensiero, no.
    > > Cancellare tutti i pensieri non allineati con
    > > quelli del proprietario del servizio, sì, può
    > > farlo.
    > >A bocca storta
    >
    > Cancellare la rete?
    > Ma ti sei inruppolito per caso?

    No, non ho detto la Rete. Rileggi la frase.
    Ho detto il servizio , e ogni servizio in Rete ha un proprietario. Facciamo un esempio: i siti più visitati in Italia, oggi, sono:

    1. Google.it

    2. Facebook

    3. Youtube

    4. Google.com

    5. Yahoo

    6. Libero

    7. Wikipedia

    8. Windows Live

    9. Ebay

    10. LiveJasmin

    (dati presi da qui: http://www.innovationmarketing.it/blog/i-20-siti-p...)

    Ammetto che per la loro funzione precisa Google, eBay o LiveJasmin sono inadatti per orientare le scelte politiche. Tutti gli altri, a modo loro, possono benissimo fungere da megafono per partiti o movimenti, e per cancellare o svilire i messaggi di movimenti non graditi. E quando il movimento politico è anch'esso dello stesso proprietario...

    Nota bene: il primo sito di informazione, Repubblica.it, è al 12° posto.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio
    > - Scritto da: panda rossa
    >
    >
    > > > > Internet pero' non ha padroni,
    > > >
    > > > L'internet in generale, no.
    > > > L'internet italiana che si occupa di
    > > dibattito
    > > e
    > > > informazione potrebbe presto averne uno
    > > solo.
    > > I
    > > > soldi comprano anche server e domini,
    > non
    > > solo
    > > > reti televisive, giornali e
    > > > riviste.
    > >
    > > Dimentichi che mentre le tv e i giornali
    > sono
    > in
    > > numero finito e quindi quando li hai comprati
    > > tutti non c'e' altro, la rete e'
    > > infinita.
    > > Puoi comprare tutti i siti che vuoi, ma ci
    > sara'
    > > sempre spazio per tutte le voci e tutte le
    > > opinioni.
    >
    > Già adesso in Italia esistono una serie di
    > emittenti locali e satellitari che in pratica non
    > sono toccate dalla legge sulla par condicio,
    > talmente è basso il loro impatto sulla
    > popolazione italiana.
    >
    >
    > Puoi avere un milioni di weblog di ogni
    > orientamento e bravura. E 'sto milione di
    > weblogger messi assieme non fanno la metà del
    > numero di visite giornaliere di Facebook. Basta
    > essere proprietario di Facebook, cambiare qualche
    > regola interna senza darlo a vedere, e si
    > orientano le opinioni della maggioranza degli
    > italiani.
    > Di quella minoranza che non va su Facebook, ma
    > solo sui weblog, ci si può infischiare.
    >
    >
    >
    > > La legge sulla par condicio serviva per
    > mettere
    > > tutti i competitori delle elezioni sullo
    > stesso
    > > livello, senza tener conto del loro peso
    > politico
    > > e della loro
    > > ricchezza.
    >
    > ... E soprattutto a impedire che il proprietario
    > di tre reti tv e di un numero imprecisato di
    > riviste e giornali parlasse esclusivamente dei
    > candidati del suo partito e di quelli a lui
    > alleati, al di là di quanto fossero ricchi e del
    > loro peso politico (il peso politico aumenta in
    > fretta, quando si martella con un messaggio per
    > tre mesi di fila).
    > Sorride
    >
    >
    >
    > > Sulla rete questo equilibrio c'e' gia'.
    > > La rete non compromette l'equilibrio della
    > > competizione
    > > elettorale.
    >
    > Oggi, no.
    > In futuro, se gli internauti italiani
    > aumenteranno, potrebbe
    > comprometterlo.
    >
    >
    >
    > > > > Non esiste un unico soggetto che
    > possa
    > > > imporre
    > > > un
    > > > > unico pensiero alla rete, pertanto
    > la
    > > > pluralita'
    > > > > sulla rete e'
    > > > > garantita.
    > > >
    > > > Imporre un unico pensiero, no.
    > > > Cancellare tutti i pensieri non
    > allineati
    > con
    > > > quelli del proprietario del servizio,
    > sì,
    > può
    > > > farlo.
    > > >A bocca storta
    > >
    > > Cancellare la rete?
    > > Ma ti sei inruppolito per caso?
    >
    > No, non ho detto la Rete. Rileggi la frase.
    > Ho detto il servizio , e
    > ogni servizio in Rete ha un proprietario.
    > Facciamo un esempio: i siti più visitati in
    > Italia, oggi,
    > sono:
    >
    > 1. Google.it
    >
    > 2. Facebook
    >
    > 3. Youtube
    >
    > 4. Google.com
    >
    > 5. Yahoo
    >
    > 6. Libero
    >
    > 7. Wikipedia
    >
    > 8. Windows Live
    >
    > 9. Ebay
    >
    > 10. LiveJasmin
    >
    > (dati presi da qui:
    > http://www.innovationmarketing.it/blog/i-20-siti-p
    >
    > Ammetto che per la loro funzione precisa Google,
    > eBay o LiveJasmin sono inadatti per orientare le
    > scelte politiche. Tutti gli altri, a modo loro,
    > possono benissimo fungere da megafono per partiti
    > o movimenti, e per cancellare o svilire i
    > messaggi di movimenti non graditi. E quando il
    > movimento politico è anch'esso dello stesso
    > proprietario...
    >
    > Nota bene: il primo sito di informazione,
    > Repubblica.it, è al 12°
    > posto.

    E uno dei blog piu' letti al mondo neanche c'e' in quella classifica, tanto per dimostrare con che rigore e' stata stilata.

    http://it.blogbabel.com/classifica-blog/
  • - Scritto da: panda rossa

    > > Facciamo un esempio: i siti più visitati in
    > > Italia, oggi,
    > > sono:
    > >
    > > 1. Google.it
    > >
    > > 2. Facebook
    > >
    > > 3. Youtube
    > >
    > > 4. Google.com
    > >
    > > 5. Yahoo
    > >
    > > 6. Libero
    > >
    > > 7. Wikipedia
    > >
    > > 8. Windows Live
    > >
    > > 9. Ebay
    > >
    > > 10. LiveJasmin
    > >
    > > (dati presi da qui:
    > >
    > http://www.innovationmarketing.it/blog/i-20-siti-p
    > >
    > > Ammetto che per la loro funzione precisa
    > Google,
    > > eBay o LiveJasmin sono inadatti per
    > orientare
    > le
    > > scelte politiche. Tutti gli altri, a modo
    > loro,
    > > possono benissimo fungere da megafono per
    > partiti
    > > o movimenti, e per cancellare o svilire i
    > > messaggi di movimenti non graditi. E quando
    > il
    > > movimento politico è anch'esso dello stesso
    > > proprietario...
    > >
    > > Nota bene: il primo sito di informazione,
    > > Repubblica.it, è al 12°
    > > posto.
    >
    > E uno dei blog piu' letti al mondo neanche c'e'
    > in quella classifica, tanto per dimostrare con
    > che rigore e' stata
    > stilata.
    >
    > http://it.blogbabel.com/classifica-blog/

    Attenzione: la classifica che ho citato io prendeva in considerazione i siti. Quella che citi tu prende in considerazione solo i weblog.

    Può darsi che un giorno i weblog riceveranno più accessi di siti come Google.it o Youtube. Per ora, a giudicare dai numeri, in Italia sono ancora piuttosto indietro.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    >
    > Può darsi che un giorno i weblog riceveranno più
    > accessi di siti come Google.it o Youtube. Per
    > ora, a giudicare dai numeri, in Italia sono
    > ancora piuttosto
    > indietro.

    Ok, sono indietro per quanto riguarda gli accessi.

    Ma prova un po' a fare una media ponderata.
    Pesa di piu' un accesso partecipativo su un blog o 100 accessi che vanno a leggere la pagina sportiva della Repubblica?
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Leguleio
    >
    > >
    > > Può darsi che un giorno i weblog riceveranno
    > più
    > > accessi di siti come Google.it o Youtube. Per
    > > ora, a giudicare dai numeri, in Italia sono
    > > ancora piuttosto
    > > indietro.
    >
    > Ok, sono indietro per quanto riguarda gli accessi.
    >
    > Ma prova un po' a fare una media ponderata.
    > Pesa di piu' un accesso partecipativo su un blog
    > o 100 accessi che vanno a leggere la pagina
    > sportiva della
    > Repubblica?


    Non chiederlo a me.Deluso
    Io amo confrontare i risultati dei siti come si confrontano le posizioni delle canzoni in hit parade.
    non+autenticato
  • - Scritto da: panda rossa
    > Ma prova un po' a fare una media ponderata.
    > Pesa di piu' un accesso partecipativo su un blog
    > o 100 accessi che vanno a leggere la pagina
    > sportiva della
    > Repubblica?
    Potresti svolgere questo calcolo per chi(come me) non è ferrato nella statistica? Grazie
    non+autenticato
  • - Scritto da: Leguleio

    > Puoi avere un milioni di weblog di ogni
    > orientamento e bravura. E 'sto milione di
    > weblogger messi assieme non fanno la metà del
    > numero di visite giornaliere di Facebook.

    Perchè deve essere una gara ?
    Innanzitutto non dovrebbero esserci luoghi tipo Facebook o Twitter ad uso politico.I social sono nati per altri scopi ..dovrebbe essere vietato l'uso politico..
    Vuoi che qualcuno conosca il tuo programma sul web ? Bene creati un tuo sito web e la cosa finisce li...Fine

    > Basta
    > essere proprietario di Facebook, cambiare qualche
    > regola interna senza darlo a vedere, e si
    > orientano le opinioni della maggioranza degli
    > italiani.

    Questo avviene già con la televisione,si danno notizie solo favorevoli verso il proprio partito e si copre di fango il nemico....
    Il tutto avviene per far restare il popolo italiano nella più completa ignoranza,ai potenti fa comodo questa situazione.

    > Di quella minoranza che non va su Facebook, ma
    > solo sui weblog, ci si può infischiare.

    In italia in particolare, a parte i giovani,pochi hanno confidenza con rete ...più con la televisione,questo è un problema ...
    non+autenticato