Mauro Vecchio

Italia, Garante per WiFi davvero libero

L'Authority ha confermato l'abrogazione del contestato decreto Pisanu. I pubblici esercizi potranno smantellare gli strumenti per il monitoraggio e l'archiviazione dei dati dei clienti

Italia, Garante per WiFi davvero liberoRoma - L'Autorità garante per la Protezione dei dati personali ha confermato che gli esercizi pubblici italiani "possono mettere liberamente a disposizione degli utenti la connessione WiFi ed eventualmente PC e terminali di qualsiasi tipo". In risposta ad un quesito posto dalla Federazione Italiana Pubblici Esercizi (FIPE), il Garante della Privacy ha in sostanza ribadito quanto già introdotto dal cosiddetto decreto Milleproroghe nell'anno 2010.

"I gestori dei locali saranno sollevati da qualsiasi responsabilità rispetto alla navigazione in Internet da parte dei loro clienti - si legge nella nota diramata dalla FIPE sulla decisione del Garante - nel caso volessero entrare in possesso di informazioni più dettagliate riguardo all'uso della Rete, dovranno richiedere al consumatore di firmare l'autorizzazione al trattamento dei dati personali".

I vertici della federazione aderente a Confcommercio-Imprese per l'Italia avevano chiesto l'intervento dell'Autorità a partire da una controversa interpretazione sollevata da vari provider che forniscono programmi di archiviazione. Sui gestori di bar e ristoranti incombeva l'obbligo di registrazione dei dati da parte degli utenti, insieme ad una forma di corresponsabilità nelle specifiche tipologie di siti visitati dai clienti "in caso di connessione alla Rete con l'accesso telematico fornito dal locale".
Confermando l'abrogazione del contestato decreto Pisanu, l'Autorità tricolore ha autorizzato gli esercenti all'eliminazione di tutti quegli strumenti per il monitoraggio e l'archiviazione dei dati, senza il rischio di alcuna forma di responsabilità, per rendere "realmente libero il servizio di WiFi offerto". In alternativa, gli stessi pubblici esercizi potranno continuare ad utilizzare tali sistemi, tenendo in considerazione l'obbligo di consenso informato da parte dei clienti per l'utilizzo dei dati monitorati (art. 13 del Codice).

"La connessione WiFi libera nei pubblici esercizi va verso la direzione delle smart city - ha spiegato il presidente di FIPE Lino Stoppani - Bar, ristoranti, discoteche, stabilimenti balneari diventano sempre più interattivi e sono così in grado di offrire ai clienti un servizio importante nell'era del digitale".

Mauro Vecchio
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76 Commenti alla Notizia Italia, Garante per WiFi davvero libero
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  • Il pronunciamento del Garante della Privacy non dice niente di nuovo rispetto a quanto prevedeva la normativa già da inizio 2011, riassunta molto bene a questo indirizzo https://www.alohawifi.net/it/nuovanormativawifi201..., anche con considerazioni che condivido in pieno.

    Tra l'altro è giusto che il garante della Privacy ribadisca che se vengono raccolti dei dati degli utenti ci debba essere il consenso degli stessi, ma per il tutto il resto (che per certi aspetti imporebbe l'applicazione del Codice delle Comunicazione Elettroniche) la competenza è dell'AGCOM (Autorità per le garanzie nelle comunicazioni), che, proprio a riguardo di quelle categorie di esercenti commerciali che non hanno come oggetto sociale principale l'attività di telecomunicazioni, si era già espressa nel lontano 2003 con una delibera specifica (102/03/CONS).

    Un punto fondamentale da considerare è che, sebbene non ci sia una responsabilità diretta per chi offre una connessione pubblica, la Polizia Postale, nel momento in cui si presenta dall'intestatario della linea utilizzata per commettere il reato, deve svolgere un'attività di indagine per appurare che non sia stato commesso dall'intestatario stesso. Tale attività di indagine può prevedere il sequestro di computer e/o dischi e di certo può non far piacere, soprattutto ad un'attività commerciale; avere un sistema che tiene i log delle connessioni degli utenti (nel rispetto della normativa sulla privacy) permette all'esercente di fornire una prova di estraneità al reato commesso.
    Altro punto fondamentale è quello legato alla qualità del servizio wifi offerto: una rete aperta difficilmente offrirà all'utilizzatore un buon servizio. Solo una limitazione temporale/di traffico per utente ed accorgimenti tecnici come il QOS permettono di avere un servizio decente.

    Wifi LIBERO non vuol dire wifi APERTO, soprattutto se l'esercente vuol stare tranquillo e l'utente/utilizzatore vuole avere un buon servizio veloce ed affidabile.
  • Non ho capito una cosa: se io attacco il doppino telefonico dell'ADSL del mio negozio ad un router/access point, lo lascio aperto, limito il numero di connessioni max, assegno QoS e assegno la banda minima per ogni connessione, la Polizia Postale cosa mi sequestra? La scheda di memoria del registratore di cassa? Il PC della contabilità? La SD del mio cellulare?
    Se si portano via il router/access point, amen. Comprarne un altro non vado in fallimento.
    non+autenticato
  • Con una configurazione del genere non sarebbe possibile limitare l'accesso del singolo utente (per es. ad 1 ora o 1GB al giorno), permettendo per esempio che un utente resti collegato 24h/24h impegnando una delle n connessioni massime impostate (in hotspot molto frequentati e/o in zone densamente popolate questa funzionalità può fare la differenza tra un servizio inutilizzabile ed un buon servizio).

    Il fatto che un pc non sia collegato permanentemente al modem/router ADSL non vuol dire che non lo sia mai stato, in particolare nel momento di commissione del reato. La Polizia Postale in caso di indagine (preceduta da un mandato) può sequestrare qualunque PC o smartphone wifi presente presso l'esercente, compreso il PC della contabilità o lo smartphone personale.
    Se l'esercente non sarà l'autore di alcun reato, su tali dispositivi non ci saranno prove contro di lui e quindi verrà scagionato, ma rimane quantomeno il fatto che per un'attività non è piacevole rimanere senza tali strumenti di lavoro anche solo per una settimana.

    Nel passato sono successi diversi casi riguardo allo scaricamento di materiale pedopornografico, dove la Polizia Postale ha proceduto proprio nelle modalità descritte ed è riuscita ad assicurare alla giustizia i colpevoli.
  • - Scritto da: albesvs
    > Il pronunciamento del Garante della Privacy non
    > dice niente di nuovo rispetto a quanto prevedeva
    > la normativa già da inizio 2011, riassunta molto
    > bene a questo indirizzo
    > https://www.alohawifi.net/it/nuovanormativawifi201
    > blabla
    non metto in dubbio tutta la dissertazione, ma hai notato si, che l'articolo si ferma a valutare norme e pareri a FEBBRAIO 2012 ?


    > soprattutto ad un'attività commerciale; avere un
    > sistema che tiene i log delle connessioni degli
    > utenti (nel rispetto della normativa sulla
    > privacy) permette all'esercente di fornire una
    > prova di estraneità al reato
    > commesso.
    mah ..si e no. Il sequestro possono farlo comunque. Al max avra' un maggior giustificativo per discolparsi.

    > Altro punto fondamentale è quello legato alla
    > qualità del servizio wifi offerto: una rete
    > aperta difficilmente offrirà all'utilizzatore un
    > buon servizio. Solo una limitazione temporale/di
    > traffico per utente ed accorgimenti tecnici come
    > il QOS permettono di avere un servizio
    > decente.
    Non c'e' relazione tra "wifi aperto" e throttling (piu che QoS) della banda o buon/cattivo servizio in generale. "Aperto" e' legato al solo fatto di NON lasciare credenziali (o, alla peggio, che sia la medesima per tutti senza ticketing & log).
    non+autenticato
  • >> Il pronunciamento del Garante della Privacy non
    >> dice niente di nuovo rispetto a quanto prevedeva
    >> la normativa già da inizio 2011, riassunta molto
    >> bene a questo indirizzo
    >> https://www.alohawifi.net/it/nuovanormativawifi201
    >> blabla
    > non metto in dubbio tutta la dissertazione, ma hai
    > notato si, che l'articolo si ferma a valutare norme
    > e pareri a FEBBRAIO 2012 ?

    Sì, infatti la normativa non è cambiata dal febbraio 2012. E' proprio per quello che dicevo che non c'è niente di nuovo nella notizia pubblicizzata dalla FIPE.

    >> Altro punto fondamentale è quello legato alla
    >> qualità del servizio wifi offerto: una rete
    >> aperta difficilmente offrirà all'utilizzatore un
    >> buon servizio. Solo una limitazione temporale/di
    >> traffico per utente ed accorgimenti tecnici come
    >> il QOS permettono di avere un servizio
    >> decente.
    > Non c'e' relazione tra "wifi aperto" e throttling
    >(piu che QoS) della banda o buon/cattivo servizio
    > in generale. "Aperto" e' legato al solo fatto di
    > NON lasciare credenziali (o, alla peggio, che sia
    > la medesima per tutti senza ticketing & log).

    Ok, io per "aperto" intendevo proprio un sistema senza captive portal e quindi senza ticketing. L'ACCOUNTING (aaA) di un sistema con captive portal o con WPA Enterprise è proprio la differenza tecnica che permette di limitare l'accesso temporale/traffico PER utente, evitando che lo stesso utente (reso unico tramite l'identificazione anche solo per mezzo del numero di cellulare) possa rimanere collegato 24h/24h. Ci sono casi in cui il segnale wifi sconfina in aree dove ci sono abitazioni e dove la gente pur di non pagare una ADSL sta collegata perennemente al wifi pubblico dell'esercente vicino. In tale situazione l'assenza di un sistema di accounting rende il servizio wifi praticamente inutilizzabile.

    L'identificazione è noiosa ma va a vantaggio prima di tutto dell'utilizzatore.
  • - Scritto da: albesvs
    > Un punto fondamentale da considerare è che,
    > sebbene non ci sia una responsabilità diretta per
    > chi offre una connessione pubblica, la Polizia
    > Postale, nel momento in cui si presenta
    > dall'intestatario della linea utilizzata per
    > commettere il reato, deve svolgere un'attività di
    > indagine per appurare che non sia stato commesso
    > dall'intestatario stesso. Tale attività di
    > indagine può prevedere il sequestro di computer
    > e/o dischi e di certo può non far piacere,
    > soprattutto ad un'attività commerciale; avere un
    > sistema che tiene i log delle connessioni degli
    > utenti (nel rispetto della normativa sulla
    > privacy) permette all'esercente di fornire una
    > prova di estraneità al reato
    > commesso.

    Prova di estraneità?
    E quale prova può essere, un log che lo stesso esercente potrebbe aver manipolato? Non mi risulta che sui router consumer ci siano log blindati e non "tamperabili".

    Ma, a parte questo, ammettiamo che qualcuno commetta un reato in rete e che la polizia arrivi dall'esercente perchè l'IP è quello a lui intestato.
    Intanto, visti i tempi di indagine in Italia, la polizia può arrivare con ben oltre un anno di ritardo rispetto al fatto.
    Quindi i log devono essere conservati per diversi anni, diciamo due o tre se non quattro-cinque.
    Ammettiamo comunque che venga fatto.

    A questo punto la polizia sta cercando una connessione da quell'IP fatta alle ore X del giorno Y (molto probabilmente di parecchi mesi prima).
    Normalmente in quel momento ci aranno stati più utenti collegati, magari cinque o dieci.
    Ma mettiamo che ce ne fosse solo uno.

    Sul log viene ritrovata, per quel giorno e quell'ora, una sola connessione wi-fi al router, con mac address D3-5E-42- ... ecc. e nome computer "PCGIOVANNI".
    L'esercente dice "visto? non sono io, non ho quel mac address e nessun mio PC ha nome "PCGIOVANNI". Io mi chiamo Mario, andate a cercare un qualche Giovanni nelle vicinanze!".

    Al che un qualsiasi investigatore, pure di quelli scarsi, gli risponderebbe immediatamente che sia i mac address che i nomi dei computer possono essere facilmente cambiati temporaneamente via software e che la cosa non lo scagiona affatto.
    Potrebbe essere stato l'esercente Mario a collegarsi in wi-fi al suo stesso router, mettendo temporaneamente un mac address e un nome computer inventati, per far ricadere i sospetti su un esterno!
    Addirittura, la presenza dei log, non obbligatori per legge, potrebbe perfino far sospettare qualcuno che sia stata fatta dall'esercente come copertura!

    A questo punto, i PC ed altro materiale vengono COMUNQUE sequestrati ed esaminati per trovare eventuali prove del reato (pedopornografia, fiancheggiamento del terrorismo ecc.).
    Se non viene trovato nulla saranno restituiti, si spera in poco tempo, se invece viene trovato qualcosa anche solo di sospetto è molto probabile che il sequestro sia mantenuto, per poter fare ulteriori accertamenti.
    Quindi il rischio di sequestro, anzi la CERTEZZA del sequestro almeno temporaneo, c'è comunque, log o non log.



    > Altro punto fondamentale è quello legato alla
    > qualità del servizio wifi offerto: una rete
    > aperta difficilmente offrirà all'utilizzatore un
    > buon servizio. Solo una limitazione temporale/di
    > traffico per utente ed accorgimenti tecnici come
    > il QOS permettono di avere un servizio
    > decente.

    Ecco, su questo invece sono anche d'accordo.
    Ma come fare per limitare il traffico?

    Agendo sul mac address? Vorrebbe dire "iscriversi" all'hotspot, anche senza dare il proprio nome, con il proprio mac address (vero o taroccato, se uno non vuole dare quello vero perchè non vuole farselo tracciare e pensa di usare sempre quello "finto" per andare su quel wi-fi).
    E poi, come funziona? Lasci aperto il filtro su quel mac address per tre mesi e gli dici "tra tre mesi si ripresenti qui, se vuole, per rinnovare l'accesso"?
    E se è un ristorante, chiedi all'avventore seduto al tavolo il mac address e al volo lo metti nel filtro del router? E poi, lo togli dopo che ti ha pagato il conto?

    Si, si può fare ma alla fine, sia per irrilevanza dei log come prova a discarico sia per motivi di gestione, che rischiano di diventare quasi altrettanto onerosi del decreto Pisanu, credo che o si lascia la cosa blandamente "chiusa" (una password unica per tutti, cambiata periodicamente, proprio per non lasciare tutto aperto) o tanto vale non offrire il servizio.
    non+autenticato
  • Non parlavo assolutamente di soluzioni consumer che un esercente si configura da solo o semplicemente a cui accesso in modifica. Ci sono una miriade di soluzioni di tipo professionale (più o meno valide) basati su sistemi AAA (Authentication, Authorization, Accounting) dove il garante della validità validità dei log delle connessioni è il fornitore stesso del servizio.
    Sono d'accordo che non si può totalmente escludere che il sequestro da parte della Polizia Postale sia eseguito comunque, ma avere una possibilità in più di dimostrare l'estraneità per l'esercente è sicuramente una cosa non da poco. Anche perché in sede di processo dell'esercente il fornitore potrà testimoniare riguardo la validità dei propri log e la Polizia Postale stessa potrà effettuare una verifica sul fornitore per accertarne la validità.

    Sui tempi di indagine la Polizia Postale sa benissimo che la legge sulla privacy impone la cancellazione di tutti i log relativi al traffico dopo 12 mesi, quindi si muove prima (di retate sullo scaricamento di materiale pedopornografico ne hanno fatte diverse, basta leggere i giornali).

    Anche riguardo al come limitare il tempo di connessione o traffico per utente soluzioni professionali AAA sul mercato ce n'è pieno. Basta cercare. E spesso costano meno di un modem/router. Per esempio: https://www.alohawifi.net/it/prezzi-hotspot-wifi
  • - Scritto da: albesvs
    > Non parlavo assolutamente di soluzioni consumer
    > che un esercente si configura da solo o
    > semplicemente a cui accesso in modifica. Ci sono
    > una miriade di soluzioni di tipo professionale
    > (più o meno valide) basati su sistemi AAA
    > (Authentication, Authorization, Accounting) dove
    > il garante della validità validità dei log delle
    > connessioni è il fornitore stesso del
    > servizio.

    Si, ma qui allora direi che, come minimo, stiamo parlando più di grossi esercizi (una mensa, un fast food, una biblioteca ...) che non del baretto o del ristorante di quartiere.
    Io non ce lo vedo un piccolo esercente che mette nel suo locale un sistema che spesso neppure una media azienda usa per autenticare il proprio traffico, quantomeno per scarsa, probabilmente nulla, conoscenza della cosa.

    Non solo: un sistema AAA ha senso solo se identifica con certezza la persona o almeno il computer che ha fatto l'accesso, non basta che i log degli IP siano inalterabili.
    Il che vuol dire una procedura di identificazione personale non meno rigida di quella del decreto Pisanu, forse anche di più.

    Come si fa ad autenticare il cliente (magari sporadico) di un ristorante? Chi gli da le credenziali e sulla base di quali documenti validati?
    Cosa faccio, una scansione della carta di identità e la invio al fornitore del sistema AAA dicendo "garantisco io che questo è il signor Pippo Franco, che ho ora davanti a me, associate il nome al codice che gli attribuirete"?
    Diventa peggio del decreto Pisanu, in termini formali-burocratici.
    Non è come dare le credenziali ad un dipendente aziendale, che è già inserito in un contesto (e già lì non ci si mettono cinque minuti).

    Tra l'altro: il dipendente è responsabile della sua password, per lo meno per regole aziendali con relative sanzioni interne. Ma un cliente potrebbe dare la sua password ad altri, chi lo controlla e se scoprisse che l'ha data ad altri che sanzioni gli applica?

    Nella maggior parte dei casi vedo davvero improponibile una registrazione che sia addirittura più formale del decreto Pisanu: non solo i normali bar o ristoranti, ma per esempio anche la sala di aspetto di un aeroporto (tranne per i frequent flyers) o l'atrio di un cinema dove la gente attende l'orario della propria proiezione.
    La cosa è più fattibile per un campeggio, un albergo o una biblioteca, dove c'è una maggiore permanenza del cliente e dieci minuti di "registrazione" sono forse più sopportabili per il cliente stesso, ma in tutti gli altri casi io credo che l'effetto sarebbe lo stesso del Pisanu: wi-fi "ammazzato" preventivamente.



    > Sono d'accordo che non si può totalmente
    > escludere che il sequestro da parte della Polizia
    > Postale sia eseguito comunque, ma avere una
    > possibilità in più di dimostrare l'estraneità per
    > l'esercente è sicuramente una cosa non da poco.
    > Anche perché in sede di processo dell'esercente
    > il fornitore potrà testimoniare riguardo la
    > validità dei propri log e la Polizia Postale
    > stessa potrà effettuare una verifica sul
    > fornitore per accertarne la
    > validità.
    >

    Mah, è qui che secondo me non è vero: i log non dimostrano l'estraneità dell'esercente, per quello che dicevo prima, a meno FORSE di mettere il tutto in un sistema AAA davvero molto rigido e controllato, del tutto incompatibile con tipologia e tempi della maggior parte degli esercizi commerciali.
    Ma un sistema AAA molto rigido fa scappare gli utenti, quindi tanto vale non spendere neppure i soldi per il sistema stesso!
    E se non c'è un sistema veramente controllato, allora al massimo certe soluzioni parziali possono essere prese come indicazione di "buona volontà" da parte dell'esercente, che ha messo un qualche sistema di controllo accessi, non di sua sicura "innocenza".


    > Sui tempi di indagine la Polizia Postale sa
    > benissimo che la legge sulla privacy impone la
    > cancellazione di tutti i log relativi al traffico
    > dopo 12 mesi, quindi si muove prima (di retate
    > sullo scaricamento di materiale pedopornografico
    > ne hanno fatte diverse, basta leggere i
    > giornali).

    Ah, ero rimasto al vecchio limite di cinque anni.


    > Anche riguardo al come limitare il tempo di
    > connessione o traffico per utente soluzioni
    > professionali AAA sul mercato ce n'è pieno. Basta
    > cercare. E spesso costano meno di un
    > modem/router. Per esempio:
    > https://www.alohawifi.net/it/prezzi-hotspot-wifi

    Oddio, la maggior parte di quelle soluzioni costa ogni anno due o tre volte il costo di un modem router.
    Ma il problema non è il costo, è che la filosofia di registrare e controllare gli accessi è proprio quella che ha tagliato le gambe al wi-fi libero.
    Quindi non vedo perchè dovrebbe avere successo adesso se chi la promuove sono i privati invece di essere imposta dallo Stato.
    Stato che inoltre è tornato indietro, liberando (una volta tanto in modo piuttosto esplicito) i fornitori di wi-fi da certi obblighi, in certo modo parificandoli ai privati (nessun privato cittadino ha neppure l'obbligo di proteggere il proprio wi-fi, nonostante ogni tanto ci sia qualcuno con le idee confuse che dice il contrario).

    Cercare ora soluzioni analoghe ma "autonome" mi sembra voglia dire essere "più stalisti dello Stato e più sorveglianti dei sorveglianti di Stato".
    Anche facendolo (comprensibilmente) "per non avere guai" non mi sembra una gran soluzione.
    A mio avviso, o si accetta un certo "rischio" (come ora fa lo Stato stesso abolendo il Pisanu!) o tanto vale rinunciare a fornire il wi-fi.
    non+autenticato
  • Come al solito questi brontosauri che ci s-governano arrivano sempre dopo. Almeno così sembrerebbe. In realtà si voleva con ogni mezzo bloccare la rete, vista a ragione un pericolo per la stampa e le televisioni. I fatti del giorno confermano questa tesi: carta stampata e televisioni ormai non formano più il comune sentire.
  • Ormai chi non ha un cellulare col tethering? Se la possono tenere la wi-fi
  • contenuto non disponibile
  • - Scritto da: unaDuraLezione
    > - Scritto da: sidela
    > > Ormai chi non ha un cellulare col tethering?
    >
    > quello che è vietato dal 90% dei contratti che
    > firmi?
    > Quegli stessi contratti che vietano VOIP (che al
    > contrario si può fare benissimo con
    > Wi-FI)

    Mah... Con la wind col giga che ti danno ci puoi fare quello che vuoi, dal tethering a skype, d'altronde a quel prezzo... (9 euro al mese!)

    > Quegli stessi contratti "internet illimitata"?
    > Sì, pochi Giga (manco ci fai l'aggiornamento di
    > windows) e poi navighi come nel 1990 con una
    > 56k.

    Sì questo è vergognoso. 9 euro per un 1 giga è uno scandalo, con la Tim è ancora peggio. C'è da dire che 1 giga se usato dal cellulare non ti ci avvicini nemmeno (io ne ho buttati a iosa) ma appena ti ci collegi col pc le cose cambiano...

    Comunque, secondo me nel giro di qualche anno prima o poi qualcuno farà una vera flat su mobile, e col 4G potremmo ritrovarci a non avere più bisogno di un adsl. Almeno, io me lo auguro.
  • - Scritto da: TADsince1995
    > - Scritto da: unaDuraLezione
    > > - Scritto da: sidela
    > > > Ormai chi non ha un cellulare col
    > tethering?
    > >
    > > quello che è vietato dal 90% dei contratti
    > che
    > > firmi?
    > > Quegli stessi contratti che vietano VOIP
    > (che
    > al
    > > contrario si può fare benissimo con
    > > Wi-FI)
    >
    > Mah... Con la wind col giga che ti danno ci puoi
    > fare quello che vuoi, dal tethering a skype,
    > d'altronde a quel prezzo... (9 euro al mese!)
    >
    >
    > > Quegli stessi contratti "internet
    > illimitata"?
    > > Sì, pochi Giga (manco ci fai l'aggiornamento
    > di
    > > windows) e poi navighi come nel 1990 con una
    > > 56k.
    >
    > Sì questo è vergognoso. 9 euro per un 1 giga è
    > uno scandalo, con la Tim è ancora peggio. C'è da
    > dire che 1 giga se usato dal cellulare non ti ci
    > avvicini nemmeno (io ne ho buttati a iosa) ma
    > appena ti ci collegi col pc le cose
    > cambiano...
    >
    > Comunque, secondo me nel giro di qualche anno
    > prima o poi qualcuno farà una vera flat su
    > mobile, e col 4G potremmo ritrovarci a non avere
    > più bisogno di un adsl. Almeno, io me lo
    > auguro.
    Ti ricordo che siamo in Italia, paese in cui, se hai la sventura di vivere fuori da una grande citta', non esiste la fibra ottica.
    E se sei particolarmente fortunato e vivi in qualche zona "rurale" in mezzo alle montagne, tanti saluti anche alla connessione cellulare.....
    non+autenticato
  • - Scritto da: sidela
    > Ormai chi non ha un cellulare col tethering? Se
    > la possono tenere la
    > wi-fi

    Primo rispondi tu del tethering se lo dai a terzi
    Secondo i telefoni si stanno adattando e dovranno marcare i pacchetti, e gli operatori li bloccheranno se non paghi un extra.
    non+autenticato
  • Mentre noi ci appacipigliamo per dei diritti civili minimi in termini di privacy e libertà personali pensando al wifi, la magistratura sta cercando (e ci sta pure riuscendo) di creare una schedatura massiva delle persone tramite dna, con la solita scusa dei pedo-satanisti.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Guido La Vespa
    > Mentre noi ci appacipigliamo per dei diritti
    > civili minimi in termini di privacy e libertà
    > personali pensando al wifi, la magistratura sta
    > cercando (e ci sta pure riuscendo) di creare una
    > schedatura massiva delle persone tramite dna, con
    > la solita scusa dei
    > pedo-satanisti.

    la magistratura fa le leggi? ah beh, mancavano solo loro visto che si va avanti a decreti circolari e regolamenti.

    Le schedature massicce ci saranno e saranno sempre incomplete. Questo perché una società perfettamente trasparente è giusta e buona, una società trasparente al 99,999999% è totalitaria, ingiusta e malvagia. Secondo voi partendo dalla nostra società, in quale dei due scenari è più facile finire?
    non+autenticato
  • Da quando il decreto non era stato prorogato si poteva già fare.

    Solo che ovviamente vista la situazione di diffidenza di chi ha il terrore di essere inquisito per offrire un servizio gratuito, fiorivano le 'dietrologie'.
    Non vi dico quante volte ho contestato che non servivano più documenti ecc. per la connessione da un Internet caffè, nessuno di fidava.

    I gestori temevano poi di essere considerati responsabili di quanto fanno gli utenti mentre navigano.    
    Da qui la domanda al garante, che finalmente ha risposto chiaramente.

    E poi in Italia non basta dire 'ora si può fare' ci vuole sempre qualche altro 'ministero' a dire 'sì é proprio vero!'.

    Ora non ci sono più scuse, possiamo tornare un paese normale ...
  • - Scritto da: paoloholzl

    > E poi in Italia non basta dire 'ora si può fare'
    > ci vuole sempre qualche altro 'ministero' a dire
    > 'sì é proprio
    > vero!'.
    >
    > Ora non ci sono più scuse, possiamo tornare un
    > paese normale
    > ...

    No, l'Italia un paese normale non lo sarà mai. Questa è una goccia nell'oceano.
    non+autenticato
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