Mauro Vecchio

Cina, il silenzio del microblogging

Blocco temporaneo per l'account di Lee Kai-fu sulle popolari piattaforme Weibo e Tencent. GiÓ a capo delle divisioni locali di Google e Microsoft, l'executive aveva criticato duramente la corruzione nel governo di Pechino

Roma - Imprigionato per tre giorni dalla grande muraglia digitale, Lee Kai-fu è stato temporaneamente bandito dai più popolari social network in terra asiatica. Tra gli executive più influenti, Kai-fu aveva guidato le operazioni di business cinese dei potenti Google e Microsoft, ma soprattutto incensato le attuali piattaforme social nella lotta alla corruzione negli ambienti governativi di Pechino.

╚ stato lo stesso Kai-fu, ora CEO di Innovation Works, a denunciare su Twitter la sospensione del suo account ufficiale in Cina. Tra la piattaforma Weibo e quella gestita da Tencent Holdings, Lee Kai-fu aveva accumulato qualcosa come 30 milioni di follower. Numeri decisamente più alti di quelli riportati dal profilo cinguettante, dove l'ex-capo delle divisioni cinesi di BigG e BigM conta ancora un solo milione di seguaci.

La sua grande popolarità cinese sta probabilmente nelle varie denunce formulate dal CEO contro la censura e la corruzione governativa. Poteri oscuri che dovrebbero essere combattuti con la condivisione sulle piattaforme di microblogging. Kai-fu aveva inoltre denunciato attività di speculazione da parte del governo asiatico nella realizzazione di un motore di ricerca controllato a livello centrale.
In uno studio condotto dalla rivista WantChinaTimes - che analizza la questione cinese da Taiwan - il 50 per cento dei politici locali teme che l'ascesa dei social network come Weibo possa fomentare sentimenti di rivolta popolare. Mentre il 70 per cento del campione ha sottolineato un ruolo positivo della Rete nella lotta alla corruzione dilagante. Eppure, sono stati proprio i siti come Weibo a smascherare i politici corrotti tra macchine extra-lusso e filmini a luci rosse.

Mauro Vecchio
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