Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Facebook e lo Specchio Oscuro

di M. Calamari - Simulacri di sé da mostrare al mondo connesso, che si inorgogliscono per un like; simulacri di sé da rimirare nello specchio distorto dei social network. E se un giorno dovessimo fare i conti con questi doppi digitali?

Roma - Black Mirror (Specchio Oscuro) è il nome di una miniserie inglese di telefilm, simile alla mitica Twilight Zone (Ai confini della realtà) degli anni '60 in cui tutti ci siamo imbattuti prima o poi, e che alcuni come Cassandra hanno goduto interamente ben 156 volte, tante quanto sono gli episodi della serie originale.

L'episodio "Time Enough at Last" (Tempo per leggere), visto a 7 anni, mi fa rabbrividire ancora adesso (qui su YouTube). Storia a parte, l'attore Burgess Meredith e la voce narrante dell'edizione italiana Emilio Cigoli hanno contribuito non poco a renderlo indimenticabile.

Anche Black Mirror è una serie di episodi eterogenei tra loro (solo 6 in tutto per ora), che ugualmente navigano nel pericoloso ma fecondo triangolo fantascienza-horror-satira.
Cassandra non ha deciso di rubare il mestiere ad altre penne di Punto Informatico: rischia di lasciare perplessi i suoi imprescindibili 24 lettori solo per introdurre la storia del quarto episodio di Black Mirror (il primo della seconda stagione) "Be right back" (Torna indietro), in cui ha colto, con un certo turbamento ma anche notevole interesse "professionale", un improvviso squarcio di visionaria preveggenza.

Per non guastare il piacere a chi vorrà e potrà vedersi l'episodio, limiteremo al massimo il racconto: il baricentro della sceneggiatura è una nuova comunità sociale (ovviamente gratuita) che offre (ovviamente in via sperimentale) un servizio decisamente originale.

Chi si iscrive può creare il simulacro "social" di una particolare persona tramite un sistema automatico che cerca le informazioni in giro per la Rete, produce prima un simulacro chattante, che poi evolve in un simulacro vocale che parla al telefono, infine in un simulacro fisico ed animato.
La protagonista acquista infatti un corpo indifferenziato per posta e lo fa "configurare" dalla comunità sociale.
Tutto il processo è gestito e controllato dalla comunità sociale stessa.

Non si tratta della solita storia alla Frankenstein o dell'ennesima rivisitazione dei "Baccelloni spaziali" de "L'invasione degli Ultracorpi". Il simulacro è invece totalmente passivo, compiacente ed ubbidiente, cerca di perfezionarsi continuamente assorbendo sempre più informazioni per dare la massima soddisfazione di chi l'ha creato. Per "tentare di dare" in effetti...
Ma di nuovo, non è il finale della storia che ci interessa.

Verso la fine dell'episodio, assai condito di risvolti umani che non alterano il nucleo dell'idea, l'umore di Cassandra sorridente e divertito si è lentamente popolato di riflessioni e preoccupazioni.

Lasciando perdere il passo finale dell'incarnazione in un simulacro materiale, per ora fuori portata sia della robotica che della genetica, le prime due fasi sono poi così irrealizzabili?

Un sistema esperto che sappia collezionare informazioni e le usi per sintetizzare una pseudo Intelligenza Artificiale", un chatterbot tipo Eliza, ma così ben caratterizzato e dettagliato da essere indistinguibile non da un essere umano, ma da un particolare essere umano è davvero irrealizzabile? O potrebbe essere dietro l'angolo?

Con la velocità di sviluppo delle applicazioni cloud e l'impressionante mole di dati personali, anzi addirittura intimi, che gli utenti delle comunità sociali ben volentieri riversano in sofisticati Moloch come Facebook e Twitter, vien da pensare che le due componenti principali dello specchio oscuro siano già qui ed ora.
Forse qualche giovanotto, o più probabilmente qualche multinazionale, potrebbe essere già al lavoro per metterle insieme e sfruttarle in questo modo. Oltretutto ora l'idea gliel'hanno pure trasmessa in televisione...

Ma questo lontano incubo non è la sola cosa che turberà (speriamo) i lettori di Cassandra: è interessante ripartire dal titolo e dal fatto che, durante la storia, la protagonista per cui è stato ricreato il compagno prematuramente morto, mentre vede crescere il simulacro, si accorge di essere lei a plasmarlo inconsciamente. E non a caso per questo si indispone molto.

Ed abbandoniamo per la seconda volta nel ragionamento la storia: sono certo che illustri filosofi e semiologi hanno già scritto abbondantemente su questo, ma per Cassandra è un pensiero originale.
Cosa spinge così tante persone, utenti delle comunità sociali, a creare non quella di altri ma una propria immagine nella Rete ed a inseguire a colpi di "Mi Piace" e di "Amicizia" altre immagini di illustri sconosciuti?

Non è certo la comodità di ricontattare i perduti amici delle elementari o quella di far sapere la propria posizione serale per favorire incontri galanti in un bar.
No, l'assuefazione, la dipendenza così comune (molto più che quella da videogame o da "Internet") non può essere spiegata solo da questo.
Questa malsana dipendenza non potrebbe essere dovuta proprio al fatto del ricreare noi stessi dentro la comunità sociale?
Un noi stessi migliore, più di successo, privo di quelli che pensiamo siano i nostri difetti?
Non potrebbe essere che come Grimilde ci piaccia rifletterci in un rassicurante specchio che mostra a tutti, ma anche e soprattutto a noi stessi, un'immagine bella e rassicurante, anzi "la più bella del reame"? Sarebbe un processo simile a quello che Baudrillard descrive parlando del fascino dell'"Iperrealtà", un processo di formazione non di un "Io digitale" ma di un "Doppio digitale"?

Ecco, qui si innesta a meraviglia la storia che abbiamo riassunto: può essere che questo specchio non rifletta affatto la realtà, ma che sia uno specchio oscuro che ci mostra immagini diverse?
Non potrebbe essere che in un vicino domani queste immagini si rivelino "altro", e che siano loro a guardarci attraverso lo specchio oscuro, improvvisamente trasformato in una finestra su un mondo diverso o su un aspetto molto negativo del nostro mondo, in ambedue i casi ben poco rassicurante?

Marco Calamari
Lo Slog (Static Blog) di Marco Calamari

Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo
Notizie collegate
13 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Facebook e lo Specchio Oscuro
Ordina
  • Interessante, anche se per me un po' prolisso, il tuo articolo.
    Pero', ma parlo per me e la maggior parte dei miei "amici" facebookkiani, non vedo molte tracce di altri "sè" e io per parte mia mi comporto come farei in prima persona.
    Comunque, e questa e' una riflessione, da sempre le persone nell'intimo e nel privato sono in un certo modo, e nella vita e nelle relazioni pubbliche invece a volte "indossano una maschera".
    Per me se uno e' sincero nelle relazioni personali "analogiche" lo e' anche in quelle digitali...
  • Ormai FacciaLibro ha contagiato pure gli ultracentenari! Triste

    http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/02/22/new...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Nome e cognome
    > Ormai FacciaLibro ha contagiato pure gli
    > ultracentenari!
    >Triste
    >
    > http://www.repubblica.it/tecnologia/2013/02/22/new...

    pensa che il mio dentista aveva il portatile acceso con facebook aperto nella stanza dove riceve i pazienti per le cure.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 24 febbraio 2013 18.12
    -----------------------------------------------------------
  • Sono uno dei 24 lettori e apprezzo sempre molto quello che scrivi perchè non è praticamente mai banale.
    Io credo che in realtà i lettori siano parecchi più di 24 ... e che la cosa non vada misurata col "trolling rate" sul quale indubbiamente l'Annunziato ti da la polvere... ma lasciamo le mie personalissime considerazioni in merito... e....

    Veniamo al pezzo odierno che potremmo chiamare "Do Androids Dream of Electric Sheep?"...
    Occhiolino
    Per carità un "Dikiano" di vecchia data come il sottoscritto certe domande se le poneva appunto prima (coi calzoni corti) di diventare informatico...
    Sorride
    Però davvero.. va bene tutto ... ma essere "preoccupati"... (dato che il massimo è lo stracitato eliza) per l'intelligenza artificiale (la cosiddetta A.I.) che non casualmente (ci sarà un motivo?) non fa un solo passo avanti e proprio (ancora qui guarda il caso) nei fondamenti teorici (a differenza di tutto il resto circostante) mi pare davvero troppo paranoico...
    Scusami.. ma davvero la penso così...
    non+autenticato
  • - Scritto da: tucumcari
    > Sono uno dei 24 lettori e apprezzo sempre molto
    > quello che scrivi perchè non è praticamente mai
    > banale.
    > Io credo che in realtà i lettori siano parecchi
    > più di 24 ... e che la cosa non vada misurata col
    > "trolling rate" sul quale indubbiamente
    > l'Annunziato ti da la polvere... ma lasciamo le
    > mie personalissime considerazioni in merito...
    > e....
    >
    > Veniamo al pezzo odierno che potremmo chiamare
    > "Do Androids Dream of Electric
    > Sheep?"...
    > Occhiolino
    > Per carità un "Dikiano" di vecchia data come il
    > sottoscritto certe domande se le poneva appunto
    > prima (coi calzoni corti) di diventare
    > informatico...
    > Sorride
    > Però davvero.. va bene tutto ... ma essere
    > "preoccupati"... (dato che il massimo è lo
    > stracitato eliza) per l'intelligenza artificiale
    > (la cosiddetta A.I.) che non casualmente (ci sarà
    > un motivo?) non fa un solo passo avanti e proprio
    > (ancora qui guarda il caso) nei fondamenti
    > teorici (a differenza di tutto il resto
    > circostante) mi pare davvero troppo
    > paranoico...
    > Scusami.. ma davvero la penso così...
    P.S.
    Tanto per essere chiari quando dico che "non fa un passo" nei fondamenti teorici voglio dire che non lo fa da quando è nata (neppure con lo stupefacente e geniale Kurzweil ... che è geniale si ma per altri motivi) ovvero dagli anni 50!
    Verifica e vedrai che ho ragione!
    Si chiama "dead end"...
    non+autenticato
  • - Scritto da: tucumcari
    > P.S.
    > Tanto per essere chiari quando dico che "non fa
    > un passo" nei fondamenti teorici voglio dire che
    > non lo fa da quando è nata (neppure con lo
    > stupefacente e geniale Kurzweil ... che è geniale
    > si ma per altri motivi) ovvero dagli anni
    > 50!
    > Verifica e vedrai che ho ragione!
    > Si chiama "dead end"...

    Penso che il problema che Calamari voleva illustrare non fosse l'intelligenza artificiale ma gli inquietanti risvolti del nostro artificioso apparire via social network, della nostra ricerca di gratificazione attraverso rapporti con altre personalità artificiali, eccetera.
    Però scrivo questo perché ti sei definito dickiano, e mi permetto di suggerirti un libro che ai tempi ho trovato molto bello. "Noir" di K.W. Jeter. Se mai ti capita di leggerlo, poi fammi sapere che ne pensiOcchiolino
    Izio01
    4027
  • - Scritto da: Izio01
    > - Scritto da: tucumcari
    > > P.S.
    > > Tanto per essere chiari quando dico che "non
    > fa
    > > un passo" nei fondamenti teorici voglio dire
    > che
    > > non lo fa da quando è nata (neppure con lo
    > > stupefacente e geniale Kurzweil ... che è
    > geniale
    > > si ma per altri motivi) ovvero dagli anni
    > > 50!
    > > Verifica e vedrai che ho ragione!
    > > Si chiama "dead end"...
    >
    > Penso che il problema che Calamari voleva
    > illustrare non fosse l'intelligenza artificiale
    > ma gli inquietanti risvolti del nostro
    > artificioso apparire via social network, della
    > nostra ricerca di gratificazione attraverso
    > rapporti con altre personalità artificiali,
    > eccetera.
    è proprio questo il punto non c'è in realtà nulla di "artificiale"...
    è tutta "roba nostra"...
    Cerchiamo di non dimenticarcelo!
    Potrebbe essere molto pericoloso dimenticarselo!

    > Però scrivo questo perché ti sei definito
    > dickiano, e mi permetto di suggerirti un libro
    > che ai tempi ho trovato molto bello. "Noir" di
    > K.W. Jeter. Se mai ti capita di leggerlo, poi
    > fammi sapere che ne pensi
    >Occhiolino
    Non lo conosco grazie per il suggerimento...
    non+autenticato
  • Concordo, bell'articolo.
    L'apertura con "Ai confini della Realtà" è stupenda.

    Interessante la visione dei social network come Facebook, in cui ci si presenta con il proprio nome, come strumento di "miglioramento" personale, non solo pubblico, di sé stessi.

    Non ho però capito l'ultima frase:
    Vedo il rischio che la propria immagine virtuale ci si rivolti contro, o ci intrappoli anche nella realtà, ma mi manca il resto.

    Comunque grazie per questi articoli.
    -----------------------------------------------------------
    Modificato dall' autore il 22 febbraio 2013 22.11
    -----------------------------------------------------------
  • Bella la citazione dei ventiquattro lettori, ma credo che non farà lo stesso successo dell'autore originale
    non+autenticato
  • - Scritto da: Boh
    > Bella la citazione dei ventiquattro lettori, ma
    > credo che non farà lo stesso successo dell'autore
    > originale

    .... lettore attento, eh? Arrivi con svariati anni di ritardo.
    non+autenticato
CONTINUA A LEGGERE I COMMENTI
Successiva
(pagina 1/2 - 6 discussioni)