Alfonso Maruccia

Cina: gli hacker siete voi

Pechino risponde alle insistenti accuse provenienti dagli USA e a sua volta denuncia: la maggior parte dei (crescenti) attacchi contro i nostri server è di matrice nordamericana. Ma nella cyberwar a perdere sono gli utenti

Roma - Chiamato direttamente in causa da un rapporto dettagliato che ha fatto (e sta facendo) molto discutere, l'apparato di potere cinese prova a sviare l'attenzione dalle sue presunte attività di cyber-spionaggio controaccusando gli Stati Uniti: siete voi che attaccate noi, denuncia Pechino, non il contrario.

In una disclosure che dovrebbe rappresentare una prima assoluta, Pechino quantifica in 144mila il numero di attacchi mensili subiti dall'infrastruttura web della difesa cinese, e questo nel corso di tutto il 2012. I principali responsabili, ovviamente, sarebbero hacker con base negli USA (nel 62,9 per cento dei casi).

L'attività di hacking "ostile" di matrice statunitense si fa sempre più ossessiva, dichiarano gli ufficiali cinesi, e i piani di enforcement dell'attività di cyber-sicurezza recentemente approvati dalla Casa Bianca non favoriscono certo una distensione: "Speriamo che gli USA possano spiegare e chiarificare" la situazione, dicono da Pechino.
La cyber-sicurezza internazionale è oramai diventato un fatto politico a tutto tondo, ma c'è chi, tra i professionisti della sicurezza IT, vorrebbe meno riflettori su questa presunta "cyber-guerra" e più energie spese a difendere gli utenti di computer "ordinari".

L'appello arriva da Chester Wisniewski, security advisor di Sophos che qualifica gli attacchi persistenti ("advanced persistent threat" o APT) come una "orribile distrazione" da quello che dovrebbe contare davvero nel campo della sicurezza IT. Se le nazioni combattono il problema è del Pentagono, sostiene Wisniewski, mentre l'interesse principale delle società di sicurezza - produttori di antivirus in primis - dovrebbe essere sempre e comunque la difesa dei sistemi informatici dell'utente comune.

Alfonso Maruccia
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