Gabriele Niola

WebTheatre/ YouTube entra in classifica

di G. Niola - YouTube pesa sui numeri di Billboard, mentre Google prepara un servizio di streaming dedicato strettamente alla musica. Non solo Harlem Shake, per rendere più accessibile quello che accessibile è già

Roma - Da queste pagine abbiamo spesso parlato dei mutamenti che la musica e la videomusica stanno subendo in rete, evoluzioni principalmente catalizzate da YouTube, che si rispecchiano negli altri media, ridistribuendo peso e priorità nella veicolazione delle canzoni ad ogni livello della catena produttiva.

Harlem Shake


Il recente successo del meme Harlem Shake, l'ultimo di una lunghissima schiera di virali videomusicali, è anche il primo a sconfinare dal reame dell'autoproduzione fine a se stessa per giungere nelle classifiche ufficiali.
Mentre Psy con Gangnam style è stato un esempio tra i meno replicabili di viralità e possibilità di guadagno attraverso la rete, l'Harlem Shake, pur essendo per ora un successo minore in termini di visibilità, è arrivato nel momento in cui Billboard ha deciso di aggiornare il suo sistema di valutazione delle canzoni più ascoltate.
Nella formula che contribuisce a stabilire le posizioni della classifica più nota e ufficiale infatti ora sono comprese anche le visualizzazioni di YouTube (non è dato sapere con quale peso, in quale proporzione e se soltanto quelle dei canali ufficiali), assieme agli stream di Spotify.
Per dare un'idea del peso che YouTube ha, basti sapere che Harlem Shake è arrivata al primo posto della classifica. In molti hanno criticato la decisione poiché le visualizzazioni di un video YouTube, specie nel caso di un meme, non sono necessariamente segno di apprezzamento per la canzone, dato che spesso i video sono seguiti più per attaccamento al canale che li pubblica che per ciò che contengono. Ciò non solo è vero già per le radio, ma non tiene conto del fatto che integrare YouTube nel calcolo delle posizioni Billboard non è unicamente una forma di modernizzazione ma anche il riconoscimento del fatto che oggi la musica è fruita diversamente, proprio per l'esistenza di internet e per le modalità di ascolto che consente.

Ad ogni modo la decisione crea un fossato incolmabile per qualsiasi altro possibile concorrente sul terreno della videomusica e non solo online (se mai ce ne sono stati): nemmeno MTV nel suo periodo d'oro poteva far pesare gli ascolti dei videoclip sulle posizioni della classifica.
Non sembra quindi casuale l'annuncio di un servizio di streaming da parte di Google che coinvolge sia Play sia YouTube in un'inedita veste senza video.
Per sfruttare l'enorme banca dati di musica già caricata sui suoi server, già autenticata e già collegata ai legittimi detentori di copyright, Google vuole mettere a punto quella che in parole povere è una sua versione dei software già ampiamente disponibili che sfruttano il Tubo per ascoltare musica caricando solo l'audio e non il video. E vuole farlo unendo a questo le caratteristiche vincenti (come la parte social e di scoperta) di altri servizi da Spotify a Grooveshark.

Per quasi 8 anni la musica ha circolato in maniera gratuita nella forma del video attraverso YouTube, e a lungo questo è stato il modo più efficace per ascoltare rapidamente e in streaming qualsiasi cosa (in certi paesi ancora lo è). Tutto ciò ha creato meme musicali dalle finalità imprevedibili, ha cambiato i modelli di business e adesso influisce sulla classifica musicale più importante (fatto che a cascata provocherà altri cambiamenti). Per questo motivo ora la decisione di portare il servizio da un'altra parte e renderlo uno streaming più semplice, essenziale e per certi versi funzionale (tempi di caricamento più rapidi, miglior interfaccia) non pare come un passo indietro ma, anzi, uno in avanti anche per il mondo del video stesso, che ne subirà le conseguenze.

UNIVERSITY OF TORONTO DOES THE HARLEM SHAKE


Gabriele Niola
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