Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Chi ci crediamo di essere?

di M. Calamari - Facce e abitudini diverse per i diversi servizi abbracciati in Rete. Ma l'uomo connesso, nei suoi molteplici stati dell'essere online, è pur sempre un individuo

Cassandra Crossing/ Chi ci crediamo di essere?Roma - I cittadini della Rete sono talvolta preda di un senso di disorientamento, dovuto probabilmente al vivere nel dinamico confine tra due mondi. Cassandra può candidamente rassicurare i suoi 24 indefettibili lettori che aumentare la quantità di tempo che si passa nella Rete, persino possedendo un pizzico di dote profetica, non basta assolutamente ad evitare questo disorientamento, ma semmai tende a renderlo ancora maggiore.

Sgombriamo il campo da un possibile equivoco: "passare tempo in Rete" non significa il movimento frequente, coatto e ripetitivo di chi controlla i commenti al suo profilo; non significa nemmeno il continuo aggiornamento dello schermo di uno smartphone alla ricerca di un cinguettio interessante, e men che meno il mazzuolare di continuo e senza pietà qualche povero orco per raccattare monete d'oro in un MMORPG.

No, nel suo significato più elementare e primitivo, "vivere" nella Rete o ai suoi margini significa contare sui suoi servizi, sulle opportunità di comunicazione, sull'accesso alle notizie, alle informazioni più svariate, alle risorse condivise ed alle propria personalità e memoria digitale proprio come se fossero una parte di noi, una parte del nostro corpo e della nostra mente.
"Tutti discorsi fumosi, un altro articolo senza smalto, capo o coda" diranno, forse non a torto, in molti.

Può essere, ma cominciamo a dire che il descrivere se stessi come essere "bifronte" in perenne equilibrio tra due mondi molto diversi non l'ha certo inventato Cassandra. La suddivisione tra il mondo degli uomini e quello degli dei, ben chiara agli antichi greci, è sempre stata piena di contaminazioni, incroci, interazioni tra uomini e dei; non è anche un esempio di piani diversi di realtà interagenti?

No, non scomoderò qui il grande Philip K. Dick, che tanto ha pensato, letto e scritto riguardo alla relatività del concetto di "realtà", che per i suoi personaggi è sempre incerta, multipla e mutevole. E neppure pretendo di anteporre uno scrittore a filosofi e semiologi che da secoli discutono, anche se talvolta solo per addetti ai lavori, di questi argomenti.

Al massimo, ma con molta umiltà, potrei richiamare Robert Louis Stevenson ed i suoi figli Mr. Hyde e dott. Jeckyll.
Potrei tirarli dentro a questa specie di ragionamento come tesi finale, ma non come scontato simbolo dell'eterna dualità tra il bene ed il male, e nemmeno come stanchi attori di un racconto edificante, dimostrazione di una morale ipocrita e vittoriana sempre presente ed attuale.
No, la similitudine che Cassandra trova in più punti nel racconto di Stevenson è proprio quella del disorientamento. Jeckyll, ma anche Hyde, si svegliano ambedue la mattina nel loro familiare letto vittoriano, ma non riescono a rendersi conto immediatamente di chi sono. Jeckyll/Hyde, o Hyde/Jeckyll a seconda a chi vadano le vostre simpatie, sono pur sempre la stessa persona, anche se in bilico fra due diversi stati dell'essere grazie ad intrugli e pozioni.

E ciascuno dei due, quando è il suo turno, vive, apprezza e descrive in maniera totalmente diversa la realtà della Londra Vittoriana in cui si trova.

Che sia lo stesso per la Rete?

L'hacker che passa le notti sfogando la sua passione creativa scrivendo codice, e costruendo un nuovo pezzo della Londra digitale per se stesso e per il resto del mondo, può addormentarsi sulla tastiera e svegliarsi il giorno dopo trasformato nella casalinga di Voghera che aggiorna il suo profilo venti volte al giorno?

O nel cyberterrorista che vuole svuotare la diga su Gotham City?

O nel cybersoldato che vuole difendere i cyber-confini della sua nazione dai "diversi" che abitano al di là di una linea tracciata sulla carta geografica, o al di là di un router che smista pacchetti di cyberspazio?

E comunque in questo caso chi è Jeckyll e chi è Hyde? Ed è poi importante, o addirittura possibile determinarlo utilizzando una delle tante "normali" morali ben consolidate in grandi gruppi di persone?

Cassandra, non è nemmeno il caso di dirlo, non ha una risposta da proporvi: vi suggerisce solo, se riuscite a trovare il tempo da sottrarre ai vostri gadget preferiti, di scavare un po' nei vostri pensieri alla ricerca non delle vostre "risposte giuste", ma delle vostre "domande giuste".
Sarebbe già un importante parte di un importante viaggio.

Trovare le risposte? Beh, "...questa - come ammonisce la voce narrante di "Conan il Barbaro" - questa è un'altra storia".

Marco Calamari
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9 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Chi ci crediamo di essere?
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  • ...MA le risposte non le devi cercare fuori. La risposta è dentro di te. E però è SBAGLIATA!"

    Chiedo scusa, scusa e ancora scusa ma l'idolatra di Guzzanti che è in me non ha potuto resistereOcchiolino
    non+autenticato
  • - Scritto da: waka_jawaka
    > ...MA le risposte non le devi cercare fuori. La
    > risposta è dentro di te. E però è
    > SBAGLIATA!"
    > Chiedo scusa, scusa e ancora scusa ma l'idolatra
    > di Guzzanti che è in me non ha potuto resistere
    >Occhiolino

    Guzzanti piace anche a me, ma attribuirgli la battuta
    e' grossa ...
    Su, esercizio per i lettori .... di chi e'?
    non+autenticato
  • ...chiediti piuttosto dove esso comincia (R. Barthes - La Preparazione del romanzo)
  • beh la domanda (e quindi la/e risposta/e) forse va posta su un piano diverso, anzi su più piani (e già qui mi "scatta" un riferimento:
    Gilles Deleuze e Félix Guattari, Millepiani, Castelvecchi, 1980, pp. 645. ISBN 2-7073-0067-5)

    perché porre la questione in termini (binari) di "Jeckyll/Hyde" o di hacker/casaniga, o di rete buona/cattiva?
    questo approccio non finisce implicitamente per portarci a accettare di considerare la rete come una sovra-dimensione altra, rispetto alla realtà materiale in cui vivono i comuni mortali, e "gestita" da entità "divine" a noi superiori e sovraordinate e da noi accettate come tali?
    questo approccio è "utile" alle persone? o, piuttosto, è un approccio che conviene a chi (detentori di potere economico e politico) ha interesse a porsi come quelle "divinità" che controllano la rete, simulacro della realtà materiale, e anche attraverso di essa controllano la stessa realtà materiale (e "scatta" immediato un altro riferimento:
    Philip K. Dick, I simulacri, Fanucci Editore, 2005, pp. 282. ISBN 88-347-1095-9)?

    non sarebbe meglio per le persone uscire da questo schema e riprendere a vivere pienamente nella realtà materiale, considerando la rete come una delle sue tante parti (così come è) tutte interconnesse a più livelli fra loro?
    la domanda, allora, non è piuttosto: come le pesone possono (ri)prendere concretamente e pienamente nelle loro mani la stessa vita e la realtà in cui è immersa (rete inclusa), per autogestirla autorganizzandosi insieme?
    non sarebbe forse ora di smettere di delegare la gestione e il controllo delle nostre intere vite (materiali e immateriali) a pochi soggetti detentori di potere economico e politico usati per sfruttare e opprimere le persone?
    non+autenticato
  • - Scritto da: gil les

    > perché porre la questione in termini (binari) di
    > "Jeckyll/Hyde" o di hacker/casaniga, o di rete
    > buona/cattiva?

    Perché evidentemente c'è gente che ci campa assai sulle false dicotomie...Sorride
    non+autenticato
  • Perché, almeno per noi italiani è ed è sempre stato più facile delegare ad altri la nostra vita prima reale, ora virtuale,e quindi sarebbe più complicato gestire tutti quegli orpelli e strutture che tanto ci fanno comodo ma che poi dobbiamo accettare come ci vengono offerti...nuvole comprese....
    ciao
    non+autenticato
  • Che non va vissuto...
    Quello di addormentarsi Hacker e svegliarsi casalinga di voghera.
    Non è un dilemma sensato...
    Se ti svegli casalinga non sei più in rete game over!
    Anzi non esiste più la rete!

    La domanda reale è esattamente quella opposta è possibile fare in modo che la casalinga di voghera si addormenti sul suo profilo facebook e si svegli con la necessità di capire che DEVE diventare hacker?
    In altri termini la "cittadinanza di rete" (scusate il termine bruttissimo che di solito critico aspramente) implica la capacità di contribuire al suo controllo e crescita collettivi.

    Se non ti fai questa domanda individualmente e collettivamente tutto il resto conta zero...

    Poi certo come dice il Cala le risposte "sono un altra storia"....
    P.S.
    La mia non è ovviamente una idea "mia"... anzi è piuttosto nota come RFC 3271...
    Lo trovate qui:
    http://www.ietf.org/rfc/rfc3271.txt
    non+autenticato
  • - Scritto da: tucumcari
    > Che non va vissuto...
    > Quello di addormentarsi Hacker e svegliarsi
    > casalinga di
    > voghera.
    > Non è un dilemma sensato...
    > Se ti svegli casalinga non sei più in rete game
    > over!
    > Anzi non esiste più la rete!
    >
    > La domanda reale è esattamente quella opposta è
    > possibile fare in modo che la casalinga di
    > voghera si addormenti sul suo profilo facebook e
    > si svegli con la necessità di capire che DEVE
    > diventare
    > hacker?
    > In altri termini la "cittadinanza di rete"
    > (scusate il termine bruttissimo che di solito
    > critico aspramente) implica la capacità di
    > contribuire al suo controllo e crescita
    > collettivi.
    >
    > Se non ti fai questa domanda individualmente e
    > collettivamente tutto il resto conta
    > zero...
    >
    > Poi certo come dice il Cala le risposte "sono un
    > altra
    > storia"....
    > P.S.
    > La mia non è ovviamente una idea "mia"... anzi è
    > piuttosto nota come RFC
    > 3271...
    > Lo trovate qui:
    > http://www.ietf.org/rfc/rfc3271.txt
    interessante il tuo post, e lo condividerei, se non che', c'e' una contraddizione... tra "DEVE diventare hacker" e uno dei proclami del Cerf (quelli attorno al concetto "Internet is for everyone - but it won't be if it is too complex to be used easily by everyone"...
    In verita' e' una contraddizione che noto anche in me, essendomi formato ai tempi dell'asm su Vic20 e delle BBS ... vorrei internet per tutti, ma senza casalinghe di voghera* che buttano i soldi per trascinare il dito sull'ipad riempiendo facebook delle loro paturnie e che rispondono alle mail Nigeriane..Sorride
    non+autenticato