Marco Calamari

Cassandra Crossing/ Tutta la nostra vita

di M. Calamari - E' possibile registrarla, è possibile archiviarla, è possibile già da ora. Per una sessione di diapositive postvacanziere che dura più di quanto potremmo permetterci o per servire chi vuole sapere tutto di noi

Roma - Una delle migliori fonti per gli spunti di riflessione di Cassandra, Slashdot.org (le altre sono Wired US ed i forum di PI) ha pubblicato un post tanto illuminato quanto provocatorio. Per i 24 instancabili lettori, e probabilmente anche per altri, apparirà evidente come sia indispensabile raccogliere e sviluppare un un tema del genere.
In sintesi, pone una domanda: "Come vi sentireste di fronte alla prospettiva di registrare tutta la vostra vita? Potreste averla sempre a vostra disposizione per ricordare cose dimenticate, per mostrarle a figli e nipoti...".

Fantastico. Mi ricorda tanto le temutissime sessioni post-cena a casa di qualche coppia di amici per vedere obbligatoriamente le centinaia di diapositive dell'ultimo viaggio. Ma questa è solo una battuta: il tema è serio, e per chiarirsi le idee come al solito bisogna partire con il porsi delle domande oggettive, non il soggettivo "come vi sentireste?". Tre domande per l'esattezza.

Cominciamo dalla più facile: Ma si può fare?
In breve, sì.
Più in dettaglio, dipende dalla "risoluzione" con cui si effettuano le "registrazioni di una vita". Un paio di secoli fa poche foto, il matrimonio, il primo figlio, la partenza per il militare ed il gruppo con nonni, figli e nipoti, erano già considerate una buona "risoluzione", sia in termini spaziali che temporali, per registrare una vita.
Poi le macchine fotografiche a basso costo, i Gelosini ed i K7 (qualcuno se li ricorda?), le videocamere, le fotocamere digitali, i registratori audio digitali, gli smartphone ed il "cloud" hanno moltiplicato in maniera incommensurabile la risoluzione sia spaziale che temporale delle informazioni registrabili da una persona di se stessa, ed un analogo immane progresso c'e stato per le possibilità di archiviazione.
Già oggi un ipotetico protagonista di un Total Recall fatto in casa può mettersi lo smartphone al collo con la telecamera ed il GPS accesi, ed a sera può scaricare da 1 a 10 GB contenenti tutto quanto ha ascoltato, visto e detto: con un po' di tecnologia e qualche altro accorgimento anche tutte le proprie interazioni in Rete.

Un pezzo di cloud o un bel disco da 2 TB completano l'archiviazione di un'intera annata di vita. Se poi aggiungiamo per "buon peso" la compressione ed il continuo calo dei prezzi delle memorie di massa, senza dimenticare i servizi "gratuiti" di deposito delle informazioni che spuntano come funghi, la registrazione integrale della nostra vita è già possibile.

Ma per la gente normale ed i pigri? Niente paura: l'artigianalità presto non sarà più necessaria e tutto si ridurrà ad una bella app dello smartphone o del pad, che si incaricherà di tutto. Ovviamente gratis e disinteressatamente... o quasi.

La seconda domanda è più difficile: Ma è opportuno farlo?
Beh, qui è in questione un bilancio di convenienze personali.
Ricordare chi era quella persona vista anni fa ad una conferenza e cosa ci eravamo detti sarebbe utilissimo. Rivedere lo sciagurato che ti tampona e se ne va ed altri accidenti della vita quasi indispensabile. Vedere Sofia che si attacca al divano e comincia a camminare, impagabile. Ed ancora, poter mostrare senza ombra di dubbio quello che si è detto ed ascoltato avrebbe utilità immensa (possibili falsari digitali a parte).

Certo, ci sarebbe il rovescio della medaglia: l'impossibilità, o almeno la difficoltà di dimenticare. Non l'abusato concetto di "Diritto all'oblio", così caro a chi di Rete non ha ancora afferrato nemmeno i fondamentali. No, l'oblio in assoluto. Ciascuno potrebbe e dovrebbe avere il tasto "Delete" del suo archivio della vita, almeno per dimenticare, se lo desidera, gli episodi dolorosi, ma non potrebbe mai avere quello di tutte le persone intorno a lui che lo hanno registrato come "sfondo" della loro vita. Altro che "Diritto all'oblio", piuttosto "Obbligo del ricordo".

La terza domanda, la più paranoica e perciò più virtuosa, è: Ma è già così?
Torniamo al problema della risoluzione spaziale, temporale e della durata di conservazione dei dati sulla vita di una persona.
Le vite sono da sempre registrate. Secoli or sono individui scrivevano il diario e conservavano una donata pansè tra le sue pagine: bancarelle e negozi di libri usati ne permettono un imprevisto e probabilmente indesiderato accesso.
Nel secolo scorso la Stasi ha archiviato, usando semplice carta, dati sul più grande controllo sociale di Stato: persone hanno scritto di altre persone, abbastanza da rendere registrata e controllata la vita di tutta una nazione per decenni.
Oggi orde di nativi digitali scattano migliaia di immagini e filmati in un anno e ne riempiono hard disk, dvd e, peggio, "nuvole" e "profili".
Tutti i governi registrano, spesso per scopi socialmente utili, ma anche decisamente no, la vita delle persone.

E per concludere, se è già così, se lo è da tempo, perché porre adesso la questione? O, per dirla in termini semplici, perché preoccuparsi? Tre risposte secche.

Perché la risoluzione spaziale e temporale di quello che viene registrato non solo cresce a dismisura ma acquista dimensioni aggiuntive: non più scritti, immagini e voci, ma anche video, geolocalizzazione, gesti, biometria, DNA, interazioni in Rete.

Perché la possibilità delle persone di esercitare un qualche controllo su questo crescente volume di informazioni diventa al contrario sempre più piccola fino a scomparire del tutto: ringraziamo il cloud, le leggi antiterrore e le cosiddette comunità sociali.

Perché gli individui non solo perdono la nozione di quello che viene registrato, non solo perdono la percezione di essere registrati, ma perdono la percezione dell'importanza di questo fatto.
Quest'ultimo è senz'altro il vero problema. A costo di annoiare, non portate dentro quel cavallo di legno.

Marco Calamari
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Tutte le release di Cassandra Crossing sono disponibili a questo indirizzo
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28 Commenti alla Notizia Cassandra Crossing/ Tutta la nostra vita
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  • Ma nessuno di voi ha visto black mirror di Charlie Brooker?

    Il terzo episodio parlava proprio di questo! Ricordi pericolosi:
    Siamo in una società futura (ma potrebbe essere tra qualche anno...) in cui la gente ha un chip impiantato nel cervello grazie al quale può non solo rivedere i propri ricordi, ma anche trasmetterli su uno schermo.

    Il protagonista è un giovane avvocato molto geloso della propria moglie e una sera mentre la vede parlare con un amico ne arriverà a scoprire il tradimento proprio grazie all'utilizzo del chip rivedendo episodi passati e collegando il tutto...

    http://it.wikipedia.org/wiki/Episodi_di_Black_Mirr...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Ciccia Pasticcia
    > Ma nessuno di voi ha visto black mirror di
    > Charlie
    > Brooker?


    Nel commento sopra di te bubba ricorda un film del 2004 con Robin Williams.
    Ora questa serie britannica.
    Capisco perché poi arrivino certi personaggi in parlamento a rilasciare interviste sui microchip sottopelle in assoluta serietà:

    http://www.ilpost.it/2013/03/06/bernini-m5s-microc.../

    Certi film andrebbero vietati ai minori di anni 65 non accompagnati da tutori con un barlume di senso critico.
  • 01/10
    Sgabbio
    26178
  • Strano che il Cala non mi abbia citato The Final Cut, col buon robin williams... http://www.imdb.com/title/tt0364343/

    la gente (i ricchi, in realta') si faceva impiantare un "chip di registrazione" da neonati, e poi alla morte, come ricordo finale ai suoi cari, facevano produrre un "rememory”... una specie di riassunto edificante dei momenti più significativi dell’esistenza del defunto, per la gioia dei congiunti, eliminando tutte le scene sgradevoli ed imbarazzanti, da un "montatore" (williams appunto). Che dovevano avere una ferrea disciplina e sopratutto NON essere dotati di chip... senonche'...
    non+autenticato
  • Manco a dirlo Il Calamari è un grande e condivido pienemente tutto l'articolo.
    Lo condivido talmente che mi sento di raccontare un aneddoto.
    Ho girato tutta l'Europa in moto e ho scattato migliaia di fotografie.
    Il viaggio in cui il numero di diapositive scattate è arrivato a 500 è stato quello che mi ha permesso di arrivare a CapoNord.
    Entusiasta, ho fatto ciò che è stato detto nell'articolo, riunione di amici e visione delle suddette 500 come cronaca postviaggio.
    Mentre le facevo scorrere ho notato che l'interesse degli sciamannati sottoposti al supplizio, non era tanto per le immagini, quanto per il racconto delle situazioni in cui ho effettuato gli scatti.
    Risultato:
    ho buttato tutte le diapositive [non solo le 500, ma anche le precedenti] e ora, a chi me lo chiede, racconto i viaggi effettuati, lasciandogli la libertà di viverli a prprio modo, sicuramente diverso da come l'ho vissuto io; credo che questo sia molto più importante che non la fredda cronistoria di eventi che a loro non apparterrano mai, perché magari non si sono mai mossi dall'Italia.
    non+autenticato
  • Con i mezzi a disposizione lungo tutta la sua storia l'uomo ha cercato sempre di registrare gli eventi della propria vita che non voleva dimenticare.In un tempo remoto bastava un incisione su una pietra.
    Nel '900 la fotografia e l'aumento dell'istruzione ha aiutato molte più persone a registrare gli eventi della propria vita, l'apice si è raggiunto con l'era digitale.
    Ormai è possibile registrare ogni secondo della propria vita. Chiunque ha in tasca una macchina fotografica, un dispositivo per scrivere, registare vocalmente..ecc. Ora chiunque può documentare non solo la propria vita (se lo ritiene opportuno) ma avvenimenti, storie che i media tradizionali non ci mostrano. Insomma un ottimo sistema per un informazione più indipendente.
    Allo stesso tempo la possibilità di registare in qualsisi momento qualsiasi cosa, sta producendo una strana abitudine che si manifesta sui social network.
    Fotografare, scrivere di ogni ogni secondo della propria vita. Il pub il sabato sera, un foto davanti al centro commerciale, foto in ogni angolo di una strada in cui ci si trova, perchè si vuole fare vedere tutto agli "amici" su FB è simili.
    Registrare qualsiasi cosa banale alla fine non porterà di certo a ricordare veramente la propria vita, i ricordi più importati; quello che veramente non si vuole dimenticare alla fine si perderà nella marea di frasi, fotogarfie banali.
  • "Perché la possibilità delle persone di esercitare un qualche controllo su questo crescente volume di informazioni diventa al contrario sempre più piccola fino a scomparire del tutto: ringraziamo il cloud, le leggi antiterrore e le cosiddette comunità sociali."

    Non sono d'accordo. Questa è solo l'interfaccia grafica della vita di cui uno decide la condivisione.
    Quello che preoccupa è il tracciamento dei dati di cui non si ha il controllo, sanità, conto corrente, web, email, ecc., e che è a disposizione di programmatori, impiegati, dirigenti, quadri, organi istituzionali, ecc.
    Troppe persone per i miei gusti.
  • - Scritto da: Esaltatore Di Sapidita
    > "Perché la possibilità delle persone di
    > esercitare un qualche controllo su questo
    > crescente volume di informazioni diventa al
    > contrario sempre più piccola fino a scomparire
    > del tutto: ringraziamo il cloud, le leggi
    > antiterrore e le cosiddette comunità
    > sociali."
    >
    > Non sono d'accordo. Questa è solo l'interfaccia
    > grafica della vita di cui uno decide la
    > condivisione.
    > Quello che preoccupa è il tracciamento dei dati
    > di cui non si ha il controllo, sanità, conto
    > corrente, web, email, ecc., e che è a
    > disposizione di programmatori, impiegati,
    > dirigenti, quadri, organi istituzionali,
    > ecc.
    > Troppe persone per i miei gusti.

    d'accordo in effetti già molte informazione personali sono archiviate, in cambio (sulla carta) di servizi che lo stato dovrebbe offrire...
  • - Scritto da: Esaltatore Di Sapidita
    > "Perché la possibilità delle persone di
    > esercitare un qualche controllo su questo
    > crescente volume di informazioni diventa al
    > contrario sempre più piccola fino a scomparire
    > del tutto: ringraziamo il cloud, le leggi
    > antiterrore e le cosiddette comunità
    > sociali."
    >
    > Non sono d'accordo. [...]
    > Quello che preoccupa è il tracciamento dei dati
    > di cui non si ha il controllo, sanità, conto
    > corrente, web, email, ecc., e che è a
    > disposizione di programmatori, impiegati,
    > dirigenti, quadri, organi istituzionali, ecc.
    > Troppe persone per i miei gusti.

    appunto: troppi soggetti che eseguono (ti cito) il tracciamento dei dati di cui non si ha il controllo , che sono tantissimi, troppi (ti cito): sanità, conto corrente, web, email, ecc. ...

    mi pare quindi che concordi pienamente con qualti si dice nell'articolo... e perché invece dici che non sei d'accordo?
    non+autenticato
  • - Scritto da: blind data
    > mi pare quindi che concordi pienamente con qualti
    > si dice nell'articolo... e perché invece dici che
    > non sei
    > d'accordo?

    Perchè l'autore nell'articolo sostiene che le persone che possono controllare i dati diminuiscono sempre di più, fino a scomparire del tutto...
    Per certi dati può essere, ma per quelli più sensibili a me sembra esattamente l'opposto.
  • "Perché la possibilità delle persone di esercitare un qualche controllo su questo crescente volume di informazioni diventa al contrario sempre più piccola fino a scomparire del tutto"

    ciò che diventa piccola è la possibilità delle persone di esercitare il controllo, non la quantità di persone che lo esercitano.

    comunque personalmente concordo pienamente su ogni cosa scritta in questo articolo. E son convinto che le questioni, non solo qui, poste dal buon Calamari non vadano assolutamente prese alla leggere.
    Attenzione!
    non+autenticato
  • OK ho sbagliato soggetto, ma il concetto non cambia, la nostra vita è registrata e documentata attimo per attimo e troppe persone possono esserne a conoscenza a nostra insaputa. Riempiamo di firme inutili moduli per la privacy mentre per le cose veramente importanti non abbiamo nessun diritto
  • - Scritto da: Esaltatore Di Sapidita

    > OK ho sbagliato soggetto, ma il concetto non
    > cambia, la nostra vita è registrata e documentata
    > attimo per attimo e troppe persone possono
    > esserne a conoscenza a nostra insaputa. Riempiamo
    > di firme inutili moduli per la privacy mentre per
    > le cose veramente importanti non abbiamo nessun
    > diritto


    Le attuali leggi sulla privacy sono nate quando l'informatica era già ampiamente sviluppata, mentre i servizi sul world wide web erano solo agli albori.
    Prevedere moduli da firmare all'atto della stipula di un contratto telefonico è relativamente semplice; mi chiedo come fare per sottoporre a firma di consenso ogni singola ricerca con Google (o Yahoo, o Yandex, o Wolfram Alpha, non cambia nulla). A bocca storta
  • - Scritto da: Leguleio
    > mi chiedo come fare per
    > sottoporre a firma di consenso ogni singola
    > ricerca con Google (o Yahoo, o Yandex, o Wolfram
    > Alpha, non cambia nulla).
    >A bocca storta

    Consenso implicito!
    La formula esiste gia' da tempo:
    "Hai il diritto di non fare niente. Tutto quello che farai potra' essere usato contro di te!"

    Semplice e universale!
  • - Scritto da: panda rossa


    > > mi chiedo come fare per
    > > sottoporre a firma di consenso ogni singola
    > > ricerca con Google (o Yahoo, o Yandex, o
    > Wolfram
    > > Alpha, non cambia nulla).
    > >A bocca storta
    >
    > Consenso implicito!
    > La formula esiste gia' da tempo:
    > "Hai il diritto di non fare niente. Tutto quello
    > che farai potra' essere usato contro di
    > te!"
    >
    > Semplice e universale!

    Sì, per ora è così.
    Speriamo che qualcosa cambi in futuro.
  • - Scritto da: Leguleio
    > Prevedere moduli da firmare all'atto della
    > stipula di un contratto telefonico è
    > relativamente semplice; mi chiedo come fare per
    > sottoporre a firma di consenso ogni singola
    > ricerca con Google (o Yahoo, o Yandex, o Wolfram
    > Alpha, non cambia nulla).
    >A bocca storta


    Mah guarda, in realtà quello che mi dà più fastidio, e non perchè abbia qualcosa da nascondere, è la possibilità di analizzare il mio conto corrente dove voce per voce è riportato con ricchezza di dettagli quanto prendo e quanto, quando, dove e perchè spendo.
    Da lì si capiscono molte più cose di una persona che da 1 miliardo di foto e video.
    In più nessuno mi ha mai fatto firmare niente, e non si può fare altrimenti per il limite dei contanti.
    Mi piacerebbe sapere con altrettanta dovizia di particolari i nomi e i cognomi delle persone che possono attingere a questi dati e oppormi se necessario.
  • - Scritto da: Esaltatore Di Sapidita


    > Mah guarda, in realtà quello che mi dà più
    > fastidio, e non perchè abbia qualcosa da
    > nascondere, è la possibilità di analizzare il mio
    > conto corrente dove voce per voce è riportato con
    > ricchezza di dettagli quanto prendo e quanto,
    > quando, dove e perchè
    > spendo.

    Pure il perché?!
    Tu quando fai un versamento con la banca online scrivi nel testo riservato: "Orecchino regalo amante n° 2"?



    > Da lì si capiscono molte più cose di una persona
    > che da 1 miliardo di foto e
    > video.
    > In più nessuno mi ha mai fatto firmare niente, e
    > non si può fare altrimenti per il limite dei
    > contanti.
    > Mi piacerebbe sapere con altrettanta dovizia di
    > particolari i nomi e i cognomi delle persone che
    > possono attingere a questi dati e oppormi se
    > necessario.

    Legalmente può attingere a quei dati solo il personale autorizzato che lavora alla banca, e gli inquirenti. Esattamente come ai tempi delle banche offline, con schedari e carta fincata.
    Ufficiosamente ci possono accedere anche malintenzionati, ma con la criptazione che usano non è così facile. Significa o che hanno rubato la tua password (sta' più attento), oppure che i sistemi della banca fanno pena (cambia banca).