Alfonso Maruccia

Blink, Chrome cambia engine

Google decide di aprire un fork di WebKit con un nuovo progetto di layout engine open source. Se ne avvantaggerà Chrome/Chromium ma anche l'intero web, assicurano da Mountain View

Roma - Annuncio di portata storica, quello comunicato da Google sul blog di Chromium: il browser open source che fornisce la base per le build di Chrome (oltre che per altri browser di importanza inferiore) abbandona il layout engine WebKit per adottare Blink, fork derivante dal succitato WebKit.

Nel tentativo di giustificare la scelta di adottare un proprio engine di rendering (anch'esso open source come WebKit), Mountain View parla di una decisione "non facile" ma che si è resa necessaria per via delle importanti differenze esistenti fra Chrome/Chromium e gli altri browser web basati su WebKit - Apple Safari in primis.

Chrome usa l'engine WebKit in maniera molto diversa, ha spiegato Google, servendosi di un motore JavaScript custom (V8 e successive evoluzioni) o anche gestendo in proprio la parcellizzazione dei carichi di lavoro (thread) sui processori multi-core.
Usare WebKit alla maniera di Chrome/Chromium stava diventando un'operazione estremamente complessa, dice Mountain View, con un codice difficile da gestire e modificare e possibili intoppi all'introduzione di novità tecnologiche importanti nella navigazione web nel suo complesso.

Con l'adozione di Blink le cose diventeranno prima di tutto molto più semplici, sostiene Google, e già la prima revisione dell'engine si differenzia dal codice WebKit standard per aver bisogno di 7mila file e 4,5 milioni di linee di codice in meno.

È della partita Blink anche Opera, società che aveva già abbandonato Presto per WebKit e che accoglie con favore la nascita di un nuovo progetto di layout engine come "ribilanciamento" della perdita del motore precedentemente impiegato dal browser norvegese.

Google sottolinea la semplificazione del lavoro di sviluppo su Blink-Chrome, e le prime reazioni degli sviluppatori già al lavoro sul codice Mountain View sono positive o persino entusiastiche. Tra le molte incognite aperte con il fork di WebKit, a Google resta una certezza per il futuro prossimo e verosimilmente anche per quello remoto: sui gadget basati su iOS (iPhone, iPad, iPod), Chrome sarà sempre e comunque obbligato a usare l'engine WebKit standard fornito dal sistema operativo mobile di Apple.

Alfonso Maruccia
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