Mauro Vecchio

Privacy, Microsoft contro Android

Dopo gli attacchi del consorzio FairSearch, la sezione dedicata alle app del marketplace Google Play è finita nel mirino della campagna Scroogled. Accusata di condividere nomi, indirizzi e consumi al momento dei download

Roma - Nuova fase nella campagna Scroogled, avviata da Microsoft per denunciare le presunte contraddizioni del rivale Google nel trattamento dei dati personali appartenenti ai suoi utenti. Nel mirino di Redmond, questa volta, il marketplace dedicato alle applicazioni mobile all'interno del Play Store, accusato della condivisione non autorizzata di nomi completi, indirizzi di posta elettronica e le più svariate abitudini di consumo, anche quelle più sensibili come ad esempio nel settore della salute.

"Molti sviluppatori di applicazioni sono degni di fiducia - spiega Microsoft in un video pubblicato sul sito ufficiale della campagna Scroogled - Tuttavia, nelle mani sbagliate, chi può sapere cosa fanno con le vostre informazioni personali?". La Grande M ha così puntato il dito contro l'attuale filosofia di mercato dell'ecosistema Android, basato sull'immediata condivisione delle informazioni personali al completamento di ciascun download delle app presenti nel suo store.

Nell'ovvio tentativo di attirare la massa degli utenti verso il marketplace su Windows Phone, BigM ha assicurato un trattamento rispettoso delle informazioni raccolte attraverso le attività di scaricamento delle applicazioni in mobilità. Nelle convinzioni del gigante di Redmond, Google non prevederebbe alcuna forma di avvertimento agli utenti, non all'interno delle condizioni da leggere ed accettare prima di effettuare un qualsiasi download.
Proprio alla luce dell'esplosione del consumo di applicazioni su smartphone e tablet, la transalpina Commission Nationale de l'Informatique et des Libertes (CNIL) ha studiato l'ecosistema iOS per scoprire quali e quante informazioni vengano condivise da Apple con società di sviluppo terze. Il 50 per cento del campione studiato ottiene l'accesso agli UDID collegati ai dispositivi della Mela. Il 31 per cento trasmette invece informazioni geolocalizzate, mentre il 16 per cento ha accesso ai singoli nomi dei vari dispositivi made in Cupertino.


Mauro Vecchio
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