Boston (USA) - Un gruppo di ricercatori universitari americano ha messo a punto una tecnica che in futuro potrebbe aiutare i produttori a ridurre drasticamente il costo e le dimensioni dei chip grazie alla parziale sostituzione dei transistor con fili conduttori, fatti di atomi di oro e molecole organiche, che connettono in modo casuale delle strutture fisse.
La particolarità di questi sistemi microelettronici, chiamati
nanocelle, è quella di formare strutture auto-assemblanti, in questo simili ai circuiti neurali del cervello, in grado di eseguire operazioni logiche con un ridottissimo numero di transistor e di operare indifferentemente come circuiti di memoria o di elaborazione.
Il primo prototipo di nanocella è stato utilizzato per costruire un chip di memoria non volatile che può immagazzinare informazioni per un lungo periodo di tempo
in assenza di alimentazione. I ricercatori hanno tuttavia già mostrato l'impiego delle nanocelle come porte logiche e, dunque, come sostituto dei gate dei transistor oggi costruiti con la tecnologia CMOS (Complementary Metal-Oxide Semiconductor).
Questa tecnologia può sostituire del tutto i transistor, tuttavia al momento i ricercatori ne prevedono un uso combinato con le tecniche tradizionali che permetta di abbattere drasticamente il numero di transistor e, di conseguenza, gli elevati costi relativi alla loro collocazione e allineamento all'interno dei chip in silicio. L'altro beneficio consisterà nell'
incremento della densità dei circuiti, un fattore che aprirà la strada a chip più piccoli e veloci.
Le nanocelle sono il risultato di un progetto portato avanti da Rice University, North Carolina State University e Pennsylvania State University che capitalizza i risultati fin qui ottenuti nel campo dell'elettronica molecolare e fornisce un nuovo approccio allo sviluppo di tecnologie candidate a rimpiazzare, entro 10-15 anni, i chip in silicio. Ma, come si vedrà, in Italia non si resta a guardare.