PEC, verso l'elenco

di avv. V. Frediani - Istituito l'INI-PEC: indirizzi PEC di imprese e professionisti in un grande registro nazionale. Pochi mesi per comunicare i dati, poi un aggiornamento giornaliero. Quali scenari per la privacy?

Roma - Lo avevamo letto nella legge 221/2012 che l'Italia avrebbe avuto il pubblico elenco denominato "Indice nazionale degli indirizzi di posta elettronica certificata delle imprese e dei professionisti (INI-PEC)": lo scorso 11 marzo era poi uscito il parere dell'Agenzia per l'Italia digitale ed a distanza di poco meno di un mese è uscito sulla Gazzetta Ufficiale lo scorso 9 aprile il decreto che regolamenta l'istituzione e gestione dell'INI-PEC. Vediamo in sostanza cosa prevede.

L'INI-PEC è realizzato e gestito in modalità completamente informatizzata dal Ministero dello Sviluppo Economico che, mediante InfoCamere ed apposita infrastruttura tecnologica, provvederà a rendere disponibili gli indirizzi PEC di imprese e professionisti. L'INI-PEC si compone di due sezioni. La prima, "Sezione Imprese" (all'interno della quale possono essere rintracciate informazioni specifiche relative all'impresa quali provincia di registrazione, codice fiscale, ragione sociale/denominazione, indirizzo PEC), viene costituita mediante estrazione massiva dal Registro delle Imprese delle informazioni relative alle imprese che risultano attive e che hanno provveduto al deposito dell'indirizzo PEC in attuazione delle norme cogenti. La seconda è la "Sezione Professionisti" (che prevede la pubblicazione della provincia di iscrizione, indicazione dell'ordine o collegio professionale, codice fiscale, nominativo, indirizzo PEC) e sarà realizzata, in fase di prima costituzione, con trasferimento in via telematica da parte degli Ordini e Collegi professionali ad InfoCamere, degli indirizzi PEC detenuti.

Il trasferimento sopra definito dovrà avvenire entro l'8 giugno prossimo, ed i trasmittenti sono responsabili ovviamente della veridicità ed esattezza dei dati. In apposito passaggio del decreto viene indicato come appunto i dati trasmessi ai fini della pubblicazione nell'INI-PEC siano rispettivamente di titolarità delle Camere di Commercio con riferimento alla imprese e di titolarità degli Ordini e Collegi professionali con riferimento ai professionisti. Da ciò può derivare come gli oneri in materia di privacy siano a carico delle Camere di Commercio e degli Ordini.
Per quanto concerne l'aggiornamento dei dati che costituiscono l'INI-PEC, nei primi sei mesi dall'entrata in vigore del Decreto, gli Ordini e Collegi professionali saranno tenuti a trasmettere gli aggiornamenti ovvero a confermare l'assenza di aggiornamenti degli stessi, ogni trenta giorni. Mentre InfoCamere entro il medesimo termine dovrà procedere all'estrazione di tutti gli aggiornamenti intervenuti nel Registro delle Imprese, relativamente ai dati da inserire nell'INI-PEC. A decorrere dal sesto mese, invece, gli aggiornamenti dovranno essere giornalieri, con responsabilità di ottemperanza a carico di InfoCamere ed Ordini. Sarà interessante verificare quanto riusciranno gli enti a rispettare un termine così ristretto.

Per quanto concerne l'accesso, chiunque potrà reperire qualsiasi indirizzo PEC, dall'impresa al semplice cittadino. Un richiamo alla legge privacy lo si trova in un passaggio del decreto dove si precisa che "al fine di facilitare l'utilizzo dei dati relativi agli indirizzi PEC, possono essere resi disponibili da InfoCamere alle Pubbliche amministrazioni, ai gestori dei servizi pubblici e agli operatori economici interessati, nel rispetto di quanto disposto in materia di tutela della privacy, servizi evoluti di accesso, consultazione ed estrazione da regolamentarsi tramite apposite convenzioni". In sostanza, dunque, InfoCamere potrà organizzare secondo specifici criteri i dati. Sono ancora da definire ovviamente i limiti in considerazione della privacy, ma tenuto conto che ad oggi la definizione di dato personale si ferma al soggetto persona fisica e non ha niente più a che vedere con la persona giuridica, si tratterà più che altro di valutare alcune tipologie di dati inseriti con particolare riferimento ai professionisti.

Presso il Ministero dello Sviluppo Economico è inoltre costituito un tavolo tecnico di indirizzo e sviluppo dell'INI-PEC (formato da otto componenti di cui tre in rappresentanza del Ministero stesso, tre in rappresentanza del sistema camerale, uno del Ministero della Giustizia in rappresentanza degli Ordini e Collegi professionali, uno in rappresentanza dell'Agenzia per l'Italia digitale) con il compito di definire linee strategiche per la realizzazione e la gestione dell'INI-PEC, dare impulso a tutti i soggetti tenuti a cooperare alla realizzazione e gestione dell'INI-PEC e coordinarli.

Indubbiamente la costituzione dell'INI-PEC consentirà di agevolare ed incoraggiare il ricorso alla PEC nelle comunicazioni formali e rappresenta un ulteriore stimolo alla digitalizzazione, ripercuotendosi su un abbattimento di costi (frazionato sull'utenza ma massivo su scala nazionale) e su una velocizzazione delle comunicazioni. Resta inteso che la pubblicazione del dato non consentirà comunque utilizzi fuori dagli obiettivi su cui si fonda l'obbligo normativo di diffusione ed accessibilità: su questo aspetto appare indubbio che sorgeranno non pochi contenziosi, considerata la corposità degli indirizzi pubblicati.

Avv. Valentina Frediani
Fondatrice www.consulentelegaleinformatico.it
Coordinatore Nazionale ABIRT (www.abirt.it)
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57 Commenti alla Notizia PEC, verso l'elenco
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  • PAZZIE VERGOGNOSE !!!

    SOLAMENTE IN QUESTO PAESE DI BUROCRATI ESISTE UNA LEGGE MEDIOEVALE COME L OBBLIGATORIETA' DELLA PEC !!!

    NESSUNA ALTRA NAZIONE MODERNA HA UNA SIMILE PORCATA !

    NON CI STUPIAMO SE POI REGREDIAMO AL MEDIOEVO !!!!

    scusate lo shouting ma mi viene da vomitare...
    non+autenticato
  • Pubblicizzano e rivendono un servizio di PEC ma quando per dargli disdetta di un contratto gli chiedi il loro PEC, ti rispondono che non possono darlo.
    Provare per credere.
    Se qualcuno lo ha e me lo può comunicare mi farebbe cosa grata.
    Saluti
    Armando Di Todaro
    non+autenticato
  • Ma vi siete mai chiesti perche' solo in Italia esista la PEC?
    Qui in UK non esiste e si vive felici.
    In altri paesi non mi sembra esista questa PEC...
    O siamo noi all'avanguardia...oppure......tirate voi le conclusioni.
    Saluti
    StockTrader - Marco
  • La PEC, la partita Iva, le varie diciture srl , spa ecc... sono tutte cose burocratiche che servono principalmente per far raggranellare soldi allo Stato. Soltanto che lo Stato, per abbellire la supposta, mette sempre in mezzo la sicurezza per il cittadino. Ma quando mai?
    Ci sono Paesi dove puoi avviare una attività senza partita iva(o equivalente), senza ditta e senza niente, basta fornire i PROPRI dati (Nome, Cognome, Indirizzo) verificabili in qualsiasi momento da chiunque (CHIUNQUE) (d'altronde, se devo comprare una cosa da te, devo sapere dove posso trovarti!)

    Poi, ogni anno, devi pagarci le tasse, e se ti scoprono che evadi... son cazzi.


    Semplice, senza troppi fronzoli burocratici. Certo, se poi i tuoi affari superano una certa cifra sei costretto ad aprire una ditta, ma anche in questo caso, tutto molto più semplice.

    Poi, la PEC sarà funzionale, ma il fatto che sia una cosa tutta Italiana e non usata altrove la dice lunga sull'effettiva utilità. Ci sono gli altri metodi standard internazionali da poter usare. Ma così lo stato non ci guadagnerebbe.


    Continuando a sprecare soldi in queste cose inutili (che vanno allo Stato, ma poi vengono mangiati e sprecati in altrettante cose inutili) non aiuta certo a far ripartire l'economia e a dare fiducia al cittadino.
    non+autenticato
  • In tutto questo bellissimo progetto manca una cosa fondamentale: il garante della validità delle PEC.
    Già oggi vengono perpetrate frodi dichiarando alla camera di commercio caselle di PEC di aziende diverse dalla propria, o le caselle di PEC vengono lasciate scadere senza essere rinnovate.
    Resta per cui un domicilio elettronico non valido (o perché di altri, o perché non più esistente), e nessuno controlla!
    Senza contare che la casella mario.rossi@PEC.it può essere lasciata legittimamente scadere dal legittimo titolare (ad esempio per cessazione dell'attività) ed essere riregistrata da un omonimo, che si vedrebbe recapitare comunicazioni dirette al vecchio intestatario, da parte di chi non fosse stato informato per tempo della decadenza del domicilio PEC.

    Con i certificati digitali questo non può accadere, ma l'Italia è un paese di grandi inventori, e quindi ...
    Resta il fatto che se una camera di commercio, o lo Stato attraverso il registro INI-PEC dovesse riportare dichiarazioni infedeli, potrebbe palesarsi l'ipotesi di qualche reato di natura penale (falso in atto pubblico?)
  • Se pensi di verificare la rispondenza dell'azienda dalla PEC ti meriti la truffa.

    Viceversa dichiarare al registro imprese (da cui puoi già ora cercare la PEC di una azienda on-line) una mail falsa o non attiva è un reato, come se tu fornissi un indirizzo falso o se tu non aprissi uan raccamondata... le conseguenze sono tutte tue.
    non+autenticato
  • vero.
    ma il meccanismo non è pensato per evitare le truffe.
    un certificato digitale vale in eterno (nel senso che vale finché l'algoritmo crittografico rimane robusto), e soprattutto dichiara a priori la scadenza del certificato, e non delega terzi alla conservazione delle prove delle avvenute comunicazioni.
    Inoltre la PEC ha un requisito di legge per quanto riguarda la conservazione che è inferiore al requisito di legge per la conservazione dei documenti (3 anni contro i 5 o 10 anni), e quindi è uno strumento inutile sul medio e lungo termine.
    La PEC inoltre attesta l'avvenuta comunicazione, ma non attesta nulla su ciò che viene comunicato.
    È semplicemente l'informatizzazione dell'ufficiale giudiziario e del processo di recapito delle comunicazioni.
    Ed anche questo è fatto male, perché la notifica di una comunicazione viene completata nel momento in cui il destinatario sottoscrive la ricevuta di consegna, mentre la PEC attesta soltanto la consegna ad un sistema informatico, e non al testinatario della missiva.
    Insomma, un accrocchio bel lontano dalla firma digitale (per quanto riguarda i contenuti), e che lascia comunque troppo spazio all'abuso, alla frode ed al litigio legale.
  • aggiungo anche che la PEC è spesso oppugnabile legalmente, in quanto alcuni provider conservano (o almeno conservavano - non ho fatto verifiche recenti) le password delle caselle in chiaro.
    In altri casi qualche volpone di provider di PEC distribuiva le caselle di posta, gli account e le relative password in chiaro, via e-mail.
    Qualsiasi comunicazione successiva a tale trasmissione può essere invalidata a priori essendo stata violata in origine la riservatezza delle credenziali.
    Naturalmente tali provider sono regolarmente accreditati presso il registro pubblico della DigitPA.

    ... mi auguro che ora abbiano risolto questi problemi ...
  • - Scritto da: andy61
    > un certificato digitale vale in eterno (nel senso

    Bel pippotto da maestrina con la penna rossa, pecato che ti sei dimenticato che il certificato digitale non garantisce la consegna del documento, ovvero quello per cui la PEC è nata. Tralasciamo poi le altre perle del tuo intervento. Sempre tutti pronti a criticare, ma conoscenze zero. Meglio che vai a sviluppare un gestionale per peracottari.
    non+autenticato
  • Non mi sono dimenticato che il certificato digitale non garantisce la consegna, ma visto che non lo fà neanche la PEC, almeno per i motivi sopra citati, che senso aveva inventarsi una nuova complicazione per fare ciò che già si può fare con altri strumenti, più standard, ed utilizzati e riconosciuti anche all'estero?
    Sono solo costi per i contribuenti; alla fine, se devi andare a 'litigare' in tribunale, le prove che puoi presentare sono in sostanza le medesime.
  • - Scritto da: andy61
    > Non mi sono dimenticato che il certificato
    > digitale non garantisce la consegna, ma visto che
    > non lo fà neanche la PEC, almeno per i motivi

    Amico, ripassati un po' di cose. Se spedisco con la PEC e ricevo la "ricevuta di ritorno" ho la certezza della consegna. La PEC non è uno strumento alternativo ai certificati digitali, non è stato pensato per quello, non deve essere quello.

    > sopra citati, che senso aveva inventarsi una
    > nuova complicazione per fare ciò che già si può
    > fare con altri strumenti, più standard, ed
    > utilizzati e riconosciuti anche
    > all'estero?

    E che mi frega dell'estero, visto che il sistema è stato pensato per atti che al 99,99% si fanno in italia? Per quello 0,01% dei casi userai la vecchia raccomandata che tanto ami.

    > Sono solo costi per i contribuenti; alla fine, se
    > devi andare a 'litigare' in tribunale, le prove
    > che puoi presentare sono in sostanza le
    > medesime.

    Con la PEC la pa *risparmia* un sacco di soldi.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Guido La Vespa
    > - Scritto da: andy61
    > > Non mi sono dimenticato che il certificato
    > > digitale non garantisce la consegna, ma
    > visto
    > che
    > > non lo fà neanche la PEC, almeno per i motivi
    >
    > Amico, ripassati un po' di cose. Se spedisco con
    > la PEC e ricevo la "ricevuta di ritorno" ho la
    > certezza della consegna. La PEC non è uno
    > strumento alternativo ai certificati digitali,
    > non è stato pensato per quello, non deve essere
    > quello.

    C’è una cosa che non ho mai compreso. Come possono valere legalmente invii senza la certificazione del contenuto? Non parlo solo di PEC, ma anche di raccomandate cartacee con contenuto il nulla o fax bianchi.
    Teo_
    2574
  • > C’è una cosa che non ho mai compreso. Come
    > possono valere legalmente invii senza la
    > certificazione del contenuto? Non parlo solo di
    > PEC, ma anche di raccomandate cartacee con
    > contenuto il nulla o fax
    > bianchi.

    Valgono fino a che il destinatario non disconosce il contenuto. Teoricamente, tizio (destinatario) potrebbe dire di aver ricevuto da caio (mittente) una busta contenente un foglio bianco. Nella pratica non è così facile disconoscere il contenuto e non ho mai sentito che sia stato fatto. Perché posso anche dire al giudice che ho ricevuto un foglio bianco, ma se equitalia mi manda una raccomandata e io dico al giudice che dentro c'era un foglio bianco, il giudice minimo minimo mi chiede perché, dopo aver ricevuto una raccomandata vuota me ne sono sbattuto e non mi sono rivolto a loro chiedendo cosa volevano. Secondo alcuni poi la pec già di per sé garantisce il contenuto (lato server sono attivi sistemi di firma digitale), secondo altri bisogna affiancarle altri mezzi di frima digitale, ma non è questo il punto. Il punto è che - ad esempio - io ho usato la pec per comunicare all'ordine cui appartengo i miei dati reddituali. Non ho usato nessuno strumento di firma digitale. Se un domani l'ordine mi dicesse che nella pec da me mandata con oggetto "invio dati reddituali" non c'era nulla, dovrebbe anche spiegare perché, una volta contastato di aver ricevuto una pec con quell'oggetto (e io posso dimostrare di aver mandato in una certa data una email con un cero oggetto), ma vuota, non si è attivata per chiedermi spiegazioni.
    non+autenticato
  • è verissimo che rispetto alla raccomandata cartacea, si risparmiano un sacco di soldi.

    <<E che mi frega dell'estero, visto che il sistema è stato pensato per atti che al 99,99% si fanno in italia? Per quello 0,01% dei casi userai la vecchia raccomandata che tanto ami.> >

    Bravo: il tuo approccio (come quello del nostro governo) è proprio quello ideale per attrarre investimenti stranieri in Italia.
  • - Scritto da: andy61
    > è verissimo che rispetto alla raccomandata
    > cartacea, si risparmiano un sacco di
    > soldi.
    >
    > <<E che mi frega dell'estero, visto che il
    > sistema è stato pensato per atti che al 99,99% si
    > fanno in italia? Per quello 0,01% dei casi userai
    > la vecchia raccomandata che tanto ami.>
    > >
    >
    > Bravo: il tuo approccio (come quello del nostro
    > governo) è proprio quello ideale per attrarre
    > investimenti stranieri in
    > Italia.

    Innanzittuto complimenti: vedo che ti sei reso conto di aver scritto castronerie ed eviti quindi di continuare a sostenerle. In secondo luogo, la pec aiuta ad attrarre investimenti, visto che le aziende estere sanno che possono comunicare con la pa usando mezzi digitali e non cartacei. Risulta estremamente raro dover notificare atti al di fuori dei confini nazionali.
    non+autenticato
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