giovedì 19 aprile 2001

Editoria, la nuova interpretazione di Chiti

Il sottosegretario smentisce sé stesso e parla di legge che non chiede alcuna registrazione. Dichiarazioni a cui ancora non segue un documento ufficiale che tolga ogni dubbio. Non mancano le ezine che minimizzano

Roma - Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Vannino Chiti ha rilasciato ieri dichiarazioni, alla Camera, che contraddicono quanto da lui già espresso in una intervista apparsa la scorsa settimana su Repubblica.it a proposito della legge sull'editoria.

Rispondendo ad alcuni chiarimenti richiesti dal relatore della legge, il diessino Giuseppe Giulietti, Chiti ha affermato (fonte: ASCA) che la legge "non impone alcun vincolo aggiuntivo (e in particolare, alcun vincolo di iscrizione al registro dei comunicatori previsto dalla legge cosiddetta Maccanico del 1997) per i siti Internet; neppure per i siti Internet che fanno esclusivamente o professionalmente informazione".

Su Repubblica.it, Chiti dichiarava pochi giorni fa che: "La legge dice che se uno fa un giornale online (...) è giusto (...) che abbia una forma di registrazione". Insistendo che se un sito pubblica periodicamente informazioni "e in modo continuato ha un rapporto informativo io sostengo che è giusto registrarsi".
Come noto le interpretazioni originarie di Chiti erano state di fatto smentite da Mauro Masi, estensore della legge, secondo cui nessun obbligo è previsto per chi non vuole godere dei contributi pubblici. Una tesi condivisa anche dallo stesso Giulietti che però auspicava un documento di interpretazione ufficiale della legge da parte del Governo, documento che fino a questo momento non è arrivato e la cui assenza continua a rappresentare una preoccupazione notevolissima per tutti coloro che fanno informazione online.

Curioso dunque che, a fronte di questo, proprio Chiti abbia insistito ieri alla Camera sostenendo che questa legge "non ammette né potrebbe ammettere, da parte di nessuna autorità, interpretazioni diverse rispetto a quella votata dalle Camere". Nessun documento interpretativo dunque?

La conclusione delle dichiarazioni di Chiti sembra dimostrare che il sottosegretario abbia ora imboccato il binario dell'interpretazione già proposta da Masi, e cioè che sarà il regolamento attuativo della stessa "che dovrà prevedere, questo sì, delle regole per chi vuole, naturalmente su base volontaria, accedere ai contributi", cioè agli sgravi per gli editori online che intendono farsi sostenere dalla collettività.
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