Queste dichiarazioni sembrano comunque rappresentare un passo avanti notevole, perché è evidente che persino chi ha promosso questa legge, oggi ne ha compreso finalmente le contraddizioni. Ed è solo ovvio che cerchi di "parare" rimandando ad un regolamento attuativo che non è peraltro previsto da questa legge, che invece si rifà alla legge Maccanico.
Con il passare dei giorni, come intelligentemente
annotava ieri Vita.it, grazie alla mobilitazione la legge è stata analizzata e giudicata da più soggetti online, anche da chi fino ad oggi se ne era occupato poco o niente. Pur tra molte differenze, su un punto chi fa informazione in Rete è d'accordo: la legge è fatta male e così com'è può rappresentare un rischio.
Oggi
la petizione contro questa nuova legge è sostenuta da circa 35mila sottoscrittori e quasi 3mila siti, numeri imponenti che sono alla base delle riflessioni che in questi giorni sono state fatte su una normativa che rischiava di passare sotto silenzio.
Anche per questo è difficile comprendere l'atteggiamento di alcuni editori online di vecchia data che hanno rapidamente liquidato la questione minimizzando o addirittura azzerando i possibili effetti della legge. Un atteggiamento difficilmente comprensibile, non solo se si analizza la legge ma anche se si osserva da dove viene e quanti altri tentativi in questi anni siano stati fatti per "regolamentare Internet". Un atteggiamento che diventa comprensibile solo ad una lettura maliziosa, quella che associa queste minimizzazioni, persino più assolutiste di quelle di alcuni parlamentari protagonisti di questa legge, alla possibilità per gli editori online di ottenere una parte degli sgravi e delle sovvenzioni distribuiti dalla legge.
Da segnalare, infine, dopo le prese di posizione dei
radicali, di
Rifondazione comunista, dei giovani socialisti e di altri gruppi politici, il comunicato emesso ieri da netWork, "associazione tecnologica" che per i Democratici di Sinistra si occupa di nuove tecnologie. Nella nota, netWork difende la legge ma sostiene la necessità di un documento di interpretazione ufficiale affinché nessun tribunale possa giudicare la legge in modo diverso da quanto fin qui espresso da alcuni dei protagonisti della vicenda.