Alfonso Maruccia

Google I/O a base di Hangouts e Plus

Massiccia operazione di aggiornamento per il social di Mountain View. Che ne approfitta per riunire tutte le conversazioni tra gli utenti dei suoi servizi. E rilancia sulle foto per acquistare appeal

Google I/O a base di Hangouts e PlusRoma - Per il nuovo Google I/O di San Francisco ci si aspettava l'arrivo di novità a pioggia, e alla fine così è stato: la conferenza di Mountain View per sviluppatori è stata l'occasione per presentare il servizio di messaggistica e comunicazione universale dell'azienda, il design tutto nuovo del social network Google+ e il nuovo servizio per il gaming casual dedicato agli utenti di gadget Android.

Uno dei momenti salienti della prima giornata di conferenza è stato sicuramente il nuovo ruolo Hangout, sin qui strumento di videochat su Google+ e ora promosso - come già previsto - a servizio di messaggistica "universale" multipiattaforma accessibile (tramite apposita app) su gadget Android, Apple e personal computer tramite il sito di Gmail o il browser Chrome.

Il rinnovato Hangout va a sostituire in un sol colpo Google Talk, Voice e la messaggistica integrata su Google+, fornendo una chat sincronizzata sui vari dispositivi di cui è in possesso l'utente - posto che Google abbia deciso di supportarli, e questo al momento esclude Windows Phone e BlackBerry tra gli altri - con cronologia navigabile delle conversazioni, cancellazione dei singoli messaggi, condivisione file e foto, chat di gruppo (con faccioni in videochiamata annessi o meno).
Negli States, la comunicazione video di Hangout dimostra al momento di avere qualche problema sulla rete di AT&T per evidente mancanza di comunicazione - voluta o meno - fra il carrier e Google. Mountain View procede comunque spedita sulla propria strada, e nel futuro del servizio "universale" dovrebbe esserci anche il supporto all'invio e alla ricezione degli SMS testuali.

Hangout è parte integrante di Google+, e non è un caso che anche il social network sia stato completamente rinnovato: il layout a singola colonna viene ora sostituito da stream a tre colonne che riempiono completamente lo schermo in formato wide tipico dei moderni PC, con l'adozione ubiqua del nuovo font Robot e una barra di strumenti semplificata. Chi stesse pensando a Pinterest non sbaglia: il nuovo G+ gli assomiglia moltissimo.

Il nuovo design non è a ogni modo l'unica novità di peso per Plus, visto che gli utenti del social network dovranno imparare ad adattarsi alle nuove funzionalità di gestione automatica dei contenuti: Google+ mette un hashtag a qualsiasi post/foto dopo averne analizzato i contenuti, e in maniera simile a Google Now - servizio di "preveggenza" personalizzata disponibile su gadget Android - suggerisce all'utente nuovi contenuti aggiuntivi da "consumare".

La stessa automaticità di gestione dei contenuti degli utenti caratterizza poi i rinnovati strumenti per la gestione delle foto, e ora Google+ ha la capacità di mettere in evidenza singole foto selezionate da un gruppo, creare animazioni da scatti multipli ("Auto Awesome") e "migliorare" le foto fuori focus o sottoesposte/sovraesposte. Che l'utente apprezzi o meno, ora è Google+ a decidere cosa è importante o meno nella vita social-digitale dell'utente.

Al di là del cipiglio che Google ostenta con sicumera sempre più marcata, per il più che rinnovato Google+ resta da superare il solito scoglio della sua ragion d'essere in un mondo dominato da Facebook: finché le reti di contatti virtuali continueranno a includere amici e parenti AFK, non è prevista una migrazione di massa di clienti dal sito in blu verso i lidi di Mountain View.

Ultima ma non ultima novità del day 1 di Google /O, Google Play sbarca anche su G+: già svelato nei giorni scorsi, si tratta di un nuovo servizio multi-piattaforma e (ovviamente) tutto social, achievement e chat in-game per il casual gaming che prende il posto del precedente servizio disponibile su Google+ e lo sostituisce a partire dal 30 giugno. Google invita gli utenti di particolari giochini a contattare gli sviluppatori per convincerli a migrare la propria creazione da Plus al nuovo servizio.

Alfonso Maruccia
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