Gabriele Niola

WebTheatre/ Vine, regno del montaggio

di G. Niola - La brevità è d'obbligo, la brevità è complessa. Vine esige competenze e interessi che non sono da tutti, e insegna il video incoraggiando a lavorare sul montaggio e sui trucchi à la Méliès

Roma - Tutti i cambiamenti nei contenuti cominciano con un cambio nella tecnologia di produzione. Ovvero è quando cambia qualcosa nell'hardware o nel software usato per produrre che si verificano i mutamenti più importanti in ciò che viene prodotto. Ovviamente non fa eccezione internet, luogo nel quale occorre solo dare una nuova possibilità agli utenti perché l'intelligenza collettiva sforni piccole forme d'arte, nuove nicchie di utenza o anche solo modifiche alla maniera in cui si procede.

Il mondo del video online è stato toccato (se parliamo di internet) "solamente" dalla rivoluzione YouTube, cioè dal video per tutti da tutti e dalle sue conseguenze incalcolabili (meme, webserie, UGC senza senso, rimontaggio, mashup, musica libera ecc). Ora invece Vine, l'app al momento unicamente per iOS che da diversi mesi si sta imponendo, adattando l'idea di Twitter al video, sta cominciando a creare una nuova mentalità e nuove possibilità.
Scartata la forma narrativa pura (anche se, lo sappiamo tutti, qualche esperimento in materia arriverà), l'idea di poter veicolare e scambiare video di 6 secondi come si fa con le foto sta creando nuove categorie e visioni.
Lo dimostra bene uno dei canali YouTube più interessanti di queste settimana, The Best Vines, che per l'appunto riunisce i migliori Vine arrivati alla redazione.

Non si tratta, come dicono in molti, di una versione in movimento di Instagram (da cui pure mutua il sistema di "community"), perché non si tratta di rielaborare qualcosa, non si tratta di rimettere in circolo in maniera più efficace qualcosa che già esisteva (le foto), quanto di creare un prodotto che ha regole esclusive (la brevità) e possibilità nuove. In più se la forza di Instagram è la rapidità, il suo essere un Photoshop per tutti, quella di Vine è il contrario, la complessità, la sofisticazione nel creare un prodotto sensato di 6 secondi. Essere brevi, Twitter ce l'ha insegnato, è più complesso che essere lunghi e soprattutto richiede pensiero e tecnica.
Non è un caso quindi che Instagram sia stato comprato da Facebook mentre Vine da Twitter, del resto anche il bacino di utenza dell'app video si sta confermando di profilo alto e non di massa, dunque di nuovo più come Twitter e meno come Facebook. È su Vine infatti che si trovano i leader d'opinione, specie del cinema, e su Vine si esalta la caratteristica chiave del video in rete: il montaggio.
Grazie al diffondersi a poco prezzo (se non zero, con la pirateria) dei software per fare montaggio digitale, il video in Rete è oggi caratterizzato da un sovrautilizzo del montaggio. Ogni cosa nelle webserie e nei video online è raggiunta non con fotografia, non con recitazione, non con scrittura ma con montaggio. E Vine è solo montaggio.

Se Twitter ci ha insegnato a scrivere e Instagram ci sta educando ad avere un occhio più raffinato (i miracoli non li potranno fare, ma un po' di esercizio migliora anche i meno capaci), Vine sta diffondendo le basi del linguaggio audiovisivo attraverso il montaggio. Difatti ad oggi girano soprattutto video che sfruttano trucchi da Méliès, cioè sparizioni, sovrapposizioni, accostamenti rapidi e via dicendo.
Impossibile predire il futuro, di certo nel presente Vine sta cambiando molto del modo in cui le persone normali, ovvero esterne alla produzione audiovisiva, percepiscono, conoscono e padroneggiano il linguaggio audiovisivo.











Gabriele Niola
Il blog di G.N.

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