massimo mantellini

Contrappunti/ Italia, paese di analfabeti digitali

di M. Mantellini - I nativi digitali non sono tecnologicamente alfabetizzati pių dei loro genitori. Una bella cura di educazione civica 2.0 servirebbe a tutti

Contrappunti/ Italia, paese di analfabeti digitaliRoma - Alcuni anni fa, quando frequentavo le scuole elementari, esisteva nell'elenco delle materie di insegnamento l'Educazione Civica. Si parlava di etica, di Costituzione, di educazione stradale, delle regole della civile convivenza e cose del genere. Tutti noi, con la stoltezza tipica degli adolescenti, la ricordiamo come una materia noiosa ed inutile.

Istituita da Aldo Moro nel 1958, l'Educazione Civica fu improvvisamente eliminata dai programmi didattici nel 1990. In tempi di iniziali ristrettezze dei fondi per la scuola pubblica fu forse il primo ramo sacrificabile in una società che si riteneva ormai civilmente evoluta. Eppure noi, oggi, di un paio d'ore settimanali dedicate all'Educazione Civica ne avremmo molto bisogno. E in una accezione attuale di questi spazi didattici, durante quelle due ore sarebbe necessario insegnare ai più giovani di noi ad utilizzare anche la rete Internet.

Partire dalle basi è ormai la nostra unica possibile riscossa. Immaginare un programma di alfabetizzazione che riguardi tutti i cicli scolastici, dalle elementari all'Università, e che sia in grado di imporre al Paese una nuova comprensione dell'orizzonte contemporaneo. Che è, inevitabilmente e con buona pace di tutti, un orizzonte digitale.
La retorica dei nativi digitali è stata in questi anni tanto effimera quanto ingannatrice. Perché da un lato è vero che i nostri figli nascono e crescono avvolti dai terminali elettronici, imparano prestissimo ad utilizzare gli schermi touch o le tastiere, si collegano alla Rete con una facilità inusitata, così come è vero che, al loro cospetto, molti di noi vengono assaliti da quel senso di inferiorità tecnologica che tratteggia la distanza fra chi sa e chi non sa. Ma, di nuovo, anche questa identificazione di competenze è una falsa sirena. I nativi digitali, anche quando lo sono (e non lo sono sempre) non sono "competenti digitali": utilizzano strumenti con grande velocità e abilità ma lo fanno, nella maggioranza dei casi, dentro un loro sostanziale analfabetismo che riguarda le prassi e l'etica digitale. Far crescere un bambino dentro una biblioteca non farà di lui necessariamente un adulto colto e informato. Avvolgere i nostri figli dentro reti informative potentissime non li renderà automaticamente migliori di noi che siamo cresciuti dentro l'orizzonte minimo del libro di testo e della Divina Commedia.

La mia idea è che per vasti strati della popolazione italiana non ci siano grandi possibilità di evoluzione digitale. Si potrà e si dovrà fare tutto il possibile per alfabetizzare gli adulti e gli anziani, ma per quanto riguarda le generazioni adulte siamo mediamente spacciati. Solo così si spiega il gigantesco digital divide culturale che avvolge il Paese. C'è una lingua che richiede di essere adottata ma nessuno ne vuol sentir parlare.

Il nostro Paese è allergico alla tecnologia per ragioni complesse e molto radicate, tutto ciò che richiede nuove forme mentali è osservato con sospetto, non solo fra gli strati meno colti e meno giovani della popolazione, ma anche, spessissimo, dentro le elite culturali della nazione dove sovente un misto di pigrizia, superbia o semplice timore di perdere una centralità faticosamente acquisita, riempiono le cronache dei giornali e i talk show televisivi di punti di vista dubitativi e speciosi su quelle tecnologie che altrove tutti adottano. Ovviamente, in quanto italiani, ci sentiamo più intelligenti e più colti degli altri. Salite su una carrozza della metropolitana a Londra e vedrete persone anziane che leggono un libro sul loro ebook reader, accendete un televisore in Italia ed ascolterete un anziano cattedratico ammonire pensosamente sui rischi della digitalizzazione dei rotoli del Mar Morto.

L'unica cosa che possiamo fare è cominciare dai più piccoli e dalla scuola. Trovare un Aldo Moro che comprenda lucidamente la gravità della situazione, la nostra incomparabile arretratezza digitale e la necessità di fare qualcosa fin da subito. Partendo dalle scuole, due ore di Educazione Civica per tutti, per scoprire l'etica e la complessità di un mondo che cambia. Uno dei pochi investimenti culturali possibili per i prossimi anni.

Massimo Mantellini
Manteblog

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161 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Italia, paese di analfabeti digitali
Ordina
  • Senza voler dare ragioni o torti, vorrei fare una considerazione basata sulla mia esperienza personale. Nel 1991 (ventunenne...) ho speso il mio primo stipendio per acquistare un pc 386 assemblato: non ho mai contato le notti insonni passate a IMPARARE.
    Nel 1996 ho acquistato un modem per collegarmi a internet, e quando pronunciavo quella parola tutti mi guardavano in modo strano...
    Nel 2013 un ventenne, che io considero nativo digitale, ha già consumato 3 o 4 smartphone, vive di facebook, twitter, whatsapp e simili, però mi accorgo che di fronte ad un pc, se deve fare qualcosa di diverso da un click su un'icona del desktop, comincia il disagio. Non parliamo se sul monitor compare un messaggio di errore: panico... Probabilmente non sarà per tutti così, ma la tendenza mi sembra questa: il digitale viene solo utilizzato superficialmente, solo se è "facile" e bello da vedere, senza la minima comprensione di quello che è. Nessuno ovviamente pretende l'approfondita conoscenza tecnica, però a mio avviso l'analfabetismo digitale è qualcosa di più di un articolo su Punto Informatico...
  • US Robotics Faxmodem 56k ??A bocca aperta

    Che tempi! Pensa che la mia tesina di scuola superiore (nel 1995) era proprio sullo sviluppo di un modem.

    Non voglio generalizzare, però in effetti i gadget odierni sono appunto questo, dei gadget. Non sono pensati per essere imparati, ma solo usati.
    non+autenticato
  • >
    > Non voglio generalizzare, però in effetti i
    > gadget odierni sono appunto questo, dei gadget.
    > Non sono pensati per essere imparati, ma solo
    > usati.

    Ed è così che deve essere.

    Se poi vogliamo fare gli sfigati tecnologici facciamolo pure, io mi domando se chi sa "uscire dal desktop" o configurare un modem, abbia poi approfondite conoscenze sul motore dell'auto, su la TV LCD, su la fotosintesi clorofilliana, se sa fare le punture di antifilaria al cane, se è capace di costruirsi la casa, se è in grado di sintetizzarsi le medicine che usa da solo... ecc ecc ecc....
    non+autenticato
  • > Se poi vogliamo fare gli sfigati tecnologici
    > facciamolo pure, io mi domando se chi sa "uscire
    > dal desktop" o configurare un modem, abbia poi
    > approfondite conoscenze sul motore dell'auto, su
    > la TV LCD, su la fotosintesi clorofilliana, se sa
    > fare le punture di antifilaria al cane, se è
    > capace di costruirsi la casa, se è in grado di
    > sintetizzarsi le medicine che usa da solo... ecc

    infatti: il computer, il tablet, l'automobile sono strumenti non religioni, anche se, imho, un poco di consapevolezza nel loro uso non guasterebbe affatto.
  • - Scritto da: shevathas
    > > Se poi vogliamo fare gli sfigati tecnologici
    > > facciamolo pure, io mi domando se chi sa
    > "uscire
    > > dal desktop" o configurare un modem, abbia
    > poi
    > > approfondite conoscenze sul motore
    > dell'auto,
    > su
    > > la TV LCD, su la fotosintesi clorofilliana,
    > se
    > sa
    > > fare le punture di antifilaria al cane, se è
    > > capace di costruirsi la casa, se è in grado
    > di
    > > sintetizzarsi le medicine che usa da solo...
    > ecc
    >
    > infatti: il computer, il tablet, l'automobile
    > sono strumenti non religioni, anche se, imho, un
    > poco di consapevolezza nel loro uso non
    > guasterebbe
    > affatto.

    Ci mancherebbe, sono pienamente d'accordo, da qua a diventare tutti sistemisti e programmatori però ce ne passa.
    non+autenticato
  • - Scritto da: iw1rnl
    > però mi
    > accorgo che di fronte ad un pc, se deve fare
    > qualcosa di diverso da un click su un'icona del
    > desktop, comincia il disagio. Non parliamo se sul
    > monitor compare un messaggio di errore: panico...

    Quasi tutti usano un microonde senza avere idea del perche' scaldi. La maggior parte di noi guida senza avere idea di come funzioni un'automobile. E cosi' via.
    Perche' nel mondo di PC, smartphone e via discorrendo dovrebbe essere diverso?
    non+autenticato
  • Però guardate che l'articolo parlava di approfondire il discorso dell'etica e della cultura digitale. Ma non nel senso che dobbiamo essere più smanettoni.
    non+autenticato
  • - Scritto da: iw1rnl
    > Senza voler dare ragioni o torti, vorrei fare una
    > considerazione basata sulla mia esperienza
    > personale. Nel 1991 (ventunenne...) ho speso il
    > mio primo stipendio per acquistare un pc 386
    > assemblato: non ho mai contato le notti insonni
    > passate a
    > IMPARARE.
    > Nel 1996 ho acquistato un modem per collegarmi a
    > internet, e quando pronunciavo quella parola
    > tutti mi guardavano in modo
    > strano...
    > Nel 2013 un ventenne, che io considero nativo
    > digitale, ha già consumato 3 o 4 smartphone, vive
    > di facebook, twitter, whatsapp e simili, però mi
    > accorgo che di fronte ad un pc, se deve fare
    > qualcosa di diverso da un click su un'icona del
    > desktop, comincia il disagio. Non parliamo se sul
    > monitor compare un messaggio di errore: panico...
    > Probabilmente non sarà per tutti così, ma la
    > tendenza mi sembra questa: il digitale viene solo
    > utilizzato superficialmente, solo se è "facile" e
    > bello da vedere, senza la minima comprensione di
    > quello che è. Nessuno ovviamente pretende
    > l'approfondita conoscenza tecnica, però a mio
    > avviso l'analfabetismo digitale è qualcosa di più
    > di un articolo su Punto
    > Informatico...

    Condivido pienamente, e non solo perchè sono un vechhione.

    La cultura digitale, dove cultura è un termine assolutamente riduttivo rispetto alle capacità acquisite, è quella che ti sei fatto tu (ed io a mio tempo, le notti non le ho più contate). Quella dei nostrani nativi digitali, specie gli ultimi, esperti solo a ditalinare minidisplay fullHD magari a caccia disperata di ... contatti (ora la chiamano così), non è assolutamente cultura e tanto meno capacità "digitale".

    Ne' io ne' te ne' altri come noi penso ci sentiamo inferiori rispetto a questa massa di praticoni, per carità veloci nell'utilizzo e magari anche documentati sui prodotti e srvizi più trend, ma desolatamente praticoni.

    Invece il disagio, almeno io, lo sento fortemente quando vado alla ricerca di qualche utility o programma di cui sento la mancanza (e che una volta, sulle "mie" piattaforme, mi sarei fatto da me senza indugio) e googlando in rete vengo a scoprire che qualcuno, veramente capace, e sorpendentemente magari anche di razza italica, ha già pensato, realizzato e messo gratuitamente a disposizione... e funzione pure bene, alla faccia dei Rodomonti M$ che non ci hanno pensato e dei figli di babbo che se sanno ditalinare l'oggettino trendy credono di essere dei conoscitori dell'Informatica (non a caso scritta con la A Maiuscola).

    Non so voi, ma io mi inchino con ammirazione al valore (ed all'altruismo) di questi pochi geniali personaggi, magari anche "nativi digitali" di quest'epoca di degrado e crollo di ideali, il che amplifica ulteriormente i loro meriti.
    non+autenticato
  • Anzitutto grazie a quanti hanno avuto la bontà di leggere il mio commento all'articolo.
    Mi permetto di fare alcune precisazioni, magari riprendendo l'esempio dell'automobile: nessuno di noi quando viaggia con la sua macchinina si pone il problema della differenza tra il rendimento del ciclo Diesel teorico e quello reale; nessuno pensa al perchè l'iniezione common rail sequenziale multijet è vantaggiosa rispetto ad altri sistemi. TUTTI saliamo sulla nostra vettura, mettiamo in moto e via. Però TUTTI sappiamo come si apre la portiera, dove si inserisce la chiave, come si cambiano le le marce, dov'è il freno a mano, ecc. Un MINIMO di informazioni che ci consentono di usare al meglio la vettura; se cambiamo marca e/o modello ci premuriamo subito di imparare daccapo tutto quello che ci serve.
    Tornando al digitale, ed in particolare al pc, nessuno pretende che gli utilizzatori siano perfettamente a conoscenza di come funziona nel dettaglio la componentistica elettronica; condivido pienamente l'affermazione che la tecnologia deve essere facile, anche perchè è quello l'unico modo per renderla UTILE.
    Le mie considerazioni si riferiscono al fatto che la mia umile esperienza di utilizzatore (niente di più) mi porta a dire che la stragrande maggioranza degli utilizzatori ha grosse difficoltà a fare anche le cose più semplici; non parlo di modificare le impostazioni del registro di sistema, ma di creare una cartella, scaricare un allegato dall'email, cercare un file che non ricordiamo più dov'è, digitare un indirizzo web nella barra degli indirizzi del browser anzichè nella casella di testo della home page di Google. Tutte operazioni che io considero basilari, come inserire la chiave e mettere in moto la macchina, ma che i nativi digitali hanno grosse difficoltà a fare, benchè siano costantemente connessi ai vari social network. Il pc devi IMPARARE a usarlo, anche poco, ma devi imparare, e costa impegno. Secondo me il problema sta tutto qui: imparare. Che si tratti di automobili, computer, telefonini, forni a microonde, macchinette del caffè o quant'altro. La cultura passa anche dalla curiosità di sapere: nessuno è obbligato a diventare sviluppatore di kernel, ma tra cercare di utilizzare un pò meglio il proprio pc e utilizzare passivamente uno smartphone con centinaia di app preconfezionate mi pare esista una differenza abissale. La stessa differenza, come dicevo, tra chi è curioso e chi non lo è, in ogni aspetto della nostra vita. Dalla curiosità nasce il sapere, quindi la cultura. Mi fermo qua perchè il discorso si sta facendo troppo complicato e dubito di riuscire a svilupparlo correttamente. Aggiungo ancora una cosa: mi consola il fatto che se leggiamo gli articoli di Punto Informatico e magari li commentiamo, forse un pò curiosi lo siamo... Ancora grazie a tutti per le risposte.
  • Premetto di essere impreparato e colpevole perche' non ho letto nessuno dei commenti all'articolo (dopo avere letto i primi due relativi allo stadio - certo che c'e' gente strana).

    Chiedo all'esperto Mantellini se, a sua memoria, i suoi genitori gli hanno narrato le interessanti lezioni tenute a scuola sull'utilizzo della televisione. Magari un coetaneo avra' sicuramente avuto notizie di quel programma sperimentale grazie al quale decine di migliaia di studenti hanno approfondito il complicato mondo del VCR.

    Ricordo come fosse ieri il 1996, mi trovavo ad una fiera e parlavo di Internet ad un gruppo di 20 persone.. rimbobano nella mia testa ancora le parole "e' uno strumento", le sento rimbalzare dentro la mia testa perche' le ho continuate a ripetere fino a stufarmi di ripeterle.

    Internet e' lo strumento.. aggiungerei e' solo lo strumento.

    Gli studenti migliori di questi anni sono sicuramente migliori degli studenti migliori dei suoi tempi perche' hanno strumenti piu' potenti, cosi' come i migliori della sua generazione sono stati migliori dei precedenti (anche senza specifiche indicazioni sull'uso della televisione).

    Per inciso aggiungo inoltre che nelle metro di Londra non credo di avere mai incontrato piu' di una persona al giorno sopra i 60 anni che leggesse un ebook.. ma mi rendo conto che fa un bell'effetto scrivere diversamente.

    Saluti.
    non+autenticato
  • Uno strumento proprio perchè solo uno strumento richiede l'apprendimento delle abilità necessarie per utilizzarlo. Questo anche un bimbo di 3 anni lo sa. Quindi più è complicato e importante uno strumento più richiede impegno per apprenderne il suo utilizzo. Quindi l'introduzione di una materia scolastica che preveda lo studio di internet e il suo utilizzo è sensato. Sopratutto, considerando i danni che ha fatto e fa ancora l'uso sconsiderato della televisione, è banale e ovvio che si debbano evitare gli errori commessi in passato. Di chi crede superficialmente di risolvere tutto dicendo si tratta solo di uno strumento. Inoltre l'educazione degli utenti e la loro conseguente presa di coscenza mi paiono ottime cose.
    non+autenticato
  • Si può stare qui a discutere per ore sul ruolo dell'educazione civica o informatica, e se sia importante o meno sapersi loggare su facebook, ma la domanda vera che tutti trascurano è un'altra: come mai allo Juventus Stadium non costruiscono una tettoia per riparare dalla pioggia prima dell'ingresso ai tornelli, visto che requisiscono gli ombrelli?
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sig. Rossi
    > Si può stare qui a discutere per ore sul ruolo
    > dell'educazione civica o informatica, e se sia
    > importante o meno sapersi loggare su facebook, ma
    > la domanda vera che tutti trascurano è un'altra:
    > come mai allo Juventus Stadium non costruiscono
    > una tettoia per riparare dalla pioggia prima
    > dell'ingresso ai tornelli, visto che requisiscono
    > gli
    > ombrelli?

    Conosco l'ingegnere che ha progettato l'ingresso allo stadio: e' tifoso del Toro. Indiavolato
  • - Scritto da: panda rossa
    > - Scritto da: Sig. Rossi
    > > Si può stare qui a discutere per ore sul
    > ruolo
    > > dell'educazione civica o informatica, e se
    > sia
    > > importante o meno sapersi loggare su
    > facebook,
    > ma
    > > la domanda vera che tutti trascurano è
    > un'altra:
    > > come mai allo Juventus Stadium non
    > costruiscono
    > > una tettoia per riparare dalla pioggia prima
    > > dell'ingresso ai tornelli, visto che
    > requisiscono
    > > gli
    > > ombrelli?
    >
    > Conosco l'ingegnere che ha progettato l'ingresso
    > allo stadio: e' tifoso del Toro.
    >Indiavolato
    Rotola dal ridereRotola dal ridere
    Questa non sarà probabilmente vera ma è ottima!
    P.S.
    Non ci credo neanche se me lo giuri su una pila di bibbie e di vangeli!
    Ma complimenti lo stesso!
    non+autenticato
  • un paio di questioni che mr. mantellini dimentica completamente:

    a) educazione civica:

    una qualsiasi istituzione scolastica che si occupi di "insegnare" le materie "canoniche" costituisce già di per sè un pesantissimo dispositivo di condizionamento sociale e culturale, che tende a "produrre" persone il più possibile "inquadrate" e "allineate" con schemi e cultura dominante (cioè quella di chi ci domina)...

    ci manca solo l'educazione civica! vade retro!


    b) analfabetismo digitale (e non):

    peccato che il punto "vero" della questione non sia questo...

    non basta saper leggere e comprendere un testo per essere in grado di avere una propria valutazione critica e autonoma rispetto al contenuto, non basta saper scrivere per essere in grado di formulare ed esprimere adeguatamente in forma scritta una propria idea o pensiero autonomo...

    allo stesso modo, l'alfabetizzazione informatica delle persone non comporta di per sè la formazione di un approccio consapevole e autonomo rispetto alle tecnologie informatiche...

    e questo è vero anche (e forse, per quanto controintuitivo, ancora di più) per le persone la cui alfabetizzazione informatica è "alta": molto spesso sono proprio i più "competenti" informaticamente a dimostrarsi i più "ignoranti" e "conformisti": i più "tecno-entusiasti" che pensano che tutto si risolva con una qualche tecnologia, i "professionisti" informatici che non hanno problemi a accogliere se non a propugnare sistemi proprietari, TC, DRM ecc. e tutti che si dimenticano tranquillamente dei problemi legati alla privacy e al tecno-controllo come dei problemi legati alle ricadute nefaste di certe tecnologie sull'ambiente...
    non+autenticato
  • - Scritto da: fix me
    > un paio di questioni che mr. mantellini dimentica
    > completamente:
    >
    > a) educazione civica:
    >
    > una qualsiasi istituzione scolastica che si
    > occupi di "insegnare" le materie "canoniche"
    > costituisce già di per sè un pesantissimo
    > dispositivo di condizionamento sociale e
    > culturale, che tende a "produrre" persone il più
    > possibile "inquadrate" e "allineate" con schemi e
    > cultura dominante (cioè quella di chi ci
    > domina)...
    >

    Quindi l'alternativa è lasciare la gente ignorante, così è più libera?

    >
    > ci manca solo l'educazione civica! vade retro!

    Insegnare le regole di base della civile convivenza non mi sembra proprio un "inquadramento". Mica ti indicano chi votare.

    >
    >
    > b) analfabetismo digitale (e non):
    >
    > peccato che il punto "vero" della questione non
    > sia questo...
    >

    E vai di "benaltrismo"!
    C'è sempre qualche altro problema più urgente... c'è sempre una questione più seria da risolvere prima...
    A proposito di alfabetizzazione informatica, esiste il "multitasking" anche per le questioni di Stato. Mica si deve per forza risolvere un solo problema per volta.

    >
    > non basta saper leggere e comprendere un testo
    > per essere in grado di avere una propria
    > valutazione critica e autonoma rispetto al
    > contenuto, non basta saper scrivere per essere in
    > grado di formulare ed esprimere adeguatamente in
    > forma scritta una propria idea o pensiero
    > autonomo...
    >

    E allora non insegnamo a leggere e scrivere, potrebbe essere pericoloso.
    Il fatto che l'Italia sia praticamente spaccata politicamente a metà, è la prova che le scuole (quelle dell'obbligo) non danno alcun orientamento e nessun inquadramento.

    >
    > allo stesso modo, l'alfabetizzazione informatica
    > delle persone non comporta di per sè la
    > formazione di un approccio consapevole e autonomo
    > rispetto alle tecnologie
    > informatiche...

    Non vedo dove sia il problema nel dare almeno delle linee guida.

    >
    > e questo è vero anche (e forse, per quanto
    > controintuitivo, ancora di più) per le persone la
    > cui alfabetizzazione informatica è "alta": molto
    > spesso sono proprio i più "competenti"
    > informaticamente a dimostrarsi i più "ignoranti"
    > e "conformisti": i più "tecno-entusiasti" che
    > pensano che tutto si risolva con una qualche
    > tecnologia, i "professionisti" informatici che
    > non hanno problemi a accogliere se non a
    > propugnare sistemi proprietari, TC, DRM ecc. e
    > tutti che si dimenticano tranquillamente dei
    > problemi legati alla privacy e al tecno-controllo
    > come dei problemi legati alle ricadute nefaste di
    > certe tecnologie
    > sull'ambiente...

    In questi casi siamo un po' oltre alla scuola. Si tratta di "limitazioni" professionali che fanno perdere di vista la vita reale. I nostri politici ne sono un chiaro esempio: gente che è realmente convinta che gli italiani abbiano mediamente 5000 euro al mese di stipendio
  • scusa, Mr. "Condizionamento sociale", ma quando vedi deficienti che passano col rosso o sfrecciano a 120 su strade da 50Km/h, allora mi vien da pensare che un bel libro di educazione civica gli serve proprio, ma IN TESTA!
    non+autenticato
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