Mauro Vecchio

Editoria, cresce il digitale sulla crisi di carta

In forte calo la vendita di quotidiani e periodici, così come gli utili delle imprese editoriali tricolore. Unica fonte di crescita, la distribuzione di contenuti in formato digitale

Roma - Tra la crisi economica e i limiti strutturali del settore editoriale, l'ultimo studio presentato dalla Federazione Italiana Editori Giornali (FIEG) sullo stato di salute della stampa italiana nel biennio 2010-2012. Se i bilanci delle imprese editrici di quotidiani e periodici continuano a registrare un trend negativo - calo dei ricavi fissato tra il 9 e il 9,5 per cento - i benefici apportati dal digitale illuminano un quadro complessivamente allarmante.

La distribuzione di contenuti su Internet rappresenta infatti l'unica strategia per far lievitare i ricavi in ambito pubblicitario, con una crescita del 5,3 per cento - da 631 a 664 milioni di euro - alla fine del 2012. Nello stesso rapporto FIEG, il fatturato complessivo dell'advertising editoriale è sceso al di sotto degli 8 miliardi di euro con un calo del 14,3 per cento dalla fine del 2011.

Se da un lato si assiste ad una vistosa decrescita nel numero di copie cartacee vendute (-6,6 per cento, da 4,2 a 3,9 milioni per i quotidiani), la distribuzione delle edizioni digitali di quotidiani e periodici ha raggiunto quota 185mila copie giornaliere. Per i gruppi editoriali di maggiori dimensioni, i ricavi dal settore digitale incidono al 5,5 per cento sul fatturato complessivo annuale.
Nell'insieme delle insufficienze strutturali denunciate da FIEG - ad esempio, uno sbilanciamento eccessivo del mercato pubblicitario verso il sistema televisivo - la scarsa tutela dei contenuti immessi in Rete, successivamente sfruttati da quegli operatori che non vogliono offrire in cambio finanziamenti per la produzione di materiale originale. Eppure, il digitale rappresenta al momento l'unico barlume di speranza per la futura crescita del settore.

Mauro Vecchio
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