Mauro Vecchio

Anakata, in galera come cracker

Il co-founder di The Pirate Bay condannato a 2 anni di carcere per tre distinte scorribande informatiche tra database pubblici e privati in Svezia. Il giudice locale autorizza l'estradizione in Danimarca, dove lo attende un altro verdetto

Roma - Due anni di carcere per il co-founder di The Pirate Bay Gottfrid Anakata Svartholm Warg, condannato in primo grado da un giudice distrettuale di Nacka in quello che è già stato descritto come il più importante processo contro un hacker svedese. Anakata è stato inchiodato per tre distinte scorribande cibernetiche tra l'inizio del 2010 e l'agosto del 2012.

Arrestato dagli inquirenti locali dopo la fuga in Cambogia, Svartholm era stato accusato di accesso non autorizzato al database commerciale privato Infotorg, con il conseguente rilascio di informazioni personali appartenenti a cittadini e aziende svedesi. Per gli altri due capi d'accusa - tra cui un tentativo di frode aggravata - il giudice di Nacka ha ripercorso le sue gesta informatiche contro la società locale Logica, specializzata in soluzioni IT per la gestione dei flussi fiscali.

C'è infine l'attacco alle infrastrutture di Nordea, tra le principali banche del Nordeuropa, per un tentativo di trasferimento di denaro verso conti bancari gestiti da Anakata con altri tre soci. Uno dei complici del giovane smanettone svedese è stato condannato dalla stessa corte di Nacka, obbligato a seguire uno specifico trattamento di riabilitazione dall'abuso di sostanze stupefacenti.
Per Anakata, le cattive notizie non finiscono qui. Il giudice svedese ha infatti autorizzato l'estradizione del co-founder della Baia verso la vicina Danimarca, dove è finito nel mirino degli inquirenti per l'intrusione cibernetica nei database gestiti da CSC, contractor statunitense per la fornitura di soluzioni IT. Accusato di manomissione fraudolenta dei sistemi informatici pubblici nel paese nordeuropeo, Svartholm rischia fino a 6 anni di carcere. L'estradizione non avverrebbe prima della fine del periodo detentivo stabilito in patria.

Mauro Vecchio
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