Mauro Vecchio

Coree, il ritorno della cyberguerra

Nuova ondata di attacchi informatici tra Nord e Sud Corea. Finiti offline numerosi siti governativi e media di stato. Il collettivo hacker Anonymous rivendica solo quelli contro Pyongyang

Roma - A più di 60 anni dallo scoppio di una delle più sanguinose guerre in terra asiatica, numerosi siti governativi in Corea del Sud sono finiti nelle grinfie di misteriosi attaccanti apparentemente affiliati al celebre collettivo Anonymous. Dopo il lungo black-out dello scorso marzo, il ministero della Scienza a Seul ha confermato un nuovo cyberattacco alle infrastrutture informatiche di svariate piattaforme istituzionali.

Dal sito ufficiale della Casa Blu - come viene chiamata l'amministrazione presidenziale - a quelli di alcuni tra i principali media di stato, l'offensiva cibernetica ha portato il buio tra i vari presidi digitali del governo sudcoreano. Sulle homepage dei domini colpiti sono apparsi messaggi in favore del leader nordcoreano Kim Jong-un, con tanto di minacce nel classico stile Anonymous.

Pronta la smentita su Twitter dello stesso gruppo hacktivista, che ha invece rivendicato una seconda serie di cyberattacchi verso la vicina Corea del Nord, dal sito Uriminzokkiri.com - strumento di propaganda a Pyongyang - a quello dell'agenzia di stampa nazionale KCNA.
Gli smanettoni anonimi vorrebbero costringere alle dimissioni il contestato leader Kim Jong-un, accusato dei più svariati crimini contro le libertà fondamentali dei suoi cittadini. (M.V.)
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