Alfonso Maruccia

EFF e le facce dell'FBI

Gli attivisti della EFF denunciano l'agenzia federale per la mancata risposta in merito al nuovo, controverso programma di identificazione basato su dati e profili biometrici, e in particolare sul riconoscimento facciale

Roma - Dopo un anno passato ad attendere inutilmente una risposta dell'FBI, la Electronic Frontier Foundation passa di nuovo all'azione e denuncia l'agenzia federale. La posta in gioco è il sistema noto come Next-Generation Identification (NGI), e il modo in cui gli agenti USA intendono servirsi del nuovo, massiccio database biometrico usato per identificare i soggetti presi di mira.

La tecnologia NGI sostituirà il vecchio metodo delle impronte digitali, trarrà vantaggio da una grande mole di dati biometrici e sfrutterà in particolare il riconoscimento facciale per quella che EFF descrive come "una massiccia espansione della raccolta di dati da parte del governo per motivi criminali e non".

Simili programmi biometrici "presentano rischi cruciali per libertà digitali e la privacy", spiega ancora la EFF, e proprio per questo l'organizzazione aveva richiesto - nel 2012 - informazioni all'FBI su questo nuovo "allarmante sviluppo" della biometria usata a scopi di enforcement legale.
La richiesta FOIA (Freedom of Information Act) di EFF voleva in particolare conoscere i particolari dell'affidabilità del riconoscimento facciale e i dettagli sul piano di fusione dei database da trattare alternativamente secondo il codice civile o penale.

Visto che la FBI non ha ancora risposto, dice EFF, l'unica strada è chiedere alla giustizia della California di costringere l'agenzia a onorare la richiesta dell'organizzazione che si batte per i diritti digitali dei cittadini.

Alfonso Maruccia
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