massimo mantellini

Contrappunti/ Avvisi ai non naviganti

di M. Mantellini - Il presidente dell'Agcom parla di Internet. Ma lo fa con cognizione di causa? I rischi che corre la Rete per le (troppe) attenzioni dei potenti

Contrappunti/ Avvisi ai non navigantiRoma - Ho letto con attenzione la relazione del presidente dell'Agcom Angelo Maria Cardani al Parlamento, una relazione che, per la prima volta da molti anni, parla quasi esclusivamente di Internet. Da un certo punto di vista si tratta di una buona notizia, da un altro di una notizia che desta qualche preoccupazione.

╚ una buona notizia perché così facendo Cardani sceglie di fotografare una realtà in movimento e non il dato di fatto usuale delle guerre di potere sui media. Se desideriamo occuparci del potere nei mezzi di comunicazione non c'è dubbio che la televisione e le sue norme siano ancora oggi la parte più rilevante della torta del controllo: se invece ci interessa immaginare il futuro delle comunicazioni allora ha ragione il presidente di Agcom a dedicare ai temi televisivi pochi accenni dedicandosi invece alle molte questioni che riguardano lo sviluppo (meglio sarebbe dire il mancato sviluppo) delle reti in Italia.

D'altro canto esiste anche un rischio molto forte che si materializza all'improvviso ogni qual volta lo Stato, in una delle sue molteplici forme che vanno dal Parlamento alle Autorità di Garanzia, dalle interviste in libertà di ministri e sottosegretari alle raffinate analisi di singoli parlamentari, decida di occuparsi della regolamentazione di Internet. Come rispondere a simili stimoli? Una prima risposta istintiva e automatica potrebbe essere: no grazie, non abbiamo bisogno dei vostri punti di vista su questioni che quasi sempre mostrate di non conoscere. Punti di vista degnissimi, per carità, ma che hanno la spiacevole controindicazione, a differenza di quelli nostri e di chiunque altro, di diventare poi norme e regolamenti che indirizzano la vita di tutti. ╚ uno dei vulnus della democrazia: eleggi rappresentanti inadeguati e ti troverai poi con leggi altrettanto inadeguate.
Una volta archiviata la risposta umorale e automatica, il no grazie a prescindere che ci esce di bocca (ormai accade molto frequentemente) tutte le volte in cui si invocano nuove norme per regolare Internet, resta la risposta meditata e cauta, quella che conserviamo per le discussioni pacate e che elaboriamo dopo aver contato fino a 10 almeno un centinaio di volte.

E la risposta meditata e cauta guarda caso è ancora "No grazie", per favore occupatevi d'altro. Continuate ad annaffiare gli orticelli della lottizzazione televisiva, dedicatevi ancora una volta alla scacchistica dei conduttori televisivi amici da spostare da Rai7 a La6 o delle firme da prima pagina che migrano da un quotidiano a un altro. Giocate insomma come sapete fare e come avete sempre fatto al Risiko del potere e lasciate in pace la Rete.

Questo non significa che Internet debba essere un luogo altro (anarchico, scriverebbe qualcuno) che non ha bisogno di alcuna nuova norma. ╚ vero l'esatto contrario: abbiamo una necessità molto rilevante di adeguare le leggi vigenti alla nuova società digitale che ci è esplosa fra le mani. Solo che, banalmente, non siamo al momento in grado di farlo. C'è il grande mare della Rete (il mare magnum di Internet direbbe qualcuno) e noi, semplicemente non sappiano ancora nuotare. Mentre impariamo (e a giudicare da quello che leggo in giro ci vorrà un sacco di tempo) sarebbe saggio lasciare ad altri decisioni così importanti per la nostra libertà. Seguiamo i dettami dell'Unione europea, non inventiamoci leggi che altri non hanno, quando serve scriviamo provvedimenti identici a quelli degli altri paesi occidentali. Teniamo insomma un basso profilo.

Cardani sbaglia quando parla di diritto d'autore e Internet, sbaglia in maniera molto più cauta di quanto non abbia fatto in passato e molto meno di quanto abbiano fatto i suoi imbarazzanti predecessori, ma lo fa dentro la logica usuale di chi pensa che Internet debba essere adeguata alla norma (in questo caso la tutela del diritto d'autore). Non è quasi mai così, per il copyright in particolare. Il diritto d'autore andrà prossimamente adeguato ai nuovi luoghi della condivisione della conoscenza, non viceversa. Dovrà probabilmente essere meno tutelato e non più tutelato. E questo vale più in generale per molte questioni che riguardano nuove regole per gli ambienti digitali.

In Italia tutti, ogni volta, ragionano come se fosse Internet a dover imparare a nuotare. ╚ vero l'esatto contrario: servirà certamente imparare stile libero e dorso, rana e delfino, farfalla e tuffi dal trampolino. Solo che i ruoli dovranno necessariamente essere invertiti. I vecchi istruttori dovranno essere i nuovi allievi. Nell'attesa che questo accada possiamo fornire a legislatori, magistrati e regolatori vari ottimi e molto sicuri salvagente arancioni.

Massimo Mantellini
Manteblog

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30 Commenti alla Notizia Contrappunti/ Avvisi ai non naviganti
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  • Quello di tenere un basso profilo è un consiglio non solo per le leggi su internet.
    Semplicemente i "nostri" politici non hanno capito la situazione nemmeno sugli OGM, fecondazione eterologa, energia, ricerca.
    Fateci un favore: cominciate ad ABROGARE le miriadi di leggi inutili e contraddittorie, anzichè farne di nuove.

    P.S. ai naviganti: piantatela di fare il copia-incolla dei commenti, quasi nessuno legge oltre la decima riga (cioè il VOSTRO commento). Occhiolino
    non+autenticato
  • Ecco un bell'articolo con molte statistiche sulla differenza tra gli investimenti pubblicitari nei media tradizionali TV e carta stampata, e su Internet.

    Tutte le aziende si stanno spostando nel web.

    Allora cosa si deciderà in Italia se non di affossare il web?
    Distruggere Internet. Ridurlo quasi come in Corea del Nord.

    Pubblitalia e Mediaset, ed ovviamente sempre lui B. da Arcore, si scagliano contro Internet in Italia riducendoci più che terzo mondo...

    http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/07...
    iRoby
    7574
  • KOMPLOTTI
  • Articolo interessante.

    - Scritto da: iRoby
    > Ecco un bell'articolo con molte statistiche sulla
    > differenza tra gli investimenti pubblicitari nei
    > media tradizionali TV e carta stampata, e su
    > Internet.
    >
    > Tutte le aziende si stanno spostando nel web.
    >
    > Allora cosa si deciderà in Italia se non di
    > affossare il
    > web?
    > Distruggere Internet. Ridurlo quasi come in Corea
    > del
    > Nord.
    >
    > Pubblitalia e Mediaset, ed ovviamente sempre lui
    > B. da Arcore, si scagliano contro Internet in
    > Italia riducendoci più che terzo
    > mondo...
    >
    > http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.it/2013/07
    non+autenticato
  • Io temo che i nostri politic(ant)i siano, almeno in parte, solo finti tonti. Credo siano consapevoli che nell'attuale legislazione in materia ci siano molte storture, semplicemente sono favorevoli a mantenerle e propagarle ai nuovi mezzi di comunicazione.
    Volendo essere un po' paranoici ci si potrebbe anche arrischiare a dire che sono pagati proprio per quello.
    non+autenticato
  • "╚ uno dei vulnus della democrazia: eleggi rappresentanti inadeguati e ti troverai poi..."

    C'era un tempo in cui la parola latina vulnus (ferita, ma anche colpo, danno)la conoscevano giusto quei pochi che il latino lo avevano studiato davvero. Poi, il 9 novembre 2011, il direttore del tg1 Augusto Minzolini ha fatto il suo bell'editoriale, e apriti cielo! Anche la pescivendola di Forlimpopoli si lamentava che la tale tassa era un vulnus per i suoi affari... Che 'ntipatia, 'sti meme del piffero! Arrabbiato

    Curiosità per latinisti: le parole straniere in italiano sono invariabili, e quindi "uno dei vulnus" va benissimo, a livello di grammatica. Se però qualcuno volesse parlare forbito per ostentare cultura, potrebbe scrivere "Uno dei vulnera". Il plurale è quello. Sorride
    non+autenticato
  • In realtà... proprio nei giorni scorsi ho disgraziatamente indugiato su quel collage a basso costo che la RAI propone ormai da anni sul primo canale, techechete (o una cosa simile).
    Ho notato una cosa: oggi ci esprimiamo molto peggio di allora, non solo chi conduce le trasmissioni televisive, ma anche le persone intervistate per la strada. Siamo un paese in recessione economica ed in totale declino culturale/linguistico.
    Ti stupisci della parola "vulnus"? Scusa ma, non ci voleva Minzolini, "vulnus" non è una parola esotica. O almeno, non lo era.
    non+autenticato
  • - Scritto da: FAPFAP

    > Ti stupisci della parola "vulnus"? Scusa ma, non
    > ci voleva Minzolini, "vulnus" non è una parola
    > esotica. O almeno, non lo
    > era.

    È un termine che si usa solo in giurisprudenza, e, poiché oramai non tutti gli operatori del diritto hanno dietro le spalle studi al liceo classico o scientifico, non lo usano in molti nemmeno lì; figuriamoci nel linguaggio di tutti i giorni!

    Puoi fare un prova: cerca le occorrenze della parola vulnus nell'archivio delle notizie del Corriere della sera o di Repubblica , per l'anno precedente al 9 novembre 2011, e per l'anno seguente, e metti i numeri a confronto.
    Volendo, puoi fare un controllo storico: cerca nell'archivio de La stampa tutte le occorrenze della parola vulnus, diciamo, dal 1945 (meglio non esagerare, più si va indietro con gli anni più la ricerca di testo è inaffidabile). Conta quante volte ogni anno viene scritto.
    non+autenticato
  • più vai indietro nel tempo è più troverai parole latine, sia perché il latino era la lingua ufficiale della chiesa, sia perché sino ai primi anni '60 era materia di studio obbligatoria nelle scuole medie.

    I video d'archivo che ho visto, infatti, erano verosimilmente collocati negli anni 60-70. Gli intervistati - giovani, pionieri del turismo vacanzifero, in piena onda di sviluppo industriale e del benessere - erano molto diversi dai "giovani" che vedo intervistati oggi. Sicuramente più "puliti" (al limite dell'ingenuità), ma ben più dotati di linguistica.
    non+autenticato
  • - Scritto da: FAPFAP

    > più vai indietro nel tempo è più troverai parole
    > latine, sia perché il latino era la lingua
    > ufficiale della chiesa, sia perché sino ai primi
    > anni '60 era materia di studio obbligatoria nelle
    > scuole
    > medie.

    Questo è vero.
    Dopodiché un giornalista da telegiornale serale, pur se colto e istruito, evita di utilizzarlo quando è noto che metà della popolazione non può capirlo. Si tratta di tecniche di comunicazione, e solo di quello.


    > I video d'archivo che ho visto, infatti, erano
    > verosimilmente collocati negli anni 60-70. Gli
    > intervistati - giovani, pionieri del turismo
    > vacanzifero, in piena onda di sviluppo
    > industriale e del benessere - erano molto diversi
    > dai "giovani" che vedo intervistati oggi.
    > Sicuramente più "puliti" (al limite
    > dell'ingenuità), ma ben più dotati di
    > linguistica.

    La Rai all'epoca aveva anche una missione pedagogica e paternalistica che oggi ha totalmente perduto. Le interviste erano evidentemente selezionate fra quelle meglio riuscite, coi giovani più brillanti e con la migliore parlantina che avevano trovato. All'epoca, in assenza di concorrenza, potevano perdere tempo in queste operazioni, chiamiamole così, "cosmetiche".
    Io ti posso dire che in alcune trasmissioni d'archivio ho visto interviste con attori che di volta in volta si fingevano muratori, contadini eccetera, tutti semianalfabeti. Parlavano un dialetto troppo aggiustato sull'italiano per essere reali. Probabilmente le interviste le avevano fatte davvero, ma poi, visto che in lingua originale le avrebbero capite in 300, e i sottotitoli all'epoca erano tabù, hanno deciso di ricostruire la scena con attori. Questa era la RAI, signori...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sussi & Biribissi
    > - Scritto da: FAPFAP
    >
    > > più vai indietro nel tempo è più troverai
    > parole
    > > latine, sia perché il latino era la lingua
    > > ufficiale della chiesa, sia perché sino ai
    > primi
    > > anni '60 era materia di studio obbligatoria
    > nelle
    > > scuole
    > > medie.
    >
    > Questo è vero.
    > Dopodiché un giornalista da telegiornale serale,
    > pur se colto e istruito, evita di utilizzarlo
    > quando è noto che metà della popolazione non può
    > capirlo. Si tratta di tecniche di comunicazione,
    > e solo di quello.

    La piu' grande, famosa ed indiscussa detentrice di tecniche di comunicazione e di convincimento degli ultimi 2000 anni e' la chiesa cattolica, che ha usato il latino per dir messa fino a 50 anni fa, quando molta piu' della meta' della popolazione non capiva niente.

    Quindi il motivo per cui il giornalista non ne fa uso non e' perche' altrimenti non si capisce (come se si capisse se usasse l'italiano!) ma per propria ignoranza.

    > > I video d'archivo che ho visto, infatti,
    > erano
    > > verosimilmente collocati negli anni 60-70.
    > Gli
    > > intervistati - giovani, pionieri del turismo
    > > vacanzifero, in piena onda di sviluppo
    > > industriale e del benessere - erano molto
    > diversi
    > > dai "giovani" che vedo intervistati oggi.
    > > Sicuramente più "puliti" (al limite
    > > dell'ingenuità), ma ben più dotati di
    > > linguistica.
    >
    > La Rai all'epoca aveva anche una missione
    > pedagogica e paternalistica che oggi ha
    > totalmente perduto.

    Ai tempi non c'era mediaset.

    > Le interviste erano
    > evidentemente selezionate fra quelle meglio
    > riuscite, coi giovani più brillanti e con la
    > migliore parlantina che avevano trovato.
    > All'epoca, in assenza di concorrenza, potevano
    > perdere tempo in queste operazioni, chiamiamole
    > così, "cosmetiche".

    La concorrenza dovrebbe innalzare la qualita', non appiattire.
    Secondo me i motivi sono altri.

    > Io ti posso dire che in alcune trasmissioni
    > d'archivio ho visto interviste con attori che di
    > volta in volta si fingevano muratori, contadini
    > eccetera, tutti semianalfabeti. Parlavano un
    > dialetto troppo aggiustato sull'italiano per
    > essere reali. Probabilmente le interviste le
    > avevano fatte davvero, ma poi, visto che in
    > lingua originale le avrebbero capite in 300, e i
    > sottotitoli all'epoca erano tabù, hanno deciso di
    > ricostruire la scena con attori. Questa era la
    > RAI, signori...

    Viva la Rai, con il suo impero!
    Viva la Rai, soltanto il vero!
    Viva la Rai, Coi capoccioni e gli operai.
  • - Scritto da: panda rossa


    > > Questo è vero.
    > > Dopodiché un giornalista da telegiornale
    > serale,
    > > pur se colto e istruito, evita di utilizzarlo
    > > quando è noto che metà della popolazione non
    > può
    > > capirlo. Si tratta di tecniche di
    > comunicazione,
    > > e solo di quello.
    >
    > La piu' grande, famosa ed indiscussa detentrice
    > di tecniche di comunicazione e di convincimento
    > degli ultimi 2000 anni e' la chiesa cattolica,
    > che ha usato il latino per dir messa fino a 50
    > anni fa, quando molta piu' della meta' della
    > popolazione non capiva
    > niente.

    In alcune occasioni lo usa tuttora. Ma la messa è un rito, che è tale quanto più suona esotica e misteriosa la lingua in cui si svolge. Non è necessario capire cosa dica il sacerdote durante la messa, un cattolico sa cosa deve fare: è indispensabile che si capisca la parte della messa che cambia (quasi) ogni volta, la predica; che infatti era in lingua volgare già molti secoli prima la riforma del Concilio Vaticano II, tranne che nelle occasioni solenni.


    > Quindi il motivo per cui il giornalista non ne fa
    > uso non e' perche' altrimenti non si capisce
    > (come se si capisse se usasse l'italiano!) ma per
    > propria
    > ignoranza.

    Ma no, si possono dire le cose in maniera che ci capiscano in 5000 telespettatori, oppure in 8 milioni. E con vulnus , Minzolini ha scelto la prima ipotesi. Per puro snobismo, o forse, a essere maligni, perché l'ha sparata così grossa che sarebbe stato preferibile che non tutti capissero. Occhiolino
    Ma il giorno dopo i giornali l'hanno tradotto, l'espediente è caduto nel vuoto.


    > > La Rai all'epoca aveva anche una missione
    > > pedagogica e paternalistica che oggi ha
    > > totalmente perduto.
    >
    > Ai tempi non c'era mediaset.

    Non c'erano le tv private. La Rai era monopolista dell'etere. Unica eccezione le tv straniere, ma si ricevevano solo vicino al confine.
    C'era anche una legge sul "servizio pubblico" che non dico tutti, ma almeno qualcuno cercava anche di applicare. Sparita pure quella.



    > La concorrenza dovrebbe innalzare la qualita',
    > non
    > appiattire.
    > Secondo me i motivi sono altri.

    No, la concorrenza deve abbassare i prezzi. La qualità è una variabile indipendente, ma raramente sale con la discesa dei prezzi. Rimane uguale.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sussi & Biribissi
    > - Scritto da: panda rossa
    >
    >
    > > > Questo è vero.
    > > > Dopodiché un giornalista da telegiornale
    > > serale,
    > > > pur se colto e istruito, evita di
    > utilizzarlo
    > > > quando è noto che metà della
    > popolazione
    > non
    > > può
    > > > capirlo. Si tratta di tecniche di
    > > comunicazione,
    > > > e solo di quello.
    > >
    > > La piu' grande, famosa ed indiscussa
    > detentrice
    > > di tecniche di comunicazione e di
    > convincimento
    > > degli ultimi 2000 anni e' la chiesa
    > cattolica,
    > > che ha usato il latino per dir messa fino a
    > 50
    > > anni fa, quando molta piu' della meta' della
    > > popolazione non capiva
    > > niente.
    >
    > In alcune occasioni lo usa tuttora.

    E questo significa che non solo non e' lingua straniera ma neppure lingua morta.

    > Ma la messa è
    > un rito, che è tale quanto più suona esotica e
    > misteriosa la lingua in cui si svolge.

    E' latino. Non c'e' niente di misterioso nel latino.
    Certo devi averlo studiato, ma come per tutte le cose, se non le conosci puoi tranquillamente considerarle magia.

    > Non è
    > necessario capire cosa dica il sacerdote durante
    > la messa, un cattolico sa cosa deve fare: è
    > indispensabile che si capisca la parte della
    > messa che cambia (quasi) ogni volta, la predica;
    > che infatti era in lingua volgare già molti
    > secoli prima la riforma del Concilio Vaticano II,
    > tranne che nelle occasioni solenni.

    Non sara' necessario, ma e' utile.
    E' un rito in cui nulla e' lasciato al caso.

    > > Quindi il motivo per cui il giornalista non
    > ne
    > fa
    > > uso non e' perche' altrimenti non si capisce
    > > (come se si capisse se usasse l'italiano!)
    > ma
    > per
    > > propria
    > > ignoranza.
    >
    > Ma no, si possono dire le cose in maniera che ci
    > capiscano in 5000 telespettatori, oppure in 8
    > milioni.

    Per esempio dire che "dell'utri e' stato assolto"

    > E con vulnus ,
    > Minzolini ha scelto la prima ipotesi.
    > Per puro
    > snobismo, o forse, a essere maligni, perché l'ha
    > sparata così grossa che sarebbe stato preferibile
    > che non tutti capissero.
    > Occhiolino

    Stiamo sempre parlando dell'episodio di dell'utri, vero?

    > Ma il giorno dopo i giornali l'hanno tradotto,
    > l'espediente è caduto nel
    > vuoto.

    Dipende da quali giornali.
    Si fa presto a dire giornali, ma alcuni sono carta igienica, e altri manco buoni per quello.

    > > > La Rai all'epoca aveva anche una
    > missione
    > > > pedagogica e paternalistica che oggi ha
    > > > totalmente perduto.
    > >
    > > Ai tempi non c'era mediaset.
    >
    > Non c'erano le tv private. La Rai era monopolista
    > dell'etere. Unica eccezione le tv straniere, ma
    > si ricevevano solo vicino al confine.

    Mica tanto vicino.
    Io vedevo telemontecarlo, la svizzera, tele capodistria e per dove tu pensi che io sia, non posso essere vicino a tutti e tre quei confini.

    > C'era anche una legge sul "servizio pubblico" che
    > non dico tutti, ma almeno qualcuno cercava anche
    > di applicare. Sparita pure quella.

    In compenso ci sono stati dei referendum per privatizzare la rai, spariti pure quelli.

    > > La concorrenza dovrebbe innalzare la
    > qualita',
    > > non
    > > appiattire.
    > > Secondo me i motivi sono altri.
    >
    > No, la concorrenza deve abbassare i prezzi. La
    > qualità è una variabile indipendente, ma
    > raramente sale con la discesa dei prezzi. Rimane
    > uguale.

    Essendo zero il prezzo che si paga per la tv, e gli introiti arrivano solo da pubblicita, la qualita' e' uno dei parametri per attirare telespettatori e quindi vendere meglio gli spazi pubblicitari.

    C'e' qualcosa che non funziona se i telespettatori aumentano a fronte di trasmissioni di sterco di cammello.
  • - Scritto da: panda rossa


    > > In alcune occasioni lo usa tuttora.
    >
    > E questo significa che non solo non e' lingua
    > straniera ma neppure lingua
    > morta.

    Non basta recitare formule a memoria per rendere una lingua viva. Altrimenti sarebbe una lingua viva anche il klingon.
    In Israele, almeno, sono riusciti a resuscitare una lingua morta da secoli come l'ebraico, un'operazione iniziata alla fine dell'Ottocento. In forma diversa da quella originaria, ma è pur sempre ebraico.



    > > Ma la messa è
    > > un rito, che è tale quanto più suona esotica
    > e
    > > misteriosa la lingua in cui si svolge.
    >
    > E' latino. Non c'e' niente di misterioso nel
    > latino.

    No, ma per chi non lo conosce e ne subisce il fascino risulta tale.
    Come mai i presunti medium parlano sanscrito quando vanno in trance, che è una lingua come tante altre, anch'essa estinta? Perché ha il fascino della "lingua madre di tutte le lingue". Fascino immeritato perché basato su un concetto sbagliato, ma non importa.


    > Non sara' necessario, ma e' utile.
    > E' un rito in cui nulla e' lasciato al caso.

    È utile che il sacerdote lo sappia. Anche se con quelli più giovani, ordinati in remote regioni del mondo, avrei dei dubbi...
    Per i fedeli è irrilevante. Tanto le formule sempre quelle sono, e chi dice messa è il sacerdote, lui stabilisce tempi e pause.


    > > Ma no, si possono dire le cose in maniera
    > che
    > ci
    > > capiscano in 5000 telespettatori, oppure in 8
    > > milioni.
    >
    > Per esempio dire che "dell'utri e' stato assolto"

    Stai cambiando discorso.


    > Stiamo sempre parlando dell'episodio di
    > dell'utri,
    > vero?

    Del suo editoriale. E basta.

    > > Non c'erano le tv private. La Rai era
    > monopolista
    > > dell'etere. Unica eccezione le tv straniere,
    > ma
    > > si ricevevano solo vicino al confine.
    >
    > Mica tanto vicino.
    > Io vedevo telemontecarlo, la svizzera, tele
    > capodistria e per dove tu pensi che io sia, non
    > posso essere vicino a tutti e tre quei
    > confini.

    Al sud, che io sappia, non si ricevevano.
    E con l'avvento delle tv locali private il loro segnale si indebolì sempre più.


    > > C'era anche una legge sul "servizio
    > pubblico"
    > che
    > > non dico tutti, ma almeno qualcuno cercava
    > anche
    > > di applicare. Sparita pure quella.

    > In compenso ci sono stati dei referendum per
    > privatizzare la rai, spariti pure
    > quelli.

    Mavà.
    Il referendum del 1995, se ti riferisci a quello, venne vinto. Ma si proponeva solo di abrogare due commi di due leggi.
    Ogni tanto qui su PI dico provocatoriamente di lanciare un referendum per questa o quella cosa, ma é appunto una provocazione; mi farebbe paura la possibilità di privatizzare qualcosa di pubblico (qualsiasi cosa: fosse pure la gestione di una bocciofila) solo con un quesito referendario.
    La privatizzazione è una faccenda delicata e complessa.


    > Essendo zero il prezzo che si paga per la tv, e
    > gli introiti arrivano solo da pubblicita, la
    > qualita' e' uno dei parametri per attirare
    > telespettatori e quindi vendere meglio gli spazi
    > pubblicitari.

    No. Gli spettatori sono incapaci di apprezzare la qualità, quindi guardano ciò che più fa fico in quel momento. Una delle trasmissioni tacciate negli anni ottanta di tv spazzatura era il Maurizio Costanzo show, seguitissima da chi era disposto a fare le ore piccole davanti allo schermo. Ebbene, da un certo punto della sua storia in poi la gente non lo ha più guardato, lo share faceva pena. Dopo una sospensione, hanno anche tentato di rilanciarlo con un solo appuntamento alla settimana, ma non c'è stato nulla da fare. Era spazzatura come prima ma non attirava più: anche la spazzatura passa di moda.Deluso


    > C'e' qualcosa che non funziona se i
    > telespettatori aumentano a fronte di trasmissioni
    > di sterco di
    > cammello.

    Però aumentano.
    Rapportarsi alla realtà, prego, non alle utopie.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sussi & Biribissi

    > Curiosità per latinisti: le parole straniere in
    > italiano sono invariabili, e quindi "uno dei
    > vulnus" va benissimo, a livello di grammatica.

    Solo che il latino non e' una lingua straniera, a meno di non sostenere che Roma sia una citta' straniera.
    Puoi dire che sia una lingua morta, ma non certo straniera.

    > Se
    > però qualcuno volesse parlare forbito per
    > ostentare cultura, potrebbe scrivere "Uno dei
    > vulnera ". Il plurale è quello.
    > Sorride

    Naturalmente chi pretende di coniugare al plurale una parola latina e poi sbaglia...
  • - Scritto da: panda rossa


    > > Curiosità per latinisti: le parole straniere
    > in
    > > italiano sono invariabili, e quindi "uno dei
    > > vulnus" va benissimo, a livello di
    > grammatica.
    >
    > Solo che il latino non e' una lingua straniera, a
    > meno di non sostenere che Roma sia una citta'
    > straniera.
    > Puoi dire che sia una lingua morta, ma non certo
    > straniera.

    Segue la regola delle lingue straniere. E per fortuna, perché altrimenti dovremmo scrivere "i phyla" (nella tassonomia), "i monitores", le "condiciones sine quibus non".
    Tutto invariabile, e passa la paura! A bocca aperta
    non+autenticato
  • Europeaů magari in maiuscolo, magari, eh
    non+autenticato