Mauro Vecchio

Crowdfunding, regole per l'Italia

La Consob presenta in Parlamento il testo del pionieristico regolamento italiano sulla raccolta dei fondi per le startup tramite portali online. Ci sarÓ un albo degli operatori non bancari

Roma - Nel Belpaese, la prima normativa europea sul cosidetto equity crowdfunding, la raccolta di capitali di rischio da parte di imprese innovative o startup tramite portali online. Con la delibera 18592 dello scorso 26 giugno, la Consob ha recepito le indicazioni legislative del Decreto Crescita (2012) per la gestione delle offerte tramite portali specializzati nella raccolta di capitali.

Il nuovo regolamento è composto da 25 articoli - a questo link una scheda sintetica sui suoi contenuti principali - e suddiviso in tre parti che trattano, rispettivamente: le disposizioni generali, il registro e la disciplina dei gestori di portali, la disciplina delle offerte tramite portali. Considerato che i principali istituti bancari sono già autorizzati ad aprire una piattaforma per la raccolta fondi, il regolamento Consob è destinato ai nuovi portali non bancari che dovranno essere iscritti in un apposito albo.



Per quanto concerne i soggetti finanziatori, questi verranno invitati a limitarsi ad una singola startup con il trasferimento del denaro attraverso un bonifico bancario. Se il valore totale dell'investimento non supera il tetto dei 500 euro, allora al donatore basterà rispondere ad una serie di domande sullo stesso sito di crowdfunding per rendere consapevole il risparmiatore dei rischi connessi. Se il valore andrà invece a superare i 500 euro, la procedura diventerà più complessa, con una serie di analisi valutative del donatore, della sua situazione patrimoniale, dei possibili rischi collegati.
Per evitare il conflitto d'interessi - dunque che la banca responsabile di fornire il profilo sia anche la stessa che si adopera effettivamente per la raccolta dei fondi - i vari gestori dei portali di crowdfunding dovranno appoggiarsi ad una struttura di credito che non possiede un portale, dunque capace di agire come un agente super-partes. Quanto alla disciplina dell'offerta vera e propria, ai fini dell'ammissione dell'offerta sul portale, i gestori delle piattaforme devono verificare che "una quota almeno pari al 5 per cento degli strumenti offerti sia stata sottoscritta da investitori professionali o da fondazioni bancarie o da incubatori".



Alla segreteria tecnica del Ministero dello Sviluppo Economico, Mattia Corbetta ha sottolineato che "non c'è grande impresa che possa essere realizzata senza uno sforzo collettivo. Il regolamento sul crowdfunding assume una forte valenza culturale proprio per questo, perché invita a lavorare di squadra o, come amo dire, a fare ecosistema. Credo che il crowdfunding costituisca una bella opportunità per le startup a vocazione sociale, ma sarebbe un errore riporre aspettative sproporzionate su questo strumento".

Mentre il MISE notificherà a Bruxelles un provvedimento che riconosca corpose agevolazioni agli investimenti diretti verso le startup, Corbetta ha spiegato che "il canale più tipico per finanziare le startup resta quello del mercato del capitale di rischio. La disciplina a sostegno delle startup è corposa e articolata: ci sono voluti mesi per darle attuazione, ma ora possiamo affermare senza timori reverenziali che l'Italia si è dotata di una policy pionieristica a livello mondiale".

I donatori privati non potranno comunque investire più di mille euro l'anno, mentre per le persone giuridiche si potrà arrivare a 10mila euro nei dodici mesi. ╚ previsto inoltre un periodo per i ripensamenti: sette giorni entro i quali si potrà recedere senza danni dall'investimento. E nel caso l'operazione non vada in porto i soldi versati verranno restituiti. Qui la presentazione del regolamento alla Camera da parte del responsabile divisione strategie regolamentari Consob Maria Mazzarella.

Mauro Vecchio
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22 Commenti alla Notizia Crowdfunding, regole per l'Italia
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  • Solite cavolate all'Italiana!
    Non è possibile creare startup serie in Italia, non è possibile fare nulla!
    Al massimo se reinventi un coltello, magari in titanio, forse allora diventi famoso!

    Veramente odioso tutto questo e mi spiace perchè ci tengo all'Italia!
    Pazienza mi muoverò all'estero dove sicuramente avrò più speranze!
  • L'italia ama la burocrazia (che secondo i sindacati porta tanti posti di lavoro) e appena c'è un'innovazione, non sapendo come gestirla, crea un ulteriore strato di burocrazia. Così son tutti contenti: le corporazioni che gestiscono la loro fetta di business, i politici e politicanti che hanno un'arma in più per controllare le loro clientele, i sindacati che possono gestire i nuovi posti di lavoro improduttivi (anzi, peggio, perché non solo non producono, ma frenano chi vuole produrre) "generati" dalla nuova legislazione. E qualcuno osa definire questo schifo pioneristico.
    non+autenticato
  • Non c'è limite all'incapacità di chi dovrebbe favorire una ripresa e ad ogni azione non fa altro che affondare un paese vecchio e sempre più irrecuperabile. Dare innovazioni ai sistemi tradizionali è complicato per le complesse strutture nate da anni e anni di inutili leggi.
    Ora che ci sono nuove opportunità che hanno la loro forza proprio nella loro poca complessità noi cosa facciamo?andiamo ad aggiungere burocrazia anche li. Non è di certo un primato di cui andare orgogliosi, anzi qualcuno si sarebbe dovuto chiedere il motivo per cui nessun altro l'ha mai fatto. Son in Italia proprio in questi giorni per aiutare un conoscente ad aprire un'attività che potrebbe eesere la gemella della mia (che ho in UK). La quantità di scartoffie e burocrazia è un tale non senso che ammiro la sua tenacia nel non rinunciare. Abbiamo un albo per tutto manco fossimo nel medioevo...A me basta fare una registrazione come "self-employed" tenere a registro spese ed entrate e compilare il corrispondente della dichiarazione dei redditi a fine anno fiscale. Punto. Lui registrazioni ad albi ridicoli, camera di commercio, confartigianato, fatture numerate etc etc.
    Peccato, un'altra occasione persa, però stavolta non ne vedo molte altre all'orizzonte.
    Bye Bye
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    Modificato dall' autore il 20 luglio 2013 17.38
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  • Non credo che sia compatibile un regolamento offline con le procedure online dell'equity crowdfunding. Inoltre non sono d'accordo sull'intermediazione bancaria per l'approvazione dei finanziatori. Ho scritto cosa ne penso in un articolo: http://igsolutions.altervista.org/crowdfunding-in-.../ Sorride
    non+autenticato
  • Intanto spero sia ironico quel definire "pionieristico" qualcosa che serve solo a frenare una importante occasione per le imprese e favorire la lobby delle banche...Sorride

    Maragazzi, io da anni accetto monete elettroniche sul mio sito e quando saranno abbastanza diffuse penso proprio che chiuderò le mie aziende in Italia e lavorerò solo con transazioni elettroniche dirette...

    Qui non si parla solo di un sistema fallito, ma anche di un sistema che non accetta innovazioni che potrebbero dare una mano alla gente...
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