Mauro Vecchio

USA, 17 condanne per la talpa di Wikileaks

L'ex-soldato Bradley Manning rischia fino a 136 anni di carcere per la consegna dei cablo diplomatici alla piattaforma delle soffiate. Nessun aiuto al nemico, ha però stabilito la corte marziale

Roma - Al cospetto del giudice colonnello Denise Lind e dell'intera corte marziale a Fort Meade, l'ex-soldato statunitense Bradley Manning si è salvato dall'accusa più pesante dopo il rilascio dei cablo diplomatici alla piattaforma delle soffiate Wikileaks. La talpa di Julian Assange non ha "aiutato il nemico" con la pubblicazione dei documenti riservati sui cosiddetti diari della guerra in Iraq e Afghanistan.

whistleblower

Evitata la pena capitale, c'è ben poco da sorridere per il giovane Manning, che rischia un totale di oltre 130 anni di carcere per 17 tra i 22 capi d'accusa nei suoi confronti. Il giudice marziale Lind ha infatti condannato l'ex-soldato per furto di proprietà privata, violazione dei testi legislativi noti come Espionage Act e Computer Fraud and Abuse Act (CFAA), avendo permesso il rilascio non autorizzato di oltre 700mila documenti appartenenti al governo di Washington.



Affidata ad un cinguettio su Twitter la reazione dei responsabili di Wikileaks, che hanno puntato il dito contro il pericoloso estremismo nella sicurezza nazionale da parte dell'Amministrazione Obama.


Nelle dichiarazioni rilasciate alla stampa dal founder Julian Assange, questa sarebbe la prima, pericolosa condanna contro un informatore della Rete, che dimostra come la trasparenza resti un valore sgradito o comunque trattato come fosse spionaggio. Lo stesso presidente statunitense avrebbe tradito le sue promesse iniziali, quando in campagna elettorale parlava di un atto di coraggio e addirittura patriottismo.


Gli attivisti di Electronic Frontier Foundation (EFF) hanno invece sottolineato come i dettami legislativi del CFAA vengano ormai sfruttati a mani basse dal governo USA per perseguire hacker e spifferoni digitali, a cui sarebbe indirizzata la lezione della condanna di Manning.

C'è chi ha poi ipotizzato un destino simile per il founder di Wikileaks Julian Assange, qualora finisse nelle mani delle autorità statunitensi dopo l'asilo nell'ambasciata ecuadoriana a Londra. Assange potrebbe infatti venire incriminato in qualità di cospiratore, avendo collaborato con Manning per il rilascio dei War Diaries. Una sentenza definitiva è attesa in tempi brevi, con un testo più dettagliato sulle motivazioni della corte marziale di Fort Meade.

Mauro Vecchio

Fonte immagine: Savebradley
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45 Commenti alla Notizia USA, 17 condanne per la talpa di Wikileaks
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  • Bradley Manning è stato condannato a 35 anni:

    http://www.theguardian.com/world/2013/aug/21/bradl...

    Scontato che la difesa farà appello.
    non+autenticato
  • La richiesta formale dell'accusa è di 60 anni di reclusione:

    http://www.theguardian.com/world/2013/aug/19/bradl...

    La difesa invoca una pena mite: 25 anni.
    non+autenticato
  • Sarebbe semplicemente finito sulla sedia elettrica per tradimento.
    non+autenticato
  • No, per i militari la sedia elettrica non è contemplata. Solo la fucilazione. E le leggi sulle notizie militari passate alla stampa sono le stesse che c'erano durante la guerra fredda, è cambiato l'atteggiamento, non la sanzione.
    non+autenticato
  • Manning è candidato a premio nobel per la pace, sarebbe proprio ironico che lo assegnino proprio a lui dopo averlo dato a Obama
    non+autenticato
  • > Manning è candidato a premio nobel per la pace,
    > sarebbe proprio ironico che lo assegnino proprio
    > a lui dopo averlo dato a
    > Obama

    Non ci sono le candidature pubbliche al premio Nobel. Mica è l'Oscar.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sergio Menegale
    > > Manning è candidato a premio nobel per la
    > pace,
    > > sarebbe proprio ironico che lo assegnino
    > proprio
    > > a lui dopo averlo dato a
    > > Obama
    >
    > Non ci sono le candidature pubbliche al premio
    > Nobel. Mica è
    > l'Oscar.

    La leggendaria statuetta ne ha fatta tanta di strada da quella famosa estate del 1928, quando la neonata Academy of Motion Pictures Arts and Sciences pagò 500 dollari lartista George Stanley per modellare una statuetta in argilla, placcata in bronzo, e per produrne 12 copie, in oro 24 carati, per lannuale cena di premiazione degli Awards of merit. Alta 30 centimetri e pesante 4 chili, la statuetta più ambita del cinema è nata proprio da uno schizzo di Cedric Gibbons e dallarte scultorea di Stanley. Realizzata in semplice peltro, venne poi ricoperta di rame e nichel, placcata in oro 24 carati e infine trattata con antiossidante (molti divi vivono davanti allOceano e la salsedine, si sa, attacca la doratura). Il disegno originale era stato abbozzato nellestate del 1926 da un annoiato presidente di comitato durante uno dei primi meeting dellAcademy. Dato che si parlava di una statuetta che avrebbe dovuto avere unimmagine corporea forte e possente, Gibbons disegnò un cavaliere nudo che immergeva la sua spada da crociato nella bobina della pellicola di un film, le cui cinque fessure dovevano rappresentare i cinque originali rami dellAcademy: produttori, registi, attori, scrittori, tecnici. Gibbons fece disegnare la base al suo assistente, e poi consegnò la manifattura della statuetta a Stanley. Ci volle qualche anno (1931) prima che Margaret Herrick, la segretaria di un direttore dellAcademy Awards, esclamasse Assomiglia a mio zio Oscar! e che quindi la statuetta venisse battezzata. Questo soprannome non venne usato ufficialmente dallAcademy se non dopo il 1939, ma già dal 1934 molti personaggi di Hollywood avevano cominciato a chiamare la statuetta Oscar durante i loro discorsi. La prima cerimonia degli Oscar ebbe luogo alla Blossom Room dellHollywood Roosevelt Hotel. Gli spettatori furono 250 e il costo del biglietto era di 10 dollari. Oggi quel biglietto non esiste più perché gli attori presenti alla manifestazione sono invitati gratuitamente. Il ricavo della serata va direttamente allAcademy, titolare anche dei diritti televisivi dell\'evento. Naturalmente non è soltanto la casa madre a trarre profitti dalla manifestazione. A parte la fama, il successo e la gratificazione professionale, gli Academy Awards apportano chiaramente denaro. LEntertainment Data Inc. di Beverly Hills, uno dei maggiori box-office data banks mondiali, afferma che un vincitore come Miglior Film arriva a guadagnare più di 30 milioni di dollari al box-office dopo la vittoria.   I costi della serata Nel 1948 emerse che i costi di base dello show erano di 20.000 dollari. Quattro anni dopo, nel 1952, i diritti televisivi vennero venduti per 100.000 dollari; dal 1964 hanno raggiunto la somma di 1 milione di dollari. Oggi la ABC Television paga gli Academy più di 2 milioni di dollari ogni anno (fino al 2008) per il privilegio di poter trasmettere la cerimonia. Dai primi anni 90 il network fa pagare 10.000 dollari al secondo per uno spot pubblicitario durante la diretta degli Oscar.   I meccanismi delle candidature e delle votazioni Lelettorato degli Academy Awards comprende 5000 membri, più altri tredici rami dellAcademy of Motion Pictures Arts and Sciences, tra cui attori, registi, scrittori, musicisti, scenografi, operatori, editori, tecnici del suono, produttori. La tessera di membro dellAcademy costa 150 dollari lanno e dà diritto alle visioni gratuite nei cinema di Samuel Goldwyn. Infatti lelettorato degli Oscar, ossia la crema dellindustria cinematografica, raramente vede film in compagnia di gente normale, come daltro canto non amano fare neanche le grandi stars. Per essere preso in considerazione, un film deve rimanere in un cinema dellarea di Los Angeles per un minimo di una settimana prima della mezzanotte dellultimo dellanno. Metà dicembre è il momento, per i possibili candidati allOscar, di assicurarsi il mercato natalizio e di rimanere freschi nelle menti degli elettori durante il successivo periodo delle votazioni. La Price Waterhouse è il supervisore alla votazione, che avviene in due tempi: prima cè la selezione dei film e poi la votazione vera e propria. L\'agenzia da più di sessantanni mantiene lassoluta segretezza dei nomi dei vincitori. Le schede per il voto escono i primi di gennaio, accompagnate da un promemoria sugli eventuali film eleggibili e da una sorta di regolamento del giurato. Le nominations sono decise dal voto dei membri delle rispettive sezioni: gli attori votano per gli attori, i registi per i registi, e così via. Non cè garanzia, comunque, che questo gruppo di votanti abbia effettivamente visto tutti i film che ha contrassegnato nella lista di possibili candidati.
    non+autenticato
  • Questo pezzo non so da dove tu lo abbia coipiancollato, e non lo voglio sapere. Pessima scelta, tutti gli apostrofi son saltati:
    lartista
    dallarte
    prima cè la selezione
    L\'agenzia

    Bah!
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sergio Menegale
    > Questo pezzo



        1 Porzione di dimensioni variabili di un materiale solido: p. di legno, di vetro; possedere un p. di terra || andare in (mille) pezzi, frantumarsi | fare a pezzi qlco., ridurlo in più parti, distruggerlo | cadere a pezzi, crollare, andare in rovina | essere, sentirsi a pezzi, molto stanco || figg. essere tutto d'un p., di persona, coerente, integerrimo; in senso negativo, troppo rigido | essere un p. di pane, estremamente buono e generoso | p. di carta, nel l. corrente, titolo di studio; anche, ciò che ha un valore convenzionale: i trattati sono solo p. di carta | a pezzi, a pezzi e bocconi, poco alla volta, con frequenti interruzioni

        2 Elemento di una serie omogenea, di un complesso funzionale: servizio di piatti da 36 p.; i p. degli scacchi; sostituire un p. del motore || due p., costume da bagno femminile composto da mutandina e reggiseno SIN bikini | p. da collezione, da museo, oggetto di grande pregio artistico, antiquario ~fig. oggetto tanto vecchio da non poter più essere utilizzato | p. da novanta, pezzo d'artiglieria da 90 millimetri ~fig. persona di grande autorità e potere

        3 estens. Lungo spazio di tempo: non lo vedo da un p.

        4 Articolo di giornale o periodico: leggere, scrivere un p. di cronaca

        5 Brano di un'opera musicale o letteraria SIN passo, passaggio: ascoltare un p. di Mozart || p. forte, canzone, brano che ha reso famoso un attore o un cantante; estens. argomento, materia che si conosce meglio

        6 In riferimento a persona, si usa per metterne in rilievo la bellezza o la costituzione robusta e armoniosa: un p. di ragazza, d'uomo; oppure la scarsa intelligenza, in forme di insulto: p. d'asino, di cretino || p. grosso, persona importante, autorevole
        • dim. pezzettino, pezzetto | accr. pezzone | pegg. pezzaccio

        • sec. XIV
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sergio Menegale
    > Questo pezzo non so da dove tu lo abbia
    > coipiancollato, e non lo voglio sapere. Pessima
    > scelta, tutti gli apostrofi son
    > saltati:
    > lartista
    > dallarte
    > prima cè la selezione
    > L\'agenzia
    >
    > Bah!

    In italiano l'attuale norma ortografica prevede l'uso dell'apostrofo in presenza di tre fenomeni linguistici:

        l'elisione, dov'è sempre obbligatorio;
        in taluni casi di troncamento ben codificati;
        nelle aferesi, soprattutto per gli accorciamenti delle date scritti in numeri, ad esempio il '68.

    Di particolare importanza è la presenza dell'apostrofo con gli articoli indeterminativi in contesti in cui il sostantivo non determina il genere del soggetto attraverso la desinenza: scrivere un artista indica che quel un è troncamento di uno e quindi l'artista è un uomo; scrivere un'artista, invece, indica che quel un è elisione di una e quindi che l'artista è una donna.

    Altre volte, invece, l'apostrofo viene messo laddove in teoria non andrebbe (si tratta di semplici troncamenti) dando origine ad alcuni dei più diffusi errori ortografici come ad esempio fin'ora ecc., che si possono scrivere solamente senza apostrofo (quindi: fin ora
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro
    > Manning è candidato a premio nobel per la pace,
    > sarebbe proprio ironico che lo assegnino proprio
    > a lui dopo averlo dato a
    > Obama


    La CIA fara' di tutto per non farlo accadere,e' gia successo in Unione Sovietica negli anni settanta con Andrej Sacharov ma a quel tempo la residenza di Oslo del KGB non aveva alcun mezzo per influenzare la giuria del premio Nobel,ed ha inoltre cercato di screditarlo in ogni modo agli occhi dell'opinione pubblica mondiale,sono due casi molto affini.

    Fonte
    Archivio Mitrokhin
    non+autenticato
  • - Scritto da: pietro
    > Manning è candidato a premio nobel per la pace,
    > sarebbe proprio ironico che lo assegnino proprio
    > a lui dopo averlo dato a
    > Obama

    Bisognerebbe che gli europei si svegliassero dalla loro cotta adolescenziale per obombo bonobo. La vedo difficile.
    non+autenticato
  • ... che la Statua della Libertà non se la sia svignata dal suo piedistallo?
  • > ... che la Statua della Libertà non se la sia
    > svignata dal suo
    > piedistallo?

    Sempre lì, c'è la webcam in tempo reale:

    http://www.earthcam.com/usa/newyork/statueoflibert...

    Giova però ricordare che la statua rappresenta Libertas, la dea romana della libertà; e che anche per la concezione degli antichi Romani fornire informazioni militari a destra e a manca non era benvisto, proprio no.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sergio Menegale
    > > ... che la Statua della Libertà non se la sia
    > > svignata dal suo
    > > piedistallo?
    >
    > Sempre lì, c'è la webcam in tempo reale:
    >
    > http://www.earthcam.com/usa/newyork/statueoflibert
    >
    > Giova però ricordare che la statua rappresenta
    > Libertas, la dea romana della libertà; e che
    > anche per la concezione degli antichi Romani
    > fornire informazioni militari a destra e a manca
    > non era benvisto, proprio
    > no.

    Ma almeno i romani non si vantavano di essere i paladini della libertà. Erano più coerenti.
  • - Scritto da: Skywalkersenior
    > - Scritto da: Sergio Menegale
    > > > ... che la Statua della Libertà non se
    > la
    > sia
    > > > svignata dal suo
    > > > piedistallo?
    > >
    > > Sempre lì, c'è la webcam in tempo reale:
    > >
    > >
    > http://www.earthcam.com/usa/newyork/statueoflibert
    > >
    > > Giova però ricordare che la statua
    > rappresenta
    > > Libertas, la dea romana della libertà; e che
    > > anche per la concezione degli antichi Romani
    > > fornire informazioni militari a destra e a
    > manca
    > > non era benvisto, proprio
    > > no.
    >
    > Ma almeno i romani non si vantavano di essere i
    > paladini della libertà. Erano più
    > coerenti.

    Noi siamo il popolo della Libertà, lottiamo oggi giorno contro giudici di sinistra che c'è la vogliono portare via. Cribbio!Sorride
    non+autenticato
  • - Scritto da: silvio b.
    >
    > Noi siamo il popolo della Libertà, lottiamo oggi
    > giorno contro giudici di sinistra che c'è la
    > vogliono portare via. Cribbio!
    >Sorride

    La prova di quanto poco significato abbiano le parole oggi... Triste
  • > > Noi siamo il popolo della Libertà, lottiamo
    > oggi
    > > giorno contro giudici di sinistra che c'è la
    > > vogliono portare via. Cribbio!
    > >Sorride
    >
    > La prova di quanto poco significato abbiano le
    > parole oggi...
    > Triste

    Oggi? È così da sempre.
    Poi, certo, ci sono dei casi in cui degli adattamenti sono indispensabili, perché le parole non possono essere piegate oltre un certo limite: in Italia dal 1861, e, se le mie fonti non sono errate, fino al 1947, c'era il "Ministero della guerra". In seguito, ministero della difesa... ma sempre quello fa. È la versione politicamente corretta di una denominazione.
    Non è solo un percorso italiano: diversi stati hanno attuato questa metamorfosi lessicale, fra cui la Prussia, poi Germania, e l'Austria. La Francia addirittura ha abolito questa denominazione solo nel 1948.
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sergio Menegale
    > se le mie fonti non sono
    > errate, fino al 1947, c'era il "Ministero della
    > guerra". In seguito, ministero della difesa...

    Nel regno di Sardegna i servizi relativi all'esercito e alla marina dipendevano da un unico ministero di guerra e marina. Con r.d. 11 ott. 1850 [Raccolta regno Sardegna, 1850, n. 1081] furono staccati i servizi della marina e il ministero della guerra fu riorganizzato con r.d. 9 mag. 1860 [Ibid., 1860, n. 4188] in un segretariato generale - del quale facevano parte la divisione gabinetto, la divisione istituti militari, la divisione personale e servizio interno del ministero, la divisione matricola e la divisione archivi - e tre direzioni generali: armi di artiglieria e cavalleria; armi speciali amministrazione militare. Subito dopo l'unità, con r.d. 18 ag. 1861, n. 188, fu istituita la direzione generale delle leve bassa forza e matricola, fu soppressa la divisione matricola, mentre quella degli istituti militari divenne divisione giustizia e istituti militari. Con r.d. 20 febbr. 1862, n. 4777, la direzione generale amministrazione militare divenne direzione generale servizi amministrativi e fu istituita la direzione generale di contabilità, soppressa con r.d. 18 dic. 1864, n. 2062, che istituiva al suo posto la divisione di contabilità centrale presso il segretariato generale. Un nuovo ordinamento del ministero, disposto con r.d 17 febbr. 1867, n. 3537, si limitò a una ristrutturazione delle divisioni delle varie direzioni generali, alla creazione di un ufficio militare e corpo di stato maggiore presso il segretariato generale, e al cambiamento di denominazione della direzione generale delle armi speciali in direzione di artiglieria e genio. Il segretariato fu così riorganizzato con il d.m 15 sett. 1867 : ufficio operazioni militari e corpo di stato maggiore - poi trasformato in divisione stato maggiore con r.d. 14 dic. 1873, n. 1725, che istituiva anche la divisione fanteria divisione gabinetto del ministro, divisione personale, servizio interno e giubilazioni, divisione contabilità centrale. Il r.d. 7 mar. 1870, n. 5530, trasformò la direzione generale leve bassa forza e matricola in direzione generale leve bassa forza e istituì un ufficio centrale per la tenuta delle matricole dell'esercito, poi ufficio di revisione delle matricole e delle contabilità dei corpi. Il segretariato generale ebbe una nuova organizzazione con d.m. 4 dic. 1875: divisione gabinetto del ministro, divisione stato maggiore, divisione giustizia e personali vari - soppressa con d.m. 9 lug. 1883 - divisione giubilazioni e servizio interno, ragioneria servizi diversi; questi ultimi due uffici divennero rispettivamente divisione personale del ministero giubilazione e sussidi e ragioneria del ministero, a seguito del d.m. 22 mag. 1881 che cambiò anche la denominazione della direzione generale leve e bassa forza in direzione generale leve e truppa. Con d.m. 27 giu. 1884 furono separati i servizi dell'artiglieria e del genio con la costituzione di due direzioni generali, una per l'artiglieria e una per il genio. Una seconda divisione di ragioneria presso il segretariato generale fu istituita con d.m. 21 apr. 1888, e con quello del 30 giugno successivo il riparto matricola fu staccato dall'ufficio di revisione delle matricole e delle contabilità dei corpi - che divenne pertanto ufficio di revisione delle contabilità militari - e fu trasformato in divisione matricola presso la direzione generale leve e truppa; con lo stesso d.m. 30 giu. 1888 fu istituita presso il segretariato generale la divisione scuole militari, che di fatto funzionava già dal 1885 come ufficio provvisorio scuole militari. Al segretariato generale fu aggiunta la divisione giustizia e sanità militare con d.m. 11 ag. 1889. Lo stesso segretariato generale, che continuava ad esistere presso il ministero della guerra - dopo l'abolizione della carica di segretario generale nel 1888 - alle dipendenze del sottosegretario fu riorganizzato con d.m. 4 lug. 1891 nei seguenti uffici: gabinetto del ministro, divisione stato maggiore, divisione giustizia scuole militari e personale sanitario, divisione personale del ministero giubilazione sussidi e servizio interno, due divisioni di ragioneria; lo stesso decreto riunì in un'unica direzione generale quelle di artiglieria e del genio. Una nuova direzione generale, quella della revisione dei conti, fu istituita con d.m. 31 ott. 1895 in luogo delle due divisioni di ragioneria del segretariato generale presso il quale, con d.m. 14 mag. 1896, fu istituito un ufficio del tiro a segno nazionale. Con d.m. 14 ott. 1897 fu ancora riorganizzato il segretariato generale: gabinetto del ministro, divisione stato maggiore, divisione servizio interno pensioni e sussidi - soppressa con d.m. 31 lug. 1903 che istituiva un ufficio economato - ufficio tiro a segno nazionale, passato poi alla direzione generale artiglieria e genio, ufficio ispezione veterinaria. Una profonda trasformazione nell'amministrazione centrale della guerra fu apportata con d.m. 26 apr. 1906. A seguito di tale decreto il ministero fu riorganizzato in un segretariato generale - formato dalla divisione gabinetto civile, divisione gabinetto militare, divisione pensioni economato e cassa, ufficio stampa -; cinque direzioni generali: fanteria; ippica; servizi amministrativi; leve e truppa; revisioni dei conti; ad esse si aggiungevano l'ufficio personali e materiali di cavalleria, l'ufficio personali d'artiglieria, la divisione artiglieria, il laboratorio fotolitografico, l'ufficio personali del genio, la divisione genio, l'ufficio personali sanitari, l'ufficio materiale sanitario. Dopo appena un anno il d.m. 11 apr. 1907 così riordinava i servizi del ministero: segretariato generale (con la divisione gabinetto civile, la divisione gabinetto militare, la divisione pensioni economato e cassa, la divisione ragioneria, l'ufficio ispezione veterinaria, la direzione della Rivista militare italiana), direzione generale di fanteria, direzione generale di cavalleria, divisione artiglieria, laboratorio fotolitografico, divisione genio, divisione amministrativa artiglieria e genio, direzione generale servizi amministrativi, direzione generale leve e truppa, direzione generale revisione dei conti. Ancora un riordinamento si ebbe con il d.m. 2 lug. 1908 che soppresse il segretariato generale, pose alla diretta dipendenza del sottosegretario di Stato il gabinetto civile, il gabinetto militare, l'ufficio ispezione veterinaria e la direzione della Rivista militare italiana, istituì una direzione degli affari generali e ripartì tutti gli altri servizi in sei direzioni generali: personale ufficiali combattenti; personali civili dipendenti e pensioni; amministrativa d'artiglieria e genio; servizi logistici e amministrativi; leve e truppa; revisione dei conti. Seguirono ulteriori ristrutturazioni interne in base alle quali veniva di fatto ricostituito il segretariato generale; certi servizi venivano...
    non+autenticato
  • Cita le fonti, però, è più corretto verso i lettori.
    Dall'archivio centrale dello Stato:

    http://search.acs.beniculturali.it/OpacACS/guida/I...
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sergio Menegale
    > Cita le fonti

    La storia delle fonti di energia inizia con la coperta del fuoco circa un milione di anni fa. Dapprima il fuoco viene raccolto dagli incendi provocati dai fulmini e conservato nella fiamma del villaggio, successivamente l'uomo scopre la possibilità di accendere il fuoco con la pietra focaia. Il fuoco è la prima fonte energetica della storia. Tralasciando l'importanza che la forza animale e umana hanno avuto nella storia, in questa pagina soffermiamo l'attenzione sulle scoperte tecnologiche che man mano hanno permesso di sfruttare nuove fonti di energia. Quelle che oggi chiamiamo energie rinnovabili sono anche le fonti di energia più antiche. La forza del vento, ad esempio, è utilizzata fin dal 2 millennio avanti cristo per la navigazione fluviale e marittima, restando l'unico modo di solcare i mari fino al XIX secolo. Senza il vento nessuno avrebbe mai scoperto l'America. Il vento è sfruttato nell'antichità anche per muovere la macine. I primi mulini a vento compaiono in Persia nel 644 a.C. a cui seguiranno in Europa, circa mille anno dopo, i mulini a vento a pale verticali. Un'altra fonte di energia rinnovabile del passato è la forza dell'acqua. Nel 100 a.C. compaiono in Anatolia i primi mulini ad acqua. Pochi anni dopo i romani sviluppano e ingegnerizzano la scoperta realizzando la ruota ad acqua in uso in tutto l'impero romano. Senza contare il ruolo svolto dalle biomasse nelle società del mondo antico e medioevale. La combustione del legno è stata la prima fonte di energia termica, utilizzata per riscaldare l'ambiente interno o per cuocere i cibi prima ancora della costruzione delle prime palafitte. Le fonti di energia restano le stesse fino alla fine del medioevo.
    Fonti di energia fossile

    E' stano a dirsi ma l'uso delle fonti di energia fossile è un capitolo molto recente nella storia dell'uomo. Nel 1300 il carbone inizia ad essere utilizzato come sostituto della legna da ardere. Nel 1650 il petrolio viene distillato per la prima volta per ottenere un prodotto sgrassante delle ruote dei carri o per alimentare le prime lampade a combustibile. La vera rivoluzione energetica comincia con l'invenzione della pentola a vapore di Papin nel 1680 e della macchina a vapore di Watt nel 1765. Le nuove macchine si sostituiscono alla forza animale ed in parte alla forza lavoro. Le botteghe artigianali sono soppiantate dal gigantismo industriale delle prime fabbriche. La società si trasforma diventando sempre più dipendente dal consumo delle materie prime energetiche, necessarie per alimentare il funzionamento delle macchine di produzione. Nell'Ottocento il progresso tecnologico è ulteriormente accelerato dall'invenzione del primo motore elettrico di J.Henry nel 1831 e delle prime turbine. Nel 1882 l'energia vapore viene utilizzata per generare elettricità nelle prime centrali elettriche di Londra e New York. La produzione dell'elettricità consente di distribuire l'energia su un territorio molto ampio rispetto ai combustibili fossili ed al gas. Consente, inoltre, di slegare la produzione di energia dal luogo di consumo finale. Nell'Ottocento sono sviluppate anche le prime centrali idroelettriche ai piedi delle cascate, la prima è realizzata negli Stati Uniti alle cascate del Niagara nel 1895. Il Novecento si apre con un grande ottimismo dell'uomo nei confronti della scienza e della tecnologia. La commercializzazione dell'automobile nel primo Novecento spinge ulteriormente al consumo del petrolio per produrre benzine e carburanti. Con la scoperta della turbina a gas negli anni '30 entrano in funzione le prime centrali elettriche a gas che si affiancano a quelle a carbone e ad olio combustibile (petrolio).
    non+autenticato
  • - Scritto da: Sergio Menegale
    > Cita le fonti, però, è più corretto verso i
    > lettori.
    >
    > Dall'archivio centrale dello Stato:
    >
    > http://search.acs.beniculturali.it/OpacACS/guida/I

    Secondo un'etimologia accettata, il termine archivio deriva dal greco ἀρχεῖον, tramite il latino archium/archivum/archivium, che significa "palazzo dell'arconte", luogo in cui, presumibilmente, si conservavano anche gli atti emanati dal magistrato[2].

    Nel senso comune un archivio è un agglomerato di carte o altri materiali, una raccolta di informazioni conservata per la consultazione, un campionario. Non mancano nel linguaggio generico le accezioni negative: si pensi al verbo "archiviare", che può essere sinonimo di "dimenticare", "mettere da parte", "seppellire". In realtà uno degli elementi essenziali dell'archivio è proprio la consultabilità e la fruizione.

    Il termine "archivio" in realtà comprende entità diverse a seconda se usato nel linguaggio strettamente archivistico o in quello delle discipline affini o nel linguaggio comune.

    In senso stretto l'archivio è quel complesso di documenti caratterizzato da un vincolo archivistico, naturale e originario. Il vincolo, che è il nodo dell'archivistica, è quella caratteristica che fa sì che la raccolta si formi in maniera spontanea e mai attraverso una produzione volontaria: in ciò sta la grande differenza tra archivi e raccolte (di oggetti, come le collezioni, o di libri, come le biblioteche, ecc.), poiché i primi si formano come diretta conseguenza dell'attività spontanea di un soggetto produttore dei documenti, mentre le seconde sono sempre frutto di scelte mirate, a spettro più o meno ampio, e difficilmente esaustive dell'intera complessità di un fenomeno in generale.

    La mancanza del vincolo genera talvolta degli equivoci, che portano a chiamare archivio anche quelle raccolte che in senso stretto non sarebbero tali: ad esempio esiste la prassi di chiamare archivi le raccolte storiografiche (come l'Archivio Storiografico Italiano) costituite in maniera predeterminata, attraverso acquisti e ricerche, che sono più assimilabili alle biblioteche.
    non+autenticato
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